Spunti – Giugno 2003

Un’antesignana di Fatima

 

La Beata Elisabetta Canori Mora

 

 

Fatima è un caso notevolissimo ma non isolato nella storia

 

Così come  nei cortei il personaggio principale è preceduto da quelli minori, la Madre di Dio apparsa a Fatima è stata preceduta da santi e beati, specialmente mistici, che con i loro doni profetici hanno lasciato dei messaggi analoghi a quello della Cova da Iria. Nel nostro numero di marzo 2001 abbiamo pubblicato l’articolo intitolato “Vicissitudini e trionfo finale della Santa Chiesa – Doni profetici di santi e beati in armonia col Messaggio della Madonna a Fatima”, corredandolo con una sintesi dell’insegnamento della Chiesa in merito alla condotta da tenere di fronte alle rivelazioni particolari.

 

Allora avevamo appena accennato alla Beata Elisabetta Canori Mora (1774-1825). Interessa qui mettere a fuoco le coincidenze fra le rivelazioni di questa mistica e quelle della Madonna nel 1917. Elisabetta le scrisse di suo pugno in centinaia di pagine indirizzate al suo confessore, che sono oggi custodite dai padri trinitari spagnoli della Chiesa di San Carlino a Roma (Manoscritto MS – 132). Nel 1996 furono stampate in versione integrale dalla Libreria Editrice Vaticana con l’imprimatur della diocesi di Roma (“La mia vita nel Cuore della Trinità — Diario della Beata Elisabetta Canori Mora, sposa e madre”, 765 pp.). I suoi scritti potrebbero destare meraviglia, ma anche in quei passaggi che avrebbero potuto suscitare maggiore perplessità, l’autorità ecclesiastica dichiarò che non contenevano “niente contrario alla fede ed ai buoni costumi, come pure non vi si trova nessuna dottrina innovatrice o pellegrina, o aliena al modo di sentire comune e consuetudinario della Nostra Santa Madre Chiesa.  Essa, tuttavia, osserva che si potrebbero avanzare obiezioni nei riguardi di "certe visioni e rivelazioni che riguardano specialmente prelati maggiori o minori di Roma, in cui appaiono descritti con colori assai forti e in proporzioni che sembrerebbero proprie a scandalizzare i fedeli e alle quali parrebbe convenire la qualifica di mal sonanti od offensive ai pii uditi". Ma subito dopo ricorda che "lamentazioni di questo genere, espresse a volte con linguaggio persino più vibrante, non costituiscono assolutamente nessuna novità negli scritti dei Servi di Dio, per cui se era doloroso vedere la corruzione nel popolo, certamente lo era molto di più dover deplorarla nei ministri del santuario" (1).

 

La moglie santa che converte il marito

 

Elisabetta Canori era figlia di due romani: Tommaso, grande proprietario terriero, e la nobildonna Teresa Primoli. Dopo una raffinata educazione, sposò il ricco avvocato Cristoforo Mora nel 1796, di cui ebbe quattro figlie, due di loro morte molto giovani. Tutto sembrava indicare un brillante futuro, ma Cristoforo si diede alla crapula e sedotto da una donna di facili costumi,  abbandonò la famiglia non senza prima rovinarla economicamente. Preso dalla polizia pontificia, finì in galera e poi venne rinchiuso in un convento. Nonostante giurasse di cambiare vita, dopo il ritorno a casa tentò diverse volte di assassinare la moglie Elisabetta, che ciononostante gli dimostrò una eroica fedeltà. Per lui fece degli enormi sacrifici, profetizzando che sarebbe morto sacerdote e così fu. Dopo la morte della moglie nel 1825, Cristoforo si fece religioso, condusse una vita di penitenza e prima di morire ottenne di essere ordinato presbitero.

