Avvenire, Martedì 22 Agosto 2000

 

INTERVISTA

Lo psichiatra Andreoli non ha dubbi: i bambini sono l'anello debole di questa deriva e la società non li protegge

 

«È la conseguenza di una sessualità sempre più estrema»

 

«Anche la pubblicità crea il bimbo oggetto»

 

 

Roma. «Non si dica che questa società ama i bambini, perché non è vero! Perché se il bambino è rispettato dalla sua intera comunità, intesa per esempio come il suo condominio o il suo quartiere o il suo paese, ed è davvero protetto da ognuno e da tutti, allora si riesce a capire se qualcosa non va se, magari, qualcuno guarda in modo strano un piccolo...». Pesano come macigni le parole dello psichiatra Vittorino Andreoli. Le soppesa, una per una. E sono parte di un ragionamento complessivo che lascia fuori le responsabilità di nessuno o quasi.

La sessualità, professor Andreoli, è ostentata sui giornali e in tivù: magari alla fine c'entra qualcosa con la pedofilia?

Guardiamo al comportamento nella sessualità: oggi è proposto in modo sempre più spinto, sempre più fuori dall'ordinario. C'è cioè la tendenza a usare la sessualità in modo che sia estrema, fino alla perversione. E fino alla ricerca di espressioni altre, legate poi, nel passaggio dalla "fantasia" alla cronaca, che esprimono comportamenti anche molto pervertiti.

Perché?

Questo è un fenomeno che possiamo legare strettamente a un evento verificatosi in questi anni: la sessualità ha perduto un destino per così dire "generazionale", diventando puro gioco, piacere, ma anche esercizio estremo. E ciò è facilmente dimostrabile anche tenendo conto che la stessa pornografia attuale è estrema o pervertita, assai diversa da quella degli anni precedenti. C'è sempre stata, la pornografia, ma era altra da quella attuale.

Esistono però i limiti. Quelli religiosi, ma anche quelli morali o soltanto posti dalla civile convivenza. Esistono o almeno dovrebbero esistere...

Non c'è però dubbio che nel migliore dei casi si sia confuso e, nella maggior parte delle situazioni addirittura perduto, il senso del limite, che vuol dire anche la definizione della norma civile ancora prima di quella dei principii etici.

Conseguenze?

Al principio secondo cui certe cose non si devono mai fare e certe altre devono invece farsi sempre, che è principio fondante di qualsiasi morale, si è andato sostituendo una sorta di "principio della circostanza" secondo cui è invece possibile fare tutto, dipende da quando e come.

Uno sconvolgimento...

...È, sul piano dei principii, un vero e proprio terremoto. In pratica non esiste più limite tra mondo dei desideri e del concreto: io desidero questo e questo faccio. La nostra è una società che ha rinunciato da tempo ai principii morali.

E i bambini ne sono spesso l'anello debole.

Già. E non si dica che questa società ama i bambini, perché non è vero! Perché se il bambino è rispettato dalla sua comunità, intesa per esempio come il suo condominio o il suo paesino, ed è protetto da ognuno e da tutti, allora si riesce a capire subito se c'è qualcosa che non va, se magari qualcuno guarda in modo strano un piccolo... Ma è necessario che chiunque consideri proprio figlio anche il figlio degli altri.

A proposito: non è possibile, anche qui, che lo sfruttamento pubblicitario, televisivo e cinematografico dei più piccoli possa fungere per certi versi da "motore" in alcuni soggetti?

Sì, senza dubbio. Occorre tenere presente, e in questo caso servono evidentemente le virgolette, che il bambino è un "oggetto bello": pulito, simpatico, tenero. Quindi o c'è una vera educazione di rispetto e difesa da parte di tutti, oppure in una società senza limiti, senza regole, lo stesso bambino finisce per diventare oggetto anche sessuale.

Un'ultima domanda, professore, legata alle sue constatazioni professionali: la pedofilia è davvero in aumento o semplicemente se ne parla di più?

È in aumento: in notevole aumento. E questo accade per tutto ciò di cui abbiamo discusso fin qui.