Spunti – Gennaio 2003 / Pag. 8 a 11

 

I cristiani valgono meno dei cormorani?

 

 

Come la sinistra chiazza causata dalla fuoruscita di greggio da una petroliera in mezzo all'oceano, così pure si espandono sulla terra le persecuzioni ai cristiani. Eppure i cormorani investiti dal petrolio trovano più facilmente chi li difenda. Come ha detto recentemente Antonio Socci, "i cristiani sono oggi il gruppo umano più crudelmente perseguitato del pianeta e questa tragedia è pressoché totalmente censurata perfino fra i cattolici, alcuni dei quali danno sulla voce a chi fa arrivare da noi il grido della cristianità martoriata" (1).

Siccome fortunatamente i lettori di Spunti non sono fra questi, ma fra coloro che nutrono un forte desiderio di solidarietà spirituale nei confronti di quei martoriati fratelli nella fede, diamo di seguito una panoramica di questa realtà, che interpella così dolorosamente il fondo delle nostre coscienze, riportando solo alcuni dei molti esempi più recenti. Il vantaggio di uno sguardo d'insieme sta nell'impedire che la velocità delle immagini nella società attuale distolga la nostra attenzione da coloro che versano il sangue per Gesù Cristo. Il fenomeno sta diventando così macroscopico, da attirare anche l'attenzione di un laico come lo scrittore Paolo Mieli, il quale ha osservato: "Una volta questa si chiamava Chiesa del silenzio; quello che mi colpisce oggi è il silenzio della Chiesa."

Le persecuzioni anticristiane oggi nel mondo si svolgono principalmente su due fronti: il primo è quello di matrice islamica, sia a causa dell'applicazione in alcune regioni e paesi della sharia (o legge islamica), sia a causa della violenza dei gruppi fondamentalisti. Nel secondo fronte, quello marxista, vediamo un’analoga distinzione fra agenti "ufficiali" e non "ufficiali", cioè da una parte certi governi comunisti come quelli della Cina e del Vietnam, dall'altra gruppi come i guerriglieri guevaristi colombiani. Non si devono poi dimenticare quelle persecuzioni provocate da altri fattori ideologico-religiosi. Il risultato è comunque impressionante: oggi 600 milioni di cristiani sono perseguitati o si trovano in una situazione ad alto rischio. Ai nostri giorni avviene ancora, e forse più di prima, quel martirio dei cattolici sottolineato dalla Madonna a Fatima nella terza parte del suo messaggio. Veniamo dunque ai fatti.

 

 

L’ombra della scimitarra sull’Africa

 

In un inquietante reportage apparso di recente su Panorama (21.11.2002), si mostra con dovizia di dati come la nuova frontiera del Corano sia l’Africa subsahariana, dove negli ultimi 15 anni i musulmani africani sono passati da 120 a 150 milioni, il 30% della popolazione complessiva. “Con 150 milioni di musulmani e 350 milioni di cristiani”, argomenta il settimanale, “l’Africa subsahariana è diventata il principale terreno di scontro tra occidentalizzazione laica e spiritualismo militante, fra tradizionalismo cristiano e fondamentalismo islamico. Uno scontro in cui si gioca il futuro del continente”. Se il “palcoscenico principe” dell’offensiva islamica resta la Nigeria, come afferma Panorama, è ora il Niger che “sta diventando un avamposto del fondamentalismo islamico”, dove “tra i suoi 8 milioni di musulmani si annida uno dei più forti movimenti integralisti dell’Africa occidentale, finanziato dai paesi più radicali della galassia islamica”.

 

 

Nigeria: fin dall’imposizione della sharia, perdita di centinaia di vite, distruzione di chiese, negozi, case e proprietà di cristiani

 

Più in particolare, riguardo alla Nigeria, Paolo Mieli scrive che sulla Stampa: "Fiamma Nirenstein ha ricordato come le vicende di Kaduna e Abuja (in Nigeria)  siano strettamente legate alla terribile guerra dei musulmani contro i cristiani che scuote tutta la fascia subsahariana, dall'Eritrea al Sudan e all'Oceano Atlantico". Si riferisce, come noto, ai tragici fatti della Nigeria in occasione del concorso di Miss Mondo, quando più di 200 cristiani sono stati uccisi dai fondamentalisti islamici. Il noto scrittore e giornalista rincara la dose: "Per due giorni siamo stati inondati da immagini di chiese date alle fiamme e cristiani orrendamente trucidati, però, nell'informazione scritta e televisiva la storia veniva perlopiù raccontata come se l'organizzatore del concorso di belle ragazze fosse stato Giovanni Paolo II e come se la 'reazione' fosse stata certo un po' vivace ma in qualche modo legittima" (2).

