"Spunti" Settembre 1998

Sommario

 

  • I ragazzi apostoli di Fatima in Croazia e Bosnia
  • Non induriamo i nostri cuori alla voce di Fatima
  • Una pietra miliare nella storia dell'Albania: l'inaugurazione del Santuario nazionale della Madre del Buon Consiglio a Scutari
  • Intervista all'Arcivescovo di Scutari: "Luci che si uniscono per diventare il grande faro della speranza per tutti i popoli"
  • Sarno: una valanga di grazie, la Madonna di Fatima nei paesi alluvionati

I ragazzi apostoli di Fatima in Croazia e Bosnia

Cosa può motivare giovani ragazzi italiani, alla fine dell'anno scolastico, a rinunciare alle ben meritate vacanze per intraprendere, sotto il caldo estivo, un pellegrinaggio con la statua della Madonna di Fatima in Croazia e Bosnia? Senza'altro quell'amore alla Madre di Dio che smuove anche le nuove generazioni, per dimostrare a una società sempre più edonista ed egoista, che "non si è mai inteso al mondo", come scriveva San Bernardo nella sua celebre preghiera, che la Madonna abbia abbandonato gli uomini redenti da Suo Figlio.

Questa gioventù marina è un segno che, per quanto avverse siano le circonstanze attuali e insidiose le tentazioni, l'alleanza fra Maria e gli uomini si rinnova e si rinnoverà, perché "tutte le generazioni (la) chiameranno beata". Pieni di gioia sono così partiti i nostri ragazzi verso le martoriate terre di Croazia e Bosnia.

Si, verso quelle terre irrorate dal sangue ancora fresco dei martiri di questo secolo: vescovi, sacerdoti, religiose e laici, che hanno dato la loro vita per Cristo. E fra cui giganteggia la figura di quello straordinario arcivescovo di Zagabria che fu il Cardinale Alois Stepinac, al quale S.S. Giovanni Paolo II beatificherà il prossimo ottobre nel corso del suo viaggio nella cattolica nazione croata.

La carovana dei nostri ragazzi volontari, alcuni ancora studenti della scuola superiore e altri agli inizi degli studi universitari, è durata dal 18 al 28 luglio scorso. Sono arrivati di tardo pomeriggio a Zagabria, dove erano attesi dal Dr. Mario Zivkovic, nostro intraprendente amico del "Centro per la Famiglia". Appena il tempo a lasciare i bagagli nel seminario che li ospitava ed eccoli di nuovo sulla strada per portare la statua della Madonna di Fatima al convento delle suore vincenziane, dove li aspettavano oltre 200 devoti.

Il giorno dopo si sono recati al santuario nazionale mariano di Marija Bistrica, a una quarantina di kilometri della capitale croata. Erano almeno 5.000 i fedeli presenti ai quali nostri ragazzi hanno potuto distribuire stampe e libri a volontà. Dopo pranzo sono rientrati per andare a fare un'altra distribuzione di letteratura mariana in lingua croata nella parocchia del Cuore Immacolato di Maria.

Nei giorni successivi hanno visitato Slavonski Brod e Dakovo, dove hanno effettuato lo stesso genere di apostolato. In quest'ultima città sono stati ricevuti molto cordialmente dal vescovo, Mons. Gasparovic. Il 22 luglio, giorno della festa di Santa Maria Maddalena, hanno potuto incontrare un altro folto gruppo di devoti nella parrocchia a lei dedicata nella città di Jarughe.

Da Jarughe sono andati a Osjek, capitale della bella Slavonia, per poi dirigiersi verso la regione danubiana, la zona devastata dalla guerra, particolarmente le provate città di Vukovar e Ivankovo, accompagnati dal nostro caro amico Mons. Ivan Seso, che si è dimostrato veramente molto ospitale.

Era loro viva speranza potersi recare anche alla martoriata Sarajevo. Strada facendo sono stati ben accolti dal GAM nella cittadina di Medjurgorje, dove è stato possibile distribuire altra letteratura mariana. Finalmente nella capitale bosniaca, hanno effettuato ulteriori distribuzioni e organizzato, come nei posti precedenti, delle piccole corali di inni mariani.

