Cardinale Clemens August, conte von Galen

(Vescovo di Münster 1933 – 1946)

 

Le prediche degli anni bui (*)

 

[I neretti sono nostri]

 

Predica del 13 luglio 1941

Miei cari cattolici di s. Lamberto!

È stata per me una necessità leggere oggi dal pulpito della chiesa metropolitana la mia lettera pastorale sugli eventi della scorsa settimana ed assicurare, specialmente a voi, miei ex parrocchiani, la mia fervida solidarietà. Proprio in alcuni quartieri della Parrocchia di s. Lamberto, certo anche in altre parti della città, le devastazioni e perdite sono particolarmente grandi. Tuttavia io spero che, per mezzo dell'intervento delle autorità competenti comunali e statali, ma in particolare modo anche grazie al vostro amore fraterno ed alle entrate della colletta odierna, in favore dell'azione soccorritrice della Caritas e della Caritas parrocchiale, la precaria situazione sia in parte sollevata.

Mi ero proposto di aggiungere brevemente una parola sul significato della prova che Dio ci manda, per cercare con essa di portarci a sé, nella Sua casa. Dio vuole portare Münster a sé, nella Sua casa. Oh come i nostri antenati erano a casa presso Dio, nella Sua Chiesa! Come era la loro vita del tutto pervasa della fede di Dio, guidata dal sacro timore di Dio e dall'amore di Dio, la vita pubblica come quella familiare e anche la vita del lavoro! Ma nei nostri giorni è stato ancora sempre così? Dio vuole portare Münster a sé, a casa.

Di questo volevo ancora parlarvi oggi brevemente. Ma oggi devo rinunciarci, perché mi sento costretto a parlare qui pubblicamente di qualcosa d'altro: di un evento commovente che ieri, alla fine della settimana di terrore, ci ha colpiti. Tutta Münster è ancora impressionata per le orribili devastazioni che il nemico esterno ed avversario nella guerra, durante questa settimana, ci ha arrecato; quando, ieri, fine della settimana, il 12 luglio, la Polizia segreta di Stato ha confiscato le due Residenze della Compagnia di Gesù, dell'Ordine dei Gesuiti, nella nostra città, la Casa Sentmaring nella Weseler Strasse, come pure la Casa di s. Ignazio nella Königstrasse; ha espulso gli inquilini dalle loro proprietà, ha costretto i Padri e i Fratelli a lasciare immediatamente, proprio ieri, non soltanto le loro case, non soltanto la nostra città, ma anche la provincia vestfalica e la provincia renana. E la stessa dura sorte è toccata ieri alle Suore Missionarie dell'Immacolata Concezione a Wilkinghege nella Steinfurter Strasse. Anche la loro casa è stata confiscata, le suore sono state espulse dalla Vestfalia e devono lasciare Münster entro le ore 6 di questa sera. I conventi e le proprietà sono stati espropriati in favore della direzione federale del Partito della Vestfalia-Nord.

E così l'assalto ai monasteri, che già da tempo infuria nella Ostmark (Austria), nella Germania meridionale, nelle regioni recentemente acquisite del Warthegau, del Lussemburgo, della Lorena ed in altre parti del Reich, è scoppiato anche qui nella Vestfalia. Dobbiamo essere preparati nei giorni avvenire all'aumento di tali funeste notizie e che, anche qui, un monastero dopo l'altro venga confiscato dalla Gestapo ed i suoi inquilini, nostri fratelli e sorelle, figli delle nostre famiglie, fedeli connazionali tedeschi, vengano gettati sul lastrico come schiavi senza diritti, espulsi dalla regione come insetti nocivi.

E ciò in un momento in cui tutti tremano e vibrano per paura di nuovi attacchi aerei notturni, che possono ucciderci tutti, rendere ciascuno di noi profughi senza casa! E allora si cacciano via dalle loro modeste proprietà uomini e donne senza colpe, anzi di alti meriti, molto apprezzati da moltissimi, e si rendono connazionali tedeschi, nostri concittadini di Münster, profughi senza casa.

Perché? Mi si è detto: «Per motivi di Stato». Altre ragioni non sono state date. Nessun inquilino di questi monasteri è accusato di un reato o crimine, non è stato accusato davanti ad un Tribunale o addirittura condannato. E se uno di loro è colpevole, lo portino davanti al giudice! Ma è lecito allora punire anche gli innocenti? Io chiedo a voi, davanti ai cui occhi i padri Gesuiti e le suore dell'immacolata da anni hanno vissuto la loro vita silenziosa, consacrata solamente alla gloria di Dio ed alla salvezza degli uomini, chiedo a voi: Chi ritiene questi uomini e queste donne colpevoli di un reato punibile? Chi osa accusarli? Chi lo osasse, deve provare la sua accusa. Neppure la Gestapo ha fatto una tale accusa e ancor meno un Tribunale o il Pubblico Ministero. Io attesto qui pubblicamente, come Vescovo, cui spetta la sorveglianza degli Ordini, che ho la massima stima delle silenziose, modeste Suore Missionarie di Wilkinghege, che oggi vengono cacciate via. Esse rappresentano una fondazione del mio amico Vescovo, di alti meriti e compatriota, il Vescovo P. Amandus Bahlmann, che l'aveva fondata soprattutto per la missione in Brasile, dove egli stesso, altamente meritevole per il germanesimo in Brasile, fino alla sua morte, avvenuta tre anni orsono, ha lavorato instancabilmente e con profitto.

Io attesto, come tedesco e Vescovo, che conosco l'Ordine dei Gesuiti da cinquant'anni, fin dalla mia prima gioventù e da vicino, per il quale Ordine nutro massima stima e venerazione, che io alla Compagnia di Gesù, ai miei insegnanti, educatori ed amici, sarò legato in amore e gratitudine fino al mio ultimo respiro. E che io oggi nutro per essi tanta maggiore venerazione, oggi, nel momento in cui di nuovo si avvera la predizione di Cristo ai suoi discepoli: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi. Se foste di questo mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo. Ma perché non siete del mondo, ed io vi ho eletti dal mondo, il mondo vi odia».

E così io oggi saluto da qui, anche a nome dei fedeli cattolici della città di Münster e della diocesi di Münster, questi eletti da Cristo, odiati dal mondo, con fervido amore nel momento del loro esodo verso il loro immeritato esilio.

Che Dio li voglia ricompensare per tutto il bene che ci hanno fatto, che Dio non voglia punire per questo noi e la nostra città, perché un trattamento ed esilio talmente ingiusti vengano arrecati ai suoi fedeli discepoli e discepole. Che l'Onnipotenza di Dio voglia far presto tornare qui questi fedeli esiliati, nostri fratelli e nostre sorelle.

Miei cari diocesani! Per amore delle gravi prove che con gli attacchi nemici ci hanno colpito, dapprima volevo tacere pubblicamente su altre misure recentemente prese da parte della Gestapo, che provocano addirittura la mia protesta pubblica. Ma se la Gestapo non tiene conto degli eventi, a causa dei quali centinaia di nostri concittadini hanno perso il tetto, se proprio in questo momento continua a gettare sul lastrico concittadini innocenti, ad espellerli dalla regione, allora anch'io non devo più esitare nel fare pubblicamente la mia giustificata protesta e il mio serio ammonimento.

Già più volte e di recente abbiamo visto che la Gestapo, senza sentenza di un Tribunale e privi di difesa, ha imprigionato cittadini tedeschi, altamente stimati, e li ha privati della libertà, espulsi dalla regione ed internati da qualche parte.

Nelle ultime settimane sono stati improvvisamente portati via da casa loro dalla Gestapo perfino due membri del mio consiglio più stretto, del Capitolo della nostra cattedrale e sono stati internati in luoghi lontani, ad essi assegnati come confino. Le mie proteste presso il Ministro del Reich per il Culto non hanno ricevuto finora alcuna risposta. Ma questo era stato possibile accertare telefonicamente presso la Gestapo: nessuno dei due signori canonici è sospettato od accusato di un reato punibile. Essi non hanno proprio la minima colpa, non sono accusati e non hanno la possibilità di difesa e sono puniti con l'esilio.

Miei cari fedeli, ascoltate bene! Ci è stato confermato che i signori canonici Vorwerk e Echelmeyer non sono accusati di una 'azione punibile'. Non hanno fatto nulla di punibile. Eppure sono stati puniti con l'esilio.

