Spunti – Dicembre 2001
Romania
“Un evento di portata nazionale”
Il 15 agosto,
Assunzione di Maria, si sono dati appuntamento a Roma i giovani partecipanti a
questa "Carovana della Speranza" in Romania. Mentre Federico e
Michelangelo risiedono abitualmente nella capitale, tutti gli altri vengono da
diverse parti della Sicilia: Michele, Francesco, Gaetano, Alessio e Salvatore.
Gaetano descrive per i nostri lettori, con giovanile entusiasmo, le impressioni
di questa straordinaria esperienza.
“Ciò
che non avrei mai potuto immaginare e che solo
in
Cielo potrò pienamente vivere”
È veramente
difficile raccontare ciò che abbiamo vissuto, non perché il ricordo si sia
affievolito, ma perché è stata un'esperienza che ha toccato le profondità del
cuore.
La presenza
materna di Maria mi ha fatto sperimentare ciò che non avrei mai potuto
immaginare e che solo una volta in Cielo potrò pienamente vivere.
La carovana è
partita da Roma dopo la Santa Messa, come se Gesù stesso ci avesse mandato in
missione: “andate in tutto il mondo ad annunciare il mio Vangelo”. E così,
carichi ma allo stesso tempo curiosi di ciò che ci attendeva, iniziava il
nostro viaggio tra canti di lode e preghiera.
“In tutto il
mondo”: si può non ascoltare questo invito? Sono sicuro che anche durante le
nostre pause-riposo le persone che ci
guardavano sono state evangelizzate; come non notare, infatti, sette ragazzi,
pieni di gioia e di entusiasmo ? Quello che avevamo dentro era il fuoco dello
Spirito Santo che ci faceva ardere per incendiare d’amore quelli che avremmo
incontrato. Dio attraverso Maria avrebbe creato quello che è stato definito con
precisione da uno dei carovanisti come “un
evento di portata nazionale”. E poco importa se Lei si è servita di noi,
che essendo giovani, eravamo distratti o poco silenziosi: la Madonna voleva la
nostra disponibilità, sapendo che poi avrebbe operato lo Spirito Santo!
Passata la
dogana rumena tutto aveva inizio: la statua della Madonna entrava in uno dei
paesi dell’ex-Cortina di ferro, silenziosa e discreta, e iniziava il suo
viaggio della speranza, per incontrare più anime possibile.
Nessuno nelle
dogane si è mai preoccupato di cosa
fosse quel grande oggetto, coperto da un velo nel sedile posteriore, era come
se non vedessero la statua della Madonna, eppure era lì ed era pure Grande…!
I francescani
attendevano insieme alle prime persone…era l’inizio!
Il giorno 18
agosto abbiamo visitato la prima parrocchia a Gruilung, piccola ma gremita di
persone che con gioia avevano atteso la bianca statua della Vergine. Non potrò
mai dimenticare lo sguardo di quella gente, l’amore con cui guardavano la
Madonna, le lunghe attese per toccarla, i grani del rosario che scorrevano
davanti a Colei che ha promesso di dare rifugio nel Suo Cuore Immacolato.
Ognuno
intonava a turno un canto tradizionale, a volte aiutati dalla chitarra di un
gruppo di giovani. Alla fine, per rispettare un’antica tradizione, abbiamo
mangiato quello che tutti fraternamente avevano portato.
Il pomeriggio,
invece, la statua è stata portata nella parrocchia francescana, ad Oradea. E’
qui che abbiamo conosciuto il vescovo, Mons. Virgil Bercea, presenza preziosa, testimone di pace e
preghiera. Ha celebrato la Santa Messa e ha partecipato a una bella processione
con la statua della Madonna di Fatima, poi si è intrattenuto a lungo con i
fedeli pregando su quelli malati, consolando chi piangeva. Le nostre giornate
terminavano con un momento di condivisione sulla giornata trascorsa e poi con
un Rosario: tutto doveva iniziare e finire con la preghiera!
“Sono malato e non riesco a camminare
bene.
I chilometri sono tanti, ma per vederla
solo un istante
ne sarebbe valsa la pena”
E' vero che c'è tanto bisogno di cose
materiali, ma la fede che viene da tanti anni di persecuzioni è radicata con
una forza incredibile, una fede che riesce a dare loro la spinta per dire ogni
giorno "Grazie Gesù, grazie per quello che ho, grazie perché mi ami!”. Non
hanno molto, ma ringraziano Dio perché ha dato loro la vita e la Fede. La
profonda devozione che il popolo romeno ha verso la Madonna li incoraggia a
sentirsi protetti da questa Madre premurosa con i suoi figli.
