I
cristiani valgono meno dei cormorani?
Come la sinistra chiazza causata dalla
fuoruscita di greggio da una petroliera in mezzo all'oceano, così pure si
espandono sulla terra le persecuzioni ai cristiani. Eppure i cormorani
investiti dal petrolio trovano più facilmente chi li difenda. Come ha detto
recentemente Antonio Socci, "i cristiani sono oggi il gruppo umano più
crudelmente perseguitato del pianeta e questa tragedia è pressoché totalmente
censurata perfino fra i cattolici, alcuni dei quali danno sulla voce a chi fa
arrivare da noi il grido della cristianità martoriata" (1).
Siccome
fortunatamente i lettori di Spunti
non sono fra questi, ma fra coloro che nutrono un forte desiderio di
solidarietà spirituale nei confronti di quei martoriati fratelli nella fede,
diamo di seguito una panoramica di questa realtà, che interpella così
dolorosamente il fondo delle nostre coscienze, riportando solo alcuni dei molti
esempi più recenti. Il vantaggio di uno sguardo d'insieme sta nell'impedire che
la velocità delle immagini nella società attuale distolga la nostra attenzione
da coloro che versano il sangue per Gesù Cristo. Il fenomeno sta diventando
così macroscopico, da attirare anche l'attenzione di un laico come lo scrittore
Paolo Mieli, il quale ha osservato: "Una volta questa si chiamava Chiesa del silenzio; quello che mi
colpisce oggi è il silenzio della Chiesa."
Le
persecuzioni anticristiane oggi nel mondo si svolgono principalmente su due
fronti: il primo è quello di matrice islamica, sia a causa dell'applicazione in
alcune regioni e paesi della sharia
(o legge islamica), sia a causa della violenza dei gruppi fondamentalisti. Nel
secondo fronte, quello marxista, vediamo un’analoga distinzione fra agenti
"ufficiali" e non "ufficiali", cioè da una parte certi
governi comunisti come quelli della Cina e del Vietnam, dall'altra gruppi come
i guerriglieri guevaristi colombiani. Non si devono poi dimenticare quelle
persecuzioni provocate da altri fattori ideologico-religiosi. Il risultato è
comunque impressionante: oggi 600 milioni di cristiani sono perseguitati o si
trovano in una situazione ad alto rischio. Ai nostri giorni avviene ancora, e
forse più di prima, quel martirio dei cattolici sottolineato dalla Madonna a
Fatima nella terza parte del suo messaggio. Veniamo dunque ai fatti.
In un
inquietante reportage apparso di recente su Panorama
(21.11.2002), si mostra con dovizia di dati come la nuova frontiera del Corano
sia l’Africa subsahariana, dove negli ultimi 15 anni i musulmani africani sono
passati da 120 a 150 milioni, il 30% della popolazione complessiva. “Con 150
milioni di musulmani e 350 milioni di cristiani”, argomenta il settimanale,
“l’Africa subsahariana è diventata il principale terreno di scontro tra
occidentalizzazione laica e spiritualismo militante, fra tradizionalismo
cristiano e fondamentalismo islamico. Uno scontro in cui si gioca il futuro del
continente”. Se il “palcoscenico principe” dell’offensiva islamica resta la Nigeria,
come afferma Panorama, è ora il Niger
che “sta diventando un avamposto del fondamentalismo islamico”, dove “tra i
suoi 8 milioni di musulmani si annida uno dei più forti movimenti integralisti
dell’Africa occidentale, finanziato dai paesi più radicali della galassia
islamica”.
Più in
particolare, riguardo alla Nigeria, Paolo Mieli scrive che sulla Stampa: "Fiamma Nirenstein ha
ricordato come le vicende di Kaduna e Abuja (in Nigeria) siano strettamente legate alla terribile
guerra dei musulmani contro i cristiani che scuote tutta la fascia
subsahariana, dall'Eritrea al Sudan e all'Oceano Atlantico". Si riferisce,
come noto, ai tragici fatti della Nigeria in occasione del concorso di Miss
Mondo, quando più di 200 cristiani sono stati uccisi dai fondamentalisti
islamici. Il noto scrittore e giornalista rincara la dose: "Per due giorni
siamo stati inondati da immagini di chiese date alle fiamme e cristiani
orrendamente trucidati, però, nell'informazione scritta e televisiva la storia
veniva perlopiù raccontata come se l'organizzatore del concorso di belle
ragazze fosse stato Giovanni Paolo II e come se la 'reazione' fosse stata certo
un po' vivace ma in qualche modo legittima" (2).
