Sullo sfondo di uno squarcio nel cielo plumbeo,
l’angelo si erge maestoso sulla immensa colonna che sovrasta la piazza di
fronte al Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo, e mentre regge la croce segnala
l’Oriente. Ecco il simbolo che adottò Luci sull’Est nel 1991 per svolgere il suo apostolato, non appena si “squarciarono” le nuvole a
lungo addensatesi sul tetro impero sovietico. Molte grazie e realizzazioni hanno segnato la strada
percorsa, tutto dovuto all’intercessione
della Madre di Dio che a Fatima aveva
preannuciato proprio alla Russia un
glorioso avvenire legato al trionfo del Suo Cuore Immacolato. Oggi, come molte
volte è accaduto nella storia quando si tratta delle vicende della Chiesa e dei
suoi fedeli, le nuvole oscure sembrano nuovamente rinserrarsi su questo
magnifico panorama.
Il vescovo della
diocesi di San Giuseppe a Irkurtsk nella Siberia Orientale, Mons. Jerzy Mazur,
con il quale Luci sull’Est aveva
collaborato organizzando il pellegrinaggio della statua della Madonna di Fatima
dal 13 maggio al 13 ottobre dell’anno scorso e realizzando altri progetti, si è
visto rifiutare l’ingresso all’aeroporto internazionale di Mosca. Dopo poco più
di dieci anni di libertà religiosa garantita dalla legge, i poteri terreni
tornano nuovamente a impedire a un vescovo cattolico di riunirsi al suo gregge.
Questo sembra il culmine di tutta una serie di oltraggi e incidenti che hanno
per oggetto la Chiesa cattolica e che sono seguiti alla decisione del Santo
Padre di erigere le 4 amministrazioni apostoliche della Russia in diocesi
regolari, riunite in una provincia ecclesiastica. La Chiesa Cattolica si stava
riorganizzando dopo la caduta del regime comunista e intendeva ripristinare la
sua presenza multisecolare nella grande nazione russa, soppressa brutalmente
per opera di Stalin ed altri esponenti del suo regime.
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7
marzo –
Mentre continuano con violenza crescente gli attacchi di esponenti del
Patriarcato di Mosca, l’arcivescovo ortodosso Evsevij invita le autorità a
bloccare la costruzione di una chiesa cattolica la cui presenza “offende il
nostro popolo”.
11
aprile
– Padre Stefano Caprio, milanese, da 12 anni in Russia, viene fermato
all’aeroporto della capitale russa. La polizia gli ritira il visto e gli
impedisce di fatto il ritorno in Russia.
20
aprile –
Stesso trattamento per il vescovo di Irkutsk, Jerzy Mazur che, privato del
visto, viene costretto a rientrare a Varsavia, sua città d’origine.
23
aprile –
Un francescano polacco, Damian Stepien, è stato affrontato da due poliziotti
mentre usciva - in abiti borghesi - dalla cattedrale cattolica moscovita in via
Malaja Gruzinskaja. I due hanno voluto vedere il suo passaporto, gli hanno
chiesto se fosse cattolico e alla risposta affermativa hanno stracciato il
documento, gettandolo in un cestino della spazzatura.
(*) Cfr. Avvenire, 21 e 24 aprile 2002.
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riquadro ================
Non ci si può nascondere la vera causa dei fatti:
influenti ambienti della Chiesa Ortodossa russa hanno esercitato pressioni
sull’apparato politico-amministrativo in favore dell’adozione di queste misure. Giova ricordare che, pochi giorni prima, si era visto strappare
il visto di soggiorno in territorio russo don Stefano Caprio, un sacerdote
italiano residente a Vladimir. Fra il folto gruppo di sacerdoti, religiosi e
laici residenti in Russia per attività spirituali, regna il timore che queste
misure possano estendersi ulteriormente, privando la Chiesa cattolica di basilari sostegni nel suo processo di
rinascita, giacché nel periodo della
repressione essa evidentemente non ha potuto formare un clero autoctono.