Appunto, che c'entrano i cristiani con quella manifestazione, peraltro ben poco consona ai loro valori? E come mai non sono stati colpiti né gli alberghi né i protagonisti della manifestazione, il che sarebbe comunque criminale, ma le chiese e i fedeli? Non a caso, qualche autorevole voce ha parlato di un "pretesto" a lungo cercato.

L'arcivescovo di Abuja, John Olorunfemi Onaiyekan, si è lamentato che il governo non avesse fatto tutto il possibile per difendere i fedeli cristiani dai fondamentalisti islamici, aggiungendo che i cattolici "sono stanchi di porgere l'altra guancia". Secondo il Segretariato Cattolico di Lagos, "fin dal febbraio 2000, le violenze legate all'imposizione della sharia (legge islamica), che hanno portato alla perdita di centinaia di vite, la distruzione di chiese, negozi, automobili, case e proprietà di cristiani, sono diventate un fatto abituale a Kaduna, Kano, Jos, Zaria e Bauchi…"(3) Sempre sulla sponda atlantica dell'Africa rimangono oscure le ragioni del golpe avvenuto a fine settembre in Costa d'Avorio contro il presidente cristiano Gbagbò che ha provocato centinaia di morti. Una cosa è tuttavia chiara, le violenze sono divampate nelle roccaforti del nord musulmano e da lì si sono estese al sud cristiano.

 

 

Sudan: “ogni giorno è testimone della scomparsa di innocenti, della distruzione di interi villaggi e di crimini terribili”

 

Ma è dal Sudan che pervengono ancora le notizie più preoccupanti. Paolo Mieli cita il  New York Times, per informarci che il tentativo d'islamizzazione del sud cristiano e animista da parte del nord musulmano ha causato più di un milione di morti (secondo altre fonti, due milioni) e duecentomila ridotti in schiavitù. "Che dire? Mons. Macram Gassis, vescovo di El Obeid nel Sudan centrale, ricorda che quei poveretti - ridotti in schiavitù perché neri - sono in parte cristiani e in parte devoti a culti tradizionali: 'Ufficiali addestrati del governo guidano milizie che uccidono gli uomini e riducono in schiavitù donne e bambine: le donne vengono violentate e ai bambini viene cambiato il nome e la religione; è umiliante ammettere pubblicamente che nel proprio Paese si pratica la schiavitù, ma questa è la triste realtà del Sudan', testimonia il vescovo Gassis". (…) Ma allora, mi domando, come è possibile che ci sia un Paese (e non è l'unico) dove degli esseri umani sono ridotti in quelle condizioni e tutti – tranne le solite scarse eccezioni - voltino lo sguardo altrove?" (4)

La casa e la chiesa del vescovo ausiliare di Torit, Monsignor Akio Mutek, assieme alle installazioni della diocesi, sono state bombardate e distrutte nello scorso giugno dai bombardieri Antonov mandati dal governo islamico di Khartoum. "Non ci sono stati errori, il bersaglio di quelle bombe erano proprio le strutture della Chiesa. (…) Non ci spaventeranno e io rimarrò qui con la mia gente e se sarà necessario morirò con loro", ha dichiarato coraggiosamente Mons. Mutek (5).  E il suo confratello nell'episcopato sudanese, Mons. Paride Taban, vescovo di Torit, tira le tragiche somme: "Ogni giorno che passa è testimone della scomparsa di innocenti, della distruzione di interi villaggi e di crimini terribili. La guerra civile ha già fatto più di due milioni di vittime e creato più di quattro milioni di rifugiati. L'agonia del popolo sudanese mi forza a parlare" (6). 

 

 

La persecuzione si estende dal Vicino all'Estremo Oriente

 

L'Irak è sempre stato ritenuto un paese di orientamento spiccatamente laico, ma di recente Saddam Hussein ha creduto opportuno soffiare sulle braci del  fondamentalismo mai spento, alla ricerca di facili consensi antioccidentali nel caso di una guerra. A causa di questa svolta si è passati dai 600.000 cristiani nel 1989 (l'80% cattolici) a un numero inferiore ai 450.000 oggi. Una suora di 70 anni, Cecilia Hannamushi, è stata sgozzata nel suo letto con un "coltellaccio da cucina". Gli imam hanno minacciato di rimuovere con la forza la croce dalla Chiesa della Madonna di Fatima perché simboleggia la "volontà di dominio cristiano" sul mondo e l'arcivescovo Georges Casmoussa ha deciso di nasconderla dietro un panello di plastica bianca. A metà settembre, un gruppo di islamici si è scagliato contro i fedeli che uscivano dalla messa domenicale. Non si può più costruire una chiesa senza che vicino non sorga una moschea. Non si può chiamare il proprio figlio Giuseppe ma solo Yusef, né Maria ma Miriam. Da qualche anno Saddam Hussein ha fatto chiudere le scuole appartenenti alla Chiesa e in quelle pubbliche i professori cristiani bisbigliano sottovoce quando rimangono soli: "Qui stanno crescendo i gruppi wahabiti finanziati e spalleggiati dall'Arabia Saudita. Vorrebbero che diventassimo tutti musulmani" (7).  Tra l'altro nella stessa Arabia Saudita, ci informa Avvenire, sono 400 coloro che sono stati costretti a lasciare il paese per avere manifestato la loro fede cristiana, in molti casi dopo torture in prigione.