Appunto, che
c'entrano i cristiani con quella manifestazione, peraltro ben poco consona ai
loro valori? E come mai non sono stati colpiti né gli alberghi né i
protagonisti della manifestazione, il che sarebbe comunque criminale, ma le
chiese e i fedeli? Non a caso, qualche autorevole voce ha parlato di un
"pretesto" a lungo cercato.
L'arcivescovo
di Abuja, John Olorunfemi Onaiyekan, si è lamentato che il governo non avesse
fatto tutto il possibile per difendere i fedeli cristiani dai fondamentalisti
islamici, aggiungendo che i cattolici "sono stanchi di porgere l'altra
guancia". Secondo il Segretariato Cattolico di Lagos, "fin dal
febbraio 2000, le violenze legate all'imposizione della sharia (legge islamica), che hanno portato alla perdita di
centinaia di vite, la distruzione di chiese, negozi, automobili, case e
proprietà di cristiani, sono diventate un fatto abituale a Kaduna, Kano, Jos,
Zaria e Bauchi…"(3) Sempre sulla sponda atlantica dell'Africa rimangono
oscure le ragioni del golpe avvenuto a fine settembre in Costa d'Avorio contro
il presidente cristiano Gbagbò che ha provocato centinaia di morti. Una cosa è
tuttavia chiara, le violenze sono divampate nelle roccaforti del nord musulmano
e da lì si sono estese al sud cristiano.
Ma è dal Sudan
che pervengono ancora le notizie più preoccupanti. Paolo Mieli cita il New
York Times, per informarci che il tentativo d'islamizzazione del sud
cristiano e animista da parte del nord musulmano ha causato più di un milione
di morti (secondo altre fonti, due milioni) e duecentomila ridotti in
schiavitù. "Che dire? Mons. Macram Gassis, vescovo di El Obeid nel Sudan
centrale, ricorda che quei poveretti - ridotti in schiavitù perché neri - sono
in parte cristiani e in parte devoti a culti tradizionali: 'Ufficiali
addestrati del governo guidano milizie che uccidono gli uomini e riducono in
schiavitù donne e bambine: le donne vengono violentate e ai bambini viene
cambiato il nome e la religione; è umiliante ammettere pubblicamente che nel
proprio Paese si pratica la schiavitù, ma questa è la triste realtà del Sudan',
testimonia il vescovo Gassis". (…) Ma allora, mi domando, come è possibile
che ci sia un Paese (e non è l'unico) dove degli esseri umani sono ridotti in
quelle condizioni e tutti – tranne le solite scarse eccezioni - voltino lo
sguardo altrove?" (4)
La casa e la
chiesa del vescovo ausiliare di Torit, Monsignor Akio Mutek, assieme alle
installazioni della diocesi, sono state bombardate e distrutte nello scorso
giugno dai bombardieri Antonov mandati dal governo islamico di Khartoum.
"Non ci sono stati errori, il bersaglio di quelle bombe erano proprio le
strutture della Chiesa. (…) Non ci spaventeranno e io rimarrò qui con la mia
gente e se sarà necessario morirò con loro", ha dichiarato coraggiosamente
Mons. Mutek (5). E il suo confratello
nell'episcopato sudanese, Mons. Paride Taban, vescovo di Torit, tira le
tragiche somme: "Ogni giorno che passa è testimone della scomparsa di
innocenti, della distruzione di interi villaggi e di crimini terribili. La
guerra civile ha già fatto più di due milioni di vittime e creato più di quattro
milioni di rifugiati. L'agonia del popolo sudanese mi forza a parlare"
(6).
L'Irak è
sempre stato ritenuto un paese di orientamento spiccatamente laico, ma di
recente Saddam Hussein ha creduto opportuno soffiare sulle braci del fondamentalismo mai spento, alla ricerca di
facili consensi antioccidentali nel caso di una guerra. A causa di questa
svolta si è passati dai 600.000 cristiani nel 1989 (l'80% cattolici) a un
numero inferiore ai 450.000 oggi. Una suora di 70 anni, Cecilia Hannamushi, è
stata sgozzata nel suo letto con un "coltellaccio da cucina". Gli
imam hanno minacciato di rimuovere con la forza la croce dalla Chiesa della
Madonna di Fatima perché simboleggia la "volontà di dominio
cristiano" sul mondo e l'arcivescovo Georges Casmoussa ha deciso di
nasconderla dietro un panello di plastica bianca. A metà settembre, un gruppo
di islamici si è scagliato contro i fedeli che uscivano dalla messa domenicale.
Non si può più costruire una chiesa senza che vicino non sorga una moschea. Non
si può chiamare il proprio figlio Giuseppe ma solo Yusef, né Maria ma Miriam.
