Cento anni fa un
efferato crimine scuoteva l’Italia: Maria Goretti, una povera contadina
analfabeta non ancora dodicenne (1),
veniva ammazzata brutalmente da un ragazzo di diciassette anni, Alessandro
Serenelli, che aveva cercato di
violentarla nella Palude Pontina, non lontano da Roma. Lei oppose una tenace
resistenza e lui la colpì mortalmente diverse volte con un punteruolo. La
ragazzina morì vergine il giorno dopo l’aggressione. In seguito si venne a
sapere che l’assassino aveva insidiato Maria altre due volte nella speranza che
cedesse ai suoi desideri impuri, ma lei si era sempre rifiutata. Questa volta però il ragazzo, accecato da
una passione che si era trasformata in odio, non accettò un nuovo rifiuto,
accompagnato da un caritatevole rimprovero della ragazza: “Che fai, Alessandro?
Tu vai all’inferno!”. Il Cardinale Medina Estévez ha commentato: “Nella fede semplice di Marietta, la condotta di
Serenelli era assolutamente incompatibile con ciò che è la cosa più importante
per un cristiano: la salvezza eterna!” (2)
E’ stata proprio una
condotta profondamente cristiana quella che invece Maria Goretti, elevata dalla
Chiesa alla gloria degli altari, ha
rivelato nell’arco della sua breve vita, nella difesa della sua castità, nella
lunga giornata di lucida agonia prima di morire. Al punto che, nel letto di
morte, alla domanda del parroco se fosse disposta a perdonare il suo uccisore,
Maria rispose: “Sì, per amore di Gesù gli perdono, e voglio che venga con me in
Paradiso”. E così Serenelli, dopo aver scontato trent’anni di galera, morì
anch’egli da buon cristiano, in età avanzata, in una casa religiosa.
“Ambiente di pansessualismo e libertinaggio”
Anche a
causa della crescente ondata di inimmaginabili abusi sui minori, dal traffico
di raccapricanti fotografie trasmesse via Internet alle reti di “turismo
sessuale”, la vicenda di Santa Maria
Goretti ci deve interpellare profondamente. Il suo anniversario ha costituito
un’eccellente occasione per riproporre qualche verità dimenticata, o più
semplicemente disprezzata, circa la castità cui ogni battezzato è tenuto
secondo il suo stato, un principio la cui trasgressione sistematica apre la
porta ad ogni forma di aberrazione.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica lo dice
espressamente al numero 2348: “Tutti i credenti in Cristo sono chiamati a
condurre una vita casta secondo il loro particolare stato di vita”. Eppure, questo è un argomento che quando viene ricordato, anche nei
termini più rigorosamente evangelici, non manca di suscitare la
reazione di qualcuno che storce il naso, col pretesto implicito o esplicito
che, parlandone, si rischia di far
allontanare la gente, specialmente i
giovani, dalla Chiesa.
Ma allora che cristianesimo sarebbe questo di
giovani o adulti che siano, ai quali mai si potrebbe dire una parola
sull’argomento in ottemperanza ad un malinteso diritto ad una altrettanta
malintesa privacy di coscienza? Sappiamo
invece che, contemporaneamente, queste stesse persone sono costrette a vivere
immerse “nell’ambiente di pansessualismo e libertinaggio sessuale creatosi nel
mondo” (3). Queste le nette parole del Cardinale Dario Castrillón Hoyos,
prefetto della Congregazione per il Clero, pronunciate nella conferenza stampa
del Giovedì
Santo scorso, quando, a nome della Santa Sede, ha dovuto affrontare lo spinoso
argomento delle defezioni morali di alcuni sacerdoti americani.
“Crisi
della moralità sessuale dalle radici profonde”
In altri termini, un tale atteggiamento di rispetto umano sull’argomento a fronte
di una vita privata in cui siamo tutti inondati da ogni sorta di invito a
trasgredire i precetti del Vangelo e del magistero cattolico, implicherebbe di
rimanere inerti, lasciandoci così intimidire e scoraggiare davanti alla marea
montante “pansessualista e libertina”. E’ vero che con la sua grazia Dio
assiste ognuno secondo le proprie necessità, ma ciò non dispensa del dovere
della formazione e della informazione.
