Spunti – Aprile 2003

Un 25 aprile

 

“Divinamente apparve questa immagine”

 

 

Questa è una storia straordinaria. E ben documentata[1].

 

Quando il “silenzio di Dio” si faceva notare meno, per ricordare un concetto di recente espresso da Giovanni Paolo II[2], sembrava più facile che si avverassero fatti come quelli che  stiamo per narrare. Tanto da far venire spontanea una domanda: non è che questo “silenzio di Dio” sia  collegabile alla crisi di fede causata dal processo di secolarizzazione della società un tempo cristiana?

 

Nell’anno 1467 dell’Incarnazione del Figlio di Dio, nella festa di Marco, sul Vespro, l’Immagine della Madre di Dio che venerate nella tribuna di marmo di questo tempio, si affacciò  dall’Alto

 

Così leggiamo sulla lapide (scritta in latino) sotto il timpano della porta principale del Santuario della Madonna del Buon Consiglio di Genazzano. Questa lapide fu trasferita dall’antica facciata,  quando la Chiesa fu ricostruita nel XVIII secolo. A detta degli studiosi, è coeva ai fatti narrati, cioè risale alla fine del secolo XV. Altri ancora sono i documenti che risalgono all’epoca del prodigio. La cappella interna, dove si custodisce  la miracolosa immagine di Maria,  è sovrastata da una bella tribuna di rari marmi, anch’essa risalente alla fine del XV secolo. Sull’arco della tribuna si legge questa semplicissima scritta che traduciamo, naturalmente, dal latino:

Divinamente apparve questa immagine nell’anno 1467 il 25 aprile

Il Padre Ambrogio da Cori, detto il Coriolano, era allora provinciale degli agostiniani della provincia romana, dalla quale dipendeva la chiesa, donata un secolo prima agli agostiniani dai Colonna, i feudatari locali. Il Coriolano deve difendere il suo Ordine dalle accuse dei Canonici Lateranensi di Frisonia e, allo scopo, scrive l’opera In Difensorium Ordinis fratrum heremitarum Sancti Augustini,  dove fra l’altro elenca una serie di figure di santi fioriti nella sua famiglia religiosa.

“L’ottava – ci dice – fu la beata Petruccia di Genazzano, la quale tutto ciò che possedeva lo spese per riparare la nostra chiesa, mettendo così in pratica il consiglio di Cristo: Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che hai, dallo ai poveri, e seguimi (…). Poiché la sua proprietà non era sufficiente per completare il lavoro di restauro, la gente cominciò a deriderla. Ma lei tranquillamente rassicurava: Non vi preoccupate, figlioli miei; prima che io muoia – era allora molto avanti negli anni –la beata Vergine e S. Agostino porteranno a termine i lavori di riparazione della chiesa stessa. La profezia ebbe compimento in modo meraviglioso. Non era trascorso un anno che essa aveva proferito le parole su riferite che, ecco, miracolosamente apparve una immagine della Beata Vergine nella parete di detta chiesa. Per ammirarla si mosse la gente da ogni parte d’Italia (…). Vi furono prodigi e miracoli. Con le elemosine che superarono ogni aspettativa, vivente ancora la beata Petruccia, non solo si poté ricostruire la chiesa, ma fu possibile anche costruire un bel convento.”

E difatti i pellegrinaggi a Genazzano furono talmente numerosi, che il Papa Paolo II inviò due vescovi perché si rendessero conto della situazione, secondo quanto risulta sia dalla sua biografia scritta nel 1478 che dall’Archivio vaticano. E’ evidente che non risultarono irregolarità, e ciò spiega il sostegno che i pontefici romani continuarono a dare al Santuario nel corso dei secoli. La tomba con i resti di Petruccia, da secoli venerata come santa, è all’ingresso della chiesa.

Nell’anno della “venuta” della Madonna, come i genazzanesi descrivono il fatto, fu redatto sotto notaio il “codice dei miracoli”, che descrive 161 miracoli avvenuti nella cappella tra il 25 aprile e il 14 agosto del 1467. Il prefetto dell’archivio vaticano, Mons. Marini, ne certificò l’autenticità nel 1779. Vi figura persino la risurrezione di un morto! Dopo appena sei mesi dalla “venuta”, i padri agostiniani non hanno potuto più continuare a documentare così accuratamente la fiumana dei prodigi, limitandosi ad accettare gli ex voto in oro, argento e marmo che venivano offerti a memoria delle innumerevoli guarigioni  e interventi soprannaturali.

 

 

            Santa Maria del Paradiso

 

Ma questa immagine com’ è “venuta” a Genazzano?