E perché? Perché io ho fatto qualcosa non gradita al Governo dello Stato. Nella nomina di quattro canonici il Governo in tre casi, durante gli ultimi due anni, mi ha comunicato che queste nomine non erano gradite. Poiché, secondo le disposizioni del Concordato con la Prussia del 1929, è escluso espressamente un diritto di protesta da parte del Governo, io in due dei quattro casi ho fatto, nonostante ciò, le nomine. Con questo non ho fatto nulla d'illegale, ho soltanto esercitato il mio diritto garantito per iscritto. Lo posso dimostrare in qualsiasi momento. Mi si citi davanti in Tribunale, se si ritiene che io abbia contravvenuto alla legge. Sono certo che nessun Tribunale tedesco indipendente potrà condannarmi per il mio procedimento alla nomina dei due canonici.

È forse per il fatto che è stata incaricata la Gestapo, e non un Tribunale, che i provvedimenti di questa nel Reich tedesco non sono soggetti ad un esame da parte del Tribunale? Ogni cittadino tedesco si trova totalmente senza protezione ed indifeso di fronte alla supremazia fisica della Gestapo. Completamente senza protezione e indifeso!

Molti connazionali tedeschi hanno sperimentato di persona, durante gli ultimi anni, di essere stati completamente senza protezione ed indifesi, durante gli ultimi anni, così il nostro caro insegnante di religione Friedrichs, che è imprigionato senza processo e sentenza del Tribunale, così i due canonici che vivono in esilio; e così lo sperimentano ora i nostri religiosi che, ieri e oggi, improvvisamente sono stati espulsi dalle loro proprietà, dalla città e dalla regione.

Nessuno di noi è sicuro, sia esso convinto di essere il più fedele, il più coscienzioso cittadino, sia esso convinto della propria completa innocenza, che un giorno non venga prelevato da casa, privato della propria libertà e rinchiuso nei sotterranei e nei campi di concentramento della Polizia segreta di Stato.

Io non mi faccio illusioni: ciò può capitare anche oggi, o un giorno, anche a me. E poiché allora io non potrò più parlare in pubblico, lo voglio fare oggi, voglio mettere in guardia pubblicamente a non procedere per questa via che, secondo la mia convinzione, provocherà la giusta punizione di Dio sugli uomini e porterà sventura e annientamento al nostro popolo ed alla nostra Patria.

Se io protesto contro questi provvedimenti e punizioni della Gestapo, se io pubblicamente chiedo l'eliminazione di tale situazione e  l'esame giudiziario o il ritiro di tutti i provvedimenti della Gestapo, non faccio nient'altro che quello che ha fatto anche il Governatore generale e ministro del Reich, dr. Hans Frank, quando a gennaio di quest'anno scrisse sulla rivista dell'« Akademie für Deutsches Recht» (1941, 2° fasc. p. 25):

«Noi però vogliamo quel solido, equilibrato ordine interno, che non tramuti il diritto penale in autorità assoluta del potere di persecuzione da parte del Pubblico Ministero nei confronti di un accusato, condannato a priori e privato di qualsiasi mezzo di difesa... Il diritto deve offrire al singolo la possibilità legale di difesa, per chiarire il fatto, e con ciò offre la sicurezza contro l'arbitrio e l'ingiustizia. Altrimenti è meglio non parlare di diritto penale, ma di potere penale... È impossibile combinare contemporaneamente il diritto con una condanna senza difesa... È nostro compito far comprendere con la stessa voce alta ed energicamente, con cui altri rappresentano l'autorità sotto ogni forma, che noi dobbiamo rappresentare coraggiosamente l'autorità del diritto come parte sostanziale di un potere duraturo».

Io sono consapevole, come Vescovo, come annunciatore e difensore dell'ordine giuridico e morale divino, che attribuisce a ogni individuo diritti e libertà, dinanzi ai quali, secondo la volontà di Dio, tutte le pretese umane devono arrestarsi, di essere chiamato, al pari del Ministro Frank, a difendere coraggiosamente l'autorità del diritto ed a denunciare una condanna di innocenti senza difesa come ingiustizia che grida al cielo.

Miei cari fedeli! L'arresto di molte persone oneste senza possibilità di difesa e di sentenza da parte del Tribunale, il sequestro dei due canonici, l'abolizione dei monasteri e l'espulsione di innocenti religiosi, nostri fratelli e nostre sorelle, mi inducono a ricordare oggi pubblicamente la vecchia verità, che mai sarà scossa: Justitia est fundamentum regnorum.

La giustizia è l'unico fondamento che sorregge gli Stati. Il diritto alla vita, alla inviolabilità, alla libertà è una parte indispensabile di ogni ordine etico di comunità. Certamente compete allo Stato limitare ai suoi cittadini, come punizione, questi diritti; ma lo Stato ha tale diritto soltanto nei confronti dei violatori dei diritti, la cui colpa deve essere provata con un procedimento giudiziario imparziale. Quello Stato, che trasgredisce quel limite voluto da Dio e permette la punizione di innocenti o che li accusa, mina nelle coscienze dei cittadini la propria autorità ed il rispetto della sua sovranità.

Purtroppo negli ultimi anni abbiamo dovuto constatare sempre maggiormente che sono state inflitte pene più o meno pesanti, spesso pene detentive senza che nei confronti dei condannati sia stata provata, con regolare processo, una colpa e senza che ad essi sia stata data la possibilità di difendere il proprio diritto, di dimostrare la propria innocenza. Quanti connazionali languono agli arresti, nei campi di concentramento, sono stati espulsi dalla loro regione, senza che siano stati condannati da un Tribunale ordinario, o che, dopo la loro assoluzione o dopo aver espiato le pene inflitte dal Tribunale, sono stati di nuovo arrestati dalla Gestapo e nuovamente imprigionati! Quanti non sono stati espulsi dal loro paese e dal loro posto di lavoro! Ricordo di nuovo il Reverendo Vescovo di Rottenburg, Johann Baptist Sproll, un vegliardo di 70 anni, il quale recentemente ha dovuto festeggiare il 25° anniversario di Vescovo lontano dalla sua diocesi, nell'esilio, perché la Gestapo tre anni fa lo aveva espulso dalla sua diocesi. Cito ancora una volta i nostri due Canonici, i Reverendi Signori Vorwerk e Echelmeyer. Ricordo il nostro venerabile insegnante di religione, Friedrichs, che langue nel campo di concentramento. Voglio rinunciare a fare oggi ancora altri nomi. Il nome di un protestante, che durante la prima Guerra Mondiale, come ufficiale tedesco e comandante di sommergibili, ha messo a repentaglio la propria vita per la Germania, che successivamente ha lavorato come pastore protestante anche a Münster, e che, già da anni, è stato privato della libertà, è anche noto a tutti voi, e noi apprezziamo altamente il coraggio e la professione di fede di questo tedesco di nobili sentimenti.

Questo esempio, miei cristiani, vi prova che non è un problema puramente confessionale cattolico, che io oggi discuto pubblicamente dinanzi a voi, bensì è un problema cristiano, anzi un problema generalmente umano, nazionale e religioso.

«La giustizia è il fondamento degli Stati». Noi lamentiamo, osserviamo con grandissima preoccupazione come questo fondamento oggi sia scosso, come la giustizia, virtù naturalmente cristiana, indispensabile alla regolare esistenza di ogni comunità umana, non sia rispettata in modo inequivoco e tenuta in alto. Non soltanto per amore dei diritti della Chiesa, ma anche per amore verso il nostro popolo e seriamente preoccupati per la nostra Patria chiediamo, esigiamo: Giustizia! Chi non temerà per la saldezza di una casa, quando vede che le sue fondamenta sono minate?

«La giustizia è il fondamento degli Stati». Il potere dello Stato può soltanto opporsi al sopruso illegale di elementi casualmente più forti, alla soppressione dei deboli ed alla loro umiliazione di fare dei servizi bassi da schiavi, con lealtà e prospettiva di duraturo successo, se anche i titolari dei mezzi di potere dello Stato si inchinano devotamente dinanzi alla maestà della giustizia ed usano la spada soltanto al servizio della giustizia. Potrà contare sull'adesione onesta ed il libero servizio di uomini onesti, soltanto quel potente i cui provvedimenti e disposizioni di pene si rivelano, nella luce di un giudizio imparziale, lontani da ogni arbitrio e pesati sulla bilancia incorruttibile della giustizia. E pertanto la prassi della condanna e punizione senza la possibilità della difesa, senza sentenza di un Tribunale, la condanna senza difesa di condannati a priori, come li chiamava il Ministro del Reich, il dr. Frank, crea un sentimento di illegittimità ed un sentimento di paurosa timorosità e di servile viltà, che a lungo andare guasteranno il carattere del popolo e spezzeranno la comunità del popolo.

