Spunti – Dicembre 2002 / Pag. 6-9
UNA MADRE PER LA ROMANIA
Don
Marco, neodiacono, si accinge a
ricevere il sacerdozio nel prossimo
mese di novembre dalle mani dell’arcivescovo di Benevento, Mons. Serafino
Sprovieri. Don Marco, formatosi nelle file della Gioventù Ardente Mariana, ha accompagnato la carovana di Luci
sull’Est in Romania e il suo “ardore mariano” ce lo dimostra con la
testimonianza del pellegrinaggio che ha stilato e che proponiamo ai lettori di Spunti.
Sinfonia di salvezza, avanzata della grazia…
«Dio
ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede
in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Dio Padre ci salva per i
meriti di Gesù Cristo, ma per il suo amore senza limiti ha voluto donarci anche
una Madre Dolcissima, Maria, che ci protegge e ci guida verso il cielo. Ed è
con Lei e grazie a Lei che abbiamo vissuto quest’esperienza bellissima.
Roma,
29 agosto 2002, ore 7:30, km 0 - Sotto
una pioggia battente parte la carovana per la Romania. Nel cuore di ognuno dei
sei partecipanti c’è la certezza che la Madonna opererà meraviglie. Dopo un
viaggio così non possiamo dire quello che abbiamo dato, perché è Dio che agisce
nei cuori, ma certamente possiamo dire quello che abbiamo ricevuto: tante
grazie, tanta gioia, pace, maggiore fermezza nella fede.
Taun,
Sòncel, Reghin, Hodàc, Medias, Sebes, Tarnaveni, Aiùd, Cenade, Lunca,
Craciunèl, Turda, Campia Turzii, Sibiu: sono i villaggi e paesi che ha visitato
la statuia de la Fatima, come dicono
loro, e che rimangono nella storia della Romania come note di una grande
sinfonia di salvezza orchestrata e diretta magistralmente dalla Vergine Maria.
In ogni tappa siamo stati testimoni di una silenziosa ma potente avanzata della
grazia, abbiamo visto le lacrime di migliaia di persone che sgorgavano
dall’intimo, come freschi zampilli di una fede che per troppi anni è stata
costretta a tacere a causa della repressione comunista. Negli occhi delle
persone che ricevevano il bel rosario e la fotografia che lasciavamo in dono
abbiamo visto la sete di Dio, il desiderio di ancorare a Lui la vita. Quasi non
credevano di avere tra le mani un’immagine sacra, e piangevano.
Taun
è il primo villaggio che abbiamo visitato: gente semplice, molto povera,
silenziosa, che beveva avidamente le parole che rivolgevamo loro, ma
soprattutto gente di fede. L’intero villaggio si è bloccato, il lavoro nei
campi, le varie occupazioni, perché niente è più importante della visita della
statua della Madonna di Fatima, pellegrina di pace e di speranza, venuta per
ricordare a tutti che Maria è una Madre tenerissima che è accanto a noi in ogni
momento della nostra vita, nella gioia e nel dolore, e che senza preghiera,
senza Dio, non si può vivere.
Sin
dal primo giorno non sono riuscito a trattenere le lacrime: ho pianto
ringraziando continuamente Dio e la Dolce Madre per quello che mi faceva
vivere, vedere. Ho pianto vedendo le grandi folle di Reghin, Medias, Aiùd,
Sibiu; vedendo la profonda commozione dei bravi sacerdoti greco-cattolici che
in ginocchio davanti alla statua pronunciavano con voce tremante le parole
della consacrazione; vedendo la sincera fraternità tra il sacerdote cattolico e
quello ortodosso di Hodàc (padre Adriano, che poi ha detto: “È bello stare
insieme qui! Gesù ha detto di essere dove due sono riuniti nel suo nome: noi
oggi siamo molti di più e perciò Lui è con noi”); vedendo le decine e decine di
bimbi che si radunavano cantando felici.
La Madonna di Fatima ha fatto notizia in ogni luogo
Anche
questa volta, come la precedente carovana in Romania, sono intervenute le tre
maggiori emittenti televisive e varie stazioni radio, perché la visita della
Madonna di Fatima ha fatto notizia e in ogni luogo si spargeva rapida la voce.
“In tanti anni non abbiamo mai visto tanta gente” ci ripetevano i parroci,
“nemmeno como Pasco”, nemmeno a Pasqua, diceva con un italiano stentato padre
Georgen di Medias. Quando, a conclusione della giornata, vedevamo sfilare
davanti a noi centinaia di fiaccole, avevamo la convinzione che la Madonna
avrebbe lasciato un ricordo indelebile nel cuore di tutte quelle persone, che
spesso ci abbracciavano ringraziandoci per averle fatte felici con una visita
così bella.
