Settimana Santa

Ad ogni momento la Passione di Cristo si rinnova

nel suo Corpo Mistico, la Chiesa

 

La frequente considerazione della Passione di Cristo è raccomandata dai santi non solo come un esercizio di devozione particolarmente gradita a Nostro Signore, ma anche come un mezzo efficacissimo di santificazione.

Tuttavia, questa meditazione corre il grave rischio di rendersi sterile se chi la fa non si colloca correttamente nella prospettiva della lotta tra i figli della luce e i figli delle tenebre, la quale si svolge continuamente nei nostri giorni, intorno a noi e nella vita quotidiana di ognuno.

Le riflessioni e le domande nel testo di seguito aiuteranno a profittare ancora meglio da questa meditazione.

 

Il giudizio iniquo

In tutte le nazioni civili si lascia decorrere un certo tempo tra il giudizio e l'esecuzione dei condannati a morte. I Romani concedevano fino a dieci giorni, ma nei riguardi di Gesù saranno violate tutte le leggi penali, sia romane che giudaiche. Dunque, appena finì la finzione del giudizio "imparziale", Pilato si affrettò a consegnare la vittima ai prìncipi dei sacerdoti del Tempio i quali, a loro volta, condussero Gesù al luogo dell'esecuzione della pena di morte in croce. Forse il Sinedrio temeva che Nostro Signore facesse dinanzi alla turba eccitata alcuni dei suoi numerosi e spettacolari miracoli: un cieco al quale avrebbe restituito la vista, oppure un paraplegico che avrebbe cominciato a camminare... Allora, decisero di non correre nessun rischio.

Quante persone c'erano, in mezzo alla folla, che avevano applaudito con entusiasmo il Divino Maestro pochi giorni prima, nella Domenica delle Palme? Eppure, gli agitatori del Sinedrio riuscirono a sobillare quella massa di anime superficiali e indolenti, fino al punto di farle urlare con essi: "CrocifiggiLo! CrocifiggiLo!"

Dal tribunale romano, Gesù venne condotto al cortile del Pretorio dove quattro aguzzini Gli restituirono le vesti comuni, mantenendo però la corona di spine affinché, con questa allusione alla regalità, fosse più facilmente insultato.

Era così che la plebaglia ricambiava i benefici ricevuti dal Divino Re.

Non conosco anch'io dei Pilati odierni, dei moderni agitatori di folle ugualmente ingrate? Non è vero che il mondo è pieno di demagoghi e di gente disposta a vendersi per poche lire? Non è vero che la società, le leggi, i costumi, i mezzi di comunicazione...tutto, insomma, cospira contro gli insegnamenti di Nostro Signore Gesù Cristo?

Di fronte a tutto ciò, mi comporterò anch'io come Pilato?

 

La Via Dolorosa

Due volgari ladri fiancheggiavano Nostro Signore nel suo cammino verso il Calvario. Insanguinato, esausto, curvato dalla sofferenza specialmente dopo la crudele flagellazione, Gesù si sentiva oppresso dal peso della croce.

Egli ricevette con amore quel legno, ritenuto fino a quel momento un simbolo di infamia, sul quale erano suppliziati gli schiavi, i disonorati, i ladri, gli assassini. Quella croce che avrebbe finito col trasformarsi nel trofeo della più brillante delle vittorie, che sarebbe stata messa sulla corona di tutti i re della Cristianità così come sulla cima delle più alte montagne.

Terminati i preparativi, i tre condannati furono disposti in corteo. Quindi, furono accolti da una piccola folla che proferiva urla di morte e indicava con il dito, in mezzo a sarcasmi ignobili, il re incoronato di spine.

Davanti procedeva un araldo che proclamava quasi di continuo i nomi e i crimini commessi dai condannati. Lo seguiva un gruppo di soldati romani, incaricati di mantenere l'ordine e di aprire il passaggio. In seguito, venivano alcuni uomini con delle corde, scale, chiodi, martelli e l'insegna che avrebbe dovuto sovrastare la croce principale. Dietro a loro avanzavano i due ladri e alla fine veniva Gesù, scalzo, coperto di sudore sanguinolento, arso dalla sete, inclinato sotto il peso della croce e barcollando ad ogni passo. I capelli trasandati sotto le appuntite spine, il volto e la barba macchiati di sangue sfiguravano talmente il sacro volto che il Divino Redentore era quasi irriconoscibile. Gli aguzzini Lo tiravano con le corde affinché affrettasse il passo. Come un agnello innocente, Gesù soffriva tutti quegli oltraggi senza un solo mormorio e sul suo viso tribolato si intravedeva la più sublime espressione di amore e di rassegnazione.

