Tutte
le difficoltà che la Chiesa Cattolica sta incontrando in Russia sembra si
possano riassumere in un interrogativo fondamentale: essa ha o non ha il
diritto di predicare il Vangelo a tutti i popoli? Il senso della risposta a questa domanda del Dipartimento per le
Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca (capeggiato dal metropolita Kirill
di Smolensk e Kaliningrad) al Cardinale Kasper, presidente del Pontificio
Consiglio per l’Unità dei Cristiani, e all’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz,
capo dei cattolici russi, è sostanzialmente negativo, in quanto ai cattolici
non viene riconosciuto questo diritto nel
“territorio canonico” russo. Riconoscere tale diritto “è inaccettabile per la Chiesa ortodossa russa”,
sostiene l’organismo del patriarcato di Mosca (Zenit, 31 luglio 2002).
Difficile
naturalmente armonizzare questo tassativo diniego non solo con il diritto della
Chiesa alla evangelizzazione di tutti gli uomini, ma addirittura col chiaro
mandato divino in questo senso. Ma ricordiamo ai nostri lettori qualche
avvenimento precedente, i cui sviluppi hanno portato alla situazione odierna.
Nonostante tutta la disponibilità al dialogo ecumenico dimostrata da Roma negli
anni passati, la riorganizzazione in quattro diocesi della struttura canonica
della Chiesa cattolica in Russia nel febbraio scorso ha causato una forte
reazione. E difatti, in un crescendo di mosse con ogni evidenza coordinate fra
le autorità civili e religiose ortodosse, è cominciato un periodo di vessazioni
e dispetti, inizialmente segnato dall’espulsione dal paese del sacerdote
italiano Stefano Caprio, ma poi culminato con quella ben più grave di uno dei
quattro vescovi, il titolare della diocesi di San Giuseppe in Irkursk, Mons.
Jerzy Mazur.
Dopo il
fallimento di una serie di trattative per far rientrare l’emergenza, lo stesso
Santo Padre ha creduto necessario rivolgersi, l’8 maggio scorso, al Presidente della Federazione russa,
Vladimir Putin, senza ricevere alcuna risposta almeno nei tre mesi successivi.
Nel momento di chiusura di questo numero di Spunti,
Avvenire ci informa che finalmente è
arrivata la risposta, nella quale il leader russo si limita a spiegare che le
misure contro gli ecclesiastici cattolici sono “solo ‘normali’ provvedimenti
adottati da uno stato sovrano nei confronti di singoli cittadini stranieri”. In
concomitanza con la risposta di Putin, arriva un nuovo “provvedimento”, cioè il ritiro del visto ad un altro
sacerdote cattolico, lo slovacco padre Stanislav Kania. Secondo il puntuale
commento dell’arcivescovo Kondrusiewicz, ciò “non fa che confermare le
difficoltà con cui siamo costretti a svolgere la nostra opera” (Avvenire,
11/8/02).
Ma se Putin è stato non proprio rapido
nel rispondere, non è tardata invece
una lunga risposta del Patriarcato di Mosca, dove si reitera l’accusa di
“proselitismo” ai cattolici. In un paio di pagine dedicate specificamente a
Mons. Mazur, si sostiene a prova del suo “proselitismo” il fatto che egli abbia
studiato missiologia a Roma ed appartenga quindi ad una congregazione
missionaria, come è quella del Verbo Divino (sic). Si elencano inoltre tutti
gli enti cattolici che, secondo il patriarcato, agiscono a scopo di
“proselitismo”. Del rifiuto da parte cattolica di considerare come
“proselitismo” il suo operato in Russia, a meno che non sia confuso col mandato
di predicare il Vangelo a tutti, già abbiamo parlato più sopra: secondo il
Patriarcato, la Chiesa Cattolica non ha tale diritto in Russia. Inutile del resto è stato ricordare che la
erezione delle quattro diocesi nel febbraio scorso non è una sorta di
invenzione dal nulla, ma la
riorganizzazione della situazione precedente alla Rivoluzione comunista, quando
la Chiesa Cattolica poteva contare su diocesi e parrocchie nel territorio russo
prima di venire praticamente annientata da Stalin e dai suoi successori. E che
comunque queste diocesi curano principalmente i bisogni spirituali di centinaia
di migliaia di discendenti di lituani, lettoni, ucraini e polacchi, tutti
cattolici di vecchia data, dispersi ai quattro angoli dell’immenso territorio
russo in seguito alle deportazioni di massa. Non è servito neppure ricordare
che il patriarcato di Mosca ha nominato vescovi in numerose città “cattoliche”
come Vienna, Bruxelles o Parigi.