Per completezza d’informazione, va detto anche che a
metà
maggio la Duma, che in precedenza si era rifiutata a larga maggioranza di
discutere l’espulsione del vescovo Mazur, ha respinto, sempre a larga
maggioranza, un progetto che chiedeva stretti controlli sull’attività della
Chiesa Cattolica. Segnali ambigui, ma che incoraggiano una certa speranza. Così
come è incoraggiante la lettera di protesta contro l’espulsione di Mons. Mazur
firmata da un gruppo di intellettuali russi, come i noti scrittori Boris
Vasiliev e Rimma Kazakova, apparsa sul periodico “Nezavisimaia Gazeta” che ha
bollato queste misure come “degne dell’epoca sovietica”. Ma finora il governo
si è chiuso in un atteggiamento di totale mutismo, senza fornire alcuna spiegazione. Nel corso dell’udienza concessa
al Presidente Bush in occasione della sua venuta in Italia per la firma del
trattato di Pratica del Mare, Giovanni Paolo II avrebbe chiesto, secondo fonti
vaticane, un suo intervento presso le autorità russe. Probabilmente qualcosa di
analogo alla protesta che il capo americano rivolse a Pechino alle autorità
comuniste per il rilascio dei vescovi cattolici arrestati. Ma sintomaticamente,
il capo di Stato russo Putin non ha chiesto di incontrare il Santo Padre nella
stessa occasione. Ci auguriamo che al momento di andare in stampa, queste
incresciose difficoltà dal sapore persecutorio siano state superate.
L’arcivescovo della
diocesi della Madre di Dio a Mosca, Mons. Tadeusz Kondrusiewicz, metropolita
della Russia, ha descritto con lucidità e coraggio l’odierna situazione della
Chiesa Cattolica in Russia in una intervista rilasciata al noto esperto
Vittorio Strada, pubblicata sul Corriere
della Sera dell’11 maggio scorso: “Da un paio di mesi – ha asserito il
presule – la situazione è radicalmente mutata, dopo la ristrutturazione della
nostra Chiesa in Russia e la creazione di quattro diocesi e di una provincia
ecclesiastica russa (…) si è arrivati all’intervento dell’arcivescovo (ortodosso,
ndr) di Pskov Evsevil, che ha scritto una lettera al presidente Putin per dire
che in Russia non c’è posto per i cattolici e che il popolo russo non deve
subire l’onta della presenza cattolica sulla sua terra. (…) Ciò che mi
preoccupa è però il fatto che le autorità mantengono il silenzio. L’appello
dell’arcivescovo di Pskov è un chiaro invito al dissidio interreligioso, il che
è contrario alla legge, ma nessuno reagisce. Questo mi preoccupa, e mi
preoccupa anche il fatto che le forze ultra nazionalistiche cerchino di
sfruttare questa situazione ai loro fini (…) Ma le autorità tollerano tutto ciò
che contro di noi si sta facendo. Vuol dire che le posizioni della Chiesa
ortodossa sono molto forti (nell’ambito del governo, ndr). E’ l’unica
spiegazione possibile”.
Mons.
Kondrusiewicz si sofferma sulla principale accusa rivolta ai cattolici, quella
del proselitismo. Nella sociologia della religione si intende per proselitismo
l’uso di strumenti condizionanti come denaro e offerta di posti di lavoro al
fine di indurre alla conversione.
Naturalmente il presule russo nega che qualcosa del genere possa venire
addebitato all’opera pastorale svolta dai cattolici: “Noi siamo in Russia
soprattutto per i cattolici e per chi vuol essere cattolico (…) Io respingo
l’accusa di proselitismo. E non accetto il proselitismo. Ma, d’altra parte, se
un russo viene da me, soprattutto se non è battezzato, e chiede di diventare
cattolico, che cosa dovrei fare?”. E l’arcivescovo aggiunge che la Chiesa
cattolica viene accusata di “proselitismo” anche quando si occupa dei bambini
abbandonati sulla strada, e stiamo parlando di milioni di esseri umani in
questa condizione in Russia, privi non solo di riferimenti religiosi, ma
addirittura di riferimenti familiari e sociali. Per Mons. Kondrusiewicz è uno
scandalo che si possano rivolgere simili accuse alla Chiesa, quando siamo
davanti a un quadro che impone una fattiva collaborazione davanti alle
molteplici “sfide lanciate oggi alla coscienza dalla nuova realtà: dalla
clonazione all’eutanasia, dalla fame nel mondo al terrorismo globale.”
