"Spunti" dicembre 1998

Sommario

 

  • Dal Nord al Sudla Madonna di Fatima continua il suo luminoso pellegrinaggio per lItalia
  • Katyn: dopo il massacro, la menzogna e la complicità
  • Fermatevi e vedete
  • Beato Cardinale Stepinac: una vita per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria
  • I lettori ci scrivono

Dal Nord al Sud,

la Madonna di Fatima continua il suo luminoso pellegrinaggio per l'Italia

Nell'ottobre scorso, dedicato al Rosario, la statua della Madonna di Fatima ha visitato nella nostra patria abitazioni private, parrocchie, scuole, santuari, per lasciare a tutti una parola di amore, di speranza e di vigoroso conforto. E al tempo stesso desiderando di ricevere, più ancora che applausi e festeggiamenti meritati, cuori sinceramente contriti e umiliati, affinché in loro e per mezzo loro, il suo Cuore Immacolato cominci a regnare effettivamente e gloriosamente su questa terra.

Quest'aspirazione di Luci sull'Est non si limita all'amata terra italiana. Essa comprende anche i vari Paesi dell'Est europeo che abbiamo potuto raggiungere grazie alla collaborazione dei nostri amici e simpatizzanti. Infatti i nostri lettori troveranno, allegato a questo numero, un Inserto Redazionale contenente la relazione sulle ultime carovane fatte in Polonia, Ucraina, Lituania, Lettonia ed Estonia.

Approfittiamo dell'occasione per ringraziare coloro che offrono in modo speciale le loro preghiere e i loro sacrifici per il buon esito dell'apostolato di Luci sull'Est.

Gallipoli, 13 ottobre:

fede, folla e canti mariani

Cominciamo proprio dalla festa del Rosario, il 7 ottobre, data in cui la nostra statua è stata trasportata da Milano a Prato. Lì era attesa dall'affetto di una famiglia che ha voluto aprire le porte di casa a tutti i vicini, noti e ignoti, che volessero pregare davanti alla Madonna.

Roma è stata la seconda tappa del pellegrinaggio, da dove la statua è subito ripartita alla volta di Gallipoli (LE). Qui il 13 ottobre è stato commemorato l'81 anniversario dell'ultima apparizione di Fatima. Il centro storico, segnato dalla Fede cattolica nella vitalità delle sue 26 chiese e delle sue confraternite, si è vestito a festa per ricevere ed accompagnare la Madonna.

Vicino alla Chiesa del Rosario si trova il convento delle carmelitane, celebre per essere stato luogo di molti miracoli di Santa Teresina del Bambin Gesù poco dopo la sua morte, avvenuta nell'ottobre 1897.

Poi la Madonna ha lasciato Gallipoli diretta verso la provincia di Foggia, tra un tripudio di folla che alternava le lacrime ai canti mariani.

Bovino, San Severo, Monte Sant'Angelo sul Gargano...

La prima visita è stata effettuata al Santuario di Santa Maria della Speranza, presso Bovino. Poi la Madonna si è recata alla città di Torremaggiore, ospitata da una famiglia locale. Da lì l'immagine ha proseguito per San Severo, città in cui si celebra la festa del Rosario con fuochi d'artificio, mortaretti e una lunga processione. A Foggia, la Madonna è stata venerata nel fine settimana da più di 2000 persone.

Lunedì 19 ottobre l'immagine è partita alla volta di Monte Sant'Angelo sul Gargano. La magnifica vista sul golfo di Manfredonia è dominata dal più antico santuario dedicato a San Michele. Secondo la tradizione, si tratta dell'unico non consacrato da mani umane, poiché lo avrebbe fatto personalmente lo stesso Arcangelo intorno all'anno 400. In questa immensa grotta scavata nella pietra, meta di secolari pellegrinaggi, i nostri sono entrati con la statua della Madonna.

Il castello di Bovino, dei duchi di Guevara, che oggi ospita una scuola, ha aperto le sue porte alla Madonna. Nella sala nobile la statua è stata venerata dai giovani studenti, dai bambini delle elementari e dai loro insegnanti.

