Spunti – ottobre 2002 (Pag. 15 e 16)

 

Alle soglie di un altro centennale

 

Santa Gemma Galgani

 

Partecipazione mistica alla Passione di Cristo

 

 

            Ci sono persone che, pur vivendo in un’apparente semplicità, nascondono molteplici aspetti e impensabili ricchezze spirituali. E’ il caso di Gemma Galgani, morta a venticinque anni nella sua casa di famiglia. L’ambiente virtuoso creato dai genitori, Enrico Galgani ed Eugenia Landi,  favorì indubbiamente la formazione di una santa notevole dei nostri tempi, giacché questa grande figura è morta poco meno di cento anni fa,  nella Settimana Santa del 1903. Gemma, come Santa Maria Goretti (v. questo stesso numero di Spunti), ha brillato per il suo senso del pudore, imbevuto della profonda consapevolezza che il corpo “è tempio dello Spirito Santo”. Una caratteristica questa comune alle grandi personalità cristiane di ogni tempo, dal periodo delle persecuzioni fino all’epoca odierna, proprio perché perfettamente conformate alla condotta evangelica.

            L’esempio dei santi non è mai mancato in terra italiana. Senza essere celebre in vita come San Pio da Pietrelcina, parimenti Gemma è stata una viva testimonianza della Passione di Cristo: flagellata, coronata di spine, ha avuto le ossa slogate come Nostro Signore. E’ stata pure una grande mistica: ha patito le persecuzioni del maligno, ha parlato con la Madonna e con Gesù. Data l’impossibilità di riferire tutto, ci limiteremo dunque a qualche “flash”.

              Gemma nacque a Lucca il 12 febbraio 1878. Precoce nella pietà, degnissima nel portamento, attirava i suoi compagni di scuola, anche quelli più grandi, divenendone “leader” naturale. Aveva un accattivante sorriso e stupiva tutti per la grande serenità: mai si turbava, anche quando doveva sentire resoconti sgradevoli. Mentre una volta passeggiava con un orologio d’oro, udì la voce dell’angelo custode che le diceva che gli unici gioielli adatti alla sposa di un Re crocifisso erano le spine e la croce. Profondamente impressionata, decise di abbandonare quello stesso giorno le mode e gli orpelli. In quel periodo incominciò pure a sentire la voce di Gesù. A venti anni fu colpita da una grave malattia alla colonna lombare, che sembrava dovesse condurla alla morte in mezzo ad atroci sofferenze.

 

 

All’amore per la via della sofferenza

 

            Ma il disegno provvidenziale era un altro: prolungare la sua vita per perfezionarla sulla strada della santità. La sua scuola fu quella della sofferenza ben accetta,  perché così avrebbe meglio imparato ad amare, secondo gli ammaestramenti di Nostro Signore. Su questa via ricevette in primo luogo la grazia della contrizione dei peccati. Narra santa Gemma che prima percepì tutte le potenze dell’anima sua che entravano in un misterioso raccoglimento: l’intelligenza vedeva solo i peccati e il danno dell’offesa; la memoria le ricordava i tormenti sofferti da Cristo per redimerla dei suoi peccati; la volontà glieli faceva aborrire con il proposito di espiarli fino in fondo.

            Come Padre Pio, ricevette sul suo corpo le stimmate. Soffrì la flagellazione, con abbondante versamento di sangue al punto che i vestiti le si appiccicavano sulla pelle. Sul suo capo si vedevano le ferite causate dalle spine della corona, dalle quali perdeva pure molto sangue. Inoltre patì la sofferenza fisica delle cadute sulla via del Calvario e della sospensione del corpo sulla croce.

 

 

Fenomeni mistici nella semplicità della vita domestica

 

            Vediamo la vita della santa fra i suoi familiari. Umile, docile, incapace di fare capricci di qualsiasi natura, si alzava prima di tutti per ascoltare due messe: una di preparazione alla Comunione, l’altra di ringraziamento. Tornata dalla chiesa, si univa alla servitù per badare ai più piccoli, attingere acqua dal pozzo, sistemare le stanze, lavare le stoviglie, curare i malati di casa. Andava in soccorso dei poveri che bussavano alla sua porta e dopo aver dato loro da mangiare, li nutriva anche spiritualmente con un po’ di catechismo.