L'ultima tappa del pellegrinaggio prevedeva una sosta nella città di Zara, ospiti dei salesiani della casa Gospeloret. A Zara e Biograd è stato possibile portare la statua della Madonna di Fatima agli ospedali principali per farla venerare dai malati e dal personale ospedaliero.

Infine di ritorno verso Roma via Spalato e Ancona, ma non prima di avere ringraziato la Madonna per questo viaggio pieno di benedizioni in due centri di grande devozione mariana sul suolo italiano: il Santuario della Santa Casa di Loreto e quello della Madonna del Buon Consiglio a Genazzano. Ancora un grazie a tutti quelli che hanno reso possibile questo apostolato dei nostri giovani volontari al di là dell'Adriatico.

Questo viaggio è finito, ma le carovane continuano e le prossime mete sono Polonia, Ucraina ed i Paesi Baltici.

Non induriamo i nostri cuori alla voce di Fatima

Plinio Corrêa de Oliveira

Nel maggio 1944, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira, allora direttore dell'organo ufficiale dell'arcidiocesi di San Paolo del Brasile, "O Legionrio", pubblicò sulle pagine di quel settimanale l'articolo che, in vista della sua palese lungimiranza, Spunti ripropone oggi ai suo lettori, nella speranza che costituisca utile strumento di meditazione per il prossimo 13 ottobre.

Un avvenimento fra i più importanti della storia contemporanea

Circa 30 anni fa, il primo conflitto mondiale si avviava verso il tramonto. Fermato lo slancio iniziale dell'invasione germanica, i francesi si accingevano a riconquistare il territorio perso. Per i politici di alto bordo e per gli osservatori militari non c'era più nessun dubbio sull'esito della lotta. Tutta la strategia tedesca si basava sulla speranza del trionfo della "blitzkrieg". La prima carta l'avevano calata con immense possibilità di successo. Ma era l'unica da giocare, ed i tedeschi l'avevano persa. I finanzieri, i sociologi, i politicanti già cominciavano a rumoreggiare dietro le quinte, discettando sul modo in cui il mondo si sarebbe organizzato nel dopoguerra. Ciò accadeva mentre ancora era accesa la lotta sui campi di battaglia e i cannoni germanici tuonavano non molto lontano da Parigi.

Quel rumorio aveva una sua reale importanza. Molto più importanza persino di quello del tuono di cannoni. Sui campi di battaglia si liquidava una guerra già decisa nelle sue premesse. Negli uffici politici non si liquidava una guerra, si decideva una nuova era. Il futuro non apparteneva più al martellare delle mitraglie, ma alle trattative degli specialisti e dei tecnici.

Quando i primi tratti di questo mondo nuovo iniziavano a delinearsi timidamente, avvenne uno dei fatti più straordinari della storia contemporanea. Nel nostro tempo sono molti gli scettici che non ci credono. E quelli che non sono scettici sono timidi, perciò non osano parlare ad altavoce su quello in cui credono. Gli uni per mancanza di fede, gli altri per mancanza di coraggio non vogliono incorporare nella storia questo avvenimento. Ma le più cogenti ragioni per crederci, sulle quali l'intelligenza umana può basarsi sono lì palesemente, a testimoniare che la Madonna scese dal Cielo in terra per manifestare a tre pastorelli di uno sperduto e sconosciuto del Portogallo, le vere condizioni, le fondamenta indispensabili per riorganizzare il mondo. Se ascoltasse questo messaggio, l'umanità ritroverebbe veramente la pace. Ora è arrivata nuovamente la guerra. Adesso come allora si pensa su come riorganizzare il mondo. Nessun momento è così opportuno come questo per ricoradre le apparizioni di Fatima.