Questa è la convinzione e la preoccupazione di tutti i retti tedeschi. Questo, nell'anno 1937, ha detto apertamente e coraggiosamente un alto funzionario(*), nel «Reichsverwaltungsblatt» (Bollettino amministrativo del Reich).

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(*) Herbert Schelcher, Präsident des Sächsischen Oberverwaltungsrichtes in Dresden (Presidente del Tribunale amministrativo superiore di Dresda).

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Egli scrisse:

«Quanto maggiori sono i poteri di un'autorità, tanto maggiore è la necessità di una garanzia di applicazione ineccepibile, perché quanto più fortemente saranno avvertiti degli errori, tanto maggiore sarà anche il pericolo dell'arbitrio e dell'abuso. Se si esclude la giurisdizione amministrativa, bisogna in ogni modo aprire una via regolare ad un controllo possibilmente imparziale, di modo che non possa nascere un sentimento di illegittimità, che comunque, a lungo andare, comprometterebbe la comunità del popolo in modo grave». (Reichsverwaltungsblatt 1937, p. 572).

Nelle ordinanze e nelle disposizioni penali della Gestapo la giurisdizione amministrativa è esclusa. Poiché noi tutti non conosciamo una via data ad un controllo imparziale delle misure della Gestapo, delle limitazioni della libertà personale, dei suoi divieti di dimora, dei suoi arresti, della sua deportazione di cittadini tedeschi in campi di concentramento, già in vasti strati del popolo tedesco si è diffuso un sentimento di illegittimità, anzi di vile paurosità, che danneggia gravemente la collettività tedesca. Il dovere del mio ufficio di Vescovo d'impegnarmi per l'ordinamento etico, il dovere derivante dal mio giuramento, con cui io dinanzi a Dio ed al rappresentante del Governo del Reich ho promesso di «evitare con tutte le mie forze ogni danno che potrebbe minacciare il popolo tedesco» mi urgono, in considerazione delle azioni della Gestapo, ad esprimere pubblicamente, in maniera ammonitoria, questa realtà.

Miei cari fedeli! Forse mi si rimproverà che io con questo franco linguaggio indebolirò ora, durante la guerra, il fronte interno del popolo tedesco. In proposito devo dire: Non sono io la causa di un eventuale indebolimento del fronte interno, ma lo sono coloro che, malgrado il periodo bellico, malgrado l'orribile settimana di spaventosi attacchi aerei da parte del nemico, puniscono pesantemente innocenti concittadini senza sentenza di un Tribunale e senza possibilità di difesa, che confiscano le proprietà dei nostri religiosi, nostri fratelli e nostre sorelle, mettendoli sul lastrico e cacciandoli dal loro domicilio. Essi distruggono la sicurezza giudiziaria, minano la coscienza giuridica, annientando la fiducia nella guida del nostro Stato. E pertanto io in nome del retto popolo tedesco, in nome della maestà della giustizia e nell'interesse della pace e della compattezza del fronte interno elevo la mia voce ed, a voce alta, come tedesco, come onesto cittadino, come rappresentante della religione cristiana, come Vescovo cattolico, dico: "Noi chiediamo giustizia!"

Se questo grido resterà inascoltato e non esaudito, se il dominio della Regina Giustizia non sarà ripristinato, allora il nostro popolo tedesco e la nostra patria, malgrado l'eroismo dei nostri soldati e le loro gloriose vittorie, perirà per putrefazione interiore e per corruzione.

Preghiamo per tutti quelli che sono nel bisogno, specialmente per i nostri religiosi, per la nostra città di Münster, affinché il Signore voglia risparmiarci altre prove, per il nostro popolo tedesco, la nostra Patria ed il suo Führer!

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Predica del 20 luglio 1941

Durante l'odierna domenica in tutte le parrocchie della diocesi, che finora non sono state danneggiate dalla guerra, si terrà la colletta, da me ordinata, in favore dei cittadini della città di Münster. Io spero che, tramite l'intervento degli organi competenti statali e comunali e con l'aiuto fraterno dei cattolici della nostra diocesi, i cui doni saranno amministrati e distribuiti dagli organi della Caritas, si riuscirà a soddisfare i vari bisogni, perché, grazie a Dio, da più giorni la nostra città non ha subito attacchi da parte dei nostri nemici. Ma, purtroppo, devo dire: gli attacchi dei nostri avversari all'interno del Paese, l'inizio dei quali ho denunciato domenica scorsa a s. Lamberto, durante l'ultima settimana, sono stati continuati, sprezzanti delle nostre proteste, non curanti del crepacuore inflitto ai colpiti ed ai loro congiunti.

Domenica scorsa io ho pubblicamente lamentato, bollandolo come ingiustizia che grida al cielo, il fatto che la Gestapo abbia chiuso i conventi a Wilkinghege e quelli dei Gesuiti a Münster, che siano stati confiscati case ed inventari e siano stati messi sul lastrico i loro inquilini ed espulsi dai loro paesi. Anche il convento di Lourdes nella Frauenstrasse è stato confiscato dalla direzione federale del Partito.

In quel momento non sapevo ancora che nello stesso giorno, domenica 13 luglio, la Gestapo stava occupando il collegio di s. Camillo nella Sudmühle e l'Abbazia dei benedettini a Gerleve, e li confiscava, cacciando via i Padri ed i Fratelli, che il giorno stesso dovevano lasciare la Vestfalia. II 15 luglio sono state allontanate anche le Benedettine della Perpetua Adorazione a Vinnenberg presso Warendorf e cacciate oltre il confine della provincia. II 17 luglio le Suore della s. Croce, domiciliate nella Haus Aspel presso Rees, dovevano abbandonare la loro proprietà ed il distretto di Rees.

Se la carità cristiana non si fosse interessata di tutti questi senzatetto, queste donne e questi uomini sarebbero stati abbandonati alla fame ed alle intemperie.

Poche ore fa mi è giunta anche la triste notizia che ieri, 19 luglio, a conclusione della seconda notte di terrore nella nostra regione di Münster, anche la casa provinciale tedesca dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù, il grande convento per le missioni a Hiltrup, noto a tutti voi, è stato occupato, confiscato ed espropriato. I Padri ed i Fratelli, che fino a ieri ancora vi abitavano, hanno dovuto lasciare la loro casa e proprietà entro le ore 8. Anche loro sono stati espulsi dalla Vestfalia e dalla provincia renana.

Dico i Padri ed i Fratelli colà abitanti: lo dico con un accento particolare, perché alcuni missionari di Hiltrup attualmente sono sotto le armi, come recentemente sono venuto a sapere per caso; 161 uomini, che in parte stanno direttamente di fronte al nemico; 53 Padri sono infermieri al servizio dei feriti; 42 studenti di teologia e 66 Fratelli combattono per la patria con le armi in mano; in parte sono già decorati con la croce di ferro, con lo Sturmabzeichen (decorazione per aver partecipato all'attacco in fanteria) e con altre decorazioni. Simile è la situazione presso i padri di Sudmühle (collegio di s. Camillo), presso i Gesuiti di Sentmaring e presso i Benedettini a Gerleve. Mentre questi fedeli soldati, insieme ad altri fratelli tedeschi, mettendo la propria vita a repentaglio, combattono, come è loro dovere, per la patria, a loro in patria si toglie, senza alcun riguardo e senza alcun motivo giuridico, il domicilio, si distrugge la loro casa: il convento. Quando essi, come noi speriamo, torneranno vittoriosi, troveranno cacciata la loro famiglia monastica, la loro casa occupata da estranei e nemici.

Ma come andrà a finire? Non si tratta affatto di trovare un ricovero transitorio per dei senzatetto di Münster. I religiosi erano pronti e decisi a restringersi per tali scopi, per dare, al pari di altri, abitazioni ai senzatetto e mantenerli. No, non si tratta di questo. Nel convento dell'Immacolata a Wilkinghege si installa, come ho udito dire, l'ente cinematografico della Federazione nazista.

Mi si dice che nell'Abbazia benedettina sia stato istituito un reparto di maternità per madri di figli naturali. Che cosa sia stato istituito a Sentmaring, a Sudmühle e a Vinnenberg, non l'ho ancora saputo. E nessun giornale finora ha riferito le facili vittorie della Gestapo, che in questi giorni ha conseguito su religiosi indifesi e donne senza protezione, conquiste che la direzione della Federazione del Partito nazionalsocialista ha fatto alla patria confiscando le proprietà di cittadini tedeschi.