Ogni giorno
Maria ci insegnava qualcosa di nuovo; non posso dimenticare infatti, quando
siamo andati nella città di Sumal: dopo aver partecipato alla S. Messa, la
gente ha continuato per ore a pregare, tra questi un anziano signore. Mi sono
seduto vicino a lui ed ha iniziato a parlare: “Sono malato e non riesco a camminare bene, era da tanti anni che non
uscivo da casa, ma appena ho saputo che la Madonna di Fatima veniva in chiesa
mi sono detto: devo esserci! Ho promesso che anche se avesse nevicato sarei
venuto. I chilometri sono tanti, ma per vederla solo un istante ne sarebbe
valsa la pena”. Non dimenticherò mai i suoi occhi pieni di commozione, la
sua vecchia e stanca mano con un semplice rosario di legno tra le dita;
guardava la statua e sembrava già appartenere a Lei.
La
gente era fiera di poter fare
ciò
che per cinquant’anni le era stato negato:
professare
liberamente la fede
Nella città di
Zalâu ci aspettavano già centinaia di persone ed un gruppo di novizie dal volto
celestiale, sorridenti e disponibili in tutto; erano come Maria, sorella di
Marta, che cercavano di cogliere la parte migliore (Lc 10;38 ss).
Da quella
parrocchia è partita una lunga processione per le vie della città…sembrava di
non giungere mai alla fine, ma la gente era fiera di poter fare ciò che per
cinquant’anni le era stato negato: professare liberamente la propria fede in
Gesù. A tutte le persone che stupite si fermavano al passaggio della
processione, veniva regalata una imaginetta della Madonna.
Un’esperienza
molto forte quella in ospedale: la Mamma Celeste veniva portata nelle camere
dei vari reparti. In questi lunghi corridoi sembrava che entrasse la luce; la
“Signora” davanti e dietro cinque preti, le novizie, giovani e anziani che le
facevano corona. Si cantava, si pregava e anche quel luogo di dolore diventava
un pezzo di Cielo.
In ogni
stanza, anche la più piccola, c’erano sei o più letti, donne e uomini trattati
come oggetti, lasciati nel loro dolore, tra cattivi odori, ma la Madonna
portava loro uno sguardo di materno conforto.
Ogni reparto
al suo passaggio si trasformava, anche protestanti e ortodossi si fermavano a pregare,
chiedevano la corona del Rosario ed il libro del messaggio di Fatima: ciò che
l’uomo non riesce a fare con tante parole, veniva facile a Lei con un solo
sguardo pieno d’amore.
Un giovane ci ha detto:
“non
avevo mai provato una gioia così profonda!”
La sera stessa
ci siamo recati in una piccola casa di campagna di Chechis. In questo paese,
dove non c'è una chiesa cattolica, abbiamo messo la statua della Madonna in un
grande salone. Man mano che la gente del paese passava la voce della
inaspettata visita, il salone cominciava a traboccare di gente.
Una sera,
durante la cena, ho deciso di andare a pregare il S. Rosario. Nel frattempo
erano arrivate due donne molto avanti nell’età, scalze ed in lacrime.
Affidavano alla Regina del Cielo la vita che avevano trascorso: per loro il
dono del libro con la medaglia Miracolosa è stato come un regalo dal Cielo,
tanto che lo stringevano forte al petto come se fosse un gioiello prezioso.
Mentre
continuavo le mie preghiere, è entrata una ragazza solo per curiosità, ma alla
vista della Madonna cadeva in ginocchio cominciando a piangere; sembrava non la
smettesse più. Quella stanza era diventata un luogo di grazia che Maria
concedeva per preparare qualcosa di più grande e misterioso.
La giovane è
andata via e così ho fatto pure io. Dopo un’ora (erano circa le 24.00), con gli
altri del gruppo siamo tornati per un saluto alla Vergine prima di andare a
dormire…ma una grande sorpresa ci attendeva: venti ragazzi inginocchiati che
pregavano e a guidare il rosario c’era la giovane di prima! Ci siamo uniti a
loro e abbiamo cantato e dato la nostra testimonianza di giovani laici che
offrono parte delle loro vacanze per questo apostolato.
Era un
cenacolo d’amore come quello descritto negli atti degli Apostoli, dove era
presente la Madre di Gesù. Per la prima volta quei giovani avevano pregato il
Rosario e per così lungo tempo: 2 ore! Alla fine un giovane fortemente scosso
ci ha detto: “E’ da vent’anni che vivo
qui ma non avevo mai provato una gioia così profonda! Stavamo andando in
discoteca quando abbiamo incontrato la nostra amica in lacrime e ci ha portato
qui!” E’ incredibile di quanti mezzi disponga Maria per portarci a Gesù!
e
dell’aiuto di Luci sull’Est alla fede
del paese
Il giorno
seguente siamo andati a Cluj, dove abbiamo conosciuto un sacerdote che aveva
promesso di andare a Fatima prima di morire. Era molto anziano e malato,
martire dei comunisti che lo avevano tenuto prigioniero per 20 anni solo perché
cattolico. Ci ha detto: “Non sono potuto andare nella Sua terra e
lei è venuta da me!” E’ veramente incredibile come Gesù e Maria non
dimentichino nessuno di noi e ci considerino come figli unici, ricoprendoci di
amore.
