Convegno mariano all’Augustinianum

 

 

            Il 30 ottobre scorso la statua della Madonna di Fatima,  pellegrina in Siberia dal 13 maggio al 13 ottobre, è stata accolta a Roma nella solenne cornice di una cerimonia-convegno all’auditorio Augustinianum.

Alle note del “13 maggio” intonate da tutti i presenti,  i quattro portatori della statua sono apparsi in abito di gala dal fondo della sala incedendo verso il tavolo degli oratori, dove era in attesa mons. Jerzy Mazur, il vescovo amministratore apostolico della Siberia Orientale, per incoronarLa e appendere alle sue mani uno speciale rosario di pietre rare, tipiche di quelle sterminate terre. Spiegandone il simbolismo, ha ricordato che il rosario è stato “come un catechismo al tempo dei gulag” poiché, privi di chiese e sacerdoti,  vi si sono aggrappati i fedeli  per perseverare. La statua,  sistemata al centro di una bellissima composizione floreale, ha  presieduto il convegno, cominciato molto opportunamente con la recita del primo mistero doloroso nel quadro della conclusione del mese di ottobre dedicato al rosario.

 

 

Maria, vincitrice di tutte le eresie

 

            Il primo degli oratori, introdotti dal coordinatore degli Apostoli di Fatima Giulio Loredo, è stato il noto teologo e predicatore padre Antonio di Monda, OFM conventuale, già ministro generale della Milizia dell’Immacolata fondata da San Massimiliano Kolbe. Padre di Monda ha trattato con grande eloquenza il tema “Maria, vincitrice di tutte le eresie”,  offrendo una mirabile rassegna storica di quelle proclamazioni dei dogmi mariani, da Efeso in poi,  e delle grandi apparizioni della Madre di Dio, provvidenzialmente venute a consolidare la fede dei cristiani in momenti di grande pericolo, rincuorando i buoni e riportando i traviati sulla retta strada.

 

 

Ad Jesum per Mariam: salvezza del XXI secolo

 

            Ha poi preso la parola un altro religioso, il prof. Massimo Zangheratti FFI, segretario generale dei  Francescani dell’Immacolata, sul tema “Ad Jesum per Mariam, salvezza del XXI secolo”, partendo dalla situazione della fede nella società contemporanea, figlia di quella “rivoluzione anticristiana” che dalla riforma luterana e dall’umanesimo, passando per l’illuminismo e il marxismo, è giunta oggi alla cultura post-moderna del “pensiero debole”.

Per l’oratore, l’agnosticismo nichilista arriva a svuotare il Vangelo del suo vero contenuto,  riducendolo a un umanitarismo conciliante e rinunciatario della verità. Ecco dunque l’opportunità dell’appello programmatico del Santo Padre, quando ripete le parole di Gesù a San Pietro, “duc in altum”,  prendete il largo, il che vuol dire, evangelizzate nuovamente,  ri-evangelizzate. Ciò significa innanzitutto  recuperare il vero contenuto del Vangelo, Gesù vero Dio e vero uomo. Con questa premessa si capisce meglio cosa vuol dire andare “a Gesù per Maria” e come la consacrazione all’Immacolata sia il mezzo per ri-convertirci continuamente a Cristo. Consacrandoci a Maria ci mettiamo alla scuola di  Colei che “conservava tutte queste cose nel suo Cuore”,  cioè che comprendeva perfettamente il Figlio. Imitandola siamo trasformati in Lei e, rifacendosi alle parole di padre di Monda,  ha ricordato che pensare alla ri-evangelizzazione delle antiche cristianità oggi secolarizzate, sarebbe utopia senza passare attraverso Maria.  Lo provano i gruppi mariani e il popolo dei devoti, coloro che fanno perno sui misteri di Maria, e che oggi hanno la massima vitalità e capacità di attrazione spirituale nella Chiesa. La consacrazione a Maria ci fa penetrare questa verità: è un contatto spirituale in cui lo Spirito Santo può agire liberamente, diventando il pegno sicuro della rinascita della fede in Gesù Cristo, come insegnano grandi santi del nostro tempo.  