Lunedì, 14 luglio, sono stato dal signor Prefetto e l'ho pregato di proteggere la libertà e le proprietà della gente innocente. Egli mi ha spiegato che la Gestapo è un organo del tutto indipendente, nei cui provvedimenti egli non può intervenire. Tuttavia mi ha promesso di sottoporre subito le mie rimostranze al Prefetto superiore e Gauleiter, dr. Meyer. Invano. Nello stesso giorno ho inviato un telegramma del seguente tenore alla Cancelleria del Führer a Berlino: «Dopo che sin dal 6 luglio i nemici di guerra cercano di distruggere la città di Münster con terribili attacchi aerei notturni, la Polizia segreta di Stato il 12 luglio ha cominciato a confiscare i Monasteri ed i Conventi nella città e nei dintorni e ad espropriarli, insieme con l'inventario, a favore della Gauleitung (Direzione federale del Partito). Gli inquilini, uomini e donne innocenti, membri onorabili di famiglie tedesche, i cui congiunti attualmente sono al fronte, vengono derubati della loro casa e della loro proprietà, mandati sul lastrico, espulsi dalla provincia. Chiedo al Führer e Cancelliere del Reich, nell'interesse della giustizia e della compattezza del fronte interno, di voler proteggere la libertà e le proprietà di gente tedesca contro l'arbitrio della Gestapo».

Simili domande ho sottoposto telegraficamente al luogotenente del Reich per la Prussia, il maresciallo del Reich Göring, al Ministro per gli Interni del Reich, al Ministro per il Culto ed infine anche all'Alto Comando Militare dell'Esercito. Avevo sperato che se non fosse stata presa in considerazione la giustizia, per lo meno sarebbe stata quella della compattezza del fronte interno, ora, in mezzo alla guerra, a muovere, quegli organi, a fermare l'azione della Gestapo contro i nostri fratelli e le nostre sorelle e che non si sarebbe negata protezione cavalleresca a donne tedesche indifese. Ma è stato invano. L'azione è stata continuata e si è già verificato ciò che io avevo previsto da tempo e che ho detto domenica scorsa. Noi stiamo davanti alla rovina della collettività interna del popolo, che in questi giorni è stata sconquassata senza alcun riguardo.

Io ho insistentemente ricordato al signor Prefetto, ai signori Ministri, all'Alto Comando militare dell'Esercito come questi atti di violenza contro questi onesti tedeschi, come questa brutalità nei confronti di donne tedesche indifese stiano vituperando la cavalleria e possano scaturire soltanto da un odio abissale contro la religione cristiana e contro la Chiesa cattolica, come queste macchinazioni abbiano l'effetto addirittura di sabotare e dissolvere la collettività del popolo.

Comunanza con quegli uomini che cacciano i nostri religiosi, nostri fratelli e nostre sorelle come dei fuorilegge, senza motivo giuridico, senza istruttoria, senza possibilità di difesa e senza sentenza di Tribunale dal loro Paese? No! Con loro e con tutti i responsabili di questi fatti non ho comunanza nel pensare e nel sentire. Non li odierò, desidero di cuore che si ravvedano, che si convertano. Come ho fatto anche, subito dopo l'improvvisa morte, avvenuta il 5 luglio, del dirigente ministeriale Roth, chiedendo al cielo pietà per lui. Egli era sacerdote cattolico dapprima nell'arcidiocesi di Monaco, da anni, senza il permesso e contro la volontà del Vescovo, impiegato nel Ministero per il Culto ha redatto e firmato: molti scritti, violanti i diritti della Chiesa, contro la dignità della Chiesa. Ora, in occasione di un viaggio in barca sul fiume Inn in piena, è affogato. Che Dio abbia misericordia della sua povera anima! Così vogliamo pregare, secondo il comandamento del Salvatore, per tutti coloro che ci perseguitano e calunniano. Ma fin tanto che non cambiano, fin tanto che continuano a derubare degli innocenti, ad espellerli dal loro paese, ad incarcerarli, fino ad allora io mi rifiuto d'avere qualsiasi comunanza con loro. No, la comunanza di pensiero e di aspirazioni nel nostro popolo, nonostante la nostra buona volontà ed i nostri avvertimenti, è insanabilmente distrutta. Non riesco ad immaginare che i nostri cittadini e contadini, domiciliati qui da molto tempo, artigiani e operai, i nostri padri e fratelli e figli, che ora sono al fronte impegnando la loro vita per la Germania, possano avere una qualsiasi comunanza di sentimenti con i persecutori e coloro, che costringono i nostri religiosi ad abbandonare le loro abitazioni.

Noi obbediremo loro in quanto, come rappresentanti della legittima autorità, devono impartirci degli ordini, ma comunanza di sentimenti, sentimenti di intimo legame con questi persecutori della Chiesa, con questi assaltatori dei conventi, che cacciano via donne e ragazze indifese, figlie delle nostre migliori famiglie, nostre sorelle, dalle loro case conventuali, dove in parte da decenni con il lavoro e la preghiera hanno fatto al nostro popolo soltanto del bene, no, noi non li abbiamo. Dovrei vergognarmi dinanzi a Dio ed a voi, dovrei vergognarmi dinanzi ai nostri nobili antenati, al mio povero cavalleresco padre, che ha esortato, educato e avviato i miei fratelli e me, con inesorabile serietà, a stimare teneramente ogni donna e ogni ragazza, a proteggere cavallerescamente tutti i tribolati innocenti, specialmente quelli che, come donne, sono immagini della nostra propria madre, anzi della cara Madonna nel cielo, se io dovessi aver comunanza con quelli che cacciano dal paese donne innocenti e indifese, dalla loro casa e terra, senza casa e mezzi.

E a ciò si aggiunge che io, già domenica scorsa, ho protestato ampiamente nella chiesa di s. Lamberto e che oggi, ancora una volta io ripeto, mettendo in guardia, con grande serietà, per amore del popolo e di patria: questo modo punitivo di procedere della Gestapo contro innocenti, senza sentenza di un Tribunale, senza processo penale e possibilità di difesa, l'esilio di condannati a priori senza difesa e di persone private di ogni mezzo di difesa, come lo ha chiamato il Ministro del Reich Frank, distrugge la sicurezza giuridica, mina la coscienza giuridica, annienta la fiducia nella guida dello Stato.

Certo, noi cristiani non facciamo una rivoluzione. Noi faremo di nuovo il nostro dovere fedelmente per ubbidienza verso Dio, per amore per il nostro popolo e la nostra Patria. I nostri soldati combatteranno e moriranno per la Germania, ma non per quegli uomini i quali, a causa del loro modo crudele di procedere contro i nostri religiosi, contro i loro fratelli e le loro sorelle, feriscono i nostri cuori e recano ignominia al nome tedesco dinanzi a Dio ed agli uomini.

Noi continuiamo a combattere contro il nemico esterno, contro il nemico interno, che ci tormenta e colpisce e, se non possiamo combattere con le armi, allora ci resta soltanto un mezzo di lotta: una resistenza forte, tenace, dura.

Diventar duri! Resistere! Noi vediamo e proviamo chiaramente cosa c'è dietro questi nuovi insegnamenti che da anni ci vengono imposti, per amore dei quali la religione è stata bandita dalle scuole, sono state soppresse le nostre associazioni, e ora si vogliono distruggere gli asili infantili cattolici: odio abissale contro il Cristianesimo, che si vuole estirpare. Se sono bene informato, anche il direttore di addestramento, Schmidt, dinanzi ad un pubblico invitato coercitivamente, tra cui alunni ed alunne, due settimane fa, nel municipio, ha detto apertamente di impegnarsi alla realizzazione di tali piani. Diventar duri! Resistere! Noi in questo momento non siamo martello, ma incudine.

Altri, per la maggior parte estranei e rinnegati ci martellano, cercano con la forza di sviare il nostro popolo, noi stessi, la nostra gioventù dal retto comportamento verso Dio. Chiedete al fabbro e lui vi dirà: Ciò che viene battuto sull'incudine non ottiene la sua forma soltanto dal martello, ma anche dall'incudine. L'incudine non può e non ha neppure bisogno di ribattere, basta che sia resistente, dura. Quando è sufficientemente ferma, solida, dura, allora solitamente resiste più a lungo del martello. Per quanto duramente colpisca il martello, l'incudine sta lì in calma solidità e servirà, ancora per molto tempo, a dar forma a ciò che deve essere di nuovo forgiato.

