La S. Eucaristia, LA SANTA COMUNIONE, Soggetti per Adorazioni tratti
dalle Opere del B. Pietro Giuliano Eymard, Società Apostolato Stampa, Roma, 1946,
pag. 111 e ss.
La
comunione e la legge d'amore
Dabo legem meam in visceribus eorum, et in corde eorum scribam
eam.
Imprimerò
la mia legge nelle loro viscere e la scriverò nei loro cuori.
Ger 31,33.
La Comunione non solamente illumina
il nostro spirito con una grazia speciale, ma ci rivela, più per impressione
che per ragionamento, tutto quello che è Nostro Signore; di più, e soprattutto,
è per il nostro cuore la rivelazione della legge d'amore.
L'Eucaristia è per eccellenza il
Sacramento dell'amore. Gli altri Sacramenti sono si
segni dell'amore di Dio per noi; ma non sono che doni di Dio. Nell'Eucaristia
invece riceviamo l'Autore di tutti i doni: Dio stesso.
E' soprattutto
nella Comunione che impariamo a conoscere la legge dell'amore che Nostro
Signore è venuto a rivelarci; qui noi riceviamo la grazia tutta speciale
dell'amore; qui infine troviamo, più che altrove, l'esercizio e la virtù
dell'amore.
I
E prima di tutto che cos'è l'amore?
E' il dono. E' per
questo che nella Santissima Trinità, lo Spirito Santo, che procede come
amore, è propriamente il Dono.
Da che cosa si riconosce l'amore? Da ciò che dona.
Ora, considerate quello
che Nostro Signore ci dà nell'Eucaristia: tutte le sue grazie e tutti i suoi
doni sono per noi; ci dona se stesso, la sorgente di ogni dono. Nella Comunione
partecipiamo ai meriti di tutta la sua vita: qui dobbiamo riconoscere l'amore
di Dio per noi, perché qui ne riceviamo il dono totale e perfetto.
Come avete incominciato ad amare
vostra madre? C'era in voi un germe, un istinto d'amore; ma dormiva senza segno
di vita. L'amore di vostra madre l'ha risvegliato: essa ha
sofferto per voi e via ha ricolmato di cure, vi ha nutrito col suo latte: da
questo dono generoso voi avete riconosciuto il suo amore.
Ebbene, Nostro Signore dandosi tutto a voi, ed a voi in
particolare, vuole dimostrarvi con prova inoppugnabile che vi predilige infinitamente.
Infatti Egli è nell'Eucarestia
per voi, tutto per voi. Gli altri ne godono anche, è vero; ma in quel modo che approfittano del sole senza cioè impedirvi di godere dei
suoi raggi tanto quanto vi aggrada.
Ecco dunque questa
legge d'amore scolpita nei nostri cuori da Dio stesso nella Comunione. Altre volte Dio aveva impresso la sua legge su
tavole di pietra; ma è nel nostro cuore che ha scritto la nuova legge con
lettere di fuoco. Chi non conosce l'Eucaristia, non conosce
l'amore di Dio! Tutt'al più ne scopre qualche effetto, come il mendicante
riconosce la liberalità del ricco dall'elemosina che riceve. Ma
nella Comunione il cristiano si vede amato da tutta la potenza dell'amore di
Dio, da tutto lui stesso. Se dunque voi volete veramente conoscere quanto Dio
vi ami, ricevete l'Eucaristia, e dopo guardate entro voi stesso: non avete bisogno di
cercare altrove altre prove.
II
La Comunione ci dà la grazia
dell'amore. Per amare Nostro Signore di un amore di amicizia,
è necessaria una grazia speciale: Gesù venendo in noi porta questa grazia nello
stesso tempo che ne introduce l'oggetto nella nostra anima, cioè se stesso.
Prima della Cena, Nostro Signore non domanda ai suoi discepoli d'amarlo come egli li aveva amati; non dice ancora: "Restate nel mio
amore". Sarebbe stato troppo per loro; non l'avrebbero compreso. Ma dopo
la Cena non dice più soltanto: "Amate Dio, amate
il vostro prossimo" ma: "Amatemi d'un amore fraterno, di amicizia;
d'un amore che sia la vostra vita e la legge della vostra vita". "Iam non dicam vos servos… Vos autemi dixi amicos"
(Io 15,13).
Se però non vi comunicate, potrete amare Nostro
Signore come il vostro creatore, redentore, rimuneratore, ma non vedrete mai in
Gesù il vostro amico! L'amicizia è poggiata sull'unione, su una certa uguaglianza:
e queste due cose non si trovano in Dio che nell'Eucaristia. Chi dunque oserà
chiamarsi amico di Dio e credersi degno del suo affetto particolare? Il servo
che trattasse il padrone da amico lo insulterebbe;
bisogna che il padrone gliene dia il diritto chiamandolo per primo con tale
nome. Ma quando Dio stesso è venuto ad assidersi al nostro
focolare; quando è venuto a stringere con noi comunanza di vita, di beni, di
meriti, quando egli ha fatto così il primo passo, allora non oserò troppo e
potrò chiamarlo, con ragione, mio amico. Dopo la Cena Nostro Signore lo
disse infatti ai suoi Apostoli: "Io non vi
chiamerò più servi". Come dunque li chiamerete, o Signore? – Gloria di Dio; Forza di Dio; Medicina di Dio, come gli Arcangeli?
