Spunti – ottobre 2002 (Pag. 7 e 8)
“Viva Cristo Re!”
Giovane
messicano,
autentico
modello di eroe cattolico
"Viva Cristo Re!". Fu questo il grido che, negli anni 20, aprì
le porte del Cielo e della gloria eterna a molti martiri della resistenza
cattolica in Messico.
Infatti, i martiri Cristeros,
che parteciparono eroicamente a questa resistenza, lo lanciarono al momento di
essere fucilati dal regime anticattolico contro cui combattevano: un regime
tirannico, che chiuse le chiese, perseguitò la religione cattolica e attirò la
disgrazia sulla Nazione amata dalla Madonna di Guadalupe.
Luis Segura Vilches - il giovane che vediamo nelle fotografie di questa
pagina - non fu sottoposto a nessun giudizio. Senza alcun preavviso, fu
prelevato dal carcere per affrontare il plotone d’esecuzione. Anche questo
giovane lanciò quel glorioso grido, un po’ prima di essere raggiunto dagli
spari dei suoi carnefici. Contro lui era stata scagliata l'accusa di cospirare
contro la vita dell'empio dittatore Obregón.
Nella prima fotografia, vediamo il prigioniero mentre cammina verso il
luogo della sua esecuzione, accompagnato da un sinistro funzionario del regime
messicano. È sereno come se stesse percorrendo la navata di una chiesa dopo
aver ricevuto la Santa Comunione, per l'incontro dell’intimo convivio
eucaristico con quel Dio per il quale, tra qualche istante, sarebbe andato a
morire.
Puro, virile, nobilmente padrone di se stesso, ben vestito, distinto, e
visibilmente dotato di una buona educazione, questo eroe può legittimamente
essere considerato un modello di giovane cattolico: serio, generoso, pieno di
fede e di coraggio.
Come gli sarebbe stato facile sfruttare le sue numerose doti in modo
egoistico, costruendosi uno stile di vita confortevole, mediante una bella
carriera. Bastava soltanto che collaborasse con il regime ateo e ugualitario
che allora opprimeva la sua patria o, almeno, che non lo combattesse. Tuttavia,
a questa prospettiva si opponeva energicamente la sua coscienza di cattolico.
Luis Vilches si era legato al movimento dei Cristeros e, grazie alla sua vigorosa personalità, al suo fervore e
alla sua intelligenza, divenne subito uno dei suoi animatori.
Dei testimoni affermarono che il giovane martire fu informato della sua
imminente esecuzione solo quando lo stavano riportando in cella. Con prontezza
rispose che i suoi assassini lo avrebbero spedito in Cielo.
Al vedere queste sue disposizioni d'animo, si commossero persino il
comandante e i soldati del plotone d’esecuzione.
Vilches dovette passare vicino al cadavere ancora caldo del celebre
beato Padre Pro. Nella citata fotografia, egli fissa lo sguardo su un punto
alla sua destra, proprio dove giaceva il corpo del famoso sacerdote gesuita,
ucciso pochi minuti prima.
Mentre Vilches affronta questa situazione, non si nota nelle sue
fattezze la sia pur minima contrazione. Non presenta il minimo indizio di
panico o di scoraggiamento. La sua fisionomia rimane immutabile mentre
contempla la dura realtà che si presenta ai suoi occhi in maniera tanto
crudele. Egli sarà la prossima vittima della rivoluzione anticattolica; e i
commentatori dell'epoca confermeranno che non si notò alcun cambiamento nel suo
placido volto.
Quel dominio di se stesso poteva provenire soltanto da una grazia
straordinaria per affrontare il martirio e da una speciale forza spirituale. La
sua anima era forte, perché si era preparato con lunghe sofferenze precedenti.
Attraverso un'ardua riflessione e meditazione, egli preferì guardare in faccia
quella che avrebbe potuto essere la realtà più tragica.
Nei nostri giorni, l'uomo detesta prepararsi al peggio. Preferisce
sempre sognare il meglio, immaginare per sé una situazione idilliaca, foriera
di ogni cosa buona, senza l’intervento di un
qualsiasi male. Egli agisce così per non essere obbligato a riconoscere
l'importanza della sofferenza per la propria santificazione.
Quali sono le conseguenze? Quando capita il peggio, l'animo di colui che
rifugge dalla sofferenza non regge alla prova. Con il giovane Vilches così non
è stato. Egli si era preparato ad affrontare la realtà più crudele.
"Signori, sono pronto!", disse Vilches con fierezza dinanzi ai
suoi carnefici, con gli occhi rivolti al cielo. Questo preciso momento è
rimasto impresso nell’altra fotografia. Qualche secondo dopo - e con che
sicurezza! - egli entrava in un altro Cielo, quello di cui il nostro è appena
un simbolo. Che gloria la sua, nell'essere condotto dagli Angeli dinanzi al
Trono eccelso di Dio per il vero incontro con Cristo Re - per il Quale aveva
appena offerto la vita terrena - e con Maria Santissima, che sorrise così
dolcemente a questo suo eroico figlio!
(*) Trascritto dalla rivista
“Catolicismo” (San Paolo - Brasile), n° 533, maggio 1995.