Il
presule analizza lucidamente la situazione russa, senza timore di denunciare i
frutti marci lasciati dal comunismo e cogliendo la natura profonda
dell’intreccio di cause che costituiscono la maggiore minaccia per il futuro
del Cristianesimo: “All’inizio degli anni 90 ci fu un vero e proprio ‘boom’
religioso. Ma già verso la meta degli anni 90 quel ‘boom’ era passato. Oggi
dopo il lungo periodo dell’ateismo comunista, che ha lasciato un terribile
vuoto nelle coscienze e una desolante degradazione morale, ciò che più temo è
quello che è già avvenuto in Occidente: una secolarizzazione che però in Russia
ha conseguenze più gravi perché avviene in modo più rapido e concentrato. In
Occidente c’erano delle radici, mentre qui tutto è stato sradicato e adesso
l’irruzione degli pseudovalori occidentali (il culto del consumo e del denaro)
crea un enorme pericolo.”
…ma
“la gioventù continua ad affacciarsi alla vita cristiana”
Una
analoga diagnosi era stata tratteggiata poco prima, sulle autorevoli pagine
dell’Osservatore Romano (4/5/02), dall’arcivescovo di Minsk-Mohilev, Cardinale
Kazimiers Swiatek, prigioniero per 10 anni nel gulag di Irkurtsk e guida di
quella chiesa bielorussa che costituisce una realtà tanto simile a quella
russa: “…Siamo testimoni del fenomeno che la gioventù continua ad affacciarsi
con generosità e con entusiasmo alla vita cristiana. (…) Ovviamente questo
processo avviene in mezzo a molti ostacoli che rendono faticoso l’avvicinamento
della gioventù ai valori religiosi. In gran parte gli ostacoli sono conseguenze
dell’ideologia del passato che ha lasciato un enorme vuoto culturale e spirituale
da colmare. Se a ciò aggiungiamo il rapido propagarsi d’idee liberali ed
agnostiche che provengono dall’Occidente, e la forte crisi della famiglia,
possiamo comprendere quale arduo compito sta dinanzi alla Chiesa. (…) Qualche
volta si ha l’impressione che i valori cristiani tradizionali, che hanno
costruito la nostra nazione, sono stati sopraffatti dalle proposte culturali di
carattere liberale ed agnostico. Così il giovane, pur non soffrendo più della
tirannia ideologica, deve confrontarsi continuamente con le conseguenze
negative della civilizzazione che abbiamo ereditato dal passato.”
E’
conveniente ricordare, allo scopo di sfatare il mito di una Russia non
secolarizzata ma profondamente cristiana,
che “il numero dei fedeli ortodossi praticanti (che indubbiamente
sono la maggioranza dei credenti, ndr)
non ha mai superato il 5% da quando si è dissolta l’Unione Sovietica” (Time,
20/05/02).
A
Mosca per l’85° anniversario della 1ª
apparizione di Fatima
Due
giorni dopo l’intervista apparsa sul Corriere
della Sera, una nostra delegazione si è recata a Mosca a portare
solidarietà e sostegno spirituale per conto di tutti gli amici di Luci sull’Est a Mons. Tadeusz
Kondrusiewicz e, nella sua persona, ai cattolici della Russia in questo
delicato momento. Abbiamo voluto partecipare lo stesso giorno – 13 maggio –
alle celebrazioni dell’ 85° delle apparizioni di Fatima, da lui stesso
presiedute al pomeriggio nella cattedrale dell’Immacolata.
