Onde
dalla sua Assunzione al cielo cominciò il costante e non mai interrotto
concorso
dei cristiani a Maria, né mai si udì, dice s. Bernardo, che alcuno
abbia
con fiducia fatto ricorso a Lei che non sia stato esaudito. Di qui si
ha
la ragione per cui ogni secolo, ogni anno, ogni giorno e possiamo dire
ogni
momento è segnalato nella storia da qualche gran favore concesso a chi
con
fede l'ha invocata.
(S. Giovanni Bosco, "Meraviglie
della Madre di Dio invocata sotto il titolo di
Maria Ausiliatrice", Cap. XII)
Qualcuno potrebbe sentirsi indotto a pensare che certe devozioni sono “superate”, perché non più adeguate alla
mentalità “evoluta” dei nostri contemporanei. A volte non lo si dice esplicitamente, ma lo si pensa e lo si pensa persino quando è la Madonna stessa che ha
raccomandato queste devozioni, che sono state poi favorite dalla Chiesa. Nel recente “Direttorio su Pietà Popolare e
Liturgia”, la Santa Sede ha ribadito la grande convenienza per la vita
spirituale dei fedeli degli esercizi pii e delle devozioni, purché servano ad una crescita sempre
maggiore nella fede in Gesù Cristo Nostro Signore, unico e vero Salvatore. Del
resto, sarebbe arduo immaginare che
Colei che per volontà di Suo Figlio regna sull’universo, non abbia previsto i
limiti, per così dire epocali, di quanto ci raccomandava di fare. Quante volte
nella storia la mediatrice di tutte le
grazie, Ella stessa, ha voluto
raccomandarci una pratica devozionale per farci vivere in unione più perfetta
col Suo Figlio e per indicarci la
strada più sicura per la nostra salvezza.
Così è
accaduto con la devozione al Santo Rosario, lodata dalla Madonna stessa nella
sua apparizione al Beato Alano o con quella dello scapolare, pegno di salvezza,
insegnata da Maria a San Simone Stock, entrambi vissuti nel Medioevo.
Numerosi santi e Papi di tutti i tempi hanno confermato la piena
validità di queste devozioni. I libri dei “fioretti” nella pratica di queste
devozioni non si contano più: malati
che guariscono, disperati che ritrovano la via della fede, grandi crisi
familiari e sociali che si risolvono in modo inatteso, ecc. Possiamo in
un’epoca come la nostra, tanto bisognosa del favore divino, disprezzare le
occasioni di grazie che ci vengono offerte? Per di più, disdegnarle con un
atteggiamento di superiorità
“razionale”, inspiegabile davanti ai tristi spettacoli di miseria umana
che emergono da ogni dove ed ad ogni istante?
Queste
pratiche devozionali possono essere inquadrate nel sempre zampillante fenomeno
della pietà popolare, che secondo Paolo VI “manifesta una sete di Dio che solo
i semplici e i poveri possono conoscere; rende capaci di generosità e
sacrificio fino all’eroismo, quando si tratta di manifestare la fede: comporta
un senso acuto degli attributi profondi di Dio: la paternità, la provvidenza,
la presenza amorosa e costante; genera atteggiamenti interiori raramente
osservati altrove al medesimo grado: pazienza, senso della croce nella vita
quotidiana, distacco, apertura agli altri, devozione”. (1) A sua volta, Giovanni Paolo II ha aggiunto
che la “pietà popolare non può essere né ignorata né trattata con indifferenza
e disprezzo, perché è ricca di valori e già di per sé esprime l’atteggiamento
religioso di fronte a Dio” (2).
Una richiesta e una promessa della Madonna: perché non
ascoltarla?
Nei nostri
tempi una devozione raccomandata dalla Madonna è la pratica dei primi cinque
sabati, che Luci sull’Est viene a
riproporre ai suoi amici. In che cosa consiste?