Quello stesso
giorno tantissimi giornalisti giunti da tutta la Romania attendevano l’arrivo
della statua della Madonna. “Un evento nazionale”, l’hanno definito. I mass
media hanno parlato delle meraviglie che stava compiendo Maria e dell’aiuto di Luci sull’Est alla fede del paese (la tv
ha fatto diversi servizi sulla visita della Madonna di Fatima in Romania).
Ne ha parlato
anche il vescovo Mons. Florentin Crihalmeanu, di fronte a centinaia di persone
che riempivano all’inverosimile la chiesa ed il piazzale antistante. Alla fine
del discorso e della Santa Liturgia solenne, è iniziata la veglia di preghiera:
tutta la notte, col vescovo in testa, per implorare la protezione della Madonna
per “i più bisognosi della sua
misericordia”.
"Questa
città non è solo la piccola Roma,
per
un giorno è stata una piccola Fatima!”
Il giorno 22
agosto ci aspettava il vescovo Metropolita Mons. Lucian Muresan della città di
Blaj, detta “La Piccola Roma” perché sede storica dei cattolici rumeni. Quando
avevano preparato la missione, 2 mesi prima, c'era un po’ di scetticismo. Era
la prima volta che veniva una Madonna di Fatima pellegrina, alcuni dicevano:
"Non ci saranno che poche vecchiette”. La Madonna sa cosa vuole ed al suo
arrivo c’erano tantissime persone e per ore una fila ininterrotta di persone si
è inginocchiata davanti alla Bianca Signora per una supplica, una preghiera;
tutti commossi e increduli per quello che stava succedendo.
Al tramonto
una processione con le fiaccole. Con grande partecipazione di fedeli, che oltre
al canto dell'Ave Maria di Fatima intonavano dei bellissimi canti religiosi
rumeni.
Non scorderò
mai tra tutti loro una bambina di 10 anni,
paralizzata a causa di una malattia molto diffusa nella zona per l’alto
tasso d'inquinamento. Pregava accanto alla Madonna come se fosse un angelo,
offrendo a lei il suo male, non aspettandosi la guarigione ma l’amore di una
tenera Madre.
Alla partenza
il Metropolita nell’omelia ha detto: "Questa città non è solo la piccola
Roma, per un giorno è stata una piccola Fatima!” Molto commosso, si è
inginocchiato davanti alla Madonna consacrando al Suo Cuore Immacolato tutta la
Romania.
per
non rinnegare la fede cattolica:
guardavano
alla Madonna come simbolo della loro libertà
Abbiamo
conosciuto sacerdoti che hanno trascorso metà della loro vita in prigione pur
di non rinnegare la loro fede; uomini e donne che hanno perso tutto, anche il
lavoro, per non rinnegare la loro fede cattolica. Tutti rimanevano a guardare
la Madonna, come se fosse il simbolo della loro libertà. Se non riuscivano ad
entrare nella chiesa, perché troppo affollata, rimanevano fuori anche sotto la
pioggia, pur di guardare dalle finestre Colei che ha promesso il trionfo del
Suo Cuore Immacolato.
A Timisoara,
l'ultima tappa del viaggio, un missionario italiano, Padre Davide, che da anni
svolge il suo apostolato in questa città, era molto impressionato nel vedere
che durante la veglia notturna, alle 2 o 3 di notte, entravano gruppi di
giovani e famiglie con i bambini per rivolgere una preghiera alla Madonna.
Offrivano a
noi il pranzo magari facendo enormi sacrifici. Alla Vergine davano i fiori più
belli, quelli che loro stessi avevano coltivato con tanto amore. Scalzi e in
ginocchio, vegliavano tutta la notte davanti a Colei che li aveva liberati e li
portava ogni giorno a Gesù suo Figlio, che ci ha amato tutti immensamente, tanto da dare la vita per noi.
Abbiamo tanto
da imparare, ma prima di tutto dobbiamo capire cos’è la libertà di dire “Amo
Gesù e Maria, sono Suo figlio!” senza vergognarsi, anche nelle nostre strade,
tra la nostra gente! E’ questo quello che mi ha insegnato Luci sull’Est e gliene sarò sempre riconoscente!