  Un esempio dell’immensa capacità catechetica della Madonna, ha spiegato padre Zangheratti,  è quello dei pastorelli di Fatima  che,  pur nella loro semplicità culturale,  sono arrivati a capire “da veri profeti e maestri di vita spirituale” i grandi misteri della fede: dall’Eucaristia all’Incarnazione, al mistero del peccato e della dannazione, comprendendo pure il legame della fede con gli avvenimenti della storia, della società, della politica e rispondendo con un’altissima coscienza alla chiamata penitenziale.               

 

 

I martiri dell’Est

 

            Successivo oratore una nota firma dell’Osservatore Romano, Giampaolo Mattei, inviato speciale nei  viaggi papali e  autore di una straordinaria serie di articoli sul martirologio del XX secolo, che ha esordito ricordando una poesia del giovane Karol Wojtyla, “se le parole non hanno convertito, sarà il sangue a convertire”, per introdurre la sua commossa testimonianza su una chiesa martire, quella ucraina, “cancellata con un tratto di penna nel 1946”.

 Nel giugno scorso S.S. Giovanni Paolo II  beatificava a Leopoli 27 martiri della chiesa greco-cattolica. Ma questi sono “alcuni dei martiri”,  ha asserito l’inviato, perché in Ucraina “c’è stato un martirio di massa”,  frutto di una “persecuzione profonda, totale e sistematica”, con delle “storie impressionanti di vittime di un odio bestiale: c’è stato un cristiano bollito in un calderone e servito come minestra ai suoi compagni di prigionia; c’è chi è stato crocifisso ad una parete”.

 Eppure hanno perseverato. Alla cerimonia di  Leopoli c’era una immensa folla, in molti casi parenti e amici dei martiri. Sì,  perché questi non appartengono soltanto a tempi lontani. Maria è stata uccisa per strada nel 1982 (quasi alla vigilia della Perestrojka) e oggi avrebbe avuto solo 44 anni! La sua colpa: non consegnare una borsa con gli strumenti per la celebrazione dell’Eucarestia.

L’oratore si è chiesto quanto sarebbe importante per un giornalista, ai fini di cronaca, avere conosciuto i parenti e gli amici dei martiri dei primi secoli a Roma. “Bene, questa possibilità l’ho avuta in Ucraina (…), sono stato a cena a casa dei martiri.” Case che erano vere catacombe, dove si celebravano la messa e i sacramenti, si insegnava il catechismo con le serrande abbassate. Ha concluso dicendo che le nonne, le babuschke, meritano un monumento, perché senza di loro sarebbe stato impossibile conservare la fede cristiana durante la persecuzione comunista. 

 

 

La testimonianza di mons. Mazur

 

“Io vengo dal territorio dei martiri, delle persecuzioni, della sofferenza. E vorrei ringraziare tutti voi per la preghiera e per tutto l’aiuto che abbiamo ricevuto, sono molto contento di essere oggi con voi”, ha detto nell’intervento conclusivo S.E. mons. Jerzy Mazur, amministratore apostolico della Siberia orientale.  Ha ricordato che il pellegrinaggio della statua della Madonna di Fatima ha “attraversato un territorio molto grande da Krasnoiarsk al Pacifico”, visitando tutte le  43 parrocchie ufficialmente registrate e 50 piccole comunità ancora non registrate.

“La nostra amministrazione apostolica dedica quest’anno alla famiglia. La famiglia è in crisi e siamo molto convinti che la consacrazione delle famiglie al Cuore Immacolato della Madre di Dio aiuterà a superare questa crisi. Già da tempo le statue della Madonna che avete inviato giungono a tutte le famiglie della parrocchia. Ogni famiglia riceve durante la visita pastorale  una piccola statua della Madonna, un rosario e il libro su Fatima. Per realizzare questa idea si è offerta Luci sull’Est; che ha organizzato pure il pellegrinaggio della statua a Irkutsk e ha preparato le statuette della Madonna per i cattolici siberiani. Io so che tutto questo lo hanno fatto con il vostro aiuto di benefattori… Grazie a tutti!” 