Questi sono gli incarcerati ingiustamente, gli espulsi illegittimamente e gli esiliati. Dio li assisterà perché non perdano la forma e il comportamento di fermezza cristiana, quando il martello della persecuzione li colpirà duramente, ferendoli ingiustamente.

Chi nei nostri giorni viene battuto sono i nostri religiosi, padri, fratelli e sorelle. L'altro ieri ho potuto visitare nei loro quartieri provvisori una parte degli espulsi ed ho parlato con essi. Mi sono edificato ed entusiasmato per il comportamento coraggioso di quei bravi uomini, di quelle deboli donne indifese, che sono stati cacciati brutalmente e senza riguardo dai loro Monasteri, dalle Cappelle, dalle vicinanze del tabernacolo e che ora, a testa alta, consci di essere innocenti, si avviano verso l'ingiusto esilio, fiduciosi in Colui che dà da mangiare agli uccelli sotto il cielo, che veste i gigli del campo, anzi vanno lietamente verso quella gioia che il Salvatore raccomanda ai suoi discepoli: «Beati sarete, quando gli uomini vi odieranno, vi espelleranno e vi insulteranno. Rallegratevi ed esultate, perché la vostra ricompensa sarà grande in cielo!». In vero, questi uomini e queste donne sono delle opere preziose dell'arte divina del battere il ferro.

Chi in questo tempo viene battuta tra martello ed incudine è la nostra gioventù, quella in crescita, non ancora matura, che è ancora malleabile, tenera. Noi non la possiamo sottrarre ai colpi del martello del paganesimo, dell'ostilità al cristianesimo, ai falsi insegnamenti e costumi. Cosa viene loro insegnato ed imposto nelle riunioni serali e nelle ore di servizio presso quelle associazioni giovanili, alle quali, come si dice, hanno aderito spontaneamente con il consenso dei loro genitori? Che cosa vengono ad apprendere nelle scuole, che oggi i bambini, senza tener conto della volontà dei genitori, sono costretti a frequentare? Che cosa leggono nei nuovi libri di scuola? Fatevi mostrare, genitori cristiani, i libri, specialmente quelli di storia delle scuole superiori! Sarete atterriti con quale noncuranza della verità storica in essi si cerca di inculcare nei bambini inesperti la diffidenza verso il Cristianesimo e la Chiesa, si cerca di riempirli di odio contro la fede cristiana. Nelle scuole statali prescelte, nelle scuole del Partito, nei nuovi istituti di formazione per i futuri insegnanti di ambo i sessi è esclusa qualsiasi influenza cristiana, anzi, qualsiasi attività religiosa viene esclusa per principio. E che cosa succede ai bambini inviati, durante l'ultima primavera, in regioni lontane a causa del pericolo di attacchi aerei? Avranno lezioni di religione? E l'esercizio della religione? Genitori cristiani, voi dovete occuparvi di tutto ciò, altrimenti trascurate i vostri sacri doveri, altrimenti non potrete reggere dinanzi alla vostra coscienza ed a Colui che vi ha affidato i bambini, affinché li guidiate verso il cielo.

Noi siamo l'incudine, non il martello. Voi non potete sottrarre i vostri figli ai colpi martellanti dell'ostilità alla fede e alla Chiesa. Ma anche l'incudine partecipa alla forma.

Fate che la vostra casa paterna, il vostro amore e la vostra fedeltà di genitori, la vostra esemplare vita cristiana siano l'incudine forte, resistente, solida ed incrollabile, che accoglie la veemenza dei colpi nemici, che rinvigorisce e consolida sempre di più le forze ancora deboli della gioventù nella santa volontà di non farsi sviare dal cammino verso Dio.

Chi in questo tempo è battuto, siamo, quasi senza eccezioni, tutti noi. Quanti dipendono dalle pensioni, da rendite statali, assegni familiari e da altro! Chi oggi è ancora indipendente e padrone di se stesso nelle sue proprietà o affari?!

Può darsi che, specialmente durante la guerra, siano necessari una forte sorveglianza, anzi, anche l'ammasso e la distribuzione coatta di prodotti della produzione e del consumo, e chi non sopporterà ciò con buona volontà per amore del suo popolo e della sua patria! Ma con ciò è data anche una dipendenza da molte persone ed Organi, che non soltanto limitano la libertà del commercio, ma che anche portano in grave pericolo e tentazioni la libera indipendenza dei sentimenti, quando queste persone e questi Organi contemporaneamente rappresentano un'ideologia ostile al Cristianesimo e cercano di imporla alla gente da loro dipendente. Ed in una tale dipendenza si trovano tutti gli impiegati dello Stato, e quale coraggio e quale eroismo saranno richiesti a taluni impiegati, per dichiararsi, nonostante tutte le pressioni, tuttora cristiani, fedeli cattolici, e per confessarlo pubblicamente!

Attualmente noi siamo l'incudine per tutti i colpi che si abbattono su di noi, nel più fedele servizio in favore del popolo e della Patria, ma anche sempre pronti ad agire, con il più grande coraggio di autosacrificio, secondo le parole: «Bisogna obbedire più a Dio che agli uomini». Dio parla a ciascuno di noi per mezzo della coscienza formata dalla fede. Obbedite sempre, immancabilmente, alla voce della coscienza. Prendete, ad esempio, come modello quel Ministro di giustizia prussiano del vecchio tempo - l'ho citato già una volta tempo fa -, al quale un giorno il suo re, Federico il Grande, ordinò di cambiare e modificare, secondo il desiderio del monarca, una sentenza legittima del tribunale. Allora quel vero gentiluomo, un certo signor von Münchhausen, dette al suo Re questa magnifica risposta: «La mia testa è a disposizione di vostra Maestà, ma non la mia coscienza. Sono pronto a dare la mia vita per il mio Re, anzi gli obbedisco perfino accettando la morte dalla mano del boia. La mia vita è del Re, non la mia coscienza». È stata estirpata la progenie di tali gentiluomini, che la pensano così e così agiscono, sono morti gli impiegati prussiani di tale genere? Non vi sono più borghesi e contadini, artigiani ed operai di simili sentimenti? Di uguale coscienziosità ed uguale nobiltà d'animo? Ciò io non posso e non voglio credere. E perciò, ancora una volta: tempratevi, resistete! Non cedete! Come l'incudine sotto i colpi del martello. Può darsi che l'obbedienza a Dio, la fedeltà alla coscienza costi a me o a voi la vita, la libertà o la patria. Ma piuttosto morire che peccare! Che la grazia di Dio, senza la quale noi non possiamo fare nulla, dia e mantenga a voi e a me quella fermezza incrollabile.

Miei cari cattolici di Münster! Dopo che, durante la notte dal 7 all'8 luglio, una bomba ha perforato la navata laterale del duomo, durante la notte una bomba ha distrutto nella parete esterna la fontana di s. Ludgerus, il monumento del ritorno dall'esilio, nell'anno 1884, del beato Vescovo Johann Bernhard.

Le statue dei due Vescovi, Suitger ed Erpho, ai lati del monumento sono fortemente danneggiate. Quasi incolume è rimasta la statua di s. Ludgerus, apostolo della nostra regione di Münster e primo Vescovo di Münster. In atto di benedizione e rivolto verso il cielo egli alza la mano incolume destra, quasi come se voglia, con la miracolosa incolumità della statua, esortarci dicendo: qualunque cosa succeda, non abbandonate la fede rivelata da Dio, la fede cattolica ereditata dagli antenati. In mezzo alla distruzione di opere umane, in mezzo a tutte le calamità e preoccupazioni io vi esorto con le parole che il primo Papa dei tribolati cristiani scrisse: «Umiliatevi, dunque, sotto la potente mano di Dio, affinché a suo tempo vi esalti. Deponete in Lui tutte le vostre angustie, perché Egli si prenda cura di voi. Siate sobri ed in guardia! Il diavolo, vostro avversario, si aggira come leone ruggente... Resistetegli, fermi nella fede... Il Dio di ogni grazia, che vi ha chiamato in Gesù Cristo all'eterna sua gloria, dopo che avrete sofferto per breve tempo, Egli stesso vi perfezionerà, vi renderà fermi, forti, incrollabili. A lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli». (1 Pt 5, 6-11).

Preghiamo per i nostri congiunti, i nostri religiosi, per tutti coloro che devono soffrire ingiustamente, che sono nel bisogno, per i nostri soldati, per la città di Münster ed i suoi abitanti, per il nostro popolo, la nostra patria e per il suo Führer.