"Dalla bocca dei fanciulli una lode perfetta" a Dio

Si faccia un test: si prendano tre fanciulli separatamente, si chieda loro di fare un piccolo compito su una apparizione della Madonna, descrivendo i suoi tratti, i suoi vestiti, le sue espressioni fisionomiche, i suoi gesti, annotando le sue parole. Cosa ne verrebe fuori? Sicuramente molto di infantile, persino di grotesco e di palesemente ridicolo! Il livello d'istruzione dei pastorelli di Fatima era immensamente più basso di quello dei loro coetani delle città. Non conoscevano n‚ teatri n‚ cinema, non avevano sfogliato libri raffiguranti regine o signore di corte di altri tempi, ecc. Non avevano dunque altra idea di bellezza, di eleganza, di distinzione, di quella che filtrava vagamente dal tipo femminile prevalente in un umile villaggio dell'epoca. Non possedevano la pur minima nozione di belleza relativa ai colori o ai loro rispettivi accostamenti. Tuttavia, la Signora che loro apparve, fu descritta con particolari sufficienti per far capire che si trattava di una figura di sublime beltà, vestita con rara maestà e semplicità. Signora peraltro così diversa da tutte le immagini che loro conoscevano, che non sospettarono fosse la Madonna, e neppure una santa. Soltanto quando Lei glielo rivelò seppero con chi avevano a che fare.

Questa Signora parlò loro di cose molto elevate. Parlò della guerra, del Papa (che la pastorella più piccola, Giacinta, non sapeva neanche che esistesse), parlò di politica e di sociologia. E questi fanciulli ripetterono il messaggio con straordinaria fedeltà!

Davvero Dio trae, come asserisce la Scrittura, "dalla bocca dei fanciulli una lode perfetta".

La guerra, castigo per l'empietà e l'impurità

Ma prendiamo ora in considerazione il messaggio. Inanzittutto, vedremo che è assolutamente ortodosso. Non era facile inventarsi un messaggio ortodosso. Orbene, tutte le parole della Signora ai pastorelli sono di una assoluta ortodossia. Nel trattare molto complessi argomenti, non c'è il sia pur minimo errore di dottrina. Tutto ciò i piccoli veggenti non potevano sicuramente esserselo inventato.

Ma c'è di più. Il Messaggio della Signora, che avvenne esattamente nel momento cruciale in cui si preparava il dopoguerra, restituì con grande semplicità tutte le cose ai loro termini fondamentali, disprezzando le manifestazioni pompose del falso patriotismo e dello scientifismo dei "tecnici". La guerra era stata un castigo per il mondo, per la sua empietà, per l'impurità dei suoi costumi, per l'abitudine di non rispettare la domenica e i giorni festivi. Risolto questo, il resto sarebbe stato dato in sovrappiù. Non risolto questo, le altre soluzioni a nulla sarebbe servite. E se il mondo non ascoltava la voce della Signora, sarebbe arrivata una nuova guerra, preceduta da uno straordinario fenomeno celeste. E questa nuova guerra sarebbe ancora più terribile della prima.

Il mondo sprofonda sempre più nel peccato, risultato di una pace senza Cristo e contra Cristo

Si riunirono i tecnici - che assieme ai banchieri oggi sono i reggi della terra - "et convenerunt in unum adversus Dominus". Costruirono una pace senza Cristo, contro Cristo. Il mondo affondò ancora di più nel peccato, nonostante l'ammonimento della Madonna. A Fatima i miracoli si molteplicarono per decine, per centinaia, per migliaia. Eccoli, accessibili a tutti, esaminabili da qualsiasi medico di ogni razza ed ogni religione. Le conversioni non si contarono più. Tuttavia, Fatima non era ascoltata da nessuno. Alcuni la mettevano in dubbio senza studiarla, altri la negavano senza prenderla in esame. Altri ancora ci credevano senza osarlo dire. La voce della Signora non fu udita e più di venti anni passarono. Un bel giorno, stranni segni vennero dal Cielo, una aurora boreale riportata da tutte le agenzie del mondo. Dal profondo del suo convento, Lucia scrisse al vescovo: era il segno che la Guerra verrebbe in breve. Ed in breve venne la guerra. Eccola lì. Oggi ci si preoccupa nuovamente di "riorganizzare il mondo", agli sgoccioli di questa lotta già potenzialmente vinta.