Dentecane, Fontanarosa, Agrigento, Palermo

Dentecane è un antico borgo a metà strada fra le provincie di Benevento e Avellino. All'ingresso del paese la Madonna era già attesa dal parroco, da una banda musicale e da un folto gruppo di giovani delle scuole e della parrocchia. Immediatamente è partita la processione che accompagnava in chiesa la statua, festeggiata dai fuochi d'artificio; lì è rimasta esposta alla venerazione dei fedeli durante tutta la giornata del 22 ottobre. Dopodiché i nostri volontari sono andati a venerare la Madonna di Montevergine, in quel posto così propizio alla contemplazione di Dio, fondato da San Guglielmo da Vercelli 800 anni fa.

Le città di Fontanarosa (AV) e di Frigento hanno chiuso in bellezza questo mese del Rosario, dimostrando tutto il loro fervore mariano. Devozione estremamente opportuna, quella del Rosario, poiché - come ha affermato S.S. Giovanni Paolo II il 25 ottobre scorso - "allontana, grazie all'incessante invocazione della Vergine, i germi della disgregazione familiare. (...) Quanto gioverebbe, se anche oggi fosse riscoperta e valorizzata (questa preghiera), specialmente all'interno delle famiglie!"

Dato che la famiglia è la cellula-madre della società, anche per il bene di quest'ultima costituisce un dovere il diffondere la devozione al Rosario, una preghiera che la Madonna di Fatima ha raccomandato al mondo, ma che anche oggi ha bisogno di essere "riscoperta e valorizzata"!

Al momento di andare in stampa, apprendiamo che la Madonna di Fatima è arrivata a Palermo giusto in tempo per partecipare alla festa di tutti i Santi.

Katyn: dopo il massacro, la menzogna e la complicità

Più di 20.000 polacchi sterminati dai comunisti in questo bosco. Tra le vittime, oltre agli ufficiali: preti cattolici, professori, medici, giornalisti, proprietari terrieri...

Basato su documenti inediti, Victor Zaslavsky sta pubblicando "Il massacro di Katyn. Il crimine e la menzogna" (Ideazione Editrice). Il "Corriere della Sera" (21.10.1998) ha pubblicato un articolo dell'autore sulla sua opera. Ne traiamo i passi che seguono. I sottotitolo sono nostri.

"Questi documenti sul massacro di Katyn nel 1940 non sarebbero mai venuti alla luce se non fosse crollata l'Unione Sovietica. Con la graduale uscita dalla scena dei protagonisti, nel dicembre del 1991 soltanto tre persone conoscevano la loro esistenza. Il primo segretario del Pcus Gorbaciov, il capo del Kgb e il custode degli archivi del Politburo. Rinchiusti in una busta sigillata, questi supersegreti documenti passavano da un segretario generale all'altro. La decisione di Eltsin di renderli pubblici ci ha permesso di conoscere i dettagli dell'eccidio".

I fatti

"L'attaco nazista il 1ø settembre 1939 alla Polonia fu seguito dall'invasione sovietica che completò la spartizione del paese stipulata già dal patto Ribbentrop-Molotov. L'Urss ricevette il 52 per cento del territorio polacco. (...) Gli ufficiali furono subito messi in campi di concentramento. In maggioranza gli ufficiali non erano di carriera, ma riservisti; erano cioè professori, medici, giornalisti, insegnanti, esponenti dell'intellighenzia polacca, odiati da entrambi i regimi totalitari come potenziali capi della resistenza. Vedevano sia l'Urss stalianiana che la Germania nazista come aggressori ed erano pronti a lottare per la rinascita della Polonia indipendente.

"Il 5 marzo 1940 il Politburo ordinò la fucilazione in massa di tutti gli ufficiali prigionieri in quanto 'nemici inveterati e incorreggibili del potere sovietico' e la deportazione di sessantunmila loro familiari nei campi del Kazakistan" (Nota: In una lettera di L. Beria, commissario per gli affari interni dell'URSS, a Stalin, egli scriveva il 5 marzo 1940 che fra quei "nemici inveterati" c'erano "funzionari, proprietari terrieri e preti cattolici".)