*      *      *

Predica del 3 agosto 1941

Purtroppo devo comunicare che la Gestapo anche in questa settimana ha continuato la sua lotta di annientamento contro gli Ordini religiosi cattolici. Mercoledì, 30 luglio, la Gestapo ha occupato e dichiarato chiusa la Casa provinciale delle Suore di Nostra Signora a Mülhausen, distretto di Kempen, che prima faceva parte della diocesi di Münster. Le Suore, molte delle quali provengono dalla nostra diocesi, in gran parte sono state espulse e nello stesso giorno han dovuto anche lasciare il distretto. Secondo voci credibili, giovedì 31 luglio, anche il Convento dei Missionari di Hiltrup in Hamm è stato occupato e confiscato dalla Gestapo. I padri colà domiciliati sono stati espulsi.

Io, già il 13 luglio, qui nella chiesa di s. Lamberto, dopo l'espulsione dei Gesuiti e delle Clarisse missionarie da Münster, ho pubblicamente constatato: nessuno degli abitanti dei conventi è accusato di un qualsiasi reato o crimine, davanti ad un Tribunale e neppure condannato. Come ho sentito dire, ora a Münster si diffondono delle voci che questi religiosi, in specie i Gesuiti, siano stati accusati e perfino trovati colpevoli di mancanze contro la legge, anzi, addirittura di alto tradimento.

Io dichiaro: questa è una volgare calunnia, che noi non accettiamo, a danno di connazionali tedeschi, dei nostri fratelli e delle nostre sorelle. Contro un giovane, che davanti a testimoni ha osato affermare tali accuse, ho già inoltrato denuncia presso il signor Pubblico Ministero. Mi aspetto che quest'uomo sia reso responsabile al più presto e che i nostri tribunali abbiano ancora il coraggio di riconoscere i responsabili e di punire i calunniatori, che osano togliere a degli onesti connazionali tedeschi, dopo che a loro sono state tolte le proprietà, anche l'onore. A partire da oggi, invito tutti i miei ascoltatori, anzi, tutti i concittadini onesti a farsi dare subito il nome e l'indirizzo dell'accusatore e degli eventuali testimoni presenti, se in loro presenza vengano fatte tali accuse contro i religiosi espulsi da Münster. Spero che qui a Münster vi siano ancora uomini che abbiano il coraggio di chiarire dinanzi al Tribunale tali accuse, che avvelenano la comunità del popolo, e di contribuire ad essa con un'aperto intervento personale, dando il loro nome e, se necessario, con giuramento. Se tali accuse contro i nostri religiosi venissero pronunciate in loro presenza, prego di comunicarlo subito al loro Parroco od anche al Vicario Generale e farle mettere a verbale. Mi sento in debito nei confronti dell'onore dei religiosi, dell'onore della nostra Chiesa cattolica ed anche dell'onore del nostro popolo tedesco e della nostra città di Münster, ed ho cura a che, tramite la denuncia penale presso il Pubblico Ministero, avvenga il chiarimento dello stato delle cose e la punizione di volgari calunniatori dei nostri religiosi.

(Segue la lettura del Vangelo della 9a domenica dopo la Pentecoste (Lc 19. 41-47) e poi la predica del Vescovo, che dura fino alle ore 12.)

Miei cari diocesani! È un evento commovente quello che il Vangelo della domenica odierna riporta. Gesù piange. Il figlio di Dio piange. Chi piange ha dolori, dolori fisici o del cuore. Gesù non soffriva fisicamente, eppure pianse. Come devono essere stati grandi il dolore dell'anima, la pena del cuore di questo uomo il più coraggioso di tutti gli uomini per indurlo a piangere? Perché pianse? Piangeva su Gerusalemme, sulla città sacra a Dio, a lui tanto cara, sulla capitale del suo popolo. Piangeva sui suoi abitanti, sui suoi connazionali, perché non volevano capire ciò che soltanto avrebbe potuto deviare la predestinata punizione divina, prevista dalla sua onniscienza, e dovuta alla sua divina giustizia: «Se tu volessi comprendere cosa ti porta alla tua pace!». Perché gli abitanti di Gerusalemme non lo comprendono? Non molto tempo prima Gesù ha esclamato: «Gerusalemme, Gerusalemme, quante volte ho voluto radunare i tuoi figli, come la chioccia raduna i suoi pulcini sotto le ali, e non hai voluto!»

E non hai voluto. Io, tuo Re, tuo Dio, io lo volevo. Ma tu non hai voluto. Come è al sicuro, custodito, protetto il pulcino sotto le ali della gallina! Essa lo nutre, lo difende. Così io ti volevo proteggere, custodire, difendere contro ogni fastidio. Io volevo. Tu non hai voluto.

Per questo Gesù piange, per questo piange questo uomo forte, per questo piange Dio. Piange sulla stoltezza, sull'ingiustizia, sul crimine del non volere. E sulla disgrazia che ne deriva, che la sua onniscienza vede arrivare, che la sua giustizia deve infliggere, quando l'uomo contrappone il suo non volere ai comandamenti di Dio, alle sue esortazioni alla coscienza, a tutti gli inviti affettuosi del divino amico, del migliore padre: «Se tu volessi comprendere, ancor oggi stesso, cosa ti dà la pace! Ma tu non hai voluto». È qualcosa di orribile, qualcosa di incredibilmente ingiusto e che porta alla rovina, quando l'uomo pone la sua volontà contro quella di Dio. Io ho voluto, tu non hai voluto. Per questo Gesù piange su Gerusalemme.

Devoti fedeli! Nella lettera pastorale di tutti i Vescovi tedeschi del 26 giugno 1941, e letta il 6 luglio di tale anno, in tutte le Chiese cattoliche della Germania, si dice tra l'altro: "Certamente vi sono, secondo l'insegnamento morale cattolico, leggi positive, che non sono più obbliganti, quando il loro adempimento sia legato a troppe difficoltà. Ma vi sono anche sacri doveri di coscienza, dai quali nessuno può esimerci dal non dover adempiere, se anche costi la vita; mai e in nessuna circostanza, al di fuori della guerra, e per legittima difesa, l'uomo può uccidere un innocente."

Già il 6 luglio avetti di aggiungere alla parola della lettera pastorale in comune il seguente commento: da alcuni mesi noi apprendiamo che, per disposizione di Berlino, vengono portati via forzatamente da case di cura e manicomi persone già a lungo malate e che potrebbero sembrare incurabili. Regolarmente i congiunti dopo poco tempo vengono informati che la salma sarebbe stata cremata e che le ceneri dei loro defunti avrebbero potuto essere loro recapitate. Generalmente si ha il sospetto, quasi la certezza, che questi numerosi casi di inattesi decessi di malati di mente non avvengano spontaneamente, ma che siano causati intenzionalmente, che si segua qui quella dottrina che afferma di poter distruggere le cosiddette «vite inutili», quindi uccidere esseri innocenti, se si giudica che la loro vita non abbia più alcun valore per il popolo e per lo Stato. Dottrina orribile, la quale vuole giustificare l'assassinio di innocenti e permette per principio l'uccisione violenta di invalidi inabili al lavoro, di mutilati, di malati inguaribili, di persone decrepite.

So da fonte attendibile che ora anche nelle case di cura e nei manicomi della provincia della Vestfalia vengono compilati degli elenchi di tali malati, che cosiddetti «compatrioti improduttivi» entro breve tempo devono essere portati via ed eliminati. Durante questa settimana è partito il primo trasporto dalla Casa di cura di Marienthal presso Münster.

Uomini e donne tedeschi! Tuttora è in vigore il § 211 del codice penale del Reich, che recita: «Chi uccide premeditatamente una persona, sarà, per tale assassinio, punito con la morte». Certamente per sottrarre alla giusta punizione coloro che premeditatamente uccidono questi poveri esseri, membri delle nostre famiglie, questi malati, scelti per l'uccisione, vengono portati via dalla loro terra in un istituto lontano. Quale causa della morte viene poi indicata una qualsiasi malattia. Poiché la salma viene subito cremata, né i congiunti, né la polizia criminale sono più in grado poi di verificare se si sia trattato veramente di malattia e quale ne sia stata la causa di morte. Ma mi è stato assicurato che nel Ministero per gli Affari interni del Reich, negli uffici del Capo dell'Ordine dei Medici del Reich, dr. Conti, non si fa mistero del fatto che invero già un gran numero di malati di mente sia stato ucciso in Germania premeditatamente e che la stessa cosa avverrà in futuro.

