Fatima
è un caso notevolissimo ma non isolato nella storia
Così come nei cortei il personaggio principale è
preceduto da quelli minori, la Madre di Dio apparsa a Fatima è stata preceduta
da santi e beati, specialmente mistici, che con i loro doni profetici hanno
lasciato dei messaggi analoghi a quello della Cova da Iria. Nel
nostro numero di marzo 2001 abbiamo pubblicato l’articolo intitolato
“Vicissitudini e trionfo finale della Santa Chiesa – Doni profetici di santi e
beati in armonia col Messaggio della Madonna a Fatima”, corredandolo con una
sintesi dell’insegnamento della Chiesa in merito alla condotta da tenere di
fronte alle rivelazioni particolari.
Allora avevamo appena accennato alla
Beata Elisabetta Canori Mora (1774-1825). Interessa qui mettere a fuoco le
coincidenze fra le rivelazioni di questa mistica e quelle della Madonna nel
1917. Elisabetta le scrisse di suo pugno in centinaia di pagine indirizzate al
suo confessore, che sono oggi custodite dai padri
trinitari spagnoli della Chiesa di San Carlino a Roma (Manoscritto MS – 132).
Nel 1996 furono stampate in versione integrale dalla Libreria Editrice Vaticana
con l’imprimatur della diocesi di Roma (“La
mia vita nel Cuore della Trinità — Diario della Beata Elisabetta Canori Mora,
sposa e madre”, 765 pp.). I suoi scritti potrebbero destare meraviglia, ma
anche in quei passaggi che avrebbero potuto suscitare maggiore perplessità,
l’autorità ecclesiastica dichiarò che non contenevano “niente contrario alla
fede ed ai buoni costumi, come pure non vi si trova nessuna dottrina
innovatrice o pellegrina, o aliena al modo di sentire comune e consuetudinario
della Nostra Santa Madre Chiesa.” Essa, tuttavia, osserva che si potrebbero
avanzare obiezioni nei riguardi di "certe visioni e rivelazioni che
riguardano specialmente prelati maggiori o minori di Roma, in cui appaiono
descritti con colori assai forti e in proporzioni che sembrerebbero proprie a scandalizzare i fedeli e alle quali parrebbe convenire la
qualifica di mal sonanti od offensive ai pii uditi". Ma subito dopo
ricorda che "lamentazioni di questo genere, espresse a volte con
linguaggio persino più vibrante, non costituiscono assolutamente nessuna novità
negli scritti dei Servi di Dio, per cui se era
doloroso vedere la corruzione nel popolo, certamente lo era molto di più dover
deplorarla nei ministri del santuario" (1).
Elisabetta
Canori
era figlia di due romani: Tommaso, grande proprietario terriero, e la
nobildonna Teresa Primoli. Dopo una raffinata educazione,
sposò il ricco avvocato Cristoforo Mora nel 1796, di cui ebbe quattro figlie,
due di loro morte molto giovani. Tutto sembrava indicare un brillante
futuro, ma Cristoforo si diede alla crapula e sedotto
da una donna di facili costumi,
abbandonò la famiglia non senza prima rovinarla economicamente. Preso
dalla polizia pontificia, finì in galera e poi venne
rinchiuso in un convento. Nonostante giurasse di cambiare vita, dopo il ritorno
a casa tentò diverse volte di assassinare la moglie Elisabetta, che
ciononostante gli dimostrò una eroica fedeltà. Per lui
fece degli enormi sacrifici, profetizzando che sarebbe morto sacerdote e così
fu. Dopo la morte della moglie nel 1825, Cristoforo si fece religioso, condusse
una vita di penitenza e prima di morire ottenne di essere ordinato presbitero.
