Giubileo e indulgenza: concetti inseparabili
Il Giubileo o Anno Santo è stato aperto solennemente da S.S. Giovanni Paolo II la scorsa notte di Natale nella Basilica di San Pietro. Molto si è parlato del Giubileo sui mass media, ma poche volte è stato ricordato che il "concetto di Giubileo è inseparabile da quello di indulgenza", come ha fatto opportunamente Mons. Dario Rezza, teologo della Penitenzieria Apostolica il 17 settembre scorso in una conferenza nella Sala Stampa della Santa Sede. "Anzi - ha aggiunto Mons. Rezza - nella sua essenza teologica il Giubileo è una indulgenza plenaria che si distingue per la sua maggiore solennità, legata al "potere delle chiavi" esercitato nella sua pienezza: ciò rende l'indulgenza più piena nei suoi effetti" (cfr. Osservatore Romano, 18.9.99).
La indulgenza e la
pena temporale dovuta per i peccati
L'indulgenza è una remissione della pena temporale dovuta per i peccati che la Chiesa concede ai fedeli, a determinate condizioni, offrendo i meriti inesauribili del suo tesoro spirituale. L'indulgenza può essere plenaria o parziale a seconda che liberi in tutto o in parte dalla pena temporale dovuta ai peccati.
Ma a questo punto, qualcuno si potrà chiedere cosa è la pena temporale? Col sacramento della Confessione, il penitente rimane libero dalla colpa del peccato che lo separava da Dio nonché, in caso di peccato grave, dalla pena eterna che meritava. Rimane tuttavia, per la nostra perfetta purificazione, una pena temporale dovuta ai peccati in genere, mortali e veniali, che in parte si può scontare con la penitenza che ci dà il sacerdote alla fine della Confessione, ma che dobbiamo completare con atti buoni: la preghiera, il digiuno, il sopportare con pazienza le sofferenze e le contrarietà che Dio ci manda, ecc. Ma si possono ancora scontare le pene temporali dovute al peccato lucrando delle indulgenze che ci offre la Chiesa attingendo dal suo tesoro spirituale. (cfr. A. Borelli, Rosario: Grande Solução para os Problemas de Nosso Tempo, Artpress, San Paolo 1994).
Il tesoro della Chiesa
Come si è costituito questo tesoro spirituale di cui la Chiesa può farne uso per la concessione delle indulgenze? "I meriti di infinito valore di Gesù, Divino Redentore del genere umano, e quelli da essi derivati in sovrabbondanza della Beatissima Vergine Maria e di tutti i Santi, che costituiscono l'indefettibile tesoro della Chiesa di Cristo, a questa sono stati affidati affinché siano applicati in remissione dei peccati e delle conseguenze dei peccati, in virtù della potestà di legare e di sciogliere che lo stesso Istitutore della Chiesa ha conferito a Pietro ed agli altri Apostoli e per loro tramite ai loro successori, I Sommi Pontefici ed i Vescovi" (...) Dal mirabile tesoro della Chiesa fluisce l'indulgenza, che sostituisce, eliminandola, la pena temporale" (Decreto della Penitenzieria Apostolica del 16.7.1999).
Il Cardinale Dionigi Tettamanzi rende ancora più comprensibile il concetto del "tesoro della Chiesa" a quei fedeli che non hanno una particolare formazione teologica:
"Ci sono cristiani che lasciano dietro di sé come un sovrappiù di amore, di sofferenza sopportata, di purezza e di verità, che sostiene gli altri e arricchisce spiritualmente tutti. Soprattutto c'è Cristo Redentore, con il dolore e l'amore della sua morte in Croce per noi, con l'infinito ed inesauribile valore che le (sue) espiazioni e i (suoi) meriti hanno presso il Padre.(...) E' questo, come si è abituati a chiamarlo, il tesoro della Chiesa" (La dimensione spirituale del Giubileo: indulgenza e pellegrinaggio, Dionigi Card. Tettamanzi, in La Guida del Pellegrino a Roma, p.22, Ed. Piemme 1999).
