Spunti – ottobre 2002 (Pag. 2-4)

 

RUSSIA

 

“Andate e evangelizzate tutti i popoli”

 

            Tutte le difficoltà che la Chiesa Cattolica sta incontrando in Russia sembra si possano riassumere in un interrogativo fondamentale: essa ha o non ha il diritto di predicare il Vangelo a tutti i popoli?  Il senso della risposta a questa domanda del Dipartimento per le Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca (capeggiato dal metropolita Kirill di Smolensk e Kaliningrad) al Cardinale Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, e all’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, capo dei cattolici russi, è sostanzialmente negativo, in quanto ai cattolici non viene riconosciuto questo diritto nel  “territorio canonico” russo. Riconoscere  tale diritto “è inaccettabile per la Chiesa ortodossa russa”, sostiene l’organismo del patriarcato di Mosca (Zenit, 31 luglio 2002).

            Difficile naturalmente armonizzare questo tassativo diniego non solo con il diritto della Chiesa alla evangelizzazione di tutti gli uomini, ma addirittura col chiaro mandato divino in questo senso. Ma ricordiamo ai nostri lettori qualche avvenimento precedente, i cui sviluppi hanno portato alla situazione odierna. Nonostante tutta la disponibilità al dialogo ecumenico dimostrata da Roma negli anni passati, la riorganizzazione in quattro diocesi della struttura canonica della Chiesa cattolica in Russia nel febbraio scorso ha causato una forte reazione. E difatti, in un crescendo di mosse con ogni evidenza coordinate fra le autorità civili e religiose ortodosse, è cominciato un periodo di vessazioni e dispetti, inizialmente segnato dall’espulsione dal paese del sacerdote italiano Stefano Caprio, ma poi culminato con quella ben più grave di uno dei quattro vescovi, il titolare della diocesi di San Giuseppe in Irkursk, Mons. Jerzy Mazur.

 

 

“Un po’ come si faceva all’epoca dei soviet”

           

Dopo il fallimento di una serie di trattative per far rientrare l’emergenza, lo stesso Santo Padre ha creduto necessario rivolgersi, l’8 maggio scorso,  al Presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, senza ricevere alcuna risposta almeno nei tre mesi successivi. Nel momento di chiusura di questo numero di Spunti, Avvenire ci informa che finalmente è arrivata la risposta, nella quale il leader russo si limita a spiegare che le misure contro gli ecclesiastici cattolici sono “solo ‘normali’ provvedimenti adottati da uno stato sovrano nei confronti di singoli cittadini stranieri”. In concomitanza con la risposta di Putin, arriva un nuovo “provvedimento”,  cioè il ritiro del visto ad un altro sacerdote cattolico, lo slovacco padre Stanislav Kania. Secondo il puntuale commento dell’arcivescovo Kondrusiewicz, ciò “non fa che confermare le difficoltà con cui siamo costretti a svolgere la nostra opera” (Avvenire, 11/8/02).

 

Ma se Putin è stato non proprio rapido nel rispondere,  non è tardata invece una lunga risposta del Patriarcato di Mosca, dove si reitera l’accusa di “proselitismo” ai cattolici. In un paio di pagine dedicate specificamente a Mons. Mazur, si sostiene a prova del suo “proselitismo” il fatto che egli abbia studiato missiologia a Roma ed appartenga quindi ad una congregazione missionaria, come è quella del Verbo Divino (sic). Si elencano inoltre tutti gli enti cattolici che, secondo il patriarcato, agiscono a scopo di “proselitismo”. Del rifiuto da parte cattolica di considerare come “proselitismo” il suo operato in Russia, a meno che non sia confuso col mandato di predicare il Vangelo a tutti, già abbiamo parlato più sopra: secondo il Patriarcato, la Chiesa Cattolica non ha tale diritto in Russia.  Inutile del resto è stato ricordare che la erezione delle quattro diocesi nel febbraio scorso non è una sorta di invenzione dal  nulla, ma la riorganizzazione della situazione precedente alla Rivoluzione comunista, quando la Chiesa Cattolica poteva contare su diocesi e parrocchie nel territorio russo prima di venire praticamente annientata da Stalin e dai suoi successori. E che comunque queste diocesi curano principalmente i bisogni spirituali di centinaia di migliaia di discendenti di lituani, lettoni, ucraini e polacchi, tutti cattolici di vecchia data, dispersi ai quattro angoli dell’immenso territorio russo in seguito alle deportazioni di massa. Non è servito neppure ricordare che il patriarcato di Mosca ha nominato vescovi in numerose città “cattoliche” come Vienna, Bruxelles o Parigi.

            Riferendosi a questo documento di risposta del patriarcato moscovita,  Fulvio Scaglione ha scritto su Avvenire: “Spiace pensar male, ma pare la giustificazione del provvedimento già preso in aprile (ndr: l’espulsione dei suddetti ecclesiastici). Prima la sentenza e poi le accuse, insomma. Un po’ come si faceva ai tempi dei soviet”

(Avvenire, 4/7/02).

