Avvenire,
27 settembre 2000
VATICANO
Domenica
120 nuovi santi (87 locali). Navarro: «Nessuna motivazione politica, ma il
problema è la libertà religiosa»
«Autori
di crimini». Da Roma la replica: «Una lettura che mistifica»
Tra
le parti clima di nuovo teso in vista della cerimonia
Salvatore
Mazza
Roma. Sale
nuovamente la tensione tra Cina popolare e Vaticano. Per "colpa"
della canonizzazione di 120 martiri cinesi in programma domenica prossima, che
a Pechino vedono come un «distorcere e calpestare la storia» da parte della
Santa Sede. La cui risposta, affidata al portavoce Joaquin Navarro Valls, non
si fa attendere ed è altrettanto secca: quella che arriva da oltre la Grande
Muraglia è una «lettura unilaterale della storia». Di più, è «una
mistificazione». E sotto, aggiunge, «c'è forse un problema di libertà
religiosa»
La timida
distensione che sembrava avviarsi con la visita di due settimane fa a Pechino
del cardinale Roger Etchegaray pare essersi bruscamente fermata. Anche se c'è
da dire che non è la prima volta che dalla Cina popolare arriva una reazione
così veemente a una decisione vaticana di carattere esclusivamente religioso
(l'ultima fu nel '91, quando Giovanni Paolo II creò cardinale l'anziano vescovo
Ignazio Gong Pinmei). Il casus belli, questa volta, è come detto la
canonizzazione dei martiri cinesi, nella quale Pechino legge un tentativo
vaticano di esaltare il colonialismo arrivando a parlare dei «crimini enormi»
commessi dai prossimi santi (molti dei quali furono vittime della rivolta dei
boxer, che per il governo comunista rappresenta un episodio di lotta
antimperialista).
Quanto
sostenuto da Pechino, ha replicato Navarro Valls, «non può che addolorare
profondamente chi vede nell'imminente canonizzazione di 120 martiri in Cina
l'esaltazione di uomini e donne, in maggioranza cittadini cinesi (87 su 120),
che seppero vivere il proprio impegno di fede con coerenza, fino a dare la
propria vita». La cerimonia, ha aggiunto il portavoce, «non ha alcuna motivazione
politica e non è diretta contro nessuno, meno che meno contro il grande popolo
cinese». Ancora: «Accusare di "crimini enormi" questa schiera di
testimoni, tra cui uomini e donne inermi di tutte le età, è frutto di una
lettura unilaterale della storia e una mistificazione, se non vengono
presentate prove concrete. Ovviamente altra cosa sono i misfatti che talvolta
furono commessi dalle Potenze coloniali. Ma chi legge spassionatamente e con
obiettività le biografie dei benemeriti missionari e missionarie che saranno
canonizzati, non può che rimanere colpito e ammirato dalla loro abnegazione e
dal desiderio di servire il popolo cinese».
D'altra parte,
ha aggiunto Navarro Valls, «se fosse vero che è stata distorta la realtà
storica, perché la comunità cinese, civile e religiosa, non reagì contro i
processi di beatificazione dei 120 martiri, celebrati già a partire dal 1893?».
«Con la canonizzazione - è la conclusione del portavoce - non si intende
formulare un giudizio sui complessi periodi storici, durante i quali la maggior
parte dei 120 martiri fu chiamata a dare la propria testimonianza suprema. La
solenne cerimonia mira invece a far brillare, davanti alla Chiesa e agli occhi
delle persone di buona volontà del mondo intero, la luce della loro fede». E a
un esperto cinese di problemi religiosi, che dopo la sua dichiarazione
ribadisce le accuse del Ministero della Difesa, Navarro Valls replica in
serata: «Non so quali "crimini
enormi" possano aver commesso 2 bambini cinesi di 9 anni e una bambina
pure cinese di 11, che furono martirizzati e che domenica prossima saranno
canonizzati dal Papa». Forse, conclude, «il tema di fondo è un problema di
libertà religiosa». I bambini ai quali fa riferimento il portavoce vaticano
solo Paolo Lang-Eull e Andrea Wang-Tien-King, entrambi di 9 anni, e la piccola
Maria Tcheng-Su. Tutti furono uccisi nel 1900.