Abbandonata dal marito e incompresa dai familiari, Elisabetta sarebbe caduta nella miseria se non fosse stata aiutata da alcuni benefattori, specialmente alcuni prelati romani che raccontarono a Pio VII il suo straordinario eroismo. Lo stesso pontefice, ritenendosi beneficiato dalle preghiere e sacrifici di Elisabetta, concesse privilegi poco comuni per la cappella privata della sua umile casa. La sua causa di beatificazione fu introdotta nel 1874, durante il pontificato del Beato Pio IX. Pio XI approvò il decreto di eroicità delle virtù nel 1928 e Giovanni Paolo II la beatificò il 24 aprile 1994. 

 

 

Come a Fatima, la denuncia del peccato

 

A Fatima,  la Madonna preparò a poco a poco i pastorelli per la rivelazione dell’immensità dei peccati nel mondo e la portata della penitenza che veniva a sollecitare. Analogamente Dio agì nei riguardi di Elisabetta. Nel Natale 1813 viene rapita in estasi in un locale inondato di luce dove innumerevoli santi attorniavano una culla.  Da essa il Bambinello la chiamava dolcemente: "Il solo pensarlo mi fa orrore! Mi avvicino dunque alla sacra culla, e con sommo mio stupore, la vedo tutta piena di sangue. Do in dirotto pianto, per vedere il mio caro Gesù appena nato tutto intriso nel proprio sangue, [...]  per parte di intelligenza conobbi qual fosse la cagione di tanto spargimento di sangue di questo divino Infante, appena nato. [...]  La cattiva condotta di tanti sacerdoti, secolari e regolari, di tante religiose che non si portano secondo il loro stato; la cattiva educazione che si dà ai figli dai padri e madri, come ancora da quelli a cui spetta simile obbligazione. Siccome queste sono le persone che per parte del loro buon esempio devono aumentare nel cuore degli altri lo Spirito del Signore. Questi, invece, appena nato nel cuore dei suddetti, viene da questi perseguitato a morte con la loro cattiva condotta, e cattive massime" (2).

 

 

"Tutto il mondo era in scompiglio"

 

Il 16 gennaio 1815 gli angeli le fecero vedere "tanti ecclesiastici, che sotto manto di bene, perseguitano Gesù crocifisso e il suo santo Evangelo", e che "come lupi arrabbiati, macchinavano di sbalzare il capo della Chiesa dal suo trono" (3). Allora viene "trasportata a vedere il crudo scempio che è per fare la giustizia di Dio di questi miseri; con sommo mio terrore vedevo da ogni intorno balenare i fulmini dell’irritata giustizia. [...] Le città, le intere provincie, tutto il mondo era in scompiglio; non altro si udiva che flebili voci, che imploravano la misericordia" (4).

Tuttavia, ciò che la impressionò di più fu vedere l’indignazione divina. In un luogo altissimo e isolato vide Dio "sotto l’immagine di forte gigante adirato al sommo, contro quelli che lo perseguitano. Le sue mani onnipotenti erano piene di fulmini, il suo volto era ripieno di sdegno: la sola sua vista bastava ad incenerire l’intero mondo. Non vi erano né Angeli né santi che lo circondassero, ma solo il suo sdegno lo circondava da ogni intorno" (5).

 

Tale visione durò appena un istante, perché secondo Elisabetta, "se altro momento fosse durata, io sicuramente sarei morta" (6). Questa descrizione non può non ricordare l’angelo “con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo”, della terza parte del Segreto di Fatima (7), nonché il terrore che aveva causato nei tre pastorelli la precedente visione dell’Inferno.

 

In queste visioni non sembra che il disegno divino coincida con quella mentalità oggi tanto diffusa  che evita sistematicamente certe verità per non dispiacere agli ascoltatori.  Anzi, sembra che ciò che in esse viene ribadito come valido per tutti, in ogni tempo e luogo, è l’avvertimento frequentemente ripetuto nelle Sacre Scritture che il timore di Dio è l’inizio della sapienza e che “chi riprende a viso aperto procura pace mentre chi chiude un occhio causa dolore” (Proverbi IX, 10 e anche I, 7, XV, 33). Non ci deve sorprendere che la Divina Provvidenza insista sul tema con queste visioni.

