(Beato Bartolo
Longo)
Sul numero di febbraio abbiamo parlato
della potenza del Rosario, anche come valido aiuto per risolvere le situazioni più complesse
del mondo. Gli increduli magari sorridono davanti ad affermazioni del genere,
ma non intendiamo, almeno in queste brevi righe, dimostrare loro nulla. Constatiamo solo che ci sono ambiti della realtà che
sfuggono a chi non ha fede. Ma a quanti la fede non difetta, o che ad essa si aprono, bisogna
far capire l'importanza di riscoprire, incoraggiare e diffondere questa
antica devozione, rendendola di nuovo spiritualmente attraente.
Per questo motivo, Luci sull'Est si è
impegnata a diffondere gratuitamente con il sostegno dei suoi amici altre
100.000 "confezioni del Rosario",
la scatoletta contenente una corona in legno e
un libricino che spiega come si recita questa preghiera, con una bella
illustrazione per ogni mistero. La metà di questo
quantitativo sarà destinato ai giovani in una confezione fatta apposta
per loro e il tutto andrà distribuito nell'arco dell'anno del Rosario indetto
da Giovanni Paolo II. Queste confezioni vanno così ad aggiungersi alle altre
250.000 già diffuse in Italia.
Attenzione: l'illustrazione del mistero
può essere molto utile. Non è solo un elemento decorativo per rendere la
pubblicazione più pregevole. In un dotto commento, ma di semplice e gradevole
lettura, alla Rosarium Virginis Mariae e in generale alla pratica della preghiera
del Rosario, don Cristoforo Charamsa
afferma che per meditare ogni mistero bisogna servirsi della concentrazione, cioè della "guardia della mente, delle idee e delle
preoccupazioni che volano". A questo scopo sono necessari due elementi:
primo, "la
chiara enunciazione del mistero" e, secondo, un "elemento visivo e
immaginativo", secondo il metodo di composizione di luogo insegnato da
Sant'Ignazio di Loiola, il che si ottiene più facilmente guardando un'icona di
ciò che si deve meditare. Così, aprendo uno "scenario" davanti ad
ogni mistero, anche i sensi ci aiutano a
penetrare più facilmente nella contemplazione.
Dopo aver esortato a recitare il
Rosario allontanando le deformazioni del culto descritte da San Luigi Grignion
de Montfort nel celebre Trattato della
Vera Devozione a Maria, don Charamsa spiega il perché il Rosario deve
essere una esercizio continuo di contemplazione di
Gesù Cristo con gli occhi di Sua Madre, un vero allenamento spirituale per
diventare alter Christi.
Infatti, come dice
San Tommaso d'Aquino, "contemplare significa guardare trasformandosi in
ciò che si vede, e come tale, esso è il fine di tutta la vita umana e
cristiana". Ma, come avviene con ogni esercizio, il Rosario più lo si
recita e più si riesce a farlo bene. È vero che apparentemente questa preghiera
è qualcosa di semplice, tuttavia man mano che ci addentriamo nella sua pratica,
vi si scoprono sempre nuove ricchezze e modi di perfezionarla. Dunque, si può
dire che "il Rosario è una preghiera facile e difficile allo stesso
tempo", ma che comunque non richiede doti
particolari a nessuno.
Un altro paradosso, si nota nello
studio, è che il Rosario, pur essendo una orazione di
popolo, ha un profondo significato teologico, e perciò è stata praticata da
papi e da santi nel corso dei secoli, con
brillanti risultati di trasformazioni interiori e esteriori, e cioè non
solo con effetti sulle proprie vie della perfezione, ma anche con grandi
interventi provvidenziale nelle società. Un esempio ci viene
offerto da un grande apostolo laico, il beato Bartolo Longo, il fondatore del
santuario della Madonna del Rosario di Pompei morto nel 1926, che mediante la
pratica personale e la diffusione di questa preghiera lasciò dapprima l'anticlericalismo
e lo spiritismo, per praticare in seguito eroicamente le virtù e trasformarsi
nel motore di una grande trasformazione, morale e sociale, delle popolazioni
della celebre vallata campana.
Il Rosario ci può anche aiutare contro
le deformazioni di una diffusa mentalità pratica dei nostri giorni, per cui conta solo l'attività concreta, non la
contemplazione e la "guardia del cuore", come la chiamava quel
maestro di vita spirituale che fu l'abate trappista Dom Chautard. I
contemporanei, immersi nell'agitazione e dissipazione indotta dai vertiginosi
ritmi della civiltà del lavoro e degli affari,
sottoposti nello svago al bombardamento di immagini
che non aiutano a pensare, ma solo a subire informazioni e deformazioni, possono trovare una nuova dimensione della
realtà nella meditazione e nella preghiera del Santo Rosario. E scoprendo questa realtà, potranno scoprire (o riscoprire)
se stessi, il loro Creatore e Redentore, la Chiesa da Lui fondata per la loro
salvezza, l'intercessione dolcissima di Maria, la vera gerarchia dei loro
interessi e bisogni. Potranno financo scoprire, come insegna proprio Dom
Chautard, che anche il loro operare concreto diventerà più fruttuoso e ordinato
in funzione di ciò che deve stare al primo posto e che veramente importa, la
gloria di Dio.
"L'anima della contemplazione è la
meraviglia - dice P. Mauro