            Da parte sua, il Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, Mons. Jean-Louis Tauran, ha dichiarato in un’intervista alla Radio Vaticana del 22 giugno di aver scritto al ministro degli Esteri della Federazione Russa, Ivanov,  ricordandogli che il suo paese “ha aderito al documento finale della Conferenza di Vienna sulla sicurezza e la Cooperazione in Europa. Questo documento risale al gennaio 1999, (e in esso) si legge che gli Stati aderenti, e quindi anche la Russia, rispetteranno il diritto delle comunità di credenti degli Stati partecipanti, e quindi anche dei fedeli della Federazione Russa, a stabilire e mantenere luoghi di culto o di incontro liberamente accessibili, ad organizzarsi conformemente alla struttura gerarchica e istituzionale loro propria, a scegliere, nominare e sostituire il personale conformemente alle necessità e norme loro proprie”.

Evidentemente questo non vale per la Chiesa Cattolica, come dimostra la vicenda di Mons. Mazur e di Don Caprio.  Il fatto dovrebbe far riflettere tutti coloro che, in primis il governo italiano, si danno attivamente da fare per l’ingresso della Russia nella Nato,  nell’Unione Europea, e nell’ex-G8, ormai diventato di fatto G9. La domanda sorge spontanea: sono in atto serie verifiche per vedere se la Russia tiene fede agli  impegni già assunti?  Domanda da non trascurare, se consideriamo che, secondo una indagine a campione su 1500 russi, solo un terzo di loro ritiene che il paese sia democratico (Avvenire, 13/6/02).

 

 

“Trovo inverosimile il comportamento della UE”

 

            Il metropolita per la Russia, l’arcivescovo della Madre di Dio a Mosca, Mons. Tadeusz Kondrusiewicz, secondo dichiarazioni raccolte da Sophie de Ravinel della  Agence de Presse Internationale Catholique e riportate in Italia da Corrispondenza Romana,  ha espresso molto chiaramente le sue perplessità circa il comportamento della comunità internazionale: “La Santa Sede ha fatto tutto il possibile per chiedere spiegazioni al mio governo e la diplomazia ha fatto tutto quello che era in suo potere.  Ma ciò che trovo inverosimile è il comportamento dell’Unione Europea. Essa parla di diritti dell’uomo e di difesa delle minoranze, ma non ha levato un dito per aiutarci e difenderci, non fosse altro che per permetterci liberamente di costruire dei luoghi di culto. Dal mese di febbraio noi viviamo quasi una situazione di guerra contro i cattolici. Gli ortodossi e i musulmani hanno un accesso diretto al potere mentre noi ne subiamo le pressioni. Gli ortodossi arrivano ad accusarci di proselitismo perché noi facciamo delle mense popolari. Dobbiamo forse lasciar morire di fame nelle strade migliaia di ragazzi per non rischiare di contaminarli? Le nostre minestre sono forse avvelenate? Si parla di una lista di ‘persone non grate’ che il governo avrebbe in mano. (…) Il Presidente Bush è venuto a Mosca poco tempo fa. L’ho incontrato personalmente. ‘Avete difficoltà’ sono le prime parole che mi ha detto. Abbiamo scambiato i nostri punti di vista sulla questione e mi ha promesso che ne avrebbe parlato al Presidente Putin. Dalle eco pervenutemi ho  capito che effettivamente l’ha fatto. Le sue dichiarazioni sul nostro territorio nei riguardi della libertà religiosa sono state anch’esse forti. Oso sperare che porteranno dei frutti. Spero anche che la nostra collaborazione con gli ortodossi di buona volontà potrà così andare avanti”.

 

 

Il Golgota del XX secolo

 

             Con un commosso omaggio alle vittime del comunismo, Mons. Kondrusiewicz ha commentato il pallio ricevuto dalle mani di Giovanni Paolo II il 29 giugno scorso, nella festa degli Apostoli Pietro e Paolo:

            “In questi giorni mi rammento della mia infanzia, quando la mia professoressa mi condannava aspramente davanti agli altri alunni perché sapeva che noi eravamo cattolici. Dopo tanti anni e tante sofferenze, io sono pertanto molto emozionato per il gesto del Papa. Ma questo pallio, io lo ricevo soprattutto in nome della Chiesa cattolica che è in Russia e che ha vissuto il suo Golgota nel XX secolo. Io lo ricevo in nome di tutti quelli che hanno sofferto, in nome dei martiri, ma anche in nome dei fedeli che rendono, oggi, questa Chiesa bella e viva. Per più di 80 anni non c’è stato un arcivescovo cattolico in Russia, è una emozione intensa per noi”.

            Infine, con la sua consueta sincerità, l’arcivescovo ha affrontato il tema dell’ecumenismo: “Io sono molto aperto verso l’ecumenismo, a condizione che non si parli solo dell’amore, ma d’amore nella verità. Io riconosco che c’è stato del male con questo ecumenismo da salotto, totalmente separato dalla realtà. Non c’è che da guardare i milioni di euro che i cattolici russi ricevono da parte delle associazioni caritative cattoliche. Sanno, queste organizzazioni, cosa ci fanno gli ortodossi con questi soldi? Ci pubblicano propaganda anti-cattolica e formano preti che mobilitano le popolazioni contro di noi. Vorrei anche ricordare ad alcuni vescovi cattolici che nell’ultimo Sinodo dei Vescovi noi abbiamo parlato di collegialità. E non c’è collegialità senza carità. Allora, come mai io vedo dei vescovi che vengono a Mosca senza preavvertirmi e vanno dal patriarca Alessio II per esprimergli il loro appoggio contro lo sviluppo della Chiesa cattolica in Russia?” (APIC 1/7/02 - Corrispondenza Romana 27/7/02). 