"Dopo l'attacco nazista all'Unione Sovietica il luogo della fucilazione degli ufficiali polacchi fu occupato dai tedeschi. Il 13 aprile 1943 i mass media tedeschi informarono il mondo che in un bosco vicino alla località di Katyn erano stati rinvenuti i corpi di alcune migliaia di ufficiali polacchi, fucilati, secondo la versione tedesca, dagli agenti del Nkvd (il commissariato del popolo per gli affari interni). Il governo polacco a Londra chiese alla Croce rossa di mandare un gruppo di esperti a Katyn. Il governo staliniano scaricò la responsabilità per il massacro sulle truppe tedesche e si servì della richiesta polacca come pretesto per rompere i rapporti con il governo in esilio.

Clima di complicità e indifferenza in Occidente

"Nel caso di Katyn il grado di manipolazione e di falsificazione dei fatti da parte sovietica e il livello di complicità in nome di una reale o presunta 'Realpolitik' da parte occidentale sono stati senza precedenti. (...) Il governo americano fino agli inizi degli anni '50 e quello britannico fino al crollo del regime sovietico si sforzarono di insabbbiare la faccenda. La propaganda e i servizi segreti sovietici approfitarono di questo clima di complicità e indifferenza per organizzare una campagna internazionale tesa a gettare discredito e costringere a tacere le persone che conoscevano il caso Katyn per esperienza diretta. Nel marzo 1959 il capo del Kgb Selepin propose a Krusciov (Segretario del Pcus) di distruggere tutti i fascicoli personali degli ufficiali fucilati. Krusciov, personalmente coinvolto nel crimine, approvò subito".

Un monito agli storici: diffidare delle "versioni ufficiali"

"Uno dei più impressionanti documenti sulla tecnologia dell'organizzazione e del mantenimento della menzogna nella storia contemporanea, la lettera di Selepin (presidente del Comitato per la sicurezza di Stato presso il Consiglio dei Ministri dell'Urss a Krusciov, dal 3 marzo 1959, nella quale soggerisce la distruzione "di tutti i fascicoli individuali riguardanti le persone fucilate nel 1940") dovrebbe entrare nei manuali di metodologia storiografica. E' un monito per lo storico Perché non perda la propia capacità critica davanti alle 'versioni ufficiali' della storia. Negli ultimi anni storici e giornalisti russi hanno identificato alcuni tra gli organizzatori e gli esecutori del massacro di Katyn ancora in vita".

Domandiamo: si farà mai un processo contro i responsabili di questo massacro? Si esigirà mai che essi chiedano perdono per tali crimini? Riceveranno mai una qualche giusta punizione? Oppure si proporrà un amichevole perdono? Vedremo. Chi vivrà vedrà...

Fermatevi e vedete

Plinio Corrêa de Oliveira (*)

Dal fondo della mia anima salgono le armoniose e serene reminiscenze del Natale di una volta. Attorno a me - nello sguardo di molti noti e ignoti che incrocio per le strade, nel riflesso degli amici accanto ai quali lotto e lavoro, e degli intimi la cui amicizia mi ha accompagnato lungo gli anni - noto una sete spirituale mal appagata, un desiderio muto e forse anche inconscio di ritrovare un poco della vera gioia del vero Natale. Così mi sembrava inopportuno rifiutare a me e a tanti altri un'occasione per liberare dalla prigione del passato tanti ricordi aurei, per placare quella sete di meraviglioso, di dolce, di sacrosanto che assale durante il Natale.

Mettiamo da parte, dunque, tetre visioni di popoli oppressi, di tiranni adirati, di folle elettrizzate dai demagoghi, di amanuensi intenti a distorcere i fatti per scrivere notizie tendenziose che ingannano il pubblico. Per qualche istante, apriamoci alla luce del Natale al fine di incoraggiare gli animi travagliati e sconsolati.