Da qualche anno Saddam Hussein ha fatto chiudere le scuole appartenenti alla
Chiesa e in quelle pubbliche i professori cristiani bisbigliano sottovoce
quando rimangono soli: "Qui stanno crescendo i gruppi wahabiti finanziati
e spalleggiati dall'Arabia Saudita. Vorrebbero che diventassimo tutti
musulmani" (7). Tra l'altro nella
stessa Arabia Saudita, ci informa Avvenire, sono 400 coloro che sono stati
costretti a lasciare il paese per avere manifestato la loro fede cristiana, in
molti casi dopo torture in prigione.
Avanzando
sulla mappa verso est, possiamo verificare che ultimamente forse la più
inquietante persecuzione islamica ai danni dei cristiani è quella del Pakistan.
Nel mese di settembre un attacco dei fondamentalisti contro la sede
dell'organizzazione "Pace e Giustizia" ha lasciato sul terreno sette
morti. Qualche mese prima era stato assassinato il suo capo Ivan Moon (8). Un mese prima v'erano stati altri due
attentati anticristiani, con tre donne uccise e 26 feriti. La stessa polizia,
impotente davanti ai fondamentalisti, "si è recata all'ufficio della
diocesi di Faisalabad insistendo affinché la diocesi assumesse delle guardie di
sicurezza privata per la Cattedrale di San Pietro e Paolo. (…) 'Sono tempi
molto difficili per noi. Ci sentiamo molto insicuri, siamo scossi e
preoccupati'. Queste parole di padre Basheer Francis, vicario generale della
diocesi di Faisalabad, testimoniano il panico generato nella piccola comunità
cristiana in Pakistan…"(9) A causa delle 66 vittime che ci sono state in
nove diversi attentati "le autorità pachistane hanno pensato bene di far
rimuovere, su tutto il territorio nazionale, ogni segno e simbolo da edifici
religiosi" (10).
A preoccupare
i cristiani pachistani, comunque, non sono solo gli attentati, ma anche la
possibilità di applicare in maniera del tutto arbitraria la cosiddetta
"legge antibestemmia", una norma varata dal governo che prevede
persino la pena capitale per chiunque "direttamente o indirettamente
offenda il sacro nome del Santo Profeta". Le autorità, peraltro, si
dimostrano sempre più deboli davanti alle richieste degli islamici, i quali,
insoddisfatti dalla sentenza di un tribunale che aveva assolto dall'accusa di
bestemmia tale Zahih Shah, il 5 luglio scorso non hanno esitato ad emettere una
fatwa per poterlo poi lapidare davanti a
una folla inferocita nei pressi di Faisalabad. Per essere condannati basta
poco: ad es., sminuire Maometto affermando che non è l'ultimo profeta
dell'Islam o, nel caso di un ragazzo cristiano convertitosi all'Islam, avere
continuato a frequentare i suoi parenti cristiani. La Commissione Nazionale per
la Giustizia e per la Pace della Conferenza dei Vescovi Cattolici del Pakistan
ha pubblicato un rapporto dove descrive il destino di questi condannati per
bestemmia: "In questi decenni solamente il Pakistan deve aver superato
ogni record di casi di blasfemia nella storia dell'umanità. Migliaia di persone
hanno dovuto abbandonare la propria casa, il proprio lavoro, il proprio Paese
per scampare a una morte sicura" (11).
Per motivi di
spazio tralasciamo qui un'ulteriore fronte di persecuzione, quello di matrice
induista, per dedicare qualche rigo alle
persecuzioni di stampo comunista. Ha sorpreso che fosse un eurodeputato
radicale, Olivier Dupuis, a spezzare una
lancia in favore dei cattolici perseguitati in Cina per il solo
"crimine" di essere guidati da un capo straniero, cioè il Papa,
rendendo noto a una Europa indifferente che "nel corso di questi ultimi
mesi sono stati arrestati nove preti, molti dei quali condannati ai lavori
forzati, e due vescovi della stessa diocesi, Zhimin Su, 70 anni e il suo
ausiliario, Shuxin An, 52, che risultano scomparsi dal loro ultimo
arresto" (12). Questi due arresti episcopali sono solo la punta di un
iceberg.
A settembre
era stato arrestato Mons. Jingyi, 44 anni, già segretario della conferenza
episcopale. "'Attualmente tutti i 50 vescovi della Chiesa Cattolica romana
clandestina (cioè, in piena comunione con Roma) sono in prigione, agli arresti
domiciliari, sotto stretta sorveglianza oppure si nascondono' ha dichiarato un
portavoce della Fondazione Cardinale Kung della città di Stanford in
Connecticut" (13).