Nell’occasione
Mons. Kondrusiewicz, ricordando i passaggi più importanti degli avvenimenti
alla Cova de Iria, ha rivolto un accorato appello ai suoi fedeli, accorsi in
buon numero da tutti i punti della grande città, per esortarli alla preghiera e
alla vigilanza. Egli vede, per quanto abbiamo capito, una certa analogia fra la
situazione attuale e quella del 1917, anno sia di Fatima che della Rivoluzione
bolscevica. Non che il pericolo imminente oggi, sia chiaro, possa essere quello
di un’altra rivoluzione nello stile di quella di Lenin, ma piuttosto quello di
una parallela ateizzazione di massa ottenuta con modi e metodi diversi. Da un
lato non ci saranno nuovi gulag per il clero, ma questo potrebbe essere
ugualmente separato dal gregge. Dall’altro, ribadendo più o meno quanto detto
al Corriere della Sera, ha descritto
il “boom” religioso che caratterizzò i primi anni 90: il grande afflusso di
gente nelle chiese per pregare, per confessarsi, per chiedere i sacramenti, in
contrasto con quanto succede adesso. L’attrazione religiosa ha lasciato in una
certa misura il posto al rutilante miraggio consumistico e edonistico, che
sembra divorare l’anima dei russi, soprattutto dei più giovani. L’arcivescovo,
ricordando la visione dell’inferno che ebbero i pastorelli, ha detto che oggi
la realtà di un castigo per i peccati terreni sembra alla gente un retaggio di
superstizione medievale, giacché la vita sarebbe fatta per correre dietro agli
idoli materiali, prima irraggiungibili ma che oggi incominciano a luccicare
davanti al provato popolo russo. Onde evitare questa nuova catastrofe, si rende
ancora più necessaria la presenza evangelizzatrice della Chiesa Cattolica,
proprio nel momento in cui si vanno profilando sempre più minacciosi
all’orizzonte gli ostacoli summenzionati.
A
conclusione della cerimonia si è svolta una processione con l’icona della
Madonna di Fatima custodita nella cattedrale. Questo dipinto rappresenta
l’apparizione di Maria ai tre pastorelli nello stile della stupenda pittura
russa, con gli sfondi sempre dorati, ed è opera di una artista moscovita divenuta cattolica. A suo tempo
questa straordinaria raffigurazione della Madre di Dio venne fatta vedere a
Suor Lucia, che di fronte ad essa si raccolse a lungo in preghiera. L’atmosfera
della processione è stata molto toccante, con la comunità cattolica di Mosca al
seguito dell’icona e del suo pastore, che intonava “Ave, Ave, Ave Maria”, come
ad una piccola e lontana Fatima, nel cuore della terra così prediletta dalla
Madonna.
Durante
il nostro soggiorno abbiamo potuto visitare varie istituzioni cattoliche, come
il Centro per la Famiglia dell’Arcidiocesi della Madre di Dio; il suo
direttore, Don Andrzej Steckiewicz, ha espresso tutta la sua profonda
gratitudine agli amici di Luci sull’Est
per gli aiuti inviati, che rendono possibile l’attività di formazione per gli
aspiranti al matrimonio, le giovani coppie, i genitori in crisi, le donne
tentate dall’aborto ecc.. Si tratta di uno
sforzo di apostolato teso ad educare ai valori della morale cattolica in
circostanze sociali tutt’altro che facili. Abbiamo potuto visitare anche il
settimanale cattolico Svjet Evanghelija
(Luce del Vangelo), che si è occupato
più volte delle attività di Luci sull’Est
in Russia, e il suo brillante e dinamico direttore, il prof. Victor Khroul;
inoltre abbiamo visto il direttore della Bibliothèque religieuse, dr. Jean-François Thierry e diverse altre personalità della vita
cattolica nella capitale russa.
Il prof. Khroul,
discepolo del primo direttore del settimanale, il compianto Mons. Bernardo
Antonini, ha rivolto ai presuli
italiani e di altri paesi un accorato appello di cui riportiamo qualche brano:
“Vorremmo esprimere tutta la nostra gratitudine (…) per il sostegno morale e
materiale che da anni viene offerto ai cattolici russi, che con fatica e con
gioia hanno vissuto e vivono la rinascita della Chiesa dopo tanti anni di
persecuzione. (…) Purtroppo ultimamente sono avvenute delle espulsioni di
missionari cattolici dal paese (…). Nonostante le difficoltà crescenti con
alcuni settori delle autorità statali e della stessa Chiesa Ortodossa russa,
noi siamo convinti dell’importanza di un ulteriore sviluppo degli strumenti di
informazione cattolica, soprattutto del settimanale Svjet Evanghelija. Crediamo che solo una adeguata informazione
possa dissipare le perplessità e i malintesi”.