Riferendosi
a questo documento di risposta del patriarcato moscovita, Fulvio Scaglione ha scritto su Avvenire: “Spiace pensar male, ma pare
la giustificazione del provvedimento già preso in aprile (ndr: l’espulsione dei
suddetti ecclesiastici). Prima la sentenza e poi le accuse, insomma. Un po’
come si faceva ai tempi dei soviet”
(Avvenire, 4/7/02).
Da
parte sua, il Segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, Mons.
Jean-Louis Tauran, ha dichiarato in un’intervista alla Radio Vaticana del 22
giugno di aver scritto al ministro degli Esteri della Federazione Russa,
Ivanov, ricordandogli che il suo paese
“ha aderito al documento finale della Conferenza di Vienna sulla sicurezza e la
Cooperazione in Europa. Questo documento risale al gennaio 1999, (e in esso) si
legge che gli Stati aderenti, e quindi anche la Russia, rispetteranno il
diritto delle comunità di credenti degli Stati partecipanti, e quindi anche dei
fedeli della Federazione Russa, a stabilire e mantenere luoghi di culto o di
incontro liberamente accessibili, ad organizzarsi conformemente alla struttura
gerarchica e istituzionale loro propria, a scegliere, nominare e sostituire il
personale conformemente alle necessità e norme loro proprie”.
Evidentemente questo non vale per la
Chiesa Cattolica, come dimostra la vicenda di Mons. Mazur e di Don Caprio. Il fatto dovrebbe far riflettere tutti
coloro che, in primis il governo italiano, si danno attivamente da fare per
l’ingresso della Russia nella Nato,
nell’Unione Europea, e nell’ex-G8, ormai diventato di fatto G9. La
domanda sorge spontanea: sono in atto serie verifiche per vedere se la Russia
tiene fede agli impegni già
assunti? Domanda da non trascurare, se
consideriamo che, secondo una indagine a campione su 1500 russi, solo un terzo
di loro ritiene che il paese sia democratico (Avvenire, 13/6/02).
Il
metropolita per la Russia, l’arcivescovo della Madre di Dio a Mosca, Mons.
Tadeusz Kondrusiewicz, secondo dichiarazioni raccolte da Sophie de Ravinel
della Agence de Presse Internationale Catholique e riportate in Italia da
Corrispondenza Romana, ha espresso molto chiaramente le sue
perplessità circa il comportamento della comunità internazionale: “La Santa
Sede ha fatto tutto il possibile per chiedere spiegazioni al mio governo e la
diplomazia ha fatto tutto quello che era in suo potere. Ma ciò che trovo inverosimile è il comportamento
dell’Unione Europea. Essa parla di diritti dell’uomo e di difesa delle
minoranze, ma non ha levato un dito per aiutarci e difenderci, non fosse altro
che per permetterci liberamente di costruire dei luoghi di culto. Dal mese di
febbraio noi viviamo quasi una situazione di guerra contro i cattolici. Gli
ortodossi e i musulmani hanno un accesso diretto al potere mentre noi ne
subiamo le pressioni. Gli ortodossi arrivano ad accusarci di proselitismo
perché noi facciamo delle mense popolari. Dobbiamo forse lasciar morire di fame
nelle strade migliaia di ragazzi per non rischiare di contaminarli? Le nostre
minestre sono forse avvelenate? Si parla di una lista di ‘persone non grate’
che il governo avrebbe in mano. (…) Il Presidente Bush è venuto a Mosca poco
tempo fa. L’ho incontrato personalmente. ‘Avete difficoltà’ sono le prime
parole che mi ha detto. Abbiamo scambiato i nostri punti di vista sulla
questione e mi ha promesso che ne avrebbe parlato al Presidente Putin. Dalle
eco pervenutemi ho capito che
effettivamente l’ha fatto. Le sue dichiarazioni sul nostro territorio nei
riguardi della libertà religiosa sono state anch’esse forti. Oso sperare che
porteranno dei frutti. Spero anche che la nostra collaborazione con gli
ortodossi di buona volontà potrà così andare avanti”.