Descriviamola con le parole dell’agostiniano peruviano, Francisco Javier Vásquez, generale dell’Ordine nel  XVIII secolo, mentre la contempliamo: “La sua bellezza rapisce i cuori, il suo sembiante a volte è ilare a volte è mesto, ed a volte si vede come infiammato dal colore rosa, la sua venustissima faccia è da paragonarsi al Paradiso, per cui fin dagli inizi dell’apparizione viene chiamata Santa Maria del Paradiso.”[3]    

Santa Maria del Paradiso, infatti, è il titolo col quale gli abitanti di Genazzano hanno chiamato a lungo questo rettangolo d’intonaco affrescato e precariamente poggiato sul muro della Chiesa. Ma col passare del tempo gli agostiniani ottennero, anche con l’avallo dei pontefici, che l’immagine venisse da tutti chiamata col titolo originario della chiesa che sorgeva sul posto: Madonna del Buon Consiglio. Cosa che, come vedremo, non è senza significato. Peccato non poterci  trattenere qui sulle testimonianze, da semplici osservatori a fotografi e pittori,  che dicono di avere osservato questi cambiamenti fisionomici nella Madonna di Genazzano.

 

“Venuta” sì, ma da dove?

 

Se fin qui i documenti sono incontrovertibili, c’è una tradizione orale, vecchia di cinquecento anni, che rafforza il carattere prodigioso e mirabile dei fatti riguardanti questa bellissima icona mariana. Questa tradizione accomuna quanto credono due popoli, molto diversi per geografia, cultura e lingua. Inconcepibile pensare che queste due realtà si siano messe d’accordo per imbrogliare tutti per secoli. Lo dice efficacemente padre Amedeo Eramo, rettore del Santuario: “Qui si tratta di due popoli che nello stesso tempo (da ben 5 secoli) affermano questo fatto umanamente inspiegabile: l’immagine della Madre del Buon Consiglio proviene da Scutari (Albania). Come pensare ad una infatuazione collettiva, ad una mistificazione, ad una pia invenzione?”.

Lo stesso Giovanni Paolo II, visitando Genazzano proprio prima di recarsi in Albania,  ha avallato questa credenza:  “Da Scutari proviene l’immagine della Madonna del Buon Consiglio qui venerata: secondo una pia tradizione, essa trasmigrò dalla chiesa che là l’ospitava, scampando così miracolosamente all’invasione turca del 1467”[4]  

E a questo punto bisogna dire qualcosa per inquadrare storia e tradizione. Effettivamente, nel 1467 incomincia l’invasione del “paese delle aquile”, l’Albania, da parte del potere ottomano. Il triste accadimento coincide con lo spegnersi dell’atleta di Cristo, come viene chiamato il più formidabile campione della Cristianità del suo tempo, Giorgio Castriota Skanderbeg. Finché Skanderbeg visse, l’Albania resistette. Con la sua morte avviene il crollo definitivo. I cristiani fuggono sempre più a nord dall’invasione islamica, che arriva prepotente da sud. L’ultima roccaforte è Scutari, quasi alla  frontiera col Montenegro.

 

 

“Torna,  O Madre pia, torna presto in Albania”

 

Appena fuori da  questa città c’è il santuario di Nostra Signora di Shkoder (Scutari). Esso viene costruito dopo la caduta del comunismo sullo stesso posto dove, all’epoca dell’invasione turca, si venerava in una chiesuola un prodigioso affresco di Maria col Bambino. Gli albanesi hanno sempre sostenuto che si tratta di quello stesso oggi venerato a Genazzano. Un bel giorno, sotto la pressione dell’offensiva turca, sparì il pezzo di parete con l’affresco. Poi il santuario venne ridotto dagli invasori musulmani ad un rudere scoperchiato, ma ancora si poteva vedere un rettangolo vuoto che spiccava sul muro. Secoli dopo, nel 1967, questo rudere venne fatto saltare con la dinamite dal governo di stampo stalinista, rimasto al potere in Albania fino a non molto tempo fa. Era decisamente una presenza scomoda per uno Stato che si dichiarava ateo già nella sua Costituzione. Infatti, per secoli i cattolici albanesi, residenti soprattutto nelle montagne “delle aquile”,  si recavano in quel luogo a pregare: “Torna, torna, O Madre Pia, torna presto in Albania”.