Anzi, la mancata formazione e la mancata tempestiva memoria della verità
favorisce, anche fra i cattolici, la
creazione del clima denunciato dal Cardinale Castrillón Hoyos, con conseguenze a volte tragiche come si è potuto vedere.
Non per nulla,
nel Comunicato Finale della riunione tenutasi in Vaticano il 24 aprile scorso
fra le autorità della Santa Sede e il vertice ecclesiastico degli Stati Uniti
in merito ai problemi suaccennati, si è rammentato che “i Pastori della Chiesa
devono chiaramente promuovere il corretto insegnamento morale della Chiesa e
rimproverare pubblicamente le persone che diffondono dissenso e gruppi che
propongono approcci ambigui nella cura pastorale” (4). E rivolgendosi alla stessa qualificata assemblea di cardinali e vescovi ,
Giovanni Paolo II ha detto: “Gli abusi sui giovani sono un grave sintomo di una
crisi che colpisce non solo la Chiesa, ma anche la società nel suo insieme. E'
una crisi della moralità sessuale dalle radici profonde, crisi persino dei
rapporti umani, e le sue vittime principali sono la famiglia e i giovani.
Affrontando il problema degli abusi con chiarezza e determinazione, la Chiesa
aiuterà la società a comprendere e a far fronte alla crisi esistente al suo
interno.” (5)
Qualche settimana dopo, in preparazione della Giornata Mondiale
della Gioventù a Toronto, S.S. Giovanni Paolo II è tornato sull’argomento per
rendere omaggio all’umile contadina della palude pontina sacrificatasi cento
anni prima: “Ho voluto ricordare tale importante ricorrenza con uno speciale Messaggio diretto al Vescovo di Albano,
sottolineando l’attualità di questa Martire della purezza, che auspico sia
maggiormente conosciuta dagli adolescenti e dai giovani. Santa Maria Goretti è
un esempio per le nuove generazioni, minacciate da una mentalità di disimpegno,
che stenta a comprendere l’importanza di valori sui quali non è mai lecito
scendere a compromessi. (…) Il suo martirio ricorda che l’essere umano non si
realizza seguendo gli impulsi del piacere, ma vivendo la propria vita
nell’amore e nella responsabilità.” E, finalmente, il pontefice ha messo in
guardia i giovani con un vibrante appello:
“Non lasciate che la cultura dell’avere e del piacere addormenti le
vostre coscienze”. (6)
E nel citato messaggio al Vescovo di
Albano, egli ribadisce il concetto che “la mentalità disimpegnata, che pervade
non poca parte della società e della cultura del nostro tempo, fatica talora a
comprendere la bellezza e il valore della castità”.(7) Come dicevamo, questo è
un argomento che la ricorrenza di Santa Maria Goretti ha provvidenzialmente
riproposto, giacchè questa fanciulla,
chiamata dal pontefice “fulgido esempio per la gioventù”, diede la più eroica testimonianza di
adempimento ai voti battesimali senza compromessi, quando difese se stessa al
punto di farsi uccidere pur di non cedere a chi voleva profanare la sua
verginità.