            Anche subito dopo i grandi fenomeni mistici a cui andava soggetta, non si faceva problemi a guidare i giochi dei bambini. Si stupiva il sacerdote che la frequentava, vedendola passare da un’attività all’altra con la stessa naturalezza e serenità. 

 

 

Unica aspirazione: santità e somiglianza al Redentore

 

            Gemma amava nascondere le sue numerose qualità, dalla forza d’animo alla capacità di discernimento e all’esuberante vivacità, chiedendo consiglio e direzione per tutto. La sua unica aspirazione era ormai quella di somigliare al massimo a Gesù.  La sua identificazione con il Redentore era arrivata al punto di sudare sangue quando le succedeva di sentire delle bestemmie. Come detto prima, diede particolare importanza a tutto quanto servisse per mantenere la castità, prendendo tutte le misure necessarie, anche le mortificazioni del corpo.

            Come Francesca Romana secoli prima, si intratteneva in intimo colloquio con il suo angelo custode. Abituò se stessa a una radicale pratica dell’obbedienza, in modo particolare nei confronti del suo direttore spirituale, il passionista Padre Germano di Santo Stanislao. Mons. Volpi, il suo confessore dall’età di 7 anni, le vietò di parlare col Signore, perché pensava che fosse una illusione diabolica. Gemma ubbidiva anche fuggendo da Gesù. In una occasione venne autorizzata a parlarGli per un breve momento, alla cui scadenza lei interruppe il dialogo: “Gesù, andate via, non voglio più parlarvi”. Invece della risposta adirata del Signore, avvertì una particolare grazia a proseguire sempre più risolutamente sulla strada dell’obbedienza.

            Anche per obbedienza scrisse le sue memorie. Il diavolo le rubò il manoscritto, restituendoglielo tutto bruciacchiato dopo un esorcismo. Il maligno la tormentava con terribili mal di testa ogni volta che voleva pregare. La tentava contro il suo confessore, facendole credere che era un fanatico ed un ignorante; altre volte le apparve come Gesù flagellato e anche assiso sul confessionale, oppure sotto le sembianze di un bell’angelo, al quale Gemma non esitò a sputare in faccia appena lo riconobbe. Al nome di Gesù, il maligno sghignazzava in segno di disprezzo, le appariva come un cane, la colpiva e la feriva, le faceva vedere le pareti della stanza tutte ricoperte di immagini di una indicibile lascivia. E nonostante ciò, riusciva a conservarsi serena e imperturbabile!

 

 

Una tranquilla morte, come aveva chiesto

           

            Gemma non trascurava i mezzi di difesa: la croce, le reliquie dei santi, lo scapolare e, innanzitutto, il filiale ricorso alla Vergine. L’11 aprile 1903, Gemma sembrava addormentata e calma, ma la sua testa leggermente reclinata rivelò a tutti che era deceduta, così soavemente che nessuno se ne accorse. Aveva chiesto a Dio di morire placidamente e così fu, alla sera di un Sabato Santo.

            Ovviamente, non mancarono i miracoli per far procedere speditamente il processo di beatificazione e in seguito quello di canonizzazione: Gemma Galgani fu proclamata santa sotto Pio XII il 2 maggio 1940.

 

Nota: Al lettore desideroso di conoscere più dettagliatamente l’ammirabile vita di Santa Gemma, suggeriamo l’opera “Biografia della Serva di Dio Gemma Galgani, vergine lucchese” del passionista P. Germano di S. Stanislao, direttore spirituale della Santa (per questo articolo abbiamo consultato la 6a. edizione, pubblicata dalla Tipografia Pontificia dell’Istituto Pio IX, Roma, 1910).