Certo, non parlo dell'allegria pubblicitaria e artificiosa che domina il Natale odierno. Esso ha perso nelle nostre costumanze sociali quasi tutto il suo smalto di un tempo. E' passato a vivere in funzione del commercio. Gli annunci frenetici quasi non lasciano la libertà psichica di evitare le spese. Spese che poi rientrano o non rientrano nei bilanci familiari di ognuno. Bisogna "costringere" il popolo a comprare, far girare gli stock di magazzino, accrescere i fatturati dei negozi. Da anni, il Natale ha preso l'aspetto affannoso, trepidante, di una corsa popolare al servizio del mercato.

Così è cambiata ipso facto la psicologia soggiacente al regalo e alle feste, che vanno perdendo sempre più il carattere affettivo, disinteressato e intimo. Il regalo è un'appendice degli affari, la sua ragion d'essere è creare e mantenere ampi rapporti commerciali. Sulla scia di questa mentalità, anche il regalo disinteressato sembra acquisire connotazioni economiche. Ognuno cerca di indovinare il costo del dono che riceverà per ricambiarlo con uno di altrettanto valore. Se il regalo fatto sarà più costoso di quello ricevuto, ci si sentirà sciocchi e frustrati. Insomma, il regalo è barattato calcolando il suo valore materiale. Riguardo alla festa, preparata con grande fatica, quante volte l'interesse economico prevale sull'amicizia, condizionando la lista degli invitati e il volume delle spese?

"Gloria a Dio nell'alto dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà". Come questo cantico angelico trovò adeguata accoglienza nelle distese desertiche dei campi di Betlemme, e nei cuori retti dei pastori che si svegliarono da un sonno tranquillo e pesante! Come, al contrario, le parole del coro angelico sembrano strane, senza risonanza, senza affinità con le riflessioni degli uomini che abitano queste megalopoli assettate di oro, cioè di materia!

* * *

E' morto l'autentico Natale? Con un po' di esagerazione si potrebbe dire di sì. E' morto nell'anima plumbea di tanti milioni di uomini. E' morto persino in certi presepi, in quelli che rappresentano la Sacra Famiglia con tratti sfigurati che inducono alla rivoluzione sociale e al disordine. Ma, se è un tantino esagerato dire che è morto, è vero invece che il Natale ancora fa vedere alcuni lampi vitali. Andiamo a cercarli.

Li riscontriamo innanzitutto, sfavillanti, nel fatto stesso che è Natale. Ogni festa del calendario liturgico effonde grazie particolari. Lo si voglia o meno, la grazia viene a bussare alla porta delle anime, e lo fa in modo più soave, più sublime, più insistente in questi giorni natalizi. Si direbbe che aleggia una luce, una pace, un respiro, una forza d'ideale e dedizione che non è difficile percepire.

Inoltre, in molte chiese, in molti focolari l'autentico presepio ci mette davanti agli occhi l'immagine di un Gesù Bambino, venuto per rompere le catene della morte e schiacciare il peccato, per perdonare, per rigenerare, per aprire agli uomini orizzonti nuovi e illimitati di fede e di ideali, nuove e illimitate possibilità di virtù e di bene.

Dio, eccoLo, compassionevole, alla nostra portata, fatto uomo come noi, con accanto a sè la Madre perfetta. Madre di Lui ma anche nostra. Per mezzo di Lei, anche i peccatori più incalliti possono sperare. Ecco San Giuseppe, uomo sublime che riunisce qualità apparentemente antitetiche: Principe della casa di Davide e falegname; intrepido difensore della Sacra Famiglia e nel contempo padre tenerissimo, marito pieno di affetto; sposo perfetto e tuttavia sposo castissimo di quella che è stata sempre Vergine; padre vero e tuttavia non secondo la carne. Modello di tutti i guerrieri, di tutti i principi, di tutti i saggi, di tutti i lavoratori che, in futuro, la Chiesa avrebbe generato per il Paradiso. Eppure egli primariamente non fu niente di tutto questo. I suoi titoli più alti sono due: padre di Gesù e sposo di Maria. Titoli piccoli e immensi, che ad un tempo, oscurano e danno vita, nobiltà, splendore, a tutti i titoli della terra.