Il vescovo di Scutari, Paolo Cambsi, venne a Genazzano nel 1754,  dove attesta in una deposizione che in quella chiesa nei dintorni della sua città non c’è più la Madonna un tempo venerata dai fedeli, anche se questi ancora vanno lì a ricevere grazie e in alcune notti, come confermano persino fonti turche, si vede al di sopra dell’edificio “un insolito splendore (…) come una nube candida”. Aggiunge che la Madonna di Genazzano “è del medesimo colore di cui sono dipinte altre immagini della b. Vergine nella suddetta chiesa”. Un secolo dopo, nel 1878, questo attestato è confermato in una lettera al priore di Genazzano dal vicario generale della diocesi di Scutari, Angelo Radoja: “Sappiamo dire con tutta schiettezza di aver udito sempre non dai sacerdoti solamente, ma molto più dai nostri antenati, che certo non avevano il minimo bisogno di ingannare la posterità, che nella chiesuola situata alle falde della fortezza di Scutari tra i due fiumi Driono e Boiana, sia esistita l’immagine della Signora di Scutari (…) e che qualche anno prima che i turchi s’impossessassero di Scutari è partita da quella chiesuola e trasportata prodigiosamente in terra estera, cioè a Genazzano”. Nel XIX secolo i vescovi albanesi proclamarono ufficialmente la Madonna del Buon Consiglio, patrona dell’Albania. Nel 1932 ci fu un grande pellegrinaggio nazionale albanese a Genazzano, presieduto dall’arcivescovo di Scutari, e di cui parlò abbondantemente l’Osservatore Romano. I pellegrini posero una lapide tuttora conservata: “Torna Signora in Albania”.

Prima di venire inghiottito dalle tenebre del comunismo assieme all’eroico popolo albanese, il delegato apostolico mons. G.B. Nigris scrive, il 28/12/1946: “Il 25 aprile 1467 è la data in cui l’affresco prodigiosamente si sarebbe staccato dall’altare e,  varcato l’Adriatico a volo fra uno stuolo di angeli, sarebbe sceso a Genazzano”, aggiungendo che purtroppo sono state distrutte le prove nella “violenta islamizzazione del paese”, ma che rimane ancora indelebile “la devozione diffusa e viva della Madonna del Buon Consiglio, venerata come Patrona dell’Albania. (…) Non c’è casa di cattolici in cui non troneggi l’immagine della Madonna del Buon Consiglio”.

 

 

Una tradizione si armonizza con l’altra

 

E dall’altra sponda dell’Adriatico arriva una tradizione a conferma di questi fatti. I genazzanesi dicono che, da remota memoria,  qualche giorno dopo la “venuta” si stabilirono nel paese un paio di albanesi. Questi due albanesi di nome Giorgio e Sclavis, dopo aver visto l’affresco partire da Scutari,  lo seguirono anche sulle onde del mare.  Gli atti del notaio  M. A. Rose, che vanno dal 1487 al 1529, parlano di sei albanesi residenti a Genazzano e c’è il testamento di un tale Giorgio in favore dei suoi quattro figli. Alcune famiglie di sicura origine albanese, ancora residenti a Genazzano, dicono di provenire da Giorgio. I primi documenti scritti, tuttora esistenti, che collegano l’Albania all’apparizione risalgono al 1681, ma bisogna tenere conto che il santuario fu derubato molto prima, motivo per cui Alessandro VI spiccò una scomunica contro i ladri nel 1502. Nel 1778, 8 anziani di Genazzano, laici e sacerdoti, stilarono di fronte a un notaio un documento confermando la  vecchia tradizione, tramandata dagli antenati, che vuole la Madonna venuta da Scutari.

D’altronde i critici d’arte ravvisano nella Madonna del Buon Consiglio di Genazzano un misto stupendamente riuscito dell’iconografia bizantina con la tecnica del colore veneziana, cioè una pittura adatta a quel crocevia delle due culture che era l’Albania.

Quattro papi vennero in pellegrinaggio al Santuario di Genazzano. Leone XIII, a causa dell’impedimento politico che lo teneva rinchiuso in Vaticano, non poté venire mai da Papa, tuttavia lo elevò al rango di basilica e inserì l’invocazione Mater Boni Consilii nelle litanie lauretane. Numerosi pure i santi e i fondatori, fra essi don Bosco e don Orione, pellegrini alla ridente cittadina medievale del Lazio per chiedere a Maria quel dono dello Spirito Santo, il dono del Buon Consiglio appunto, in momenti di particolare difficoltà.

Gli albanesi cattolici attribuiscono alla “loro” Madonna la salvezza dalla più brutale persecuzione alla Chiesa mai vista in ambito comunista, che non è dire poco. Ed è lì, a Genazzano, che la Madonna ci attende col suo accattivante sorriso per ottenerci dal suo Divino Figlio il dono più prezioso, il dono del Buon Consiglio, nei giorni di smarrimento e difficoltà in cui vivono singoli e nazioni.