Il codice penale recita al § 139: «Chi viene a conoscenza in modo credibile dell'intenzione... di un crimine contro la vita... e chi omette di informare tempestivamente l'autorità o la stessa persona minacciata, sarà... punito». Quando io sono venuto a conoscenza che dei malati della Casa di Marienthal dovevano essere portati via, per essere uccisi, io il 28 luglio ho sporto denuncia al Pubblico Ministero della Pretura di Münster ed al signor Questore di Münster con una lettera raccomandata del seguente tenore: «Secondo informazioni a me giunte durante questa settimana (si parla del 31 luglio) un gran numero di malati della Casa di cura provinciale Marienthal, presso Münster, dovrà essere trasferito, come cosiddetti 'connazionali improduttivi' nel manicomio di Eichberg, per essere poi subito, dopo tali trasporti, come è avvenuto secondo convinzione generale, premeditatamente uccisi.

«Poiché un tale modo di procedere contravviene non soltanto alla naturale legge morale divina, ma, secondo il § 211 del Codice penale del Reich, deve essere punito con la morte, io, secondo il § 139 del Codice penale del Reich, sporgo debita denuncia e chiedo di difendere senza indugio i connazionali minacciati, procedendo contro gli organi che intendono eseguire il trasporto e l'uccisione e di informarmi su quanto fatto al riguardo». Non mi è stato notificato alcun intervento sia da parte del Pubblico Ministero che dalla Polizia.

Già il 26 luglio avevo protestato molto seriamente per scritto presso l'Amministrazione provinciale della provincia della Vestfalia, da cui questi istituti dipendono, e alla quale i malati sono affidati in cura e per guarigione. Senza esito. E, come mi si dice, dalla casa di cura e dal manicomio Warstein sono state portate via già 100 persone.

Così noi dobbiamo tener conto del fatto che i poveri ed indifesi malati prima o poi saranno uccisi. Perché? Non perché siano colpevoli di un crimine che meriti la morte, non perché forse abbiano aggredito il loro infermiere o guardiano, di modo che costui, per salvaguardare la propria vita, non abbia avuto altra scelta che affrontare con la forza, per legittima difesa, l'aggressore. Questi sono casi in cui, oltre all'uccisione del nemico armato del Paese in una guerra giusta, è lecito l'uso della forza fino all'uccisione e, spesse volte, è anche necessario. No, non per tali motivi devono morire quegli infelici malati, ma perché, secondo il giudizio di un ufficio, secondo il parere di una qualunque commissione son divenuti 'indegni di vivere', per il fatto che, secondo tale perizia, fanno parte dei 'connazionali improduttivi'. Si giudica: Non possono più produrre, sono come una vecchia macchina, che non funziona più, come un vecchio cavallo diventato inguaribilmente zoppo. Sono come una mucca, che non dà più latte. Cosa si fa con una tale macchina? Viene demolita. Cosa si fa con un cavallo zoppo, con talaltra bestia improduttiva? No, non voglio portare a fine questo paragone, per quanto tremendi siano la sua giustificazione ed il suo potere illuminante. No, qui non si tratta di macchine, qui non si tratta di cavallo e di vacca, la cui unica destinazione è servire l'uomo, produrre beni per l'uomo. Possono essere fracassati, macellati, quando non rispondono più a questa destinazione.

No, qui si tratta di esseri umani, nostri consimili, nostri fratelli e nostre sorelle. Poveri esseri malati e, se si vuole, anche improduttivi! Ma per questo non meritano di essere uccisi.

Hai tu, ho io il diritto alla vita soltanto finché noi siamo produttivi, finché siamo ritenuti produttivi da altri?

Se si ammette il principio, ora applicato, che l'uomo «improduttivo» possa essere ucciso, allora guai a tutti noi, quando saremo vecchi e decrepiti! Se si possono uccidere esseri improduttivi, allora guai agli invalidi, i quali nel processo produttivo hanno impegnato le loro forze, le loro ossa sane, le hanno sacrificate e perdute! Se si possono eliminare con la violenza esseri improduttivi, allora guai ai nostri bravi soldati, che tornano in Patria gravemente mutilati, invalidi!

Se poi si arriverà ad ammettere che delle persone abbiano il diritto di uccidere dei consimili, 'non produttivi' - anche se ora sono colpiti soltanto poveri ed indifesi malati di mente - allora per principio sarà permesso l'assassinio di tutte le persone non produttive, e cioè dei malati incurabili, degli invalidi del lavoro e di guerra, e quindi anche l'assassinio di noi tutti, quando saremo vecchi e decrepiti, e non più produttivi, è per principio lecito. E allora è sufficiente che un qualsiasi decreto segreto ordini che il procedimento sperimentato con i malati di mente venga esteso ad altri «improduttivi», per essere applicato anche ai tisici incurabili, ai decrepiti, agli invalidi sul lavoro, ai soldati gravemente mutilati. Allora nessuno è più sicuro della propria vita. Una qualunque Commissione lo può includere in una lista degli «improduttivi», che, secondo il loro parere, sono diventati «vite inutili». E nessuna polizia li proteggerà, e nessun Tribunale punirà il loro assassinio e condannerà l'assassino alla pena che si merita. Chi allora potrà avere ancora fiducia nel proprio medico? Può darsi che egli dichiari il malato come «improduttivo» e gli si ordini di ucciderlo. È inimmaginabile quale imbarbarimento dei costumi, quale generale diffidenza saranno portati entro le famiglie, se questa dottrina sarà tollerata, accettata e seguita. Guai agli uomini, guai al nostro popolo tedesco, se il sacro comandamento divino: «Non uccidere», che il Signore ha annunciato tra tuoni e lampi sul monte Sinai, che Iddio, nostro creatore, ha impresso sin dall'inizio nella coscienza degli uomini, non soltanto sia trasgredito, ma se tale trasgressione sia perfino tollerata ed impunemente messa in pratica.

Voglio citarvi un esempio di ciò che attualmente avviene. A Marienthal vi era un uomo di 55 anni, un contadino di un comune rurale della regione di Münster - potrei dirne anche il nome - che soffre, da alcuni anni, di squilibri mentali e che pertanto è stato affidato alle Casa di cura e manicomio di Marienthal. Non era veramente alienato, poteva ricevere visite ed era sempre contento quando i suoi congiunti lo andavano a trovare. Ancora 2 settimane fa sua moglie ed uno dei suoi figli, che come soldato sta al fronte e che era in licenza, sono andati a visitarlo. Questo figlio vuole molto bene a suo padre e così il saluto d'addio fu molto commovente; nessuno sa se questo soldato ritornerà, perché può morire al fronte per i suoi connazionali. Il figlio, questo soldato, probabilmente non rivedrà più il padre in questa vita, perché questo è stato incluso dal suo ricovero nella lista degli improduttivi. Un parente, che in questa settimana voleva far visita al di lui padre in Marienthal, non fu fatto entrare e gli si disse che il malato, per disposizione del Consiglio dei Ministri per la Difesa del Paese, sarebbe stato portato via, senza poter dire dove. I parenti sarebbero stati informati entro alcuni giorni. Quale tenore avrà questa comunicazione? Come quella di altri casi? Che quell'uomo era deceduto, che la sua salma era stata cremata, che le ceneri, mediante il pagamento di una tassa, potevano essere consegnate? Allora il soldato, che è al fronte e mette la propria vita a repentaglio per i suoi connazionali, non vedrà più suo padre in questa vita, perché dei connazionali in patria hanno tolto a lui la vita.

I fatti da me riferiti sono veri. Posso fare il nome di questo malato, quello di sua moglie, di suo figlio, che è soldato, e il luogo dove abitano.

«Non uccidere!» Dio ha impresso questo comandamento nella coscienza degli uomini, molto prima che un codice penale minacciasse l'assassinio con la pena, molto prima che Pubblico Ministero e Tribunale perseguissero e punissero l'assassinio. Caino, che uccise suo fratello Abele, fu un assassino molto prima che esistessero gli Stati ed i Tribunali. Ed egli confessò, spinto dall'accusa della propria coscienza: «II mio misfatto è troppo grande ... per essere perdonato! ... Chiunque mi incontrerà, ucciderà me, l'assassino» (Genesi 13). Non uccidere! Questo comandamento di Dio, unico Signore, che ha il potere sulla vita e sulla morte, fin dall'inizio fu impresso nei cuori degli uomini, molto prima che Dio avesse annunciato ai figli d'Israele sul Monte Sinai la sua legge morale con quelle sentenze lapidari, scolpite sulla pietra e che sono scritte nelle Sacre Scritture e che noi bambini abbiamo imparato a memoria.