 

 

I peccati portano desolazione all’umanità

 

A Fatima nel 1917 la Madonna mostrò ai tre pastorelli il suo Cuore Immacolato circondato da spine, che simboleggiava gli "oltraggi dai peccati dell’umanità”. Analogamente, nel Natale 1816 Elisabetta vide Maria Santissima "mesta e dolente" e le chiese allora il perché. "La divina Madre a me rivolta, così mi dice: «Mira, o figlia, mira la grande empietà!». A queste parole vedo che arditamente tentano i nostri apostati di strappargli arditamente e temerariamente il suo santissimo Figliolo dal suo purissimo seno, dalle sue santissime braccia. A questo grande attentato la divina Madre non più chiedeva misericordia per il mondo, ma giustizia chiedeva all’eterno divin Padre; il quale, rivestito della sua inesorabile giustizia e pieno di sdegno, si rivolse verso il mondo. In quel momento si sconvolse tutta la natura, e il mondo perdette il suo giusto ordine, e si formò sulla terra la più grande infelicità che mai possa dirsi né immaginarsi. Cosa così lacrimevole e affittiva che renderà il mondo all’ultima desolazione" (8).

Nella festa dei SS. Pietro e Paolo nel 1820, la beata contemplò il principe degli apostoli, rivestito dei paramenti pontifici, scendere dal cielo attorniato da una legione di angeli. Con il pastorale tracciò una vastissima croce sulla terra, nei cui estremi nacquero quattro alberi verdeggianti, anch’essi in forma di croce, circondati da un’aura brillantissima. Sotto rimanevano "rifugiati e liberi dal tremendo castigo" tutti i buoni fedeli, religiosi e religiose. "Ma guai a quei religiosi e religiose inosservanti, che disprezzarono le sante regole, guai, guai, perché tutti periranno sotto il terribile flagello. Così dico di tutti [...] che si danno in preda al libertinaggio e vanno dietro alle false massime della riprovata filosofia presente" (9).

 

 

Dio punisce i nemici della Chiesa

 

In seguito Elisabetta narra che San Pietro torna in cielo, mentre nella terra "il cielo si ammantò di tenebroso azzurro, che il solo mirarlo faceva terrore, un caliginoso vento con l’impetuoso suo soffio dappertutto si faceva sentire, con l’impetuoso e tetro suo fischio urlando nell’aria qual fiero leone col suo fiero ruggito l’orrido suo eco per tutta la terra faceva risuonare.

"Il terrore, lo spavento poneva tutti gli uomini e tutti gli animali in sommo spavento, tutto il mondo sarà in rivolta. [...]  La mano vendicatrice di Dio sarà sopra questi infelici, e con la sua onnipotenza punirà il loro orgoglio e la loro temerarietà e sfacciata baldanza, si servirà Dio della potestà delle tenebre per sterminare questi settari, uomini iniqui e scellerati, che pretendono di atterrare, di sradicare dalle sue profonde radici, di buttar giù dai suoi più profondi fondamenti la nostra santa madre Chiesa cattolica. [...]

"Dio si riderà di loro e della loro malizia, e con un solo cenno della sua destra mano onnipotente punirà questi iniqui, permettendo alla potestà delle tenebre di sortire dall’inferno, e queste grandi legioni di demoni scorreranno tutto il mondo, e per mezzo di grandi rovine eseguiranno gli ordini della divina giustizia, a cui questi maligni spiriti sono soggetti, sicché né più né meno di quanto lo permetterà Dio potranno danneggiare gli uomini e le loro sostanze, le loro famiglie, i loro poderi, villaggi, città, case e palazzi, e ogni altra cosa che sussisterà sopra la terra. [...]

"Permetterà Dio che siano castigati questi uomini iniqui dalla crudeltà dei fieri demoni, perché volontariamente alla potestà del demonio si soggettarono, e con loro si confederarono a danneggiare la santa Chiesa cattolica. [...] Devasteranno tutti quei luoghi dove Dio è stato ed è oltraggiato, profanato, idolatrato e sacrilegamente trattato: tutti questi luoghi saranno demoliti, rovinati, e perderanno ogni loro vestigio"  (10).

