Dall’agenzia internazionale “Fides” (23-5-2000), organo della Pontificia Opera per la Propaganda della Fede:

 

PAKISTAN
Dietro front del governo sulla blasfemia. I cristiani: è deplorevole

Lahore – Cristiani e musulmani moderati esprimono pieno disappunto per l’incoerenza del generale Pervez Musharraf, che ha prima annunciato e poi annullato una modifica alla legge sulla blasfemia, cedendo alle proteste degli integralisti islamici.

Il 17 maggio il generale Musharraf, salito al potere con il golpe del 12 ottobre, aveva indetto un cambiamento nella procedura di incriminazione per blasfemia. Secondo il cambiamento, poi ritrattato, una persona incriminata di blasfemia doveva registrare un rapporto (cosiddetto First Information Report) presso un funzionario distrettuale e non più in una stazione locale di polizia, spesso bersaglio di pressioni da parte degli integralisti. All’annuncio del generale, gruppi estremisti islamici hanno protestato con violenza e indetto uno sciopero generale. Il governo ha fatto dietro front, cancellando il provvedimento.

Duro commento dei movimenti e leader cristiani sulla vicenda. M. L. Shahani, cristiano, ex giudice dell’Alta Corte di Sindh, ha detto a Fides : "La modifica era solo un’operazione di cosmesi… ma se il governo cede alle pressioni degli integralisti… come potrebbero mai resistervi funzionari distrettuali senza spina dorsale?".

Cecil Chaudhry, leader cattolico del Christian Liberation Front, ha affermato in un colloquio con Fides: "La modifica era solo procedurale; non era un vero cambiamento della legge sulla blasfemia. La stessa proposta venne dal governo di Benazir Bhutto nel 1994, ma noi la abbiamo fortemente rifiutata; infatti anche il funzionario distrettuale può subire pressioni degli estremisti islamici e ordinare alla polizia di istruire un caso senza la necessaria indagine preliminare". Chaudhry stigmatizza il dietro front di Musharraf: "Non accettiamo la modifica e continuiamo a chiedere l’abrogazione completa della legge sulla blasefemia; ma il modo in cui il generale Musharraf ha cancellato il provvedimento, sotto le pressioni dei Mullah estremisti, è veramente deplorevole". Il leader afferma che al disappunto dei cristiani si sono uniti i musulmani moderati, che difendono i diritti delle minoranze.

Gli osservatori temono che, incoraggiati dalla vittoria, gli integralisti premano per un rafforzamento della legge islamica nel paese.

Da tempo la Chiesa cattolica sta lottando contro la legge sulla blasfemia. Secondo mons. Joseph Coutts, vescovo di Faisalabad, incaricato della Conferenza Episcopale Pakistana per il dialogo interreligioso, la denuncia per blasfemia contro il profeta Maometto, crimine passibile anche con la pena capitale in Pakistan, è utilizzata contro le minoranze "per situazioni personali, anche per disaccordi con i vicini di casa".

Il 6 maggio 1998 mons. John Joseph, vescovo di Faisalabad, si tolse la vita come supremo atto di protesta per il caso del cristiano Ayub Masih, condannato a morte per applicazione della legge sulla blasfemia. La legge punisce "chiunque con parole dette o scritte o con rappresentazioni visive o con ogni mezzo, direttamente o indirettamente, offende il sacro profeta Maometto" [Codice Penale Pakistano, 1986, sezione 295 (c), ndr].

In Pakistan, su 140 milioni di abitanti, vi sono circa tre milioni di cristiani, che si appellano alla concezione secolare dello stato, proclamata dal padre fondatore della nazione Ali Jinnah nel 1947.