Questa dottrina sulle indulgenze attinte dal tesoro della Chiesa per la remissione delle pene temporali causate dai nostri peccati, fu sanzionata dommaticamente nel Concilio di Lione (1274), che ha così ripreso l'insegnamento dei Padri della Chiesa, ed è stata ripetuta ininterrotamente fino alla bolla d'indizione dell'Anno Santo 2000 Incarnationes Mysterium. Ricordiamo qui, come ha fatto Mons. Rezza nella conferenza sopra citata, che Lutero "negava l'esistenza di un tesoro di grazia di Cristo e dei santi da cui la Chiesa avrebbe potuto attingere", scartando di conseguenza il valore delle indulgenze, ma "il Concilio di Trento ha riconfermato la dottrina perenne della Chiesa sulle indulgenze e perciò ha stimmatizzato l'errore di Lutero". Questa critica luterana alla dottrina sulle indulgenze ha influenzato enormemente i tempi moderni, persino la storiografia e la letteratura, ed è in gran parte responsabile di un certo rispetto umano che si vede anche nei cattolici nell'affermarla o almeno, nel desiderio fin troppo esplicito di questi tempi, di evidenziare solo altri aspetti meno rilevanti del Giubileo.
Va aggiunto che la indulgenza non ha come unico fine aiutare i fedeli a ridurre le loro pene temporali. "Il fine dell'indulgenza è non solo quello di aiutare i fedeli a scontare le pene del peccato, ma anche di spingerli a compiere opere di pietà, di penitenza e di carità, specialmente quelle che giovano all'incremento della fede e al bene comune". (Costituzione Apostolica Indulgentiarium Doctrina, n.8, 1.1.1967).
L'indulgenza: consigli pratici
Perché l'indulgenza? -- I nostri peccati meritano i castighi come dice l'atto di dolore. Con la Confessione siamo perdonati della colpa di essi e della pena eterna, in caso di peccato mortale. Non però d’una certa pena temporale da scontare per i peccati gravi e peccati veniali che abbiamo commesso. La Chiesa, da buona Madre che è, con l'indulgenza ci dispensa la misericordia divina condonando questa pena temporale da scontare.
Una indulgenza plenaria ben applicata può aiutare non solo noi stessi ma anche i nostri cari; infatti, può far uscire dal purgatorio l'anima di un defunto.
Chi può ottenere l'indulgenza plenaria?
Può ottenere l'indulgenza solo chi è battezzato e non sia scomunicato. Per conseguirla, il fedele deve essere in grazia di Dio, cioè senza peccato mortale. E inoltre necessario l'intenzione di ottenere l'indulgenza.
Come si ottiene l'indulgenza plenaria?
Il primo requisito è "l'esclusione di qualsiasi affetto al peccato anche veniale" e adempiere alle seguenti condizioni:
a) confessarsi (fino a venti giorni prima o dopo l'acquisto della indulgenza); la confessione è sempre necessaria per l'acquisto dell'indulgenza, anche se non si è commesso un peccato grave. Inoltre con una sola confessione si possono acquistare diverse indulgenze plenarie, ma mai più di una al giorno.
b) fare la comunione eucaristica;
c) pregare secondo le intenzioni del Papa (ad es., un Padre Nostro, una Ave Maria, il Credo, ecc.).
Dopo aver adempiuto a queste condizioni, l'indulgenza si può ottenere ogni giorno (non più di una volta al giorno), per sé e per i defunti a modo di suffragio, praticando uno dei seguenti atti:
a) l'adorazione del Santissimo Sacramento per almeno mezz'ora;
b) il pio esercizio della Via Crucis davanti alle 14 stazioni;
c) la recita del Santo Rosario insieme ad altri fedeli;
d) la lettura della Sacra Scrittura per almeno mezz'ora.
Dove si acquista l'indulgenza plenaria?
Nel caso della città di Roma, il fedele deve compiere un pellegrinaggio ad una delle basiliche patriarcali (San Pietro in Vaticano, San Paolo fuori le Mura, S. Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano, oppure a Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo al Verano, Santuario del Divino Amore e alle catacombe cristiane). Ma è stato deciso che nelle diverse diocesi ci siano dei luoghi dove è possibile compiere il pellegrinaggio per l'acquisto dell'indulgenza plenaria.
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