Spunti – Giugno 2003

 

100.000 nuove confezioni nell’anno del Rosario

 

"La dolce catena che ci lega a Dio"

(Beato Bartolo Longo)

 

Sul numero di febbraio abbiamo parlato della potenza del Rosario, anche come valido  aiuto per risolvere le situazioni più complesse del mondo. Gli increduli magari sorridono davanti ad affermazioni del genere, ma non intendiamo, almeno in queste brevi righe, dimostrare loro nulla. Constatiamo solo che ci sono ambiti della realtà che sfuggono a chi non ha fede. Ma a quanti la fede non difetta, o che ad essa si aprono, bisogna  far capire l'importanza di riscoprire, incoraggiare e diffondere questa antica devozione, rendendola di nuovo spiritualmente attraente.

 

Per questo motivo, Luci sull'Est si è impegnata a diffondere gratuitamente con il sostegno dei suoi amici altre 100.000 "confezioni del Rosario",  la scatoletta contenente una corona in legno e un libricino che spiega come si recita questa preghiera, con una bella illustrazione per ogni mistero. La metà di questo quantitativo sarà destinato ai giovani in una confezione fatta apposta per loro e il tutto andrà distribuito nell'arco dell'anno del Rosario indetto da Giovanni Paolo II. Queste confezioni vanno così ad aggiungersi alle altre 250.000 già diffuse in Italia.

Attenzione: l'illustrazione del mistero può essere molto utile. Non è solo un elemento decorativo per rendere la pubblicazione più pregevole. In un dotto commento, ma di semplice e gradevole lettura, alla  Rosarium Virginis Mariae e in generale alla pratica della preghiera del Rosario,  don Cristoforo Charamsa afferma che per meditare ogni mistero bisogna servirsi della concentrazione, cioè della "guardia della mente, delle idee e delle preoccupazioni che volano". A questo scopo sono necessari due elementi:

primo, "la chiara enunciazione del mistero" e, secondo, un "elemento visivo e immaginativo", secondo il metodo di composizione di luogo insegnato da Sant'Ignazio di Loiola, il che si ottiene più facilmente guardando un'icona di ciò che si deve meditare. Così, aprendo uno "scenario" davanti ad ogni mistero,  anche i sensi ci aiutano a penetrare più facilmente nella contemplazione.

 

 

Il Rosario più lo si recita, più lo si recita bene

 

Dopo aver esortato a recitare il Rosario allontanando le deformazioni del culto descritte da San Luigi Grignion de Montfort nel celebre Trattato della Vera Devozione a Maria, don Charamsa spiega il perché il Rosario deve essere una esercizio continuo di contemplazione di Gesù Cristo con gli occhi di Sua Madre, un vero allenamento spirituale per diventare alter Christi.

Infatti, come dice San Tommaso d'Aquino, "contemplare significa guardare trasformandosi in ciò che si vede, e come tale, esso è il fine di tutta la vita umana e cristiana". Ma, come avviene con ogni esercizio, il  Rosario più lo si recita e più si riesce a farlo bene. È vero che apparentemente questa preghiera è qualcosa di semplice, tuttavia man mano che ci addentriamo nella sua pratica, vi si scoprono sempre nuove ricchezze e modi di perfezionarla. Dunque, si può dire che "il Rosario è una preghiera facile e difficile allo stesso tempo", ma che comunque non richiede doti particolari a nessuno.

Un altro paradosso, si nota nello studio, è che il Rosario, pur essendo una orazione di popolo, ha un profondo significato teologico, e perciò è stata praticata da papi e da santi nel corso dei secoli, con  brillanti risultati di trasformazioni interiori e esteriori, e cioè non solo con effetti sulle proprie vie della perfezione, ma anche con grandi interventi provvidenziale nelle società. Un esempio ci viene offerto da un grande apostolo laico, il beato Bartolo Longo, il fondatore del santuario della Madonna del Rosario di Pompei morto nel 1926, che mediante la pratica personale e la diffusione di questa preghiera lasciò dapprima l'anticlericalismo e lo spiritismo, per praticare in seguito eroicamente le virtù e trasformarsi nel motore di una grande trasformazione, morale e sociale, delle popolazioni della celebre vallata campana.

 

 

Valore della contemplazione nell'agitazione odierna

 

Il Rosario ci può anche aiutare contro le deformazioni di una diffusa mentalità pratica dei nostri giorni, per cui conta solo l'attività concreta, non la contemplazione e la "guardia del cuore", come la chiamava quel maestro di vita spirituale che fu l'abate trappista Dom Chautard. I contemporanei, immersi nell'agitazione e dissipazione indotta dai vertiginosi ritmi della civiltà del lavoro e degli affari,  sottoposti nello svago al bombardamento di immagini che non aiutano a pensare, ma solo a subire informazioni e deformazioni,  possono trovare una nuova dimensione della realtà nella meditazione e nella preghiera del Santo Rosario. E scoprendo questa realtà, potranno scoprire (o riscoprire) se stessi, il loro Creatore e Redentore, la Chiesa da Lui fondata per la loro salvezza, l'intercessione dolcissima di Maria, la vera gerarchia dei loro interessi e bisogni. Potranno financo scoprire, come insegna proprio Dom Chautard, che anche il loro operare concreto diventerà più fruttuoso e ordinato in funzione di ciò che deve stare al primo posto e che veramente importa, la gloria di Dio.

"L'anima della contemplazione è la meraviglia - dice P. Mauro Coggi O.P. – è lo stupore, l'atteggiamento dei bambini che 'si incantano' ad osservare anche i dettagli più insignificanti di ciò che li circonda. E come possiamo contemplare se ci siamo lasciati contagiare dal virus 'anticontemplativo', o meglio, 'antimetafisico', con la tracotanza di coloro che credono di sapere già tutto, paralizzati dalla superbia della mente e dalla durezza del cuore?

“Come ritrovare quella capacità di stupirci e quella purezza interiore perse a causa del peccato originale, dei nostri peccati e di tale 'contagio'?” (Rivista Rosarium, 1/2003)

Nonostante lo spessore della fede che ci mostra la vera devozione del Rosario, non ci deve poi meravigliare quanto aggiunge Don Charamsa: "Il Rosario si inserisce in quelle pratiche che aiutano a conservare nella vita di fede la freschezza della fiducia e della semplicità dei bimbi che sono le disposizioni per l'accoglienza del Regno di Dio. Non è casuale il fatto che i primi e semplici destinatari delle apparizioni nelle quali la Madonna raccomandava la preghiera del Rosario fossero i bambini: Bernardette Soubirous (1844-1879) a Lourdes e i piccoli Giacinta (1910-1920) e Francesco Marto (1908-1919) con Lucia de Jesus (1907) a Fatima." (Il Rosario, Cristoforo Charamsa, Libreria Editrice Vaticana, 2003)

Chiedere il ripristino della nostra capacità di stupirci davanti al vero, al buono ed al bello, un atteggiamento il più fedele possibile all'innocenza battesimale,  non è infantilismo o ingenuità, ma la matura consapevolezza di chi sa fare tesoro dei vantaggi di ogni età. Questa disposizione d'animo ci darà la pace interiore che è il presupposto necessario di quella esteriore, oggi tanto invocata. Ed il Rosario è uno strumento provvidenziale per ottenerla.