No, più di tutto questo: "Io vi chiamerò miei amici". Siete miei
amici perché tutto quanto ho ricevuto dal Padre io
l'ho dato a voi; siete miei amici, perché vi ho confidato il mio segreto
regale.
Egli farà di più ancora, apparirà
alla Maddalena e le dirà: "Va ad annunciare ai miei fratelli…" (Io
20,17). Che cosa? Ai suoi fratelli? Poteva dire di
più? E gli Apostoli non si erano comunicati che una
volta sola! Che sarà mai di coloro che, come noi,
l'hanno ricevuto così sovente?
Chi avrà dunque timore di amare
Nostro Signore dell'amore più tenero? Che tremiate prima
della Comunione pensando a chi siete e a Chi andate a ricevere è bene:
allora avete bisogno della sua misericordia.
Ma dopo, rallegratevi! Non vi è più posto per il
timore: la stessa umiltà deve cedere alla gioia. Guardate
Zaccheo, quale gioia manifesta quando Nostro Signore accetta la sua
ospitalità! Ma pensate anche quanto questo ricevimento lo infiamma: egli è
pronto a sacrificare tutto e a riparare dieci volte tutti
i suoi torti.
Più vi comunicherete, più il vostro
amore si accenderà, più avrete un cuore generoso, divenendo il vostro affetto
sempre più tenero e ardente, perché il suo focolare sarà sempre più acceso.
Gesù porta in noi la sua grazia d'amore: egli stesso viene ad accendere nei
nostri cuori il focolare dell'incendio, ad alimentarlo con frequenti visite ad
espandere questa fiamma divoratrice; è veramente il carbone ardente che ci infiamma: carbo est Eucharistia quae nos inflammat (S. Giov. Crisostomo). E, se noi vogliamo, questo fuoco non si spegnerà, perché non siamo noi ad alimentarne la
fiamma, ma è Gesù Cristo stesso, che gli dà la sua forza e la sua attività: non
soffocatelo volontariamente con il peccato ed esso brucerà senza estinguersi
mai.
Poveri cristiani che vi comunicate una volta all'anno, che cosa ve ne aspettate?
Orsù mettete più sovente la vostra piccola fiamma a contatto con questa
fornace; fatelo tutti giorni, se è necessario. Credete forse di poter ardere
senza alimentare il vostro fuoco?
III
La Comunione ci fa esercitare la
virtù dell'amore. L'amore vero e perfetto non ha il suo pieno effetto che nella
Comunione. Il fuoco che non si può espandere si spegne. Ora Nostro Signore,
volendo essere amato da noi e vedendone la nostra incapacità, infonde in noi il
suo proprio amore, viene ad amare in noi. Allora noi
operiamo su un oggetto divino. Non vi sono scappatoie, non transizioni: siamo
immediatamente nella grazia e nell'oggetto dell'amore. E' per questo che i
nostri slanci d'amore durante il ringraziamento sono
migliori o più ardenti: siamo più vicini a Colui che li produce. Sfogatevi
dunque con Nostro Signore, amatelo con tenerezza.
Non cercate tanto gli atti di questa
o quella virtù. Fate crescere Nostro Signore in voi, espandetevi, fate alleanza
con Lui; sia Egli il capitale del vostro negozio spirituale: i vostri guadagni si raddoppieranno, perché il vostro talento
sarà duplicato. Lavorando con Nostro Signore e su Nostro Signore avrete un
utile molto più grande che operando solo per
accrescere le vostre virtù moltiplicandone gli atti.
Ricevete Nostro Signore e custoditelo il più a lungo possibile, facendogli un gran
posto in voi. Dilatare Nostro Signore in se stessi è
l'esercizio più perfetto dell'amore. Senza dubbio l'amore penitente e
sofferente è buono e meritorio; ma restringe il cuore e lo opprime sotto il
pensiero di sacrifici continui. Qui invece il cuore si
allarga e rifiorisce nell'espansione più sincera e completa.
Chi non si comunica non può
comprendere questo linguaggio: si tuffi un po’ in questo fuoco divino e lo
capirà.
No, non basta credere
all'Eucaristia; bisogna anche agire secondo le leggi che impone. Ora esso è
soprattutto il Sacramento dell'amore. La volontà di Nostro Signore è che noi
partecipiamo a questo amore, e che ad esso ci
ispiriamo. Veniamo dunque a Gesù per amore. Umiliamoci, si, ma che l'amore o
almeno il desiderio di amare veramente ci domini. Bramiamo di effonderci nel
suo cuore, testimoniamogli il nostro amore e il nostro affetto: conoscendo
allora quanto c'è di amore nell'adorabile Eucaristia.