“Il pellegrinaggio siberiano di Maria – ha continuato – è stato una possibilità  per tante persone che prima non avevano mai sentito il messaggio di Fatima, mai sentito di consacrarsi alla Madonna. Parte di questo avvenimento sono state le lacrime delle persone anziane che si avvicinavano a Lei, lacrime del dolore per le umiliazioni del passato ma anche di gioia per le possibilità che si aprono oggi... Nelle tante processioni, molta gente è venuta nelle chiese,  nelle cappelle, per stare con la Madonna (…). Maria ha detto a Fatima: “il mio Immacolato Cuore trionferà”. E noi siamo testimoni di questo trionfo dell’Immacolato Cuore di Maria”.

In seguito ha raccontato con toccanti parole cosa significhi essere vescovo missionario di un territorio 28 volte  più grande dell’Italia, con soltanto 16 milioni di abitanti. Un milione hanno radici cattoliche perché discendono dai deportati polacchi, ucraini, lituani, bielorussi, ecc. Ma i battezzati sono pochi. “Adesso questa gente ha il diritto di sentire il Vangelo, conoscere Gesù Cristo, ricevere i Sacramenti. Gesù Cristo ha detto: “Come Dio ha mandato Me, così Io mando voi”. Gesù Cristo vuole che il Vangelo sia annunciato in tutto il mondo ed anche in Siberia, terra di sofferenza.”

Anch’egli ha voluto rendere un omaggio alle anziane nonne, alle babuschke,  donne tanto provate ma con grande speranza in Dio, che hanno mantenuto la fede cristiana in Siberia, specialmente grazie al Rosario, anche senza sapere che Maria a Fatima ne aveva espressamente raccomandato la recita. “Le babuschke sono anche oggi le più grandi missionarie”, ha detto,  perché sono loro che portano in chiesa i nipotini, ravvivando così la fede dei loro avi. Avviandosi alla conclusione,  ha parlato dei progetti per il futuro, come la costruzione di 8 nuove chiese e le iniziative di assistenza a favore di gente così duramente provata dai tanti mali del comunismo, dall’alcolismo all’aborto e alla disgregazione familiare.

Un’ampia sintesi dell’intervento di Mons. Mazur è successivamente apparsa sull’Osservatore Romano del 1 dicembre scorso. Dopo un lungo applauso alla conclusione dell’intervento, i presenti si sono alzati in piedi e hanno preso commiato dalla Madonna con il canto “Salve Regina”.

 

 

Concerto

 

            Finito il convegno all’Augustinianum, l’Associazione Luci sull’Est ha commemorato i 10 anni di attività con un concerto di musica sacra, tutto dedicato alla Madre di Dio, nella bella e centrale basilica di San Giovanni dei Fiorentini. Sotto la direzione del M° Aurelio Porfiri e accompagnata dall’organista M° Gianluca Libertucci, la corale San Giovanni de Matha ha eseguito alcuni noti brani mariani, spaziando dall’epoca medioevale fino ai nostri giorni: da Joschim des Prez a Mons. Liberto, passando per Palestrina, Perosi, Bartolucci, ecc. Le musiche sono state intercalate dalla recita di famosi testi, anch’essi dedicati alla Madonna, letti dalla nota voce, così familiare ai radioascoltatori, di Franca Salerno. I testi comprendevano un ampio periodo: dalle famose lodi medioevali di Cortona e di Firenze alle bellissime composizioni mariane di Don Bosco e di Don Orione,  assieme a testi di S. Massimiliano M. Kolbe e di S. Luigi Grignon di Montfort. La serata si è conclusa con un brillante  “Magnificat”  barocco di Bencini, in perfetta armonia con le spettacolari volute architettoniche di questa chiesa che un tempo fu retta da S. Filippo Neri. Un folto pubblico ha seguito con attenzione il concerto. Tra le personalità presenti, oltre al vescovo di Irkutsk mons. Jerzy Mazur, figurava mons. G. Liberto, direttore della Cappella Pontificia un tempo chiamata “Sistina”.