 

 

I granelli di sabbia

 

            Di fronte a questa travagliata situazione in cui si dibattono i cattolici russi,  Luci sull’Est è impegnata più che mai a tenere fede alla sua promessa  di aiutarli nella misura delle sue possibilità. Come dicevamo all’inizio del lavoro, “un granello di sabbia nel mare dei bisogni”, ma questi granelli – perché a poco a poco da uno siamo passati a due, poi tre e così via… – li  portiamo, anche a nome di tutti i lettori di Spunti, con lo spirito di amore che ci ispirano le parole di predilezione espresse dalla Madre di Dio a Fatima nei riguardi di questa grande nazione.

            Ricordiamo qui il vostro generoso aiuto al complesso che nascerà in Siberia Orientale dedicato a San Raffaele Kalinowski, in quello stesso campo di concentramento in cui egli ebbe a patire sofferenze indicibili. Nonostante le apprensioni sulla situazione generale, una buona notizia arriva su questo fronte: nella terza settimana di giugno sono arrivate via Mosca a Usole le prime quattro carmelitane scalze che dovranno vivere nella parte adibita a monastero di contemplative (Vidimus Dominus, 24/6/02). E’ vero che anche le costruzioni di luoghi di preghiera e di culto sono state scambiate per proselitismo. A ciò risponde il vescovo Mons. Mazur: “E’ proselitismo quando tutte le chiese sono state distrutte o trasformate in musei dell’ateismo, in sale di concerto, in ospedali…?” (Zenit, 14/7/02). 

        Proprio per rendere consapevoli i numerosi cattolici della Federazione Russa della profonda radice storica dei loro diritti, Luci sull’Est si è impegnata a patrocinare un libro, opera di seri studiosi russi e buoni amici nostri, sulla fondazione delle diocesi e delle parrocchie sul patrio suolo russo nei secoli scorsi, anche se si tratta di realtà brutalmente interrotte nel periodo comunista. Un analogo libro, opera del vescovo Andrea Sapelak,  Luci sull’Est sta patrocinando in Ucraina. Ritorneremo su  entrambi i progetti quando entreranno in fase di concreta realizzazione.

            Intanto entro quest’anno, con la collaborazione dei  benefattori, contiamo di realizzare a breve alcune tra le seguenti opere di supporto spirituale ai cattolici russi:

-           una nuova edizione di 10.000 confezioni del cofanetto del Rosario, con il libretto dove si insegna a pregare il Rosario e in più una corona di legno. Nello stesso cofanetto si troverà anche una guida per praticare la devozione dei primi cinque sabati insegnata dalla Madonna a Suor Lucia di Fatima, comprendente un esame di coscienza basato sul Catechismo della Chiesa Cattolica;

-           10.000 confezioni del cofanetto della Medaglia Miracolosa, con libretto esplicativo accluso;

-           10.000 edizioni speciali per la Russia del Calendario di Luci sull’Est, basato naturalmente sull’anno liturgico del calendario bizantino;

-           rinnovo dell’aiuto annuale dell’associazione al Centro Familiare Cattolico della diocesi a Mosca, attivamente impegnato in un importantissimo apostolato: l’aiuto e l’orientamento delle donne e delle coppie in difficoltà, fenomeno non raro nell’atmosfera di vuoto spirituale e morale ereditato dal regime sovietico.

Dunque, amici di Luci sull’Est, il sentiero della carità cristiana verso i nostri provati fratelli dell’Est è più che mai dischiuso di fronte a noi!

 

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Conferma del Patriarca Alessio

 

È forse un complesso di persecuzione la denuncia di Mons. Kondrusiewicz quando dice che certi cattolici danno appoggio al patriarcato di Mosca nella sua divergenza dalla Chiesa Cattolica locale?

            Vediamo quando ci dice lo stesso Patriarca Alessio II, in una intervista alla rivista 30Giorni (n. 4, aprile  2002, pag. 22-23):

            “Non bisogna pensare che le nostre relazioni con la Chiesa romano-cattolica si sviluppano esclusivamente a livello di dialogo interconfessionale con l’ufficialità del Vaticano. Nella pratica tali relazioni sono assai più ampie, e includono rapporti assai fecondi con molte diocesi, monasteri, parrocchie, gruppi di fedeli, istituzioni culturali e umanitarie. (…) Abbiamo rapporti molto stretti con i fratelli cattolici di Paesi come l’Italia, la Francia, la Germania. Io ho ricevuto molte lettere di sacerdoti e fedeli cattolici di questi Paesi che appoggiano la posizione della Chiesa ortodossa russa nel conflitto che si è aperto.” (ndr: neretti nostri)

 

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