Un memorabile documento: il gran rabbino di Germania
ringrazia
San
Bernardo di Chiaravalle
Dalla magnifica opera di Dom
Jean-Baptiste Gustave Chautard,
“L’Anima di ogni Apostolato” – elogiata e raccomandata da San Pio X,
Benedetto XV, Paolo VI – riproduciamo il brano sottostante:
Con la vita interiore l'apostolo irradia fermezza e dolcezza. - Molte
volte i Santi hanno attaccato con la massima forza l'errore, lo scandalo e
l'ipocrisia. San Bernardo, oracolo del suo secolo, può essere considerato come
uno dei Santi il cui zelo si è irradiato con maggiore fermezza. Leggendo la sua
vita, però, il lettore saprà distinguere fino a qual punto la vita interiore
avesse reso impersonale questo uomo di Dio. Egli non ricorre mai alla fermezza,
se non dopo aver constatato con evidenza l'inefficacia degli altri mezzi.
Spesso anzi li alterna: dopo aver manifestato, per vendicare i princìpi, una
santa indignazione e domandato rimedi, riparazioni, garanzie e promesse, nel
suo grande amore per le anime lo si vede dedicarsi ben presto, con una dolcezza
materna, alla conversione di quelli che in coscienza aveva dovuto combattere.
Pur spietato con gli errori di Abelardo, sapeva farsi amico di colui che aveva
vittoriosamente ridotto al silenzio.
Se vede che i
princìpi sono fuori questione e si tratta solo dei mezzi da usare, egli si
batte facendo il possibile per evitare che gli ecclesiastici ricorrano a metodi
violenti. Venuto a sapere che si vuol
mandare in rovina e massacrare gli ebrei in Germania, subito lascia il suo
chiostro per correre in loro difesa e predicare una crociata di pace. In un
memorabile documento riportato dal padre Ratisbonne nella sua vita di San
Bernardo (Théodore Ratisbonne, Histoire
de saint Bernard, Perisse, Paris 1846, 2 vv), il gran rabbino di quella nazione manifesta la sua ammirazione per il
monaco di Chiaravalle, "senza del quale - disse - nessuno di noi sarebbe
rimasto vivo in Germania"; egli invita le future generazioni ebraiche a
non dimenticare mai il debito di gratitudine che hanno verso il santo abate.
Diceva san Bernardo in quell'occasione: "Noi siamo i soldati della pace,
l'esercito dei pacifici: 'Deo et paci militantibus'. La persuasione, l'esempio
e l'abnegazione sono le sole armi degne dei figli del Vangelo".
Nulla potrà
sostituire la vita interiore nell'ottenere questo spirito impersonale che
caratterizza lo zelo di tutti i Santi. (…)
I Santi non
facevano che imitare il Maestro. Nel Vangelo vediamo il Salvatore accogliere
con misericordia i peccatori, mostrarsi amico di Zaccheo e dei pubblicani e
pieno di bontà per gl'infermi, gli afflitti ed i piccoli. Tuttavia Egli stesso,
la dolcezza e la mansuetudine incarnata, non esita ad impugnare la sferza per
scacciare i mercanti dal Tempio. E quando parla di Erode o condanna i vizi
degli Scribi e degli ipocriti Farisei, che severità, che vigore nelle sue
frasi!
Soltanto in
certi casi rarissimi, dopo aver adoperato inutilmente tutti i mezzi, oppure
quando si vede chiaramente che questi sarebbero inutili, soltanto allora e a
malincuore, per impedire lo scandalo, e perciò per carità, si può ricorrere a
procedimenti che sembrano violenti.
Fatte queste
eccezioni, e sempre che non siano in causa i princìpi, è la mansuetudine che
deve dominare nella condotta dell'operaio evangelico. "Si acchiappano più
mosche con poche gocce di miele che con un barile di aceto", diceva san
Francesco di Sales.
Ricordiamo il
rimprovero che il Signore fece ai suoi Apostoli quando, irritati e umiliati
nella loro umana dignità e non certo spinti da zelo puro e disinteressato, volevano
ricorrere alla violenza domandando che discendesse fuoco dal cielo sulla
regione di Samaria, che si era rifiutata di accoglierli. "Voi non sapete
di quale spirito siete!", rispose Gesù (Lc. 9, 55). (…)
La vita interiore mantiene nello stesso
tempo l'intelletto e la volontà al servizio del Vangelo. Né l'indolenza, né la
violenza ingiustificata faranno traviare l'anima che vede ed opera secondo il
Cuore di Gesù; soltanto da questo adorabile Cuore essa attinge la sua prudenza
ed il suo ardore; qui sta il segreto del suo successo. Al contrario, la
mancanza di vita interiore, e perciò la manifestazione delle umane passioni,
danno la spiegazione di tante sconfitte. (cfr. op. cit., Luci sull’Est, 2000,
pp. 126-129)