Spunti – ottobre 2002 (Pag. 5 e 6)

 

 

Tutta la sconvolgente realtà delle persecuzioni anticristiane

 

 

“Fatima continua ad essere necessaria”

 

Nella sua omelia a Fatima nell’anniversario delle apparizioni il 13 maggio scorso, il Cardinale J. Meissner, arcivescovo di Colonia, ha ricordato che la “missione di Fatima si trova ancora lontana dalla sua realizzazione (…) Fatima continua ad essere necessaria (…), il messaggio di Maria rimane molto attuale giacché ci sono ancora, in tutto il mondo, molti più cristiani perseguitati, specificamente cattolici, di quanto possiamo accorgerci superficialmente.” (1)

Spunti non ha mai smesso di ricordarlo in documentati articoli: la persecuzione dei cristiani, su scala molto vasta nel secolo appena trascorso, si perpetua tragicamente fino ai nostri tempi, costituendone uno dei segni più importanti. Dal dolore e, non di rado, dal sangue versato dai nostri fratelli nella fede sgorgano grazie di perseveranza per tutti i restanti battezzati. È quanto la dottrina cattolica ci insegna e quanto la storia ci dimostra. Così, l’indifferenza del mondo libero, a volte anche all’interno dello stesso mondo cattolico,  verso questa tremenda realtà è un grave atto di ingiustizia, oltre che una mancanza di carità e di solidarietà.

A ricordarcelo ha provveduto recentemente Antonio Socci, brillante penna de Il Giornale, con il suo ultimo, e quanto mai opportuno, libro I nuovi perseguitati (2), prefato dal noto intellettuale ed editorialista del Corriere della Sera, il prof. E. Galli della Loggia.

Dalla Rivoluzione francese in poi, ci dice l’Autore, più di 70 milioni di persone sono morte per la loro fede cristiana e, secondo la fonte più autorevole, la World Christian Encyclopedia, curata da David Barrett, George Kurian e Todd Johnson e stampata dalla Oxford University Press,  45.5 milioni di esse sono morte nel solo XX secolo, mentre ben 13.5 milioni sono state le vittime negli ultimi 50 anni. Dati impressionanti, che superano qualsiasi altra cifra del passato, comprese  quelle relative alle grandi persecuzioni dell’Impero romano. Tutto ciò dimostra come siano nel giusto quanti vedono negli accadimenti del secolo scorso le grandi realizzazioni delle profezie di Fatima; sono però ugualmente nel giusto coloro che ne vedono la continuazione anche nei nostri giorni.

 

 

160.000 morti ogni anno perché credenti in Cristo

 

 Sì, perché a conferma di quanto detto dal Cardinale Meissner, Antonio Socci, sempre basandosi sull’Enciclopedia di Barrettt, dice che la media annuale dei “martiri” (Barrett precisa che non usa il termine “martire” nel senso specifico dei processi di canonizzazione della Chiesa, ma lo definisce come un “credente in Cristo,  in una situazione di testimonianza, che perde la sua vita prematuramente come risultato dell’ostilità di altri uomini”[3]) è attualmente di 160.000 persone, di cui centomila cattolici! E quindi, in base a questi dati, solo i cattolici morti per la loro fede ogni anno sarebbero cinquanta volte più numerosi dei morti nelle torri gemelle di New York!  Ce ne ricordiamo mai? Domanda più che opportuna, che dovrebbe indurre tutti noi cattolici a un serio esame di coscienza.

Ma se questi dati possono sorprendere qualcuno, non minor sorpresa desta l’Autore quando ci parla del disinteresse delle organizzazioni umanitarie, dei paesi liberi, dei grandi mezzi di comunicazione e della stessa ONU davanti a un fenomeno di queste terribili dimensioni. Ma più di ogni altra cosa stupisce il silenzio degli stessi cristiani d’Occidente. Cedendo molte volte alle sirene di una falsa prudenza, essi non denunciano tali situazioni per non mettere a repentaglio politiche di dialogo che, comunque,  non riescono a fermare il massacro. Galli della Loggia nella sua prefazione non usa mezzi termini:  “È solo dall’Occidente che quell’aiuto potrebbe venire, ma l’Occidente finora è stato cieco e muto, si è rifiutato di vedere e di parlare”. E ci ricorda che “uno dei paesi dove i cristiani sono più perseguitati, proprio il Sudan, è tra i membri della Commissione dell’ONU per i diriritti dell’uomo (ha recentemente preso il posto degli USA!)” (4), che è come dire che alla tragedia si aggiunge la beffa.  Puntando il dito contro una certa mentalità diffusa fra i cattolici, Socci ricorda che “molti si preoccupano di essere dalla parte dei poveri, ma non dei poveri cristiani”.

Un’altra fonte citata dall’Autore è il libro “Their blood cries out” (Le grida del loro sangue) di Paul Marshall, per affermare che, attualmente, dai 200 ai 250 milioni di persone sono perseguitate per la loro fede in Cristo e altri 400 milioni soffrono restrizioni non piccole nelle loro libertà religiose.  E, secondo l’agenzia vaticana Fides, se i missionari uccisi nel periodo 1980-1989 furono 115, il loro numero è salito a ben 604 nel periodo 1990-2000.