Informare è anche lo
scopo di questo articolo perché, come ha detto Mons. Kondrusiewicz nella citata
intervista al Corriere della Sera
“oggi noi paghiamo il prezzo di un falso ecumenismo, fatto di sorrisi, strette
di mano e riunioni conviviali, mentre abbiamo bisogno di un ecumenismo fondato
sull’amore e insieme sulla verità”.
S.E. Mons. Jerzy Mazur, vescovo della diocesi di San Giuseppe di
Irkutsk in Siberia Orientale, aveva indirizzato un messaggio di auguri ai suoi
amici in tutto il mondo in occasione della Pasqua, non immaginando che di lì a
poco si sarebbe visto negare il permesso d’ingresso in Russia all’aeroporto
internazionale di Mosca. Nel messaggio
pasquale, Mons. Mazur annunciava per l’aprile venturo (cioè, il mese della sua espulsione) l’arrivo delle prime
suore carmelitane al santuario che si sta costruendo in omaggio a San Raffaele
Kalinovsky, sul terreno di un-ex gulag siberiano. Ne diamo notizia perché
questo progetto ha visto l’impegno in prima fila degli amici di Luci sull’Est, particolarmente di una
generosa donatrice di Barletta, che saprà indentificarsi in queste righe. Siamo
in contatto con Mons. Mazur, che desidera ardentemente ritornare presto al
gregge affidatogli da Nostro Signore e a tutti ci chiede preghiere in quel
senso. Informiamo anche i nostri lettori che egli non ha smesso di essere in
contatto con i suoi fedeli ed ha potuto parlare tramite un collegamento
telefonico con loro mentre erano riuniti per la messa domenicale nella
Cattedrale del Cuore Immacolato di Maria ad Irkutsk.
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Mons. Bernardo Antonini, deceduto il marzo scorso a Karaganda nel
Kazakhistan, dopo una vita vissuta all’insegna dell’apostolato nell’Est, ha
sempre incoraggiato le attività di Luci
sull’Est. Fra le sue realizzazioni la fondazione del giornale Svjet
Evaghelija (Luce del Vangelo), organo di collegamento dei cattolici in Russia.
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Sull’Osservatore
Romano del 21 novembre 2001 leggiamo : “Nel maggio 1979 il fondatore della
Legio Mariae [Franck Duff, ndr] fu invitato da Giovanni Paolo II a Roma. Il
Santo Padre, durante la colazione, dopo aver incoraggiato le iniziative della
Legione nel mondo, disse: “Quando il Cardinale Hlond di Varsavia era moribondo,
un prete giovane era inginocchiato accanto al letto. Vi erano grandi difficoltà non solo in Polonia ma in molte nazioni del mondo.
Il Cardinale, come se dettasse l’ultimo testamento, disse: “E’ questo il mio messaggio alla Legio Mariae: la vittoria
verrà per mezzo di Maria”. E prima di congedare gli ospiti ancora una volta il
Papa ripeté la sua parola d’ordine: “Vittoria per Maria”. Sul fondamento della
certezza della vittoria della Vergine, che a Fatima ha detto: “Alla fine il mio
Cuore Immacolato trionferà”, la Legione ha svolto e continua a svolgere la sua
attività apostolica e ad espandersi nel mondo.”
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“Ucraina terra dei martiri” è un libro del giornalista Giampaolo
Mattei, uscito per la collana “Quaderni
dell’Osservatore Romano”, che tratta di un argomento particolarmente caro ai
nostri lettori, cioè il racconto della “spietata persecuzione contro i
cristiani” ucraini in epoca comunista. In toccanti pagine, Mattei racconta
questa storia gloriosa attraverso la testimonianza dei 27 martiri proclamati
beati da Giovanni Paolo II nello storico viaggio a Kyiv e Lviv del giugno 2001,
sebbene tenga a precisare che la maggior parte dei perseguitati non verrà mai
investita da un processo canonico perché inghiottita dal “buco nero” della
persecuzione e dei lager.
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