 

 

Pakistan: forse la più inquietante persecuzione islamica contro i cristiani

 

Avanzando sulla mappa verso est, possiamo verificare che ultimamente forse la più inquietante persecuzione islamica ai danni dei cristiani è quella del Pakistan. Nel mese di settembre un attacco dei fondamentalisti contro la sede dell'organizzazione "Pace e Giustizia" ha lasciato sul terreno sette morti. Qualche mese prima era stato assassinato il suo capo Ivan Moon (8).  Un mese prima v'erano stati altri due attentati anticristiani, con tre donne uccise e 26 feriti. La stessa polizia, impotente davanti ai fondamentalisti, "si è recata all'ufficio della diocesi di Faisalabad insistendo affinché la diocesi assumesse delle guardie di sicurezza privata per la Cattedrale di San Pietro e Paolo. (…) 'Sono tempi molto difficili per noi. Ci sentiamo molto insicuri, siamo scossi e preoccupati'. Queste parole di padre Basheer Francis, vicario generale della diocesi di Faisalabad, testimoniano il panico generato nella piccola comunità cristiana in Pakistan…"(9) A causa delle 66 vittime che ci sono state in nove diversi attentati "le autorità pachistane hanno pensato bene di far rimuovere, su tutto il territorio nazionale, ogni segno e simbolo da edifici religiosi" (10).  

A preoccupare i cristiani pachistani, comunque, non sono solo gli attentati, ma anche la possibilità di applicare in maniera del tutto arbitraria la cosiddetta "legge antibestemmia", una norma varata dal governo che prevede persino la pena capitale per chiunque "direttamente o indirettamente offenda il sacro nome del Santo Profeta". Le autorità, peraltro, si dimostrano sempre più deboli davanti alle richieste degli islamici, i quali, insoddisfatti dalla sentenza di un tribunale che aveva assolto dall'accusa di bestemmia tale Zahih Shah, il 5 luglio scorso non hanno esitato ad emettere una fatwa  per poterlo poi lapidare davanti a una folla inferocita nei pressi di Faisalabad. Per essere condannati basta poco: ad es., sminuire Maometto affermando che non è l'ultimo profeta dell'Islam o, nel caso di un ragazzo cristiano convertitosi all'Islam, avere continuato a frequentare i suoi parenti cristiani. La Commissione Nazionale per la Giustizia e per la Pace della Conferenza dei Vescovi Cattolici del Pakistan ha pubblicato un rapporto dove descrive il destino di questi condannati per bestemmia: "In questi decenni solamente il Pakistan deve aver superato ogni record di casi di blasfemia nella storia dell'umanità. Migliaia di persone hanno dovuto abbandonare la propria casa, il proprio lavoro, il proprio Paese per scampare a una morte sicura" (11). 

 

 

La "Chiesa del Silenzio" esiste ancora nel vasto mondo socialcomunista

 

Per motivi di spazio tralasciamo qui un'ulteriore fronte di persecuzione, quello di matrice induista,  per dedicare qualche rigo alle persecuzioni di stampo comunista. Ha sorpreso che fosse un eurodeputato radicale, Olivier Dupuis, a spezzare una  lancia in favore dei cattolici perseguitati in Cina per il solo "crimine" di essere guidati da un capo straniero, cioè il Papa, rendendo noto a una Europa indifferente che "nel corso di questi ultimi mesi sono stati arrestati nove preti, molti dei quali condannati ai lavori forzati, e due vescovi della stessa diocesi, Zhimin Su, 70 anni e il suo ausiliario, Shuxin An, 52, che risultano scomparsi dal loro ultimo arresto" (12). Questi due arresti episcopali sono solo la punta di un iceberg.

A settembre era stato arrestato Mons. Jingyi, 44 anni, già segretario della conferenza episcopale. "'Attualmente tutti i 50 vescovi della Chiesa Cattolica romana clandestina (cioè, in piena comunione con Roma) sono in prigione, agli arresti domiciliari, sotto stretta sorveglianza oppure si nascondono' ha dichiarato un portavoce della Fondazione Cardinale Kung della città di Stanford in Connecticut" (13).