I pastori si presentano in amabile confidenza con gli animali... e con la Madonna, San Giuseppe, lo stesso Gesù Bambino. E' l'immagine commovente di un Dio eccelso che irradia la sua grandezza fino al punto di raggiungere e assorbire in s‚ ciò che negli uomini c'è di più piccolo e umile. Non sazio di questo, attira e ricopre di benedizioni persino le creature irrazionali.

Contemplando tutto ciò, i nostri spiriti rattrappiti si distendono. I nostri egoismi si disarmano. La pace ci sta attorno e ci penetra. Anche nel nostro prossimo sentiamo qualcosa di nobilitato e di rappacificato. I doni dell'anima fioriscono: l'affetto, il perdono. E per simboleggiarlo, si offre disinteressatamente un regalo. Perché nulla manchi, il fratello corpo, come lo chiamava San Francesco, ha anche la sua parte nella gioia. Fatta la preghiera davanti al presepio, ci si siede tutti a tavola. Si mangia con moderazione e si beve senza ubriacarsi. E' la festa in cui brilla il gaudio della fede, della virtù, di aver rimesso tutto in ordine.

 

* * *

Gioia del Natale? Sì. Ma molto di più: per il cattolico vero è la gioia dei 365 giorni dell'anno, poiché nello spirito in cui per la Grazia abita il Salvatore, questa gioia è permanente, non si cancella mai. N‚ il dolore, n‚ la lotta, n‚ la malattia, n‚ la morte riescono a cancellarla. E' la gioia della fede e del soprannaturale, la gioia dell'ordine.

"O Voi che camminate lungo la strada, fermatevi e vedete se c'è dolore somigliante al mio", esclama il profeta Isaia, prevedendo la Passione del Salvatore è la com-passione di Maria. Egli avrebbe potuto dire anche, profetizzando le gioie perenni e indistruttibili del Natale: "O Voi che camminate lungo la strada, fermatevi e vedete se c'è gioia più grande della mia".

O voi che vivete avidamente per l'oro, che vivete scioccamente per la vanagloria, turpemente per la sensualità, che vivete diabolicamente per la ribellione e il crimine: fermatevi e vedete le anime veramente cattoliche, illuminate dalle gioie del Natale. Quanto vale la vostra gioia paragonata a quella?

Vi prego, non vedete in queste parole n‚ provocazione n‚ sdegno. Esse vogliono essere tuttaltra cosa. Sono un invito al Natale perenne, che è la vita del vero fedele:" christianus alter Christus", il cristiano è un altro Cristo. No, gioia uguale non c'è, persino quando il cattolico sta come Cristo inchiodato alla croce.

(*) Trascritto dalla "Folha de S. Paulo", 27 dicembre 1970.

Beato Cardinale Stepinac:

Una vita per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria

Nel maggio 1959 l'eroico cardinale croato Aloisio Stepinac, mentre è agli arresti domicialiari, incorona l'immagine della Vergine di Fatima che gli è stata inviata da S.S. Pio XII. La scena è molto simbolica, poiché l'intrepido prelato ha la certezza del trionfo finale sul "comunismo satanico", dopo il quale sopraggiungerà "un'era mariana."

"Ciò che preghiamo e proclamiamo circa la Madre di Dio -- 'Tu sola hai schiacciato tutte le eresie dell'universo intero" -- tornerà ad essere una realtà nel suo pieno splendore" (lettera del 27 settembre 1958).

* * *

La recente beatificazione del Cardinale Stepinac -- "una delle figure di spicco della Chiesa Cattolica", secondo le parole di S.S. Giovanni Paolo II -- riscatta dall'oblio e ripropone all'ammirazione del mondo quest'uomo che non piegò mai le ginocchia davanti a Baal. Infatti, in un'epoca di profondi egoismi, incoerenze, relativismo e comodo adattamento agli errori contemporanei, la sua incrollabile fede resta un faro luminoso per tutti.