Chiudeva il corteo un distaccamento di soldati agli ordini di un centurione a cavallo, il quale teneva a freno un gruppo costituito da schiavi, lavoratori manovali e uomini del popolaccio, tutti avidi di vedere scorrere il sangue.

 

Supremo incontro: la Madre dolorosa

Il corteo percorse lentamente, passo a passo, le vie e i vicoli fino a raggiungere la grande via di Efraim. In quel luogo la Madre di Gesù, circondata dalle pie donne, Lo aspettava.

Maria volle vederLo e darGli un supremo addio. L'incontro fu per Lei un momento di agonia. Contemplò il Suo Figlio amatissimo, in mezzo a due ladri, con il viso tumefatto dai colpi, gli occhi iniettati di sangue, le labbra livide e riarse.

Il primo movimento della Madre dolorosa fu di precipitarsi verso Gesù, con le braccia distese. Ma gli aguzzini La allontanarono con violenza! E' incalcolabile l'odio dei figli delle tenebre contro i figli della luce...

Gesù si fermò per un istante: con un momentaneo scambio di sguardi, il Messia fece capire a sua Madre di ben sapere quel che stava accadendo nel cuore dell'Immacolata e quanto si compativa la sua sofferenza. Soffocata dall'emozione, Maria Santissima si sentì svenire e cadde tra le braccia delle pie donne.

Devo immaginarmi - quanto la mia pietà lo permette - i dolori della Madonna. Poiché Ella amò il Figlio più di quanto Egli è amato e adorato da tutti gli angeli e santi del Cielo. E queste riflessioni serviranno come utilissimo rimedio durante i momenti di tentazione che potranno assalirmi in ogni istante.

Devo considerare che tutti questi dolori di Maria Santissima e del suo Divino Figlio hanno un motivo: il peccato. Causa di questi dolori sono le bestemmie, gli scherni della vera Religione, il culto agli idoli della società pagana dei nostri giorni, quindi, l'ugualitarismo, la sensualità, la ribellione, l'impurità, il furto, l'adulterio...Quale dei Comandamenti della Legge di Dio non è violato nei nostri giorni?

E io, quale atteggiamento assumerò di fronte a questa situazione?

Dinanzi ai miei peccati, all'insufficienza della mia riparazione, è il caso che mi inginocchi, che mi batta il petto e faccia il proposito di non più peccare, chiedendo per questo il soccorso alla Madonna.

 

Simone, il Cireneo: convertito dalla compassione

Non appena Gesù aveva fatto qualche passo ancora, all'inizio di un'altra via molto ripida, Gli si stampò sul volto divino un pallore mortale e le sue ginocchia si piegarono per terra perché risultava impossibile, nonostante i suoi sforzi, trascinare la croce che pareva raddoppiare di peso.

I farisei, temendo che Gesù morisse nella via pubblica prima ancora di essere crocifisso, chiesero al centurione romano che fosse obbligato qualcuno ad aiutare il condannato a portare la croce. Quindi, a un'ordine dell'ufficiale, i soldati fermarono un passante di nome Simone di Cirene. Questi non oppose nessuna resistenza perché se avesse rifiutato, si sarebbe esposto al rischio di maltrattamenti. In realtà, soprattutto Simone compativa quel condannato sfinito e disfatto, il cui sguardo moribondo sembrava implorare un'assistenza. Allora, il Cireneo sollevò nel mezzo il pesante legno in modo che gravasse il minimo possibile sulle spalle del Salvatore.

E Gesù non si dimenticò di quel gesto caritatevole: infatti, trasformò il Cireneo in un fervoroso discepolo e i suoi due figli, Alessandro e Rufo, in missionari della vera Fede.

 

Veronica: un gesto amorevole e intrepido

Dopo che il corteo aveva percorso altri duecento passi, da una grande e bella dimora uscì un'intrepida donna, dall'aspetto assai dignitoso. Senza badare ai soldati che cercavano di ostacolarle il passaggio, si avvicinò al Divino Maestro. Per un'attimo contemplò quel volto sfigurato, coperto di polvere e di ferite da cui colava il sangue. In un istante, prese il velo che portava sulla fronte e con estrema cura e tenerezza asciugò il viso divino.

Gesù la ringraziò con un'indimenticabile sguardo e proseguì a stento il suo percorso. Quella donna, che si chiamava Serafia, allorché rientrò a casa rimase stupita e colma di emozione nel vedere il viso di Gesù impresso sul suo velo. In memoria di questo fatto, divenne conosciuta come Veronica - da Vera Icon, la vera immagine. La tradizione ci racconta che, nei giorni in cui Saulo ancora perseguitava la Chiesa nascente, Santa Veronica lasciò la Terra Santa portando con sè quel prezioso tesoro che oggi si trova nella Basilica di San Pietro, a Roma.