Non esagera allora Mons. Zen Ze-kiun, vescovo di Hong Kong, quando ci ammonisce che "chi non ha vissuto sotto un regime comunista non ne conosce i rischi", per farci diffidare della celebre promessa fatta da Jiang Zemin al momento del passaggio della ricca colonia britannica sotto l'orbita di Pechino: "Avremo una nazione e due sistemi". Appunto, già cominciano i giri di vite. Col pretesto di combattere il terrorismo, viene promulgata una legge antisovversione "per impedire a organizzazioni e corpi politici della Regione di stabilire legami con organizzazioni e corpi politici stranieri".

Si capisce dove può andare a finire. "La fedeltà a Roma”, spiega Monsignor Zen, ”potrebbe venire interpretata in maniera capziosa e quindi servire come spunto alla repressione". E il coraggioso presule aggiunge: "Su questioni importanti parlerò chiaro: è un mio dovere come vescovo… Ho sentito che il Santo Padre ha detto che occorre portare avanti il dialogo con pazienza e fermezza. Sono d'accordo, occorrono entrambi: la Santa Sede non dimentichi soprattutto la fermezza" (14).

Resterebbe ancora molto da dire, ad esempio sul Vietnam e sulla Colombia, ma lo spazio è tiranno. Un'ultima parola soltanto per ricordare a tutti che la fede dei perseguitati ci ottiene grazie per perseverare nella società attuale, ma allo stesso tempo essi ottengono grazie di perseveranza dalle nostre preghiere. E' la profonda realtà che ci insegna il dogma della Comunione dei Santi, che proclamiamo ogni volta che diciamo il Credo. Ricordiamocene!

 

 

 

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Un simbolo per i perseguitati del Vietnam

 

E’ da poco scomparso uno dei testimoni più eroici  della  “Chiesa del Silenzio”, il cardinale vietnamita Francois Xavier Nguyen Van Thuan, già presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e sincero estimatore del lavoro svolto da Luci sull’Est. In omaggio alla sua tempra nel perseverare nella fede cattolica sotto la persecuzione comunista – che oggi si ripropone nel Vietnam con l’olocausto dei cristiani montagnard – riportiamo qualche brano dell’articolo dedicatogli da Giampaolo Mattei sull’Osservatore Romano (23/11/02):

«Oltre tredici anni di reclusione non avevano intaccato né la sua fede né la sua speranza. Ecco ancora il suo racconto: “Quando le miserie fisiche e morali in carcere diventavano troppo pesanti e mi impedivano di pregare, allora dicevo l’Ave Maria. Ripetevo centinaia di volte l’Ave Maria. E Maria non mi ha mai abbandonato. Mi ha accompagnato lungo tutta la marcia nelle tenebre delle carceri (…) Mia madre mi ha instillato nel mio cuore l’amore per Maria fin da quando ero bambino”.

«Quando l’hanno portato via, aveva solo la tonaca addosso e il Rosario in tasca. Ricordava così quell’esperienza: “Maria mi aveva preparato alla persecuzione fin dal 1957 quando, giovane a attivissimo sacerdote, davanti alla Grotta di Lourdes, mi ha costretto a meditare su queste parole: ‘non ti prometto gioie e consolazioni in questa terra, ma prove e sofferenze’. Parole impressionati che poi ho trovato ricucite addosso a me” (…).

«“Ho sempre portato una piccola bustina con il Santissimo. Ho consacrato sul palmo della mano. Sono convinto che quelle sono state le Eucaristie più forti che io abbia celebrato. Ero povero, umiliato, perseguitato. (…) Dimenticato in una cella del Vietnam, in realtà ero unito a Cristo e dunque alla sua Chiesa. No, non sono mai stato solo. E Maria mi ha aiutato a rendermene conto».

 

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Note:

 

(1) A. Socci, Il Foglio Quotidiano, 9.10.02

(2) P. Mieli, Corriere della Sera, 26.11.02

(3) Agenzia Fides, 25/11/2002

(4) P. Mieli, Corriere della Sera, 2/6/02

(5) Agenzia Misna, 26/6/02

(6) Correspondence Européenne, 30/9/02

(7) cfr. L. Cremonesi, Nomi vietati e Croci oscurate, Corriere della Sera,

10/11/02

(8) R.E., Strage di cristiani in Pakistan, Corriere della Sera, 26/09/02

(9) Avvenire, 10/8/02

(10) Avvenire, 26/9/02

(11) Avvenire, 20/7/02

(12) Libero, 4/12/02

(13) Il Giornale, 18/9/02

(14) cfr. Avvenire 3 e 19/11/02, Mondo e Missione nov. 2002