Abbandonata dal
marito e incompresa dai familiari, Elisabetta sarebbe caduta nella
miseria se non fosse stata aiutata da alcuni benefattori, specialmente alcuni
prelati romani che raccontarono a Pio VII il suo straordinario eroismo. Lo
stesso pontefice, ritenendosi beneficiato dalle preghiere e sacrifici di Elisabetta, concesse privilegi poco comuni per la
cappella privata della sua umile casa. La sua causa di beatificazione fu
introdotta nel 1874, durante il pontificato del Beato Pio IX. Pio XI approvò il
decreto di eroicità delle virtù nel 1928 e Giovanni
Paolo II la beatificò il 24 aprile 1994.
A Fatima, la Madonna preparò a poco a poco i pastorelli
per la rivelazione dell’immensità dei peccati nel mondo e la portata della
penitenza che veniva a sollecitare. Analogamente Dio agì nei riguardi di Elisabetta. Nel Natale 1813 viene
rapita in estasi in un locale inondato di luce dove innumerevoli santi
attorniavano una culla. Da essa il Bambinello la chiamava dolcemente: "Il solo
pensarlo mi fa orrore! Mi avvicino dunque alla sacra culla, e con sommo mio
stupore, la vedo tutta piena di sangue. Do in dirotto pianto,
per vedere il mio caro Gesù appena nato tutto intriso nel proprio sangue,
[...] per parte
di intelligenza conobbi qual fosse la cagione di tanto spargimento di sangue di
questo divino Infante, appena nato. [...]
La cattiva condotta di tanti sacerdoti, secolari e
regolari, di tante religiose che non si portano secondo il loro stato; la
cattiva educazione che si dà ai figli dai padri e madri, come ancora da quelli
a cui spetta simile obbligazione. Siccome queste sono
le persone che per parte del loro buon esempio devono aumentare nel cuore degli
altri lo Spirito del Signore. Questi, invece, appena nato nel cuore dei
suddetti, viene da questi perseguitato a morte con la loro cattiva condotta, e
cattive massime" (2).
Il 16 gennaio 1815 gli angeli le fecero
vedere "tanti ecclesiastici, che sotto manto di bene, perseguitano Gesù crocifisso e il suo santo Evangelo", e che "come
lupi arrabbiati, macchinavano di sbalzare il capo della Chiesa dal suo
trono" (3). Allora viene "trasportata a
vedere il crudo scempio che è per fare la giustizia di Dio di questi miseri;
con sommo mio terrore vedevo da ogni intorno balenare i fulmini dell’irritata
giustizia. [...] Le città, le intere provincie, tutto il mondo era in
scompiglio; non altro si udiva che flebili voci, che imploravano la
misericordia" (4).
Tuttavia, ciò
che la impressionò di più fu vedere l’indignazione divina. In un luogo
altissimo e isolato vide Dio "sotto l’immagine di forte gigante adirato al
sommo, contro quelli che lo perseguitano. Le sue mani
onnipotenti erano piene di fulmini, il suo volto era ripieno di sdegno: la sola
sua vista bastava ad incenerire l’intero mondo. Non vi erano né Angeli né santi
che lo circondassero, ma solo il suo sdegno lo circondava
da ogni intorno" (5).
Tale visione durò appena un istante,
perché secondo Elisabetta, "se altro momento
fosse durata, io sicuramente sarei morta" (6). Questa descrizione non può
non ricordare l’angelo “con una spada di fuoco nella mano sinistra;
scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo”, della
terza parte del Segreto di Fatima (7), nonché il
terrore che aveva causato nei tre pastorelli la precedente visione
dell’Inferno.
In queste visioni non sembra che il disegno divino coincida con quella
mentalità oggi tanto diffusa che evita
sistematicamente certe verità per non dispiacere agli ascoltatori. Anzi, sembra che ciò che in esse viene ribadito come valido per tutti, in ogni tempo e
luogo, è l’avvertimento frequentemente ripetuto nelle Sacre Scritture che il
timore di Dio è l’inizio della sapienza e che “chi riprende a viso aperto
procura pace mentre chi chiude un occhio causa dolore” (Proverbi IX, 10 e anche
I, 7, XV, 33). Non ci deve sorprendere che la Divina Provvidenza insista sul tema con queste visioni.