Tra
le tante cose che mi rimangono impresse ci sono le lacrime che scorrevano
abbondanti sul volto di tanti uomini e giovani che con fede sostavano qualche
secondo in preghiera davanti alla statua e poi la baciavano. Mai avevo visto
piangere così tanti uomini e giovani.
Ero
davanti alla statua a Craciunel (un paesino con la chiesa in costruzione dove
per ora le campane sono dei tamburelli che qualcuno suona dal piccolo
campanile) quando una donna anziana ha spinto in avanti la carrozzella della
sua nipotina paralizzata; poi è arrivata anche la mamma e per qualche minuto si
sono unite in un abbraccio di commozione, ed io con loro. Hanno chiesto la
grazia alla Vergine di Fatima, ma non erano disperate. Anzi la piccola, rimasta
fino alla fine a lato della Madonna, quando si avvicinava un bambino, toccava i
piedi della statua e poi metteva la sua mano sulle testa del piccolo, quasi a
trasmettergli la benedizione della Vergine Santa.
“Pensavano di averci uccisi, ma era una morte apparente. La
nostra Chiesa vive!”
“Io
so bene che la Madonna è sempre con noi - ci dice Julio, un giovane che sarà
presto ordinato diacono - ma questa statua è carismatica, tocca i cuori!”. È
proprio vero: la statua della Madonna di Fatima che ci ha accompagnato ha una
bellezza che cattura, un volto che ti parla e ti spinge alla fiduciosa
confidenza e che è riuscita a commuovere anche un uomo di Turnaveni che a detta
di tutti era un ‘duro’. La Madonna ha voluto visitare questi paesi per
diffondere il suo messaggio di amore, per invitare tutti alla conversione e
alla preghiera, perché ognuno si sentisse ripetere da Gesù
“Iata
Mama tà – Ecco tua Madre”, per ridare coraggio ad un popolo perseguitato nella
fede. “La nostra è una chiesa morta e risuscitata. - dice padre Theodor, il
sacerdote più anziano di Turnaveni -
Pensavano di averci uccisi, ma era solo una morte apparente! La nostra
chiesa vive!”.
L’ultimo
giorno, l’8 settembre, è stato un trionfo a Sibiu: una chiesa gremita di fedeli
ha accolto la statua che fino a notte fonda è stata meta di un pellegrinaggio
continuo, anche dai paesi limitrofi. A mezzanotte e mezza suonavano le campane
a festa mentre si snodava la imponente fiaccolata lungo le vie del paese
“conquistato” dalla Vergine di Fatima. E così, nel freddo della notte ma
avvolti dal calore della gente, abbiamo salutato la Romania, felici di aver
assistito ad un commovente incontro tra la Madre e i suoi tanti figli.
Non
abbiamo solo visto, ma anche ascoltato tante storie: di persone uccise a causa
della fede, di conversioni avvenute per la coraggiosa testimonianza dei
cristiani cattolici, di sacerdoti che fino a qualche anno fa erano in carcere
perché avevano lottato con determinazione per difendere la fede e i propri
diritti. La Madonna ha benedetto tutte queste persone, le loro sofferenze, ha
ridato speranza ripetendo “Non abbiate paura… la grazia di Dio sarà il vostro
conforto. Tu soffri molto? Non scoraggiarti. Non ti lascerò mai. Il mio Cuore
Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio”.
Vogliamo
ringraziare tutti coloro che con la preghiera, con i sacrifici e con le offerte
hanno sostenuto questo viaggio. Ringraziamo tutti gli organizzatori della
carovana e in particolare l’infaticabile padre Sorin di Blaj che ci ha
accompagnato per tanti chilometri. Grazie a tutti coloro che con fede profonda
hanno accolto l’immagine della Madonna di Fatima: Dio Padre colmi tutti quanti
di ogni bene.
Grazie
a Te, Dolcissima Mamma, che mi hai regalato un’esperienza così bella, in
compagnia di altri stupendi apostoli del tuo Cuore Immacolato. Grazie perché mi
hai riempito il cuore di gioia e mi hai ottenuto grazie incalcolabili. Dopo
questo viaggio sono sicuro di volerti più bene perché tu mi hai fatto sentire
più forte la tua maternità, mi hai fatto sentire ancora di più tuo figlio. Ti
voglio bene, Mamma, e più non ti lascio!”