Per una pace autentica: fedele attuazione del Messaggio di Fatima

"Si vocem ejus hodie audieritis, nolite obdurare corda vestra" - Se oggi sentite la sua voce, non indurire il vostro cuore", dice la Sacra Scrittura. Elencando la festa della Madonna di Fatima fra le festività liturgiche, la Santa Chiesa proclama la perennità del messaggio dato al mondo attraverso i tre pastorelli. Nel giorno della sua festa, ancora una volta la voce di Fatima giunge a noi: "Non indurite i vostri cuori". E così avrete trovato la strada della vera pace".

Una pietra miliare nella storia dell'Albania:

l'inaugurazione del Santuario nazionale della

Madre del Buon Consiglio a Scutari

Gli stretti vincoli che uniscono la Patrona di quella nazione con l'Italia devono suscitare una profonda gioia nei nostri cuori per un avvenimento di così buon auspicio.

Gjon Gjomarkaj (*)

Nei primi 100 portentosi giorni, 161 miracoli a Genazzano

Il miraculoso e bellissimo affresco della Madonna del Buon Consiglio, che si venera oggi nel Santuario di Genazzano nei dintorni di Roma, si trovava a Scutari, in Albania, e sarebbe stato trasportato dagli angeli nella sua sede attuale dopo la caduta di questo paese sotto il dominio ottomano nel 1467.

Furono 161 miracoli realizzati a Genazzano dal 27 aprile al 14 agosto di quel anno, scrupolosamente registrati nel volume "Codice dei miracoli". Da allora in poi i prodigi non sono cessati, attraendo a quel santuario papi, santi e fedeli devoti di tutte le parti del mondo.

Ma anche a Scutari, intorno alla nicchia vuota della Madonna, miracoli straordinari non sono mai cessati. Cosa che evidentemente induceva il popolo albanese a non smettere di ricorrere alla sua Patrona.

Il Santuario, distrutto dagli ottomani nel 1467 e poi ricostruito, fu raso nuovamente al suolo nel 1967 dal regime comunista più ateo del mondo.

Grande gesto, ma poco conosciuto

Mons. Simeone Duca ha confidato ai rappresentanti di Luci sull'Est: "Anni fa dovevo andare in Albania. Il vescovo Mons. Diego Natale Bona mi disse: "prega per me almeno un Avemaria dove un tempo sorgeva il santuario della Madonna del Buon Consiglio a cui sono devoto". Andai quindi in questo posto. Quale fu la desolazione che abbi guardando un luogo dove solo cresceva l'erbaccia e la gente andava a buttare i rifiuti. Pensai: Madonna mia, è possibile che sia così malridotto questo posto da dove un tempo emanava la tua luce per tutta l'Albania, per tutto il mondo! Allora decisi che dovevo ricostruire il Santuario il più fedelmente all'originale".

Efetivamente, grazie alla generosità di Mons. Duca, questo suo ideale si è finalmente realizzato! Infatti, S.S. Giovanni Paolo II benediva la prima pietra del Santuario il 25 aprile 1993, durante la Sua visita apostolica in Albania, definendolo "simbolo della fede indistruttibile del popolo albanese".

"Le tenebre non l'hanno accolta": solenne inaugurazione del Santuario...

Ma il 24 maggio scorso, quello stesso locale, ridotto al pietoso stato poc'anzi descritto, è ritornato alla vita. Sorge quindi una luce che dissipa il buio della violenza e della morte provocata dai senza Dio.

Il Cardinale Josef Tomko, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, e appositamente venuto da Roma per presiedere il solenne Rito di Riconsacrazione del Santuario.

All'inizio della Santa Messa, l'Arcivescovo di Durazzo e Tirana, nonch‚ Presidente della Conferenza Episcopale Albanese, Mons. Rrok Mirdita, ha dato lettura del telegramma del Santo Padre, in cui si auspica che "la Madre del Redentore interceda per l'intera popolazione albanese e per quanti hanno responsabilità civili, e doni sapienza necessaria alla rinascita religiosa e sociale dell'Albania".