Non esagera
allora Mons. Zen Ze-kiun, vescovo di Hong Kong, quando ci ammonisce che
"chi non ha vissuto sotto un regime comunista non ne conosce i
rischi", per farci diffidare della celebre promessa fatta da Jiang Zemin
al momento del passaggio della ricca colonia britannica sotto l'orbita di
Pechino: "Avremo una nazione e due sistemi". Appunto, già cominciano
i giri di vite. Col pretesto di combattere il terrorismo, viene promulgata una
legge antisovversione "per impedire a organizzazioni e corpi politici
della Regione di stabilire legami con organizzazioni e corpi politici
stranieri".
Si capisce
dove può andare a finire. "La fedeltà a Roma”, spiega Monsignor Zen,
”potrebbe venire interpretata in maniera capziosa e quindi servire come spunto
alla repressione". E il coraggioso presule aggiunge: "Su questioni
importanti parlerò chiaro: è un mio dovere come vescovo… Ho sentito che il
Santo Padre ha detto che occorre portare avanti il dialogo con pazienza e
fermezza. Sono d'accordo, occorrono entrambi: la Santa Sede non dimentichi
soprattutto la fermezza" (14).
Resterebbe
ancora molto da dire, ad esempio sul Vietnam e sulla Colombia, ma lo spazio è
tiranno. Un'ultima parola soltanto per ricordare a tutti che la fede dei
perseguitati ci ottiene grazie per perseverare nella società attuale, ma allo
stesso tempo essi ottengono grazie di perseveranza dalle nostre preghiere. E'
la profonda realtà che ci insegna il dogma della Comunione dei Santi, che
proclamiamo ogni volta che diciamo il Credo. Ricordiamocene!
=======================================
Un simbolo
per i perseguitati del Vietnam
E’ da poco scomparso uno dei testimoni più
eroici della “Chiesa del Silenzio”, il cardinale
vietnamita Francois Xavier Nguyen Van Thuan, già presidente del Pontificio
Consiglio Giustizia e Pace e sincero estimatore del lavoro svolto da Luci sull’Est. In omaggio alla sua
tempra nel perseverare nella fede cattolica sotto la persecuzione comunista –
che oggi si ripropone nel Vietnam con l’olocausto dei cristiani montagnard – riportiamo qualche brano
dell’articolo dedicatogli da Giampaolo Mattei sull’Osservatore Romano
(23/11/02):
«Oltre tredici
anni di reclusione non avevano intaccato né la sua fede né la sua speranza.
Ecco ancora il suo racconto: “Quando le miserie fisiche e morali in carcere
diventavano troppo pesanti e mi impedivano di pregare, allora dicevo l’Ave Maria. Ripetevo centinaia di volte
l’Ave Maria. E Maria non mi ha mai
abbandonato. Mi ha accompagnato lungo tutta la marcia nelle tenebre delle
carceri (…) Mia madre mi ha instillato nel mio cuore l’amore per Maria fin da
quando ero bambino”.
«Quando
l’hanno portato via, aveva solo la tonaca addosso e il Rosario in tasca.
Ricordava così quell’esperienza: “Maria mi aveva preparato alla persecuzione
fin dal 1957 quando, giovane a attivissimo sacerdote, davanti alla Grotta di
Lourdes, mi ha costretto a meditare su queste parole: ‘non ti prometto gioie e consolazioni in questa terra, ma prove e
sofferenze’. Parole impressionati che poi ho trovato ricucite addosso a me”
(…).
«“Ho sempre
portato una piccola bustina con il Santissimo. Ho consacrato sul palmo della
mano. Sono convinto che quelle sono state le Eucaristie più forti che io abbia
celebrato. Ero povero, umiliato, perseguitato. (…) Dimenticato in una cella del
Vietnam, in realtà ero unito a Cristo e dunque alla sua Chiesa. No, non sono
mai stato solo. E Maria mi ha aiutato a rendermene conto».
======================================================
Note:
(1) A. Socci, Il Foglio Quotidiano, 9.10.02
(2) P. Mieli, Corriere della Sera, 26.11.02
(3) Agenzia Fides, 25/11/2002
(4) P. Mieli, Corriere della Sera, 2/6/02
(5) Agenzia Misna, 26/6/02
(6) Correspondence
Européenne, 30/9/02
(7) cfr. L. Cremonesi, Nomi vietati e Croci oscurate, Corriere della Sera,
10/11/02
(8) R.E., Strage di cristiani in Pakistan, Corriere della Sera, 26/09/02
(11) Avvenire, 20/7/02
(12) Libero, 4/12/02
(13) Il Giornale, 18/9/02
(14) cfr. Avvenire 3 e 19/11/02, Mondo
e Missione nov. 2002