 

 

Le persecuzioni islamiche e comuniste ancora in atto

 

Nel Sudan la guerra civile è costata la vita a quasi due milioni di persone ed è stata causa di emigrazione forzata per altri 4.500.000. Si tratta degli abitanti del sud del paese, cristiani o di tradizioni animiste, soggette al processo d’islamizzazione forzata voluto da Khartum.  I cristiani hanno subito l’islamizzazione forzata pure nella “moderata” Indonesia, sia a Timor Est che nelle isole Molucche. I morti in entrambi i luoghi ammontano a centinaia di migliaia. La diocesi di Ambon, nelle Molucche, ha denunciato il caso di 6.000 fedeli costretti a passare all’Islam, mentre  molti altri sono stati messi a morte per essersi rifiutati di apostatare. Persino in paesi, a volte un po’ fantasiosamente definiti democratici, come l’Egitto, i cristiani devono fuggire incalzati dalla crescita dell’intolleranza islamica, per non parlare della situazione in tutto il Medio Oriente. Qui i cristiani costituivano un secolo fa il 25% della popolazione e oggi non arrivano all’ 8%, senza contare  che l’esodo dei cristiani da Libano, Palestina e Luoghi Santi continua inarrestabile.

Socci non si ferma all’Islam. Denuncia anche la persecuzione contro i cristiani nei paesi che ancora si proclamano comunisti: Cina, Laos, Vietnam, Corea del Nord e Cuba, in barba a quelli che in Occidente usano lo slogan “il comunismo è morto” come “lasciapassare per il terzo millenio”, magari dopo avervi aderito o apertamente collaborato. Di questa attuale persercuzione anticristiana di matrice islamica o comunista la nostra rivista ha parlato e parlerà ancora.

 

 

Il secolo sanguinario

 

L’Autore mette in risalto l’estrema crudeltà del XX secolo, dalle persecuzioni massoniche in Messico negli anni Venti (v. articolo relativo) all’odio anticattolico di matrice anarco-bolscevica in Spagna dieci anni dopo, nonché alla persecuzione anticristiana attuata dai nazisti, sulla quale spesso cade un inquietante velo di silenzio. Il libro insiste principalmente sul paradosso del silenzio che avvolge la più grande di tutte le persecuzioni della storia, quella comunista del XX secolo. Un silenzio che vorrebbe far dimenticare sia i persecutori che le loro vittime. Socci smentisce categoricamente la tesi secondo cui le atrocità sarebbero da addebitare solo ad una fase del comunismo, quella di Stalin; invece la verità è che la persecuzione contro i cristiani lo caratterizzò  praticamente dall’inizio alla fine. Lo conferma anche un altro libro apparso recentemente: Ucraina, terra dei martiri, dell’inviato dell’Osservatore Romano Giampaolo Mattei, dove possiamo scoprire l’esistenza di martiri, anche giovanissimi, vissuti fino alla vigilia della Perestrojka.  Gli orrori perpetrati dal comunismo contro i cristiani sono senza precedenti. La sola Chiesa Cattolica in Russia contava nel 1918 due milioni di fedeli e 900 sacerdoti. Nel 1939 era completamente dispersa e smantellata.

Per non parlare poi della periferia dell’impero: il vescovo ausiliare di Scutari Zef Simoni, detenuto dodici anni nel campo di sterminio di Spac in Albania, ha visto sacerdoti seviziati e assassinati in ogni modo: “Sottoposti a scariche elettriche, dovevano camminare scalzi su piastre metalliche incandescenti o venivano messi a testa in giù in barilli pieni di acqua gelida. La loro bocca veviva riempita di sale o erano costretti a ingerire medicine dannose per il sistema nervoso. Mi ricordo che il gesuita Gjon Karma fu seppellito vivo in una bara. Il francescano Frano Kiri rimase legato a un cadavere per alcuni giorni, fino a quando non cominciarono a uscire i liquidi del morto. Altri furono impiccati, decapitati o affogati in una palude” (5).

Eppure, i pregiudizi sono duri a morire. Socci cita dal libro di Didier Rance Un siècle de témoin, il caso del sacerdote bulgaro Gavril Bielovejdov, che venne a Roma alla fine degli anni Ottanta dopo oltre un decennio di indicibili patimenti in un lager. Invitato a parlare circa il calvario della Chiesa bulgara agli allievi di una università pontificia romana, dove aveva studiato in precedenza, il sacerdote raccontò del martirio di sacerdoti e delle crudeli torture subite (e vissute in prima persona sulla sua pelle); alla fine della sua sconvolgente narrazione si sentì dire da un altro sacerdote, un professore italiano:  “La prossima volta non ci racconti sciocchezze come ha fatto oggi!” (6).

Dice Sant’Agostino: “Fa di uno un martire non la pena, ma la causa; prima scelga la causa e poi tranquillo sopporti la pena. In un sol luogo v'erano tre croci, quando il Cristo soffrì la passione: egli nel mezzo, di qua e di là due briganti. (…) Il Cristo nel mezzo fa da giudice: condanna il superbo, soccorre l'umile. Il legno della croce fu il tribunale per il Cristo. Che cosa farà quando giudicherà, egli che poté fare ciò quando era giudicato?” (7)

Nel Giudizio finale, che cosa diranno al Divin Maestro, davanti tutti quelli che hanno dato con la loro vita testimonianza per il Suo nome, il boia, gli indifferenti ed i complici di questi crimini?

“Il suo trono – conclude Socci – è davvero la Croce. Per questo sulle labbra di tanti martiri del Novecento menzionati in queste pagine, le ultime parole – dopo il perdono per i carnefici – sono state: ‘Viva Cristo Re!’” (8)

 

Note:

 

(1) Voz da Fátima, periodico ufficiale del Santuario di Fatima, 13/6/02

(2) I nuovi perseguitati, Antonio Socci, Piemme, Casale Monferrato 2002, pp.159

(3) Op. cit., p.34

(4) Op.cit., p.11

(5) Op. cit., pp.43-44

(6) Op. cit., p.30

(7) Discorso 53/A – Le otto massime delle beatitudini del Vangelo

(8) Op. cit., p. 157