Accompagnarono il Cardinale Tomko all'altare il Nunzio Apostolico in Albania, Arcivescovo Giovanni Bulaitis, assieme ad altre importanti e numerose autorità ecclesiastiche albanesi. Parimenti presenti alla sacra funzione il Presidente della Repubblica e le più alte autorità di governo e del parlamento.

Presenti, tra gli altri, la comunità cattolica albanese di New York e una delegazione di Luci sull'Est, guidata da Miguel Angel Gutierrez e da chi scrive e accompagnata dal Presidente dell'Associazione Nazionale di Beneficenza Madre Teresa, Llesh Arapi. Con l'occasione è stata anche possibile la distribuzione di migliaia di copie del libro "Madre del Buon Consiglio", che ho avuto l'onore di tradurre in albanese.

Testemonianza del ritorno della Madonna del Buon Consiglio nei cuori di tutti gli albanesi

Il Cardinale Jozef Tomko, rivolgendosi ai circa 20 mila presenti e all'intero popolo albanese, ha detto tra l'altro: "La distruzione di questo antico monumento (...) doveva significare la sconfitta e la disintegrazione totale della fede e della religione. Perfino le sue opere dovevano essere portate via, e con esse ogni memoria della vostra "Signora di Scutari" doveva essere estirpata dalla cultura dei vostri figli e della storia del vostro popolo. Invece il popolo albanese, non appena conquistata la sua libertà ha dato rinnovato vigore alla propria memoria di fede e di storia. Con indomabile tenacia ha voluto ricostruire la Casa della Madonna di Scutari, nello stesso posto come era prima, quale segno di risurrezione alla vita nuova, quale luminosa testimonianza del ritorno della Madre del Buon Consiglio, Patrona dell'Albania, alla sua Casa, e nei cuori di tutti gli albanesi..."

Il Cardinale Tomko, ad un certo punto, si è rivolto ai giovani che crescono e maturano "in mezzo a tante battaglie interiori e tentazioni", esortandoli a guardare alla Madre di Cristo che indica loro "i veri valori della vita".

Alla fine ha preso la parola Mons. Simeone Duca, il quale ha tracciato un "programma di vita" che è frutto copioso di un'intensa devozione alla Madonna. Ha detto ai fedeli albanesi "siate liberi nella verità, forti nell'agire ed operosi nella carità".

(*) Il Principe Gjon Gjonmarkaj, esponente della nobiltà albanese, è stato responsabile della sezione albanese della Radio Vaticana durante buona parte della dittatura comunista.

Luci sull'Est, anni fa, ha pubblicato il libro "Madre del Buon Consiglio", distribuendolo gratuitamente in tutta l'Albania. L'associazione ha sponsorizzato e realizzato, in collaborazione con la radiotelevisione dell'Albania, un film-documentario sulla meravigliosa storia dell'affresco oggi venerato a Genazzano e che un tempo, da Scutari, era la luce degli occhi della martoriata nazione albanese. Il film in albanese e italiano, ha suscitato grande ripercussione in tutta l'Albania.

Luci sull'Est coglie l'occasione per ringraziare tutti colore che hanno collaborato, sotto varia forma, al rinvigorimento della Fede nella nazione albanese.

Intervista all'Arcivescovo di Scutari

 

"Luci che si uniscono per diventare il grande faro della speranza per tutti i popoli"

Il 24 maggio, la delegazione di Luci sull'Est è stata ricevuta nella Sede arcivescovile dal Arcivescovo di Scutari, Mons. Angelo Massafra. Gli abbiamo rivolto alcune domande circa la devozione alla Patrona dell'Albania.

Domanda - Eccellenza, un commento riguardo avvenimento di oggi, ossia l'inaugurazione del Santuario nazionale albanese della Madre del Buon Consiglio a Scutari?

Mons. Angelo Massafra - E' stato una data storica e la più significativa dopo il 25 Aprile 1993, data in cui a Scutari è venuto il Papa consacrando i primi Vescovi albanesi; e ha insediato me nell'Arcidiocesi di Scutari. Sono questi eventi che ci fanno capire la nuova rinascita della fede che, malgrado tutto quello che il regime comunista ha fatto per cancellare Dio, la devozione alla Madre del Buon Consiglio e la Chiesa, la fede non è mai morta in Albania. Questo perch‚, ci sono stati centinaia e centinaia di martiri che hanno versato il loro sangue per la Chiesa di Cristo. Ci sono stati migliaia di fedeli che di nascosto, nel silenzio, si sono consacrati nella Fede. Oggi con l'inaugurazione del Santuario, una pietra miliare viene messa nella storia dell'Albania.