 

"Piangete per voi e per i vostri figli"

Non restavano più di cento passi fino alla Porta Giudiziaria, chiamata così perché la varcavano i condannati condotti al Golgota. In quel luogo, sopra una colonna di pietra, era affisso il testo della condanna. Il Salvatore poté leggere di essere stato condannato a morte per avere "sollevato il popolo contro Cesare e per aver usurpato il titolo di Messia."

Adesso Gesù era arrivato ai piedi del monte Calvario. Un gruppo di donne, alcune con i figli in braccio, si misero a piangere e a lamentarsi ad alta voce.

Gesù si fermò e disse loro: "Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma per voi e per i vostri figli. Verranno giorni in cui si dirà: beate le sterili, le viscere che non concepirono e i petti che non allattarono. E allora cominceranno a dire alle montagne: precipitate su di noi! e alle colline: copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?" (Lc. 23,31).

Con queste parole Nostro Signore prediceva il terribile castigo per mano di Tito: Gerusalemme verrà assediata dagli eserciti romani e, alla fine, distrutta nell'anno 70 d.c.

Infatti, la coppa della collera divina era colma e avrebbe incominciato a traboccare. Flavio Giuseppe, storico giudeo, narra dettagliatamente le spaventose sofferenze patite dagli abitanti della città in quei giorni, essendoci addirittura con casi di madri che, per l'estrema fame, uccisero e mangiarono i propri figli in tenera età!

 

Colui che prende la croce è il vero vincitore!

Quale contrasto: Lui, condannato, era giudice di quel castigo rigorosissimo. Gesù, sconfitto nelle apparenze, è in verità il vincitore. La croce è il legno della sconfitta, dell'infamia e del dolore. Eppure è il legno della gloria. E colui che è schiacciato con la croce, vince. Invece, chi vince senza la croce è uno sconfitto.

Sei giorni prima, dall'alto del monte degli Ulivi, Gesù versava lacrime su Gerusalemme e profetizzava la sua rovina. Ora annunciava solennemente la riprovazione e la terribile catastrofe che circa 40 anni dopo avrebbe cancellato la capitale dei giudei. Gli scribi, nell'udire quella profezia, avrebbero dovuto tremare di spavento. Però, accecati e induriti come demoni, si irritarono per le minacce che quel condannato osava proferire contro la città santa. E gli aguzzini, da loro incitati, raddoppiavano i colpi con cui lo ferivano, a tal punto che Egli cadde per la terza volta sulle pietre del viottolo, prima di arrivare in cima alla collina.

Lo rialzarono quasi esanime e Lo trascinarono a forza al luogo del supplizio.

In quel momento, la folla che affluiva da tutte le parti si assiepava intorno al monte, per assaporare gli ultimi tormenti dei condannati e applaudire la morte del Messia. Sta per scoccare mezzogiorno. Il momento è solenne come nessun'altro nella Storia dell'umanità: la grande tragedia, alla quale assistono gli angeli, gli uomini e i demoni - la tragedia dell'Uomo-Dio - è giunta al suo culmine.

Gesù patì tutto questo e morì per la salvezza degli uomini. Per la mia salvezza, per la tua salvezza, lettore, lettrice. Che cosa facciamo per ricambiare questo immenso beneficio e per non schierarci con coloro che crocifissero il Figlio di Dio? 

 

(Didascalia)

“Popolo mio, che male ti ho fatto, in che ti ho provocato? Rispondimi” (Liturgia del Venerdì Santo)

“Non ho mai sentito elogiare la serenità, la calma e la visione di insieme che Nostro Signore conservò durante la sua Passione. L’atteggiamento del Divino Redentore è così equilibrato e straordinario che, se le persone ci meditassero un po’, diverrebbero più equilibrate e meno nervose” (Plinio Corrêa de Oliveira).

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Trascritto della rivista Catolicismo (San Paolo - Brasile), n. 532, aprile 1995.

Fonti di riferimento:

Conferenza del Prof. Plinio Corrêa de Oliveira ai soci e cooperatori della TFP, a San Paolo, l'11 aprile 1992 (Sabato Santo) commentando un brano del libro di Pe. Berthe, CSSR, Jesus Cristo, Sua vida, Sua paixão, Seu triunfo, Stabilimenti Benzinger, editori e tipografi della Santa Sede Apostolica, 1925, Einsiedeln, Svizzera, pp. 386 a 393.

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