Nella terza
apparizione di Fatima, il 13 luglio 1917, la Regina del Cielo disse ai tre
pastorelli: “Se farete quello che vi dirò, molte anime si salveranno a avranno
pace. Per impedire tutto questo (una nuova punizione del mondo per mezzo della
guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre) verrò a
chiedere la consacrazione della Russia e la comunione riparatrice nei primi
sabati”.
Quando già da molto le sante anime di
Giacinta e Francesco erano salite al Cielo, la Madonna tornava ad apparire alla
superstite Lucia, il 10 dicembre 1925. Fra l’altro le disse: “Guarda, figlia
mia, il mio Cuore circondato da spine, che gli uomini ingrati ad ogni momento
mi configgono con bestemmie e ingratitudini. Almeno tu, vedi di consolarmi, e
che tutti coloro che per cinque mesi, il primo sabato, si confesseranno,
riceveranno la santa comunione, reciteranno
un rosario e mi faranno compagnia per quindici minuti, meditando i
quindici misteri del rosario con l’intenzione di alleviare la mia pena, io
prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie per
la salvezza di queste anime”.
In una
apparizione del Bambino Gesù nel 1926,
Suor Lucia Gli espose la difficoltà che alcuni trovavano a confessarsi
di sabato. Nostro Signore le disse che potevano confessarsi anche molti giorni
prima, purché lo facessero con l’intenzione sollecitata da Sua Madre e, anche
se dimenticavano di formulare l’intenzione, lo potevano fare alla seguente
confessione. E più avanti nel tempo (1930), Gesù comunicò interiormente a Lucia
che potevano, per giusti motivi e col permesso del sacerdote, spostare la comunione alla domenica successiva al primo
sabato per ottenere i promessi benefici.
Questo è
quindi uno dei grandi tesori a nostra disposizione che ci ha lasciato la Madre
del Cielo a Fatima. Perché non dovremmo ricordarlo ancora? Così Luci sull’Est ha ritenuto conveniente
fare la più ampia diffusione di un fascicoletto con tutto quanto c’è da sapere
sulla storia e le parole esatte della “grande promessa di Fatima”, corredato da
un pro memoria sulle condizioni richieste per attingere a questo tesoro,
un esame di coscienza secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica per una
buona confessione, il tutto concluso da una paginetta dove annotare
l’adempimento delle diverse condizioni. Speriamo così di fornire uno strumento
per la vita spirituale perfettamente attuale, e perfettamente adeguato perché
fatto conoscere direttamente dal Cielo.
Come ricorda
opportunamente il suddetto Direttorio
della congregazione vaticana per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti, la pratica dei primi cinque
sabati, così come quella raccomandata da Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque
dei nove primi venerdì, non dispensa in ordine alla salvezza dalle
“insopprimibili esigenze della fede operante e l’impegno di condurre una vita
conforme al Vangelo”. Ma, sicuramente, queste pratiche devozionali, proprio
perché irrobustiscono la vita
spirituale e sacramentale, aprono grandemente l’anima a vivere in conformità a queste esigenze.
Il citato Direttorio,
riferendosi specificamente alla devozione dei primi cinque sabati, ricorda che
è legata al culto del Cuore Immacolato di Maria, celebrato anche nella Liturgia
all’indomani del Sacro Cuore di Gesù,
perché c’è una “associazione ‘cordiale’ della Madre all’opera salvifica
del Figlio” (3), e aggiunge la ragion
d’essere della dedicazione del sabato al culto mariano: “…la Beata Vergine, nel
‘grande sabato’, quando Cristo giaceva nel sepolcro, forte unicamente della
fede e della speranza, sola fra tutti i discepoli, attese vigile la
Risurrezione del Signore” (4).
Note:
1. Paolo VI,
Esortazione apostolica Evangeli nuntiandi,
48
2. Giovanni Paolo II,
Lettera apostolica Vicesimus quintus
annus, 18.
3. Direttorio su
Pietà Popolare e Liturgia, Congregazione per il Culto Divino, 175.
4. Idem, 156