Questa è una storia straordinaria. E ben documentata[1].
Quando il
“silenzio di Dio” si faceva notare meno, per ricordare un concetto di recente
espresso da Giovanni Paolo II[2],
sembrava più facile che si avverassero fatti come quelli che stiamo per narrare.
Tanto da far venire spontanea una domanda: non è che
questo “silenzio di Dio” sia collegabile
alla crisi di fede causata dal processo di secolarizzazione della società un
tempo cristiana?
Nell’anno 1467 dell’Incarnazione del
Figlio di Dio, nella festa di Marco, sul Vespro, l’Immagine della Madre di Dio
che venerate nella tribuna di marmo di questo tempio,
si affacciò dall’Alto
Così leggiamo
sulla lapide (scritta in latino) sotto il timpano della porta principale del
Santuario della Madonna del Buon Consiglio di
Genazzano. Questa lapide fu trasferita dall’antica facciata, quando la Chiesa fu ricostruita nel XVIII
secolo. A detta degli studiosi, è coeva ai fatti narrati, cioè
risale alla fine del secolo XV. Altri ancora sono i documenti che risalgono
all’epoca del prodigio. La cappella interna, dove si custodisce la miracolosa immagine di Maria, è sovrastata da una bella tribuna di rari
marmi, anch’essa risalente alla fine del XV secolo.
Sull’arco della tribuna si legge questa semplicissima scritta che traduciamo,
naturalmente, dal latino:
Santa Maria del Paradiso
Santa Maria
del Paradiso, infatti, è il titolo col quale gli abitanti di Genazzano hanno
chiamato a lungo questo rettangolo d’intonaco affrescato e precariamente
poggiato sul muro della Chiesa. Ma col passare del tempo gli agostiniani
ottennero, anche con l’avallo dei pontefici, che l’immagine venisse
da tutti chiamata col titolo originario della chiesa che sorgeva sul posto:
Madonna del Buon Consiglio. Cosa che, come vedremo, non è senza
significato. Peccato non poterci
trattenere qui sulle testimonianze, da semplici osservatori a fotografi
e pittori, che dicono di avere osservato
questi cambiamenti fisionomici nella Madonna di Genazzano.
E a questo
punto bisogna dire qualcosa per inquadrare storia e tradizione. Effettivamente,
nel 1467 incomincia l’invasione del “paese delle aquile”, l’Albania, da parte
del potere ottomano. Il triste accadimento coincide con lo spegnersi
dell’atleta di Cristo, come viene chiamato il più
formidabile campione della Cristianità del suo tempo, Giorgio Castriota
Skanderbeg. Finché Skanderbeg visse, l’Albania
resistette. Con la sua morte avviene il crollo definitivo. I cristiani fuggono
sempre più a nord dall’invasione islamica, che arriva prepotente da sud.
L’ultima roccaforte è Scutari, quasi alla
frontiera col Montenegro.
Appena fuori da questa città
c’è il santuario di Nostra Signora di Shkoder (Scutari). Esso viene costruito dopo la caduta del comunismo sullo stesso
posto dove, all’epoca dell’invasione turca, si venerava in una chiesuola un
prodigioso affresco di Maria col Bambino. Gli albanesi hanno sempre sostenuto
che si tratta di quello stesso oggi venerato a Genazzano. Un bel giorno, sotto
la pressione dell’offensiva turca, sparì il pezzo di parete con l’affresco. Poi
il santuario venne ridotto dagli invasori musulmani ad
un rudere scoperchiato, ma ancora si poteva vedere un rettangolo vuoto che
spiccava sul muro. Secoli dopo, nel 1967, questo rudere venne
fatto saltare con la dinamite dal governo di stampo stalinista, rimasto al
potere in Albania fino a non molto tempo fa. Era decisamente
una presenza scomoda per uno Stato che si dichiarava ateo già nella sua
Costituzione. Infatti, per secoli i cattolici
albanesi, residenti soprattutto nelle montagne “delle aquile”, si recavano in quel luogo a pregare: “Torna,
torna, O Madre Pia, torna presto in Albania”.
Il vescovo di
Scutari, Paolo Cambsi, venne a Genazzano nel 1754, dove attesta in una deposizione che in quella
chiesa nei dintorni della sua città non c’è più la Madonna un tempo venerata
dai fedeli, anche se questi ancora vanno lì a ricevere grazie e in alcune
notti, come confermano persino fonti turche, si vede al di
sopra dell’edificio “un insolito splendore (…) come una nube candida”.