Il
7 luglio scorso nella Basilica di S. Maria Goretti a Nettuno, il Cardinale
Jorge Arturo Medina Estévez, prefetto
della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha
presieduto la commemorazione del centenario della martire della palude pontina,
davanti a una folla che comprendeva diversi vescovi, sacerdoti, religiose e
pubblico in generale. Dopo aver tratteggiato un commovente quadro storico della
santa, il presule ha concluso con queste significative parole, che devono
invitarci tutti alla meditazione:
“Il rammarico doloroso è dinanzi al brutale
disprezzo che una certa cultura dimostra di fronte alla virtù della castità e
di fronte alla verginità. Viviamo sotto il segno di un esasperato culto della
sessualità che prescinde dal suo nobile posto nel matrimonio, come espressione
di amore fedele, di generosa dedizione e di apertura alla procreazione. Questo
disprezzo arriva al punto di prendere in giro le persone che vogliono osservare
la castità corrispondente al loro stato di vita. Il concubinato viene chiamato
“unione di fatto”; la fornicazione viene descritta con l’espressione sacrilega
di “far l’amore”; l’infedeltà matrimoniale non viene mai definita con il suo
proprio nome che è “l’adulterio”; l’omosessualità non è più una realtà nefanda,
ma viene messa nel numero dei diversi tipi di “compagnia”, e, naturalmente,
viene tolta la qualifica di “peccato” alle condotte contrarie alla legge di Dio
e anche alla natura umana in materia sessuale. Gli atteggiamenti più
contraddittori alla morale in questo campo, vengono rivendicati come
espressione di legittima libertà e di esercizio di diritti che nessuno, nemmeno
l’autorità pubblica, dovrebbe impedire. Ribadisco che i peccati appartenenti
alla sfera sessuale non sono gli unici peccati secondo la morale cristiana, ma
sono ben convinto che esiste un legame profondo tra la castità e le altre virtù
cristiane, in modo che chi si mostra indulgente dinanzi all’impurità, intacca
direttamente o indirettamente l’insieme della vita cristiana, non tenendo conto
che il nostro corpo è, secondo la fede cristiana, membra di Cristo e tempio dello Spirito Santo. Ritengo che il
disprezzo della purezza sia, insieme con la sfrenata voglia di benessere, uno
dei segni più negativi di una certa cultura odierna ed un ostacolo potente e
pretestuoso al vero spirito cristiano.
“Il
messaggio è semplice e non è altro che un commento alle parole di Gesù: ‘Beati
i puri di cuore, perché vedranno Dio’ (Mt 5, 8). Quest’affermazione palese di
Gesù diventa molto forte se si rovescia il testo “disgraziati gli impuri di
cuore, perché non potranno vedere Iddio”, cioè, la purezza di cuore, nel più ampio senso dell’espressione, è condizione
imprescindibile per poter percepire la luce chiarissima di Colui che è verità,
santità, perfezione e gioia.” (8)
Non
è forse vero che l’ambiente descritto da due eminenti porporati della Curia
Romana come esito di una “certa cultura” presenta una forte analogia con la
palude, col fango e la stagnazione mefitica del pantano? Allora chiediamo a
Santa Maria Goretti, “il giglio della palude”, che susciti principalmente fra i
giovani anime disposte ad ogni sacrifico pur di evitare per la nazione italiana
e per il mondo intero le conseguenze disastrose di questa ondata di
pan-erotismo neopagano.
In questo senso, è
stato un motivo di speranza il grande afflusso di ragazzi e ragazze alla tomba
di Santa Maria Goretti, come riportato dai giornali in occasione del centenario
del suo martirio.
Note:
1 Santa Maria Goretti: nata il 16 ottobre 1890 a Corinaldo, Marche; morta il 6 luglio 1902 a Ferriere di Conca, Lazio.
2 Omelia del Cardinale Jorge A. Medina Estévez, prefetto della
Congregazione del Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, nella Basilica
di Santa Maria Goretti a Nettuno il 7 luglio scorso (cfr. “L’Osservatore
Romano”, 10/7/02).
3 L’Osservatore Romano, 22/3/02, intervento del Cardinale Darío Castrillón Hoyos, prefetto della Congregazione per il Clero, alla conferenza stampa di presentazione della lettera del Santo Padre ai sacerdoti per il Giovedì Santo 2002.
4 L’Osservatore Romano, 26/4/02.
5 L’Osservatore Romano, 24/4/02.
6 L’Osservatore Romano, 8-9/7/02.
7 Idem.
8 L’Osservatore Romano, 10/7/02.