 

 

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Il prezioso dono del Consiglio

 

            Ma che cosa è questo straordinario dono del Consiglio che a Genazzano possiamo chiedere alla Madonna? Cercheremo di dirlo in poche parole. E’ prima di tutto uno dei doni dello Spirito Santo, che “nella loro pienezza appartengono a Cristo”[5]. Cioè, così come san Luigi da Montfort parla di Lui come “la Sapienza eterna e incarnata”, un altro dono del Paraclito, si potrebbe dire che Egli è anche “il Consiglio eterno e incarnato”.  E il teologo Fabián Rodero spiega: “E’ madre del buon consiglio, innanzitutto e principalmente perché è Madre del ‘Consigliere Ammirabile’ (Is.9,5), come Isaia chiama profeticamente il Redentore del mondo”.[6] Come dire che, identificandosi Gesù Cristo col  Consiglio, chiedendo questo dono a Maria la preghiamo di unirci pienamente al Figlio,  opera per cui Ella è lo strumento più adeguato e perfetto.

E poi il Consiglio è ciò che ci offre lo stesso Signore, quando ci dice: “Io ti farò saggio, ti indicherò la via da seguire; con gli occhi su di te, ti darò il consiglio” (Sal, 32, 8).  I teologi insegnano che i doni dello Spirito Santo perfezionano le virtù di coloro che li ricevono. E, nel caso particolare del Consiglio, esso ci perfeziona particolarmente nella virtù della prudenza facendoci “fare  prontamente e sicuramente, per una intuizione soprannaturale, ciò che conviene, specialmente nei casi difficili”. La mancanza di un tale dono ci rende “confusi nei pensieri, precipitosi nelle risoluzioni, imprudenti nelle parole, temerari nelle opere. In senso opposto, col dono del Consiglio “l’anima cristiana ha il sicuro discernimento dei mezzi, vede la propria vita e la batte intrepida per ardua e ripugnante che sia”.[7]  “Ora chi più della Madonna - ricolma di grazia, che ‘conservava tutto nel suo cuore’ e meditava, che tutte le generazioni chiameranno beata – deve illuminarci con i suoi ‘consigli’”?[8]

Come stupirci allora se Papi, santi, uomini e donne di grande fede siano venuti ai piedi della Madonna di Genazzano a chiedere questo dono del “consiglio”, specialmente in momenti di difficoltà, d’incertezze, di rischio per le loro opere di apostolato?

Nel 1985, l’allora priore di Genazzano, P. Antonio Belli, chiese al grande leader cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira di scrivere la testimonianza di una grazia da lui ricevuta nel 1967 al culmine di una terribile prova fisica e morale. In essa, fra l’altro, leggiamo: “Quando la fissai, ebbi l’insperata impressione che la figura di Nostra Signora, pur non mutando in nulla, mi esprimesse una ineffabile e materna dolcezza, che mi confortava e infondeva nell’anima, non so come, la convinzione che la Santissima Vergine mi prometteva che non sarei morto senza aver prima realizzato l’opera  desiderata. Ciò mi infuse una grande soavità nell’anima”.[9] Plinio Corrêa de Oliveira morì a 86 anni, nel 1995, quando la sua opera era diffusa in tutti i continenti.

 

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Per raggiungere Genazzano:

 

DA ROMA:
Autostrada del Sole con uscita al casello di S. Cesareo o di Valmontone.
Via Prenestina - Via Casilina
. Autolinee "Cotral" stazione della metropolitana (Anagnina - Ponte Mammolo).

DA NAPOLI:
Autostada del Sole con uscita al casello di Valmontone, bivio di Valmontone e statale 155.

DAGLI ABRUZZI:
Autostrada Roma-Aquila con uscita al casello di Tivoli.

 

Ulteriori informazioni e anche una cartina si possono ottenere sul sito del Santuario: http://www.santuariomadredelbuonconsiglio.it

 



[1] Tutti i riferimenti e le citazioni di questo articolo, ove non diversamente specificato, sono tratti dal libro “Divinamente apparve questa Immagine”, pubblicazione del Santuario della Madonna del Buon Consiglio di Genazzano.

[2] Udienza generale del mercoledì 11 dicembre 2002.

[3] Madre del Buon Consiglio di Genazzano, cassetta registrata a cura dei padri agostiniani, custodi del Santuario.

[4] Dal discorso di Giovanni Paolo II a Genazzano nella sua visita del 23/IV/1993,  “Divinamente apparve…”, p.134

[5] Catechismo della Chiesa Cattolica, n.1831                  

[6] P. Fabián Rodero, Una Maestra che guida gli uomini e illumina i sentieri della storia, L’Osservatore Romano, 24/4/98

 

[7] Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1950, voce “consiglio”, pp. 414-415

[8] P. Amedeo Eramo OSA, Esegesi e Teologia, L’Osservatore  Romano, 25/4/02

[9] La testimonianza completa è apparsa sulla rivista del Santuario Madre del Buon Consiglio, luglio-agosto 1985.