Aggiunge che la Madonna di Genazzano “è del medesimo colore di cui sono dipinte
altre immagini della b. Vergine nella suddetta chiesa”. Un secolo dopo, nel
1878, questo attestato è confermato in una lettera al
priore di Genazzano dal vicario generale della diocesi di Scutari, Angelo
Radoja: “Sappiamo dire con tutta schiettezza di aver udito sempre non dai
sacerdoti solamente, ma molto più dai nostri antenati, che certo non avevano il
minimo bisogno di ingannare la posterità, che nella chiesuola situata alle
falde della fortezza di Scutari tra i due fiumi Driono e Boiana, sia esistita
l’immagine della Signora di Scutari (…) e che qualche anno prima che i turchi
s’impossessassero di Scutari è partita da quella chiesuola e trasportata
prodigiosamente in terra estera, cioè a Genazzano”. Nel
XIX secolo i vescovi albanesi proclamarono ufficialmente la Madonna del Buon
Consiglio, patrona dell’Albania. Nel 1932 ci fu un grande
pellegrinaggio nazionale albanese a Genazzano, presieduto dall’arcivescovo di
Scutari, e di cui parlò abbondantemente l’Osservatore
Romano. I pellegrini posero una lapide tuttora conservata: “Torna Signora
in Albania”.
Prima di venire inghiottito dalle tenebre del comunismo assieme
all’eroico popolo albanese, il delegato apostolico mons. G.B. Nigris scrive, il
28/12/1946: “Il 25 aprile 1467 è la data in cui l’affresco prodigiosamente si
sarebbe staccato dall’altare e, varcato
l’Adriatico a volo fra uno stuolo di angeli, sarebbe
sceso a Genazzano”, aggiungendo che purtroppo sono state distrutte le prove
nella “violenta islamizzazione del paese”, ma che rimane ancora indelebile “la
devozione diffusa e viva della Madonna del Buon Consiglio, venerata come
Patrona dell’Albania. (…) Non c’è casa di cattolici in cui non troneggi
l’immagine della Madonna del Buon Consiglio”.
E dall’altra
sponda dell’Adriatico arriva una tradizione a conferma di questi fatti. I
genazzanesi dicono che, da remota memoria,
qualche giorno dopo la “venuta” si stabilirono nel paese un paio di albanesi. Questi due albanesi di nome Giorgio e Sclavis,
dopo aver visto l’affresco partire da Scutari,
lo seguirono anche sulle onde del mare.
Gli atti del notaio M. A. Rose,
che vanno dal 1487 al 1529, parlano di sei albanesi residenti a Genazzano e c’è
il testamento di un tale Giorgio in favore dei suoi quattro figli. Alcune
famiglie di sicura origine albanese, ancora residenti a Genazzano, dicono di
provenire da Giorgio. I primi documenti scritti, tuttora esistenti, che
collegano l’Albania all’apparizione risalgono al 1681,
ma bisogna tenere conto che il santuario fu derubato molto prima, motivo per
cui Alessandro VI spiccò una scomunica contro i ladri nel 1502. Nel 1778, 8
anziani di Genazzano, laici e sacerdoti, stilarono di fronte a
un notaio un documento confermando la
vecchia tradizione, tramandata dagli antenati, che vuole la Madonna
venuta da Scutari.
D’altronde i
critici d’arte ravvisano nella Madonna del Buon Consiglio di Genazzano un misto
stupendamente riuscito dell’iconografia bizantina con la tecnica del colore
veneziana, cioè una pittura adatta a quel crocevia
delle due culture che era l’Albania.
Quattro papi
vennero in pellegrinaggio al Santuario di Genazzano. Leone XIII, a causa
dell’impedimento politico che lo teneva rinchiuso in Vaticano, non poté venire
mai da Papa, tuttavia lo elevò al rango di basilica e inserì l’invocazione Mater Boni Consilii nelle litanie
lauretane. Numerosi pure i santi e i fondatori, fra essi
don Bosco e don Orione, pellegrini alla ridente cittadina medievale del Lazio
per chiedere a Maria quel dono dello Spirito Santo, il dono del Buon Consiglio
appunto, in momenti di particolare difficoltà.
Gli albanesi
cattolici attribuiscono alla “loro” Madonna la salvezza dalla più brutale
persecuzione alla Chiesa mai vista in ambito comunista, che non è dire poco. Ed
è lì, a Genazzano, che la Madonna ci attende col suo accattivante sorriso per
ottenerci dal suo Divino Figlio il dono più prezioso, il dono del Buon
Consiglio, nei giorni di smarrimento e difficoltà in cui vivono
singoli e nazioni.
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Riquadro ***********************
Ma che cosa è questo straordinario dono del Consiglio che a
Genazzano possiamo chiedere alla Madonna? Cercheremo di dirlo in poche parole.