Domanda - Che aiuto può dare e che contributo rappresenta questo libro "Nena e Keshillit te Mire" che Luci sull'Est ha pubblicato per questa rinascita spirituale del popolo albanese?

Mons. Massafra - Quando ho preso conoscenza della Vostra Associazione, anzitutto mi è piaciuto immensamente il nome Luci sull'Est. E' stato indovinato perché dopo decadi di tenebre calate sul popolo albanese, sono le luci della Fede che tornano ad accendersi; sono piccole luci, come voi qui presente, che si uniscono, per diventare il grande faro della speranza per tutti i popoli, ed in specie di quei popoli che per lungo tempo, sono stati costretti a soffrire sotto la dittatura rossa nell'Est Europeo, e quindi il libro "Nena e Keshillit te Mire", il film documentario sulla storia di Zoja e Shkodres, e del popolo albanese, sono luci che iluminano la mente e il cuore della gente, che ha sete di sapere sulla loro fede, la loro storia, la loro Patria, negata e profanata per circa mezzo secolo da un regime materialista e disumano.

Domanda - Monsignore, vuole inviare un messaggio agli associati di Luci sull'Est, che con il loro contributo hanno permesso di realizzare la pubblicazione di questo libro in 80 mila copie e la distribuzione gratis alla popolazione albanese, del film documentario, ecc.?

Mons. Massafra - Un messaggio di ringraziamento per quello che hanno fatto finora. Un messaggio di incoraggiamento perch‚ siate luci di Cristo nel vostro ambiente, nelle vostre famiglie, nel posto di lavoro, nel pellegrinaggio, e così continuate ad essere sempre luci per l'Est, è questo il mio augurio.

Mando di tutto cuore la mia benedizione a tutti gli associati di Luci sull'Est, e vi terrò presenti nelle mie intenzioni della Messa che dico una volta al mese, per i benefattori della Diocesi.

Sarno: una valanga di grazie

La Madonna di Fatima nei paesi alluvionati

Gli abitanti di Sarno, Bracigliano e Quindici, nell'entroterra salernitano, difficilmente dimenticheranno la notte del 5 maggio 1998. A causa di pioggie torrenziali durate tutta la giornata, verso il tramonto cominciarono a verificarsi le prime frane. Nonostante le voci che prudentemente consigliavano l'evacuzione, si è dato ascolto agli ottimisti: "Non vi spaventate, non succederà niente!" Poco prima della mezzanotte, invece, la montagna è venuta gi-, spazzando via in un tempestoso fiume di fango quasi 200 vite umane. Famiglie distrutte, quartieri rasi al suolo, i paesi in ginocchio...

Di fronte a questa immane tragedia, però, si è accesa una luce di speranza: come una Madre che amorevolmente visita i suoi figli travagliati, la statua della Madonna di Fatima ha recato sollievo e conforto per una settimana tra i paesi alluvionati, dal 5 al 12 luglio.

Il pellegrinaggio organizzato da un Apostolo di Fatima di Nocera Inferiore si è svolto nelle parrocchie di Sarno e nelle frazioni colpite dal disastro. Alla Madonna sono accorse trionfalmente da moltitudini che tra fiaccolate e cortei, intonavano inni mariani.

Dopo una giornata di preghiere, conferenze e cerimonie, la Madonna era portata in processione dai fedeli di una parrocchia fino a mezza strada, dove era ricevuta dai fedeli della successiva parrocchia e quindi portata in chiesa con tutti gli onori. Dai balconi, molti addobbati con stoffe e tessuti, piovevano fiori e coriandoli. Particolarmente gremita la processione che ha attraversato tutta Sarno da S. Sebastiano a S. Teodoro.