INTERVISTA
Lo
psichiatra Andreoli non ha dubbi: i bambini sono l'anello debole di questa
deriva e la società non li protegge
«È
la conseguenza di una sessualità sempre più estrema»
«Anche
la pubblicità crea il bimbo oggetto»
Roma. «Non si dica che questa società
ama i bambini, perché non è vero! Perché se il bambino è rispettato dalla sua
intera comunità, intesa per esempio come il suo condominio o il suo quartiere o
il suo paese, ed è davvero protetto da ognuno e da tutti, allora si riesce a
capire se qualcosa non va se, magari, qualcuno guarda in modo strano un
piccolo...». Pesano come macigni le parole dello psichiatra Vittorino Andreoli.
Le soppesa, una per una. E sono parte di un ragionamento complessivo che lascia
fuori le responsabilità di nessuno o quasi.
La sessualità, professor Andreoli, è
ostentata sui giornali e in tivù: magari alla fine c'entra qualcosa con la
pedofilia?
Guardiamo al
comportamento nella sessualità: oggi è proposto in modo sempre più spinto,
sempre più fuori dall'ordinario. C'è
cioè la tendenza a usare la sessualità
in modo che sia estrema, fino alla perversione. E fino alla ricerca di
espressioni altre, legate poi, nel passaggio dalla "fantasia" alla
cronaca, che esprimono comportamenti anche molto pervertiti.
Perché?
Questo è un
fenomeno che possiamo legare strettamente a un evento verificatosi in questi
anni: la sessualità ha perduto un destino per così dire
"generazionale", diventando puro gioco, piacere, ma anche esercizio
estremo. E ciò è facilmente dimostrabile anche tenendo conto che la stessa pornografia attuale è estrema o
pervertita, assai diversa da quella degli anni precedenti. C'è sempre
stata, la pornografia, ma era altra da quella attuale.
Esistono però i limiti. Quelli religiosi,
ma anche quelli morali o soltanto posti dalla civile convivenza. Esistono o
almeno dovrebbero esistere...
Non c'è però
dubbio che nel migliore dei casi si sia confuso e, nella maggior parte delle situazioni addirittura perduto, il senso del
limite, che vuol dire anche la definizione della norma civile ancora prima
di quella dei principii etici.
Conseguenze?
Al principio
secondo cui certe cose non si devono mai fare e certe altre devono invece farsi
sempre, che è principio fondante di qualsiasi morale, si è andato sostituendo
una sorta di "principio della
circostanza" secondo cui è invece possibile fare tutto, dipende da
quando e come.
Uno sconvolgimento...
...È, sul piano dei principii, un vero e proprio
terremoto. In pratica non esiste più limite tra mondo dei desideri e del
concreto: io desidero questo e questo faccio. La nostra è una società che ha
rinunciato da tempo ai principii morali.
E i bambini ne sono spesso l'anello
debole.
Già. E non si dica che questa società ama i
bambini, perché non è vero! Perché se il bambino è rispettato dalla sua
comunità, intesa per esempio come il suo condominio o il suo paesino, ed è
protetto da ognuno e da tutti, allora si riesce a capire subito se c'è qualcosa
che non va, se magari qualcuno guarda in modo strano un piccolo... Ma è
necessario che chiunque consideri proprio figlio anche il figlio degli altri.
A proposito: non è possibile, anche
qui, che lo sfruttamento pubblicitario, televisivo e cinematografico dei più
piccoli possa fungere per certi versi da "motore" in alcuni soggetti?
Sì, senza dubbio. Occorre tenere presente, e in questo
caso servono evidentemente le virgolette, che il bambino è un "oggetto
bello": pulito, simpatico, tenero. Quindi o c'è una vera educazione di
rispetto e difesa da parte di tutti, oppure in una società senza limiti, senza
regole, lo stesso bambino finisce per diventare oggetto anche sessuale.
Un'ultima domanda, professore, legata
alle sue constatazioni professionali: la pedofilia è davvero in aumento o
semplicemente se ne parla di più?
È in aumento: in notevole aumento. E questo
accade per tutto ciò di cui abbiamo discusso fin qui.