«Io sono il Signore, Dio tuo», così inizia questa legge irrevocabile, «Non avrai altro Dio all'infuori di me». L'unico, onnipotente, onnisciente, infinitamente santo e giusto Dio ha dato questi comandamenti. II nostro Creatore e giudice futuro. Per amor nostro ha impresso questi comandamenti nei nostri cuori e ce li ha comunicati, perché corrispondono alle esigenze della nostra natura creata da lui; essi sono le norme indispensabili ad una vita d'uomo ragionevole, gradito a Dio, e ad una vita salutare e santa degli uomini nella comunità. Dio, nostro Padre, vuole con questi comandamenti radunare noi, suoi figli, come la chioccia raduna i suoi pulcini sotto le sue ali.

Quando noi uomini seguiamo questi ordini, questi inviti, questa chiamata di Dio, allora noi siamo custoditi, difesi, protetti da disgrazie, difesi dalla rovina, come i pulcini sotto le ali della gallina.

«Gerusalemme, Gerusalemme, quanto spesso volevo radunare i tuoi figli come la chioccia sotto le ali i pulcini. Ma tu non hai voluto!» Deve ciò di nuovo avverarsi nella nostra patria tedesca, nella nostra terra vestfalica, nella nostra città di Münster? Ma in Germania, qui da noi, si ubbidisce ai comandamenti di Dio?

L'ottavo comandamento: «Non dire falsa testimonianza contro il tuo prossimo, non dire menzogne!» Quante volte questo viene trasgredito in modo insolente, anche pubblicamente!

Il settimo comandamento: «Non rubare!» Quale proprietà è ancora sicura dopo l'arbitraria espropriazione, e senza riguardo, delle proprietà dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, che sono membri di Ordini religiosi cattolici! Da chi è difesa la proprietà, se questa proprietà, confiscata illegalmente, non viene restituita?

Il sesto comandamento: «Non commettere atti impuri!» Ricordate le istruzioni e le assicurazioni che la famigerata lettera aperta di Rudolf Hess, nel frattempo scomparso, pubblicata su tutti i giornali, ha dato in merito alla libera vita sessuale ed alla illegittima maternità! E quante altre cose spudorate e volgari relative a questo punto si possono leggere ed osservare!

A quale spudoratezza nel vestire la gioventù si è dovuta abituare! In preparazione del futuro adulterio! Perché si distrugge la pudicizia, baluardo della castità.

Ora anche il quinto comandamento: «Non uccidere» è messo da parte ed è trasgredito sotto gli occhi di organi tenuti a salvaguardare l'ordinamento giuridico e della vita, da quando si permette di uccidere esseri umani innocenti, benché malati, soltanto perché sono «improduttivi» e non più in grado di produrre beni.

E come è osservato il quarto comandamento che richiede rispetto ed obbedienza ai genitori ed ai superiori? La posizione e l'autorità dei genitori sono già minate in larga misura e sono scosse sempre più con tutte quelle pretese, che contro la volontà dei genitori vengono richieste ai giovani. Ma si crede davvero che saranno mantenuti sincero rispetto, coscienziosa obbedienza all'Autorità dello Stato, se si continuano a trasgredire i comandamenti della massima autorità, i comandamenti di Dio, se si combatte perfino la fede nell'unico vero Dio soprannaturale, Signore del cielo e della terra, anzi, se si cerca di estirparla?

L'osservanza dei primi tre comandamenti, del resto, già da tempo non è più praticata pubblicamente in Germania ed anche a Münster.

Quanti dissacrano la domenica e le festività, sottraendole al servizio verso Dio! E come si abusa, si disonora e si bestemmia il nome di Dio!

E il primo comandamento: «Non avrai altro Dio all'infuori di me!» Piuttosto dell'unico vero Dio si creano a piacere idoli per adorarli: la natura o lo Stato o il popolo o la razza. E quanti sono coloro il cui dio, in realtà, secondo la parola di s. Paolo, è «il ventre», la propria buona salute, cui sacrificano tutto, anche l'onore e la coscienza, e l'ebbrezza dei sensi, l'ebbrezza del denaro, l'ebbrezza del potere! E allora può nascere anche la tentazione di arrogare diritti divini a se stessi, di sentirsi padroni della vita e della morte dei consimili.

Quando Gesù andò a Gerusalemme e vide la città, pianse e disse: «Oh, se comprendessi il messaggio di gioia! Ma purtroppo è nascosto ai tuoi occhi! Verranno sopra di te giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte! Distruggeranno te e i tuoi figli in mezzo a te, e non lasceranno in te pietra su pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo in cui sei stata visitata». Con i suoi propri occhi Gesù a quel tempo vide soltanto le mura e le torri della città di Gerusalemme, ma l'onniscienza divina penetrò più in profondo, vide la situazione interna della città e dei suoi abitanti: «Gerusalemme, quante volte volevo radunare i tuoi figli, come la chioccia, sotto le sue ali, i pulcini, ma non hai voluto!»

Questo è il grande dolore che opprime il cuore di Gesù, che strappa le lacrime ai suoi occhi. Volevo il tuo bene. Ma tu non vuoi. Gesù vide il peccaminoso, l'orribile, il criminoso, ciò che porta la sventura di quel non volere... il piccolo uomo, la creatura caduca pone la sua volontà creata contro la volontà di Dio. Gerusalemme ed i suoi abitanti, il popolo eletto e preferito pone la propria volontà contro la volontà di Dio. Si oppone stoltamente e criminosamente alla volontà di Dio. Per questo Gesù piange sull'orribile peccato e sulla punizione, che non può tardare. Dio non si fa beffare.

Cari fedeli di Münster! Il Figlio di Dio nella sua onniscienza ha visto, a quel tempo, soltanto Gerusalemme ed il suo popolo? Ha pianto soltanto su Gerusalemme? È il popolo di Israele l'unico popolo che Dio ha circondato di cure paterne e di amore materno, che ha protetto e attirato a sé? E che non ha voluto? Che ha respinto la verità di Dio, ha gettato lontano da sé la legge di Dio e, in tal modo, si è avviato verso la rovina? Gesù, l'onnisciente Dio, a quel tempo ha visto anche il nostro popolo tedesco? Anche la nostra Vestfalia, la nostra terra di Münster, la Bassa Renania? E ha pianto anche su noi? Pianto su Münster? Da mille anni egli ha insegnato la sua verità ai nostri antenati ed a noi, ha guidato noi con la sua legge, nutrito con la sua grazia, ci ha raccolto come la gallina raduna sotto le sue ali i suoi pulcini. Ha visto in quel tempo l'onnisciente Figlio di Dio che nel nostro tempo anche relativamente a noi egli avrebbe dovuto pronunciare la sentenza: Tu non hai voluto. Guardate, la vostra casa sarà devastata. Come sarebbe tremendo!

Miei cari fedeli! Speriamo di essere ancora in tempo. Ma non c'è tempo da perdere. Dobbiamo comprendere già oggi stesso, cosa è necessario alla nostra pace, ciò che soltanto ci può salvare, salvare dalla punizione divina: che noi teniamo i comandamenti quale norma della nostra vita e che sul serio prendiamo le parole: meglio morire che peccare! Con la preghiera e con la penitenza sincera imploriamo il perdono e la misericordia di Dio per noi, per la nostra città, per il nostro Paese, per il nostro caro popolo. Ma chi vuole continuare a provocare il giudizio di Dio, chi bestemmia la nostra fede, chi disprezza i comandamenti di Dio, chi fa comunella con coloro che allontanano la nostra gioventù dal Cristianesimo, che derubano e cacciano via i nostri religiosi, con coloro che consegnano esseri innocenti, nostri fratelli e nostre sorelle, alla morte, con essi noi vogliamo evitare ogni intimo rapporto, vogliamo sottrarre noi e i nostri alla loro influenza per non essere infettati dal loro pensare ed agire contro Dio, per non essere complici ed in tal modo meritare la stessa punizione, che il Dio giusto deve infliggere e infliggerà a tutti quelli che, come l'ingrata città di Gerusalemme, non vogliono ciò che Dio vuole.

O Dio, fai conoscere a noi tutti, in questo giorno, prima che sia troppo tardi, quel che giova per la nostra pace!

O, Sacro Cuore di Gesù, Tu che piangi sulla cecità e sui misfatti degli uomini, aiutaci con la Tua grazia ad aspirare sempre a ciò che a Te piace ed a rinunciare a ciò che a Te dispiace, affinché restiamo nel tuo amore e troviamo la tranquillità delle nostre anime! Amen.

 

(*) Tratto dal volumetto pubblicato a cura del Capitolo della Cattedrale di Münster / Germania – 1996.