Nato l'8 maggio 1898, viene ordinato sacerdote nella festa di Cristo Re, il 26 ottobre 1930 a Roma, dove aveva fatto i suoi studi all'Università Gregoriana. Devoto della Madonna fin dall'infanzia, grazie all'educazione dei genitori, celebra la prima Messa a Santa Maria Maggiore. Nel 1934 è consacrato vescovo e nel dicembre 1943, in piena guerra mondiale, gli è affidata l'arcidiocesi di Zagabria, dove lo attende una lunga via crucis per via della sua inflessibile presa di posizione contro i totalitarismi di allora: il fascismo, il nazismo e il comunismo.

"Sono preparato a dare la mia vita in qualsiasi momento"

Nel maggio 1945, a guerra finita, la Croazia viene incorporata con la forza alla Iugoslavia comunista. Ben presto si darà inizio alla persecuzione religiosa, che troverà nell'arcivescovo Stepinac un intrepido difensore dell'ovile affidatogli. Rimanendo fedele alla tutela "dei diritti divini della Chiesa", non esiterà a denunciare pubblicamente l'assassinio di sacerdoti per mano dei miliziani comunisti.

Il regime ha timore della gigantesca statura morale di Mons. Stepinac e, in un primo momento, evita lo scontro frontale, preferendo lanciare contro la sua persona una vasta campagna di diffamazione per mezzo della stampa e di intimidazione poliziesca. Uscito indenne da un attentato, un anno dopo, nel 1946, viene arrestato e il 30 settembre di quell'anno viene avviato un fraudolento processo contro di lui. Il 3 ottobre Mons. Stepinac pronuncia davanti al tribunale un coraggioso atto di accusa contro il regime per le sue ingiustizie, i suoi crimini, le limitazioni imposte ai diritti di Dio, della Chiesa e degli uomini. Il prelato asserisce con fermezza: "Se non mi darete ragione voi, me la darà la storia". La sentenza, 16 anni di lavori forzati, suscita vive reazioni sia in Croazia che all'estero.

Il 13 ottobre 1946 il presidente della Comunità ebraica americana dichiarò: "Questo grande uomo della Chiesa è stato accusato di essere un collaboratore nazista. Noi ebrei lo neghiamo. E' uno degli uomini rari che in Europa si sono levati contro la tirannia nazista proprio nel momento in cui era più pericoloso farlo. Ha parlato apertamente e senza paura contro le leggi razziste. Dopo Sua Santità Pio XII è stato il più grande difensore degli ebrei perseguitati in Europa". Tuttavia, il 19 ottobre viene rinchiuso nella terribile prigione di Lepoglava. "Mi hanno tolto tutto, dice, tranne una cosa sola: la possibilità di alzare al Cielo le mie braccia come Mosé".

"Il trionfo più grande della Chiesa nella sua storia"

Col trascorrere degli anni l'ingiustizia compiuta contro l'arcivescovo di Zagabria diventa sempre più palese agli occhi dei suoi connazionali e di tutto il mondo, al punto che il 5 dicembre 1951 i suoi carcerieri decidono di trasferirlo alla sua parrocchia natale di Krasic, dove rimarrà agli arresti domiciliari fino alla sua morte avvenuta nel 1960.

Da Krasic effettuerà un lavoro pastorale di colossali dimensioni, scrivendo più di 5000 lettere e messaggi clandestini per confermare nella fede il popolo cattolico in tutta la Iugoslavia. Denuncerà le tattiche comuniste per creare una società atea e metterà in allerta contro quei sacerdoti che, collaborando col regime, favorivano il tentativo del governo di creare una chiesa nazionale separata da Roma.