E’ prima di tutto uno dei doni dello Spirito Santo, che “nella loro pienezza
appartengono a Cristo”[5]. Cioè, così come san Luigi
da Montfort parla di Lui come “la Sapienza eterna e incarnata”, un altro dono
del Paraclito, si potrebbe dire che Egli è anche “il Consiglio eterno e
incarnato”. E il teologo Fabián Rodero
spiega: “E’ madre del buon consiglio, innanzitutto e principalmente perché è Madre del
‘Consigliere Ammirabile’ (Is.9,5), come Isaia chiama profeticamente il
Redentore del mondo”.[6]
Come dire che, identificandosi Gesù Cristo col
Consiglio, chiedendo questo dono a Maria la preghiamo di unirci
pienamente al Figlio, opera per cui Ella è lo strumento più adeguato e perfetto.
E poi il
Consiglio è ciò che ci offre lo stesso Signore, quando ci dice: “Io ti farò
saggio, ti indicherò la via da seguire; con gli occhi
su di te, ti darò il consiglio” (Sal, 32, 8).
I teologi insegnano che i doni dello Spirito Santo perfezionano le virtù
di coloro che li ricevono. E, nel caso particolare del Consiglio, esso ci
perfeziona particolarmente nella virtù della prudenza facendoci “fare prontamente e sicuramente, per una intuizione soprannaturale, ciò che conviene,
specialmente nei casi difficili”. La mancanza di un tale dono ci rende “confusi
nei pensieri, precipitosi nelle risoluzioni, imprudenti nelle parole, temerari
nelle opere.” In senso opposto, col dono del Consiglio
“l’anima cristiana ha il sicuro discernimento dei mezzi, vede la propria vita e
la batte intrepida per ardua e ripugnante che sia”.[7] “Ora chi più della Madonna - ricolma di
grazia, che ‘conservava tutto nel suo cuore’ e meditava, che tutte le
generazioni chiameranno beata – deve illuminarci con i suoi ‘consigli’”?[8]
Come stupirci allora se Papi, santi, uomini e donne
di grande fede siano venuti ai piedi della Madonna di Genazzano a chiedere
questo dono del “consiglio”, specialmente in momenti di difficoltà, d’incertezze,
di rischio per le loro opere di apostolato?
Nel 1985, l’allora priore di Genazzano, P. Antonio
Belli, chiese al grande leader cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira
di scrivere la testimonianza di una grazia da lui ricevuta nel 1967 al culmine
di una terribile prova fisica e morale. In essa, fra l’altro, leggiamo: “Quando
la fissai, ebbi l’insperata impressione che la figura di Nostra Signora, pur
non mutando in nulla, mi esprimesse una ineffabile e materna dolcezza, che mi
confortava e infondeva nell’anima, non so come, la convinzione che la
Santissima Vergine mi prometteva che non sarei morto senza aver prima
realizzato l’opera desiderata. Ciò mi
infuse una grande soavità nell’anima”.[9] Plinio Corrêa de Oliveira
morì a 86 anni, nel 1995, quando la sua opera era diffusa in tutti i
continenti.
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Per
raggiungere Genazzano:
DA ROMA:
Autostrada del Sole con uscita al casello di S. Cesareo o di
Valmontone.
Via Prenestina - Via Casilina. Autolinee "Cotral" stazione
della metropolitana (Anagnina - Ponte Mammolo).
DA NAPOLI:
Autostada del Sole con uscita al casello di Valmontone, bivio di Valmontone e
statale 155.
DAGLI ABRUZZI:
Autostrada Roma-Aquila con uscita al casello di Tivoli.
Ulteriori informazioni
e anche una cartina si possono ottenere sul sito del Santuario: http://www.santuariomadredelbuonconsiglio.it
[1] Tutti i riferimenti e le citazioni di questo articolo, ove non diversamente specificato, sono tratti dal libro “Divinamente apparve questa Immagine”, pubblicazione del Santuario della Madonna del Buon Consiglio di Genazzano.
[2] Udienza generale del mercoledì 11 dicembre 2002.
[3] Madre del Buon Consiglio di Genazzano, cassetta registrata a cura dei padri agostiniani, custodi del Santuario.
[4] Dal discorso di Giovanni Paolo II a Genazzano nella sua visita del 23/IV/1993, “Divinamente apparve…”, p.134
[5] Catechismo della Chiesa Cattolica, n.1831
[6] P. Fabián Rodero, Una Maestra che guida
gli uomini e illumina i sentieri della storia, L’Osservatore Romano, 24/4/98
[7] Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1950, voce “consiglio”, pp. 414-415
[8] P. Amedeo Eramo OSA, Esegesi e Teologia, L’Osservatore Romano, 25/4/02
[9] La testimonianza completa è apparsa sulla rivista del Santuario Madre del Buon Consiglio, luglio-agosto 1985.