 

 

Mirabile trionfo futuro della Chiesa

 

Così come a Fatima la Madonna ha parlato di un trionfo del suo Cuore Immacolato, che sarebbe avvenuto dopo le terribili prove annunciate per l’umanità, anche queste forti immagini rivelate alla Beata Elisabetta si concludono con la previsione di una futura, mirabile affermazione della Chiesa. Nella stessa visione del 29 giugno 1820, dopo che San Pietro è salito in Cielo, vede scendere con grande pompa San Paolo che "scorreva tutto il mondo, e incatenava tutti quei maligni spiriti infernali, e li conduceva avanti al santo apostolo, il quale con il suo autorevole comando li tornò a confinare nelle tenebrose caverne, donde ne erano usciti.  Al comando del santo apostolo san Pietro tutti tornarono nel baratro dell’inferno. Al momento si vide sulla terra apparire un bello splendore, che annunziava la riconciliazione di Dio con gli uomini" (11).

Un piccolo gregge di fedeli, rifugiatosi sotto gli alberi sopra descritti, viene guidato davanti al trono di San Pietro: "Fu riordinata tutta la Chiesa secondo i veri dettami del santo Evangelo, si ristabilirono gli ordini religiosi, e tutte le case dei cristiani divennero tante case religiose, tanto era il fervore, lo zelo della gloria di Dio, che tutto era ordinato all’amore di Dio e del prossimo. In questa maniera si formò in un momento il trionfo, la gloria, l’onore della Chiesa cattolica: da tutti era acclamata, da tutti stimata, da tutti venerata, tutti si diedero alla sequela di essa, riconoscendo tutti il vicario di Cristo, il sommo pontefice" (12).

 

 

"Cinque eresie infestano il mondo"

 

Agli inizi del 1821 il Signore disse a Elisabetta: "Io riformerò il mio popolo e la mia Chiesa. Manderò zelanti sacerdoti a predicare la mia fede, formerò un nuovo apostolato, manderò il mio divino Spirito a rinnovare la terra. Riformerò gli Ordini religiosi per mezzo di nuovi riformatori santi e dotti, e tutti possederanno lo spirito del mio diletto figlio Ignazio di Loyola. Darò un nuovo pastore alla mia Chiesa, dotto e santo, ripieno del mio spirito, con il suo santo zelo riformerà il gregge di Gesù Cristo»" (13). E dopo la mistica aggiunse: "Mi diede a conoscere molte altre cose concernenti questa riforma, vari sovrani che sosterranno la santa Chiesa cattolica e saranno veri cattolici. Depositando i loro scettri e corone ai piedi del Santo Padre, vicario di Gesù Cristo, vari regni lasceranno i loro errori e torneranno nel seno della cattolica fede. Intere popolazioni si convertiranno e riconosceranno per vera religione la fede di Gesù Cristo" (14). 

Dio le aveva fatto pure vedere una splendida nave quale simbolo della Chiesa restaurata. Il 10 gennaio 1824 però la mistica vede il principale ostacolo alla conclusione dei lavori di restauro. Si tratta pure qui di cinque alberi giganti: "Osservai che questi cinque alberi con le loro radici alimentavano e producevano un foltissimo bosco di milioni di piante sterili e selvatiche", ed Elisabetta dice di aver capito che questi alberi enigmatici rappresentano "le cinque eresie che infettano il mondo in questi nostri tempi" (15).

 

 

Le “false massime”, cioè,  la Rivoluzione 

 

Riferendosi a questi alberi, la Beata Elisabetta Canora Mori scrive il 22 gennaio 1824: "Queste misere piante sono riguardate dal divino padrone non solo per sterili, ma per nocive e pessime, meritevoli di essere gettate nel fuoco eterno" (16). La mistica romana identificava le "false massime della filosofia del nostro tempo" con i movimenti rivoluzionari sorti dalla Rivoluzione Francese, che cercavano di sovvertire sia l’ordine socio-politico che quello ecclesiastico. Tutto ciò non può non ricordare la diffusione degli errori della Russia annunciato da Nostra Signora ai pastorelli di Fatima.