Il pastore sostiene i fedeli ed i fedeli pregano per la perseveranza del pastore. Senza queste preghiere, "come avrei potuto resistere all'odio satanico di 10 anni di persecuzioni dei nemici di Dio?", scrive il 23 aprile 1952 a un convento di suore orsoline. La sua figura - nella quale alcuni biografi importanti intravedono tratti di quella di un Santo Elia e di un San Giovanni Battista - acquista dimensioni profetiche: per la sua abnegazione e olocausto diventa l'anima del suo popolo e il simbolo vivente della resistenza al comunismo oppressore. In un messaggio datato 17 febbraio 1952 commenta con ammirazione le seguenti parole di San Pietro Giuliano Eymard: "Un'anima santa è in grado di sostenere e salvare il suo paese Perché le sue preghiere e virtù sono più potenti di tutti gli eserciti della terra".

Il 12 gennaio 1953 il Papa lo crea cardinale. "La porpora cardinalizia significa la disponibilità ad offrire il proprio sangue", scrive il neo-cardinale, rivelando così la decisione di perseverare nella fede fino al martirio. E il 1 novembre 1955 scrive ancora profeticamente, riferendosi questa volta alle persecuzioni comuniste e al trionfo finale della Chiesa e della civiltà cristiana: "Siamo davanti alla più grande persecuzione contro la Chiesa mai esistita. Abbiamo il diritto di concludere, pertanto, che sopraggiungerà il più grande trionfo della Chiesa in tutta la sua storia". E il 3 ottobre 1956 aggiunge: "Sono vivamente confortato dal fatto che la devozione alla Santissima Vergine, che ha profonde radici nel nostro popolo, cresce nella misura in cui si aggrava la persecuzione del comunismo satanico".

"Se volessimo vendere la faccia e l'anima, oggi stesso riceveremmo le onorificenze"

In una lettera del 5 dicembre 1959 al tribunale comunista di Osijek, rifiutando l'intimazione a deporre in un processo contro ecclesiastici, così si esprime il cardinale: "Se il governo giudica che muoio con eccessiva lentezza, ordini pure la mia liquidazione fisica, così come ha ordinato quella giuridica 14 anni fa. San Cipriano diede 14 monete d'oro al boia che doveva decapitarlo. Io non ho nessun soldo, posso soltanto pregare per chi eventualmente mi eseguirà, chiedendo Iddio che lo perdoni per l'eternità e mi permetta di morire in pace".

Poche settimane prima della morte, il 18 gennaio 1960, scrive al Reverendo Viktor Komericki: "Se volessimo vendere la faccia e l'anima, oggi stesso riceveremmo le onorificenze. Ma a tutti noi sempre deve essere presente il memento di Cristo: 'Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?' (Mc 8, 36)". Il successivo 10 febbraio rende la sua anima eroica a Dio in conseguenza delle sofferenze patite durante la prolungata cattività.

I milioni di essere umani che in Cina, Corea del Nord, Vietnam e Cuba ancora gemono sotto il comunismo, trovano nel Beato Cardinale Stepinac un valido intercessore celeste, un esempio di autentico pastore che ha dato la vita per le sue pecore e un motivo di speranza per la rapida e definitiva liberazione delle loro nazioni.

Dall'omelia di S.S. Giovanni Paolo II alla Messa per la beatificazione del Cardinale Stepinac, il 3 ottobre scorso nel santuario mariano di Marija Bistrica, in Croazia:

"E' un momento storico nella vita della Chiesa e della vostra Nazione. Il Cardinale Arcivescovo di Zagabria (...) dopo aver subito nel proprio corpo e nel proprio spirito le atrocità del sistema comunista, è ora consegnato alla memoria dei suoi connazionali con le fulgide insegne del martirio. (...) Nella persona del nuovo Beato si sintetizza, per così dire, l'intera tragedia che ha colpito le popolazioni croate e l'Europa nel corso di questo secolo segnato dai tre grandi mali del fascismo, del nazismo e del comunismo".