Con un commosso omaggio alle vittime del
comunismo, Mons. Kondrusiewicz ha commentato il pallio ricevuto dalle mani di
Giovanni Paolo II il 29 giugno scorso, nella festa degli Apostoli Pietro e
Paolo:
“In
questi giorni mi rammento della mia infanzia, quando la mia professoressa mi
condannava aspramente davanti agli altri alunni perché sapeva che noi eravamo
cattolici. Dopo tanti anni e tante sofferenze, io sono pertanto molto
emozionato per il gesto del Papa. Ma questo pallio, io lo ricevo soprattutto in
nome della Chiesa cattolica che è in Russia e che ha vissuto il suo Golgota nel
XX secolo. Io lo ricevo in nome di tutti quelli che hanno sofferto, in nome dei
martiri, ma anche in nome dei fedeli che rendono, oggi, questa Chiesa bella e
viva. Per più di 80 anni non c’è stato un arcivescovo cattolico in Russia, è
una emozione intensa per noi”.
Infine,
con la sua consueta sincerità, l’arcivescovo ha affrontato il tema
dell’ecumenismo: “Io sono molto aperto verso l’ecumenismo, a condizione che non
si parli solo dell’amore, ma d’amore nella verità. Io riconosco che c’è stato
del male con questo ecumenismo da salotto, totalmente separato dalla realtà.
Non c’è che da guardare i milioni di euro che i cattolici russi ricevono da
parte delle associazioni caritative cattoliche. Sanno, queste organizzazioni,
cosa ci fanno gli ortodossi con questi soldi? Ci pubblicano propaganda
anti-cattolica e formano preti che mobilitano le popolazioni contro di noi.
Vorrei anche ricordare ad alcuni vescovi cattolici che nell’ultimo Sinodo dei
Vescovi noi abbiamo parlato di collegialità. E non c’è collegialità senza
carità. Allora, come mai io vedo dei vescovi che vengono a Mosca senza
preavvertirmi e vanno dal patriarca Alessio II per esprimergli il loro appoggio
contro lo sviluppo della Chiesa cattolica in Russia?” (APIC 1/7/02 -
Corrispondenza Romana 27/7/02).
Di
fronte a questa travagliata situazione in cui si dibattono i cattolici
russi, Luci sull’Est è impegnata più che mai a tenere fede alla sua
promessa di aiutarli nella misura delle
sue possibilità. Come dicevamo all’inizio del lavoro, “un granello di sabbia
nel mare dei bisogni”, ma questi granelli – perché a poco a poco da uno siamo
passati a due, poi tre e così via… – li
portiamo, anche a nome di tutti i lettori di Spunti, con lo spirito di amore che ci ispirano le parole di
predilezione espresse dalla Madre di Dio a Fatima nei riguardi di questa grande
nazione.