Infatti, sappiamo che tutti i grandi mentori del comunismo, da Marx a Lenin, hanno rivendicato la loro filiazione dalla Rivoluzione Francese. Possiamo quindi affermare di trovarci nella cornice di un grande processo storico plurisecolare il quale, di metamorfosi in metamorfosi, dal vecchio impresentabile comunismo è approdato oggigiorno a nuove modalità, come quelle del “pacifismo” fondamentalista, dei movimenti neoanarchici, dei “disubbidienti”, dei fautori della distruzione dell’istituto familiare e via dicendo. Questo grande quadro storico è stato descritto magistralmente da Plinio Corrêa de Oliveira, che l’ha denominato semplicemente Rivoluzione, con la R maiuscula (cfr. “Rivoluzione e Contro-Rivoluzione”, Parte I, Capitolo VII, 1, E - Ed. Luci sull’Est, Roma, 1998, p. 58).

 

La beata Elisabetta morì il 5 febbraio 1825, quasi un secolo prima della gloriosa manifestazione della Madre di Dio a Fatima. Eppure, nel contesto di Fatima, le sue rivelazioni acquistano una impressionante attualità. La promessa “Infine Il mio trionfo del Cuore Immacolato trionferà” brilla quindi di una speranza ancora maggiore, che può e deve aiutarci a superare le vicissitudini della Rivoluzione anticristiana con la massima confidenza nei disegni della Divina Provvidenza.

 

 

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Il lettore desideroso di conoscere il “Diario” della Beata Elisabetta Canori Mora, può farne richiesta alla Libreria Editrice Vaticana (www.libreriaeditricevaticana.com) oppure alla Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane a Roma (Via del Quirinale, 23 - 00187 - Roma / Tel: 064883109 - Fax: 064817301), o ancora direttamente tramite il sito www.sancarlino-borromini.it. Su questo sito dei Trinitari dedicato “all’arte di Francesco Borromini” e “alla Beata Elisabetta Canori Mora” si può fare anche una “visita virtuale” alla Chiesa dei padri trinitari di San Carlino, così frequentata dalla Beata Elisabetta e dove riposano le sue reliquie.

Nel marzo scorso è stata pubblicata, sempre dalla Libreria Editrice Vaticana, la bella “Vita della Beata Elisabetta Canori Mora – scritta dalla figlia, monaca filippina”, Maria Lucina Mora (284 p., 9,00 euro). Si può richiedere con le stesse modalità previste nel caso del “Diario”.

 

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Note:

1 - Sacra Rituum Congregatione, Beatificationis et canonizationis Ven. Servae Dei Elisabeth Canori Mora. Prima positio super virtutibus, Ex Typographia Pontificia in Instituto Pii IX, Roma, 1914. Iudicium Censoris Theologi super scriptis Ven. Servae Dei Elisabeth Canori Mora.

2 - cfr. op. cit., pp. 158-159.

3 - p. 257.

4 - idem.

5 - p. 258.

6 - idem.

7 - Fatima, Messaggio di Tragedia o di Speranza, Antonio A. Borelli, Ed. Luci sull’Est, 2002, p. 32.

8 - pp. 411-412.

9 - p. 490.

10 - p. 492.

11 - p. 493.

12 - idem.

13 - p. 525.

14 - idem.

15 - p. 703.

16 - p. 704.

 

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Quaresima 2003: diffuse 105.000 Via Crucis

 

Grazie alla generosità dei suoi collaboratori, anche quest'anno Luci sull'Est ha potuto proporre a un grande numero di famiglie e istituti la pratica di questa pia devozione, la Via Crucis, instaurata a suo tempo da San Leonardo da Porto Maurizio, ma che resta più che mai attuale. I mezzi scelti sono un CD e un libretto illustrato sul doloroso cammino del Calvario di Nostro Signore con le ormai celebri meditazioni del prof. Plinio Corrêa de Oliveira.

 

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