I lettori ci scrivono

Da S.E. Mons. Romolo Carboni, già Nunzio Apostolico in Perù e in Italia

Illustrissimo e Carissimo Signore

Silvio Dalla Valle

Sono molto lieto, grato, commosso per il prezioso contenuto della Sua amabile lettera del 18 giugno 1998; per le preghiere; per il ricordo della lettera, che anni fa, quando ero Nunzio nel Perù, scrissi all'ispiratore del loro apostolato, il compianto Prof. Plinio Corrêa de Oliveira, a proposito del suo libro principale "Rivoluzione e Contro-Rivoluzione". Grazie! Infinite grazie!

Nelle mie preghiere e Sante Messe continuamente ricordo Lei ed i collaboratori di Luci sull'Est.

In Gesù e Maria, ringrazio, felicito, benedico, ossequio e mi confermo Suo Dev.mo ed Aff.mo

+ Romolo Carboni

Arcivescovo Titolare di Sidone
Nunzio Apostolico

Burkina Faso: immagini della Madonna di Fatima diffuse da un missionario a sollievo dei malati

Dall'Africa occidentale ci scrive un religioso, instancabile nell'aiutare spiritualmente e materialmente i malati di Ouagadougou:

Con tanta gioia ho ricevuto libri, cartoline, quadri della cara Vergine di Fatima e ringrazio di gran cuore del tanto rico materiale. Unisco qui qualche foto di qualche malato.

Buono suo apostolato mariano. Ho letto il bene che fate. Bravi! Un caro ricordo al Buon Gesù e alla sua Mamma Immacolata. Cordialmente, Fr. G.G.

Come raggio di luce e di speranza

Ho aperto la porta e ho trovato una visita gradita e gioiosa, l'immagine della Madonna. L'ho considerato un dono del Signore, anche se il caso del destino ha voluto che il postino sbagliasse destinatario.

Infatti, io non sono...... di via....... di Mazzarrone. Ho cercato di rintracciarlo Perché pensavo che non era una cosa mia. Ma non ho avuto il coraggio di rinnunciare a quel volto dolce e misericordioso, che appena entrato nella mia casa è come se fosse entrato un raggio di luce e di speranza. Io non me la sento di cercare il destinatario, è come se non la volessi.

Ella ha bussato alla mia porta e io l'ho aperta. E' entrata nella mia casa col suo dolce sguardo e ha riempito i nostri cuori con tanta gioia. Nella mia casa ha già avuto il suo posto d'onore ed è diventata la Regina del mio focolare, vegliando su di me e la mia famiglia.

Quindi io chiedo gentilmente di spedire un'altra immagine della Madonna a (nome del destinatario).

Ringrazio questa iniziativa di Spunti/Luci sull'Est. Distinti saluti. D.S. - Mazzarrone (CT).

Un programma "veramente fantastico"

Con un pò di ritardo rispondo alla sua. Io soltanto cerco di fare qualcosa affinchè la Vergine Santa possa essere conosciuta ed amata como Lei si merita. Ho appreso anche che ha programmato una carovana con la Statua della Madonna in tutti gli angoli del nostro territorio italiano affinchè possa crescere il fervore di preghiera e di riconoscenza alla Madonna, e per far conoscere il Messaggio annunziato a Fatima che molti, sono sicuro, ancora non conoscono. Questo programma è veramente fantastico perchè dà la possibilità di riscoprire il messaggio di Fatima e rinnovare contemporaneamente le promesse del S. Battesimo.

Io cercherò nelle mie modeste possibilità di contribuire con tutte le mie forze affinchè la Madonna venga conosciuta e amata. La Madonna ti benedica e ti protegga sempre. S.F. - Santa Maria le Grotte (CS).

Avvisiamo i nostri lettori di stare attenti a chi gioca sull'equivoco, ricollegandosi in qualche modo a Luci sull'Est. Non c'è niente di male nel propagare la devozione mariana. Anzi. Ma la scorrettezza sta nel cercare di sostituirsi all'apostolato svolto in ben sette anni da Luci sull'Est, sia nei paesi dell'ex-impero sovietico che in Italia. Voglia la Madonna aiutare tutti quelli che si dedicano con rettitudine alla diffusione del suo messaggio.