Ricordiamo
qui il vostro generoso aiuto al complesso che nascerà in Siberia Orientale
dedicato a San Raffaele Kalinowski, in quello stesso campo di concentramento in
cui egli ebbe a patire sofferenze indicibili. Nonostante le apprensioni sulla
situazione generale, una buona notizia arriva su questo fronte: nella terza
settimana di giugno sono arrivate via Mosca a Usole le prime quattro
carmelitane scalze che dovranno vivere nella parte adibita a monastero di
contemplative (Vidimus Dominus, 24/6/02). E’ vero che anche le costruzioni di
luoghi di preghiera e di culto sono state scambiate per proselitismo. A ciò
risponde il vescovo Mons. Mazur: “E’ proselitismo quando tutte le chiese sono
state distrutte o trasformate in musei dell’ateismo, in sale di concerto, in
ospedali…?” (Zenit, 14/7/02).
Proprio per rendere consapevoli i numerosi cattolici della Federazione
Russa della profonda radice storica dei loro diritti, Luci sull’Est si è impegnata a patrocinare un libro, opera di seri
studiosi russi e buoni amici nostri, sulla fondazione delle diocesi e delle
parrocchie sul patrio suolo russo nei secoli scorsi, anche se si tratta di
realtà brutalmente interrotte nel periodo comunista. Un analogo libro, opera
del vescovo Andrea Sapelak, Luci sull’Est sta patrocinando in
Ucraina. Ritorneremo su entrambi i
progetti quando entreranno in fase di concreta realizzazione.
Intanto
entro quest’anno, con la collaborazione dei
benefattori, contiamo di realizzare a breve alcune tra le seguenti opere
di supporto spirituale ai cattolici russi:
- una
nuova edizione di 10.000 confezioni del cofanetto del Rosario, con il libretto
dove si insegna a pregare il Rosario e in più una corona di legno. Nello stesso
cofanetto si troverà anche una guida per praticare la devozione dei primi
cinque sabati insegnata dalla Madonna a Suor Lucia di Fatima, comprendente un
esame di coscienza basato sul Catechismo della Chiesa Cattolica;
- 10.000
confezioni del cofanetto della Medaglia Miracolosa, con libretto esplicativo
accluso;
- 10.000
edizioni speciali per la Russia del Calendario di Luci sull’Est, basato naturalmente sull’anno liturgico del
calendario bizantino;
- rinnovo
dell’aiuto annuale dell’associazione al Centro
Familiare Cattolico della diocesi a Mosca, attivamente impegnato in un
importantissimo apostolato: l’aiuto e l’orientamento delle donne e delle coppie
in difficoltà, fenomeno non raro nell’atmosfera di vuoto spirituale e morale
ereditato dal regime sovietico.
Dunque, amici di Luci
sull’Est, il sentiero della carità cristiana verso i nostri provati
fratelli dell’Est è più che mai dischiuso di fronte a noi!
È forse un complesso
di persecuzione la denuncia di Mons. Kondrusiewicz quando dice che certi
cattolici danno appoggio al patriarcato di Mosca nella sua divergenza dalla
Chiesa Cattolica locale?
Vediamo quando ci dice lo stesso Patriarca Alessio II, in
una intervista alla rivista 30Giorni
(n. 4, aprile 2002, pag. 22-23):
“Non bisogna pensare
che le nostre relazioni con la Chiesa romano-cattolica si sviluppano
esclusivamente a livello di dialogo interconfessionale con l’ufficialità del
Vaticano. Nella pratica tali relazioni sono assai più ampie, e includono
rapporti assai fecondi con molte diocesi, monasteri, parrocchie, gruppi di
fedeli, istituzioni culturali e umanitarie. (…) Abbiamo rapporti molto stretti
con i fratelli cattolici di Paesi come l’Italia, la Francia, la Germania. Io ho ricevuto molte lettere di sacerdoti e
fedeli cattolici di questi Paesi che appoggiano la posizione della Chiesa
ortodossa russa nel conflitto che si è aperto.” (ndr: neretti nostri)
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