A Fatima nel 1917 la Madonna mostrò ai
tre pastorelli il suo Cuore Immacolato circondato da spine, che simboleggiava
gli "oltraggi dai peccati dell’umanità”. Analogamente, nel Natale 1816
Elisabetta vide Maria Santissima "mesta e dolente" e le chiese allora
il perché. "La divina Madre a me rivolta, così mi dice: «Mira, o figlia,
mira la grande empietà!». A queste parole vedo che
arditamente tentano i nostri apostati di strappargli arditamente e
temerariamente il suo santissimo Figliolo dal suo purissimo seno, dalle sue
santissime braccia. A questo grande attentato la divina Madre non più chiedeva misericordia per il mondo, ma giustizia chiedeva
all’eterno divin Padre; il quale, rivestito della sua inesorabile giustizia e
pieno di sdegno, si rivolse verso il mondo. In quel momento si sconvolse tutta
la natura, e il mondo perdette il suo giusto ordine, e si formò sulla terra la
più grande infelicità che mai possa dirsi né immaginarsi.
Cosa così lacrimevole e affittiva che renderà il mondo
all’ultima desolazione" (8).
Nella festa dei
SS. Pietro e Paolo nel 1820, la beata contemplò il principe degli apostoli,
rivestito dei paramenti pontifici, scendere dal cielo attorniato da una legione
di angeli. Con il pastorale tracciò una vastissima croce sulla terra, nei cui
estremi nacquero quattro alberi verdeggianti, anch’essi in forma di croce,
circondati da un’aura brillantissima. Sotto rimanevano "rifugiati e liberi
dal tremendo castigo" tutti i buoni fedeli, religiosi e
religiose. "Ma guai a quei religiosi e religiose
inosservanti, che disprezzarono le sante regole, guai, guai, perché
tutti periranno sotto il terribile flagello. Così dico di tutti [...] che si danno in preda al libertinaggio e vanno dietro alle
false massime della riprovata filosofia presente" (9).
In seguito
Elisabetta narra che San Pietro torna in cielo, mentre nella terra
"il cielo si ammantò di tenebroso azzurro, che il solo mirarlo faceva
terrore, un caliginoso vento con l’impetuoso suo soffio dappertutto si faceva
sentire, con l’impetuoso e tetro suo fischio urlando nell’aria qual fiero leone
col suo fiero ruggito l’orrido suo eco per tutta la terra faceva risuonare.
"Il terrore, lo spavento poneva
tutti gli uomini e tutti gli animali in sommo spavento, tutto il mondo sarà in rivolta. [...]
La mano vendicatrice di Dio sarà sopra questi
infelici, e con la sua onnipotenza punirà il loro orgoglio e la loro
temerarietà e sfacciata baldanza, si servirà Dio della potestà delle tenebre
per sterminare questi settari, uomini iniqui e scellerati, che pretendono di
atterrare, di sradicare dalle sue profonde radici, di buttar giù dai suoi più
profondi fondamenti la nostra santa madre Chiesa cattolica. [...]
"Dio si riderà di loro e della
loro malizia, e con un solo cenno della sua destra mano onnipotente punirà
questi iniqui, permettendo alla potestà delle tenebre di sortire dall’inferno, e queste grandi legioni di demoni scorreranno
tutto il mondo, e per mezzo di grandi rovine eseguiranno gli ordini della
divina giustizia, a cui questi maligni spiriti sono soggetti, sicché né più né
meno di quanto lo permetterà Dio potranno danneggiare gli uomini e le loro
sostanze, le loro famiglie, i loro poderi, villaggi, città, case e palazzi, e
ogni altra cosa che sussisterà sopra la terra. [...]
"Permetterà Dio che siano castigati questi uomini iniqui dalla crudeltà dei
fieri demoni, perché volontariamente alla potestà del demonio si soggettarono,
e con loro si confederarono a danneggiare la santa Chiesa cattolica. [...]
Devasteranno tutti quei luoghi dove Dio è stato ed è oltraggiato, profanato,
idolatrato e sacrilegamente trattato: tutti questi luoghi saranno demoliti,
rovinati, e perderanno ogni loro vestigio"
(10).
Così come a Fatima la Madonna ha
parlato di un trionfo del suo Cuore Immacolato, che sarebbe avvenuto dopo le
terribili prove annunciate per l’umanità, anche queste forti immagini rivelate
alla Beata Elisabetta si concludono con la previsione
di una futura, mirabile affermazione della Chiesa. Nella stessa visione del 29
giugno 1820, dopo che San Pietro è salito in Cielo, vede scendere con grande pompa San Paolo che "scorreva tutto il mondo, e
incatenava tutti quei maligni spiriti infernali, e li conduceva avanti al santo
apostolo, il quale con il suo autorevole comando li tornò a confinare nelle
tenebrose caverne, donde ne erano usciti.
Al comando del santo apostolo san Pietro tutti
tornarono nel baratro dell’inferno. Al momento si vide sulla terra apparire un
bello splendore, che annunziava la riconciliazione di Dio con gli uomini"
(11).
Un piccolo gregge di fedeli,
rifugiatosi sotto gli alberi sopra descritti, viene
guidato davanti al trono di San Pietro: "Fu riordinata tutta la Chiesa
secondo i veri dettami del santo Evangelo, si ristabilirono gli ordini
religiosi, e tutte le case dei cristiani divennero tante case religiose, tanto
era il fervore, lo zelo della gloria di Dio, che tutto era ordinato all’amore
di Dio e del prossimo. In questa maniera si formò in un momento il trionfo, la
gloria, l’onore della Chiesa cattolica: da tutti era acclamata, da tutti
stimata, da tutti venerata, tutti si diedero alla sequela di essa,
riconoscendo tutti il vicario di Cristo, il sommo pontefice" (12).
Agli inizi del 1821 il Signore disse a Elisabetta: "Io riformerò il mio popolo e la mia
Chiesa. Manderò zelanti sacerdoti a predicare la mia fede, formerò un nuovo
apostolato, manderò il mio divino Spirito a rinnovare la terra. Riformerò gli
Ordini religiosi per mezzo di nuovi riformatori santi e dotti, e tutti
possederanno lo spirito del mio diletto figlio Ignazio di Loyola. Darò un nuovo
pastore alla mia Chiesa, dotto e santo, ripieno del mio spirito, con il suo santo zelo riformerà il gregge di Gesù Cristo»" (13). E dopo la mistica aggiunse: "Mi diede a conoscere molte
altre cose concernenti questa riforma, vari sovrani che sosterranno la santa
Chiesa cattolica e saranno veri cattolici. Depositando i loro scettri e corone
ai piedi del Santo Padre, vicario di Gesù Cristo, vari regni lasceranno i loro
errori e torneranno nel seno della cattolica fede. Intere popolazioni si
convertiranno e riconosceranno per vera religione la fede di Gesù Cristo"
(14).
Dio le aveva fatto
pure vedere una splendida nave quale simbolo della Chiesa restaurata. Il 10
gennaio 1824 però la mistica vede il principale ostacolo alla conclusione dei
lavori di restauro. Si tratta pure qui di cinque alberi giganti: "Osservai
che questi cinque alberi con le loro radici alimentavano e producevano un
foltissimo bosco di milioni di piante sterili e selvatiche", ed Elisabetta
dice di aver capito che questi alberi enigmatici rappresentano "le cinque
eresie che infettano il mondo in questi nostri tempi" (15).
Riferendosi a questi alberi, la Beata
Elisabetta Canora Mori scrive il 22 gennaio 1824:
"Queste misere piante sono riguardate dal divino padrone non solo per
sterili, ma per nocive e pessime, meritevoli di essere gettate nel fuoco
eterno" (16). La mistica romana identificava le "false massime della
filosofia del nostro tempo" con i movimenti rivoluzionari sorti dalla
Rivoluzione Francese, che cercavano di sovvertire sia l’ordine socio-politico
che quello ecclesiastico. Tutto ciò non può non ricordare la diffusione degli errori della Russia annunciato da Nostra Signora ai
pastorelli di Fatima.
Infatti, sappiamo che
tutti i grandi mentori del comunismo, da Marx a Lenin, hanno rivendicato la
loro filiazione dalla Rivoluzione Francese. Possiamo quindi affermare di
trovarci nella cornice di un grande processo storico
plurisecolare il quale, di metamorfosi in metamorfosi, dal vecchio
impresentabile comunismo è approdato oggigiorno a nuove modalità, come quelle
del “pacifismo” fondamentalista, dei movimenti neoanarchici, dei
“disubbidienti”, dei fautori della distruzione dell’istituto familiare e via
dicendo. Questo grande quadro storico è stato
descritto magistralmente da Plinio Corrêa de Oliveira, che l’ha denominato
semplicemente Rivoluzione, con la R maiuscula (cfr. “Rivoluzione e
Contro-Rivoluzione”, Parte I, Capitolo VII, 1, E - Ed.
Luci sull’Est, Roma, 1998, p. 58).
La beata Elisabetta morì il 5 febbraio 1825, quasi un secolo prima della gloriosa
manifestazione della Madre di Dio a Fatima. Eppure, nel
contesto di Fatima, le sue rivelazioni acquistano una impressionante
attualità. La promessa “Infine Il mio
trionfo del Cuore Immacolato trionferà” brilla quindi di
una speranza ancora maggiore, che può e deve aiutarci a superare le
vicissitudini della Rivoluzione anticristiana con la massima confidenza nei
disegni della Divina Provvidenza.
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Il lettore
desideroso di conoscere il “Diario” della Beata Elisabetta Canori Mora, può
farne richiesta alla Libreria Editrice Vaticana (www.libreriaeditricevaticana.com)
oppure alla Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane a Roma (Via del Quirinale, 23 - 00187 - Roma / Tel: 064883109
- Fax: 064817301), o ancora direttamente tramite il sito www.sancarlino-borromini.it. Su questo
sito dei Trinitari dedicato “all’arte di Francesco Borromini” e “alla Beata
Elisabetta Canori Mora” si può fare anche una “visita virtuale” alla Chiesa dei
padri trinitari di San Carlino, così frequentata dalla Beata Elisabetta e dove
riposano le sue reliquie.
Nel marzo scorso è stata pubblicata,
sempre dalla Libreria Editrice Vaticana, la bella “Vita della Beata Elisabetta
Canori Mora – scritta dalla figlia, monaca filippina”, Maria Lucina Mora (284
p., 9,00 euro). Si può richiedere con le stesse modalità
previste nel caso del “Diario”.
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Note:
1 - Sacra Rituum Congregatione,
Beatificationis et canonizationis Ven. Servae Dei Elisabeth
Canori Mora. Prima positio super virtutibus, Ex Typographia
Pontificia in Instituto Pii IX, Roma, 1914. Iudicium Censoris Theologi
super scriptis Ven. Servae Dei Elisabeth Canori Mora.
2 - cfr. op.
cit., pp. 158-159.
3 - p. 257.
4 - idem.
5 - p. 258.
6 - idem.
7 - Fatima, Messaggio di Tragedia o di Speranza,
Antonio A. Borelli, Ed. Luci sull’Est, 2002, p. 32.
8 - pp.
411-412.
9 - p. 490.
10 - p. 492.
11 - p. 493.
12 - idem.
13 - p. 525.
14 - idem.
15 - p. 703.
16 - p. 704.
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Grazie alla generosità dei suoi
collaboratori, anche quest'anno Luci
sull'Est ha potuto proporre a un grande numero di
famiglie e istituti la pratica di questa pia devozione, la Via Crucis,
instaurata a suo tempo da San Leonardo da Porto Maurizio, ma che resta più che
mai attuale. I mezzi scelti sono un CD e un libretto illustrato sul doloroso
cammino del Calvario di Nostro Signore con le ormai celebri meditazioni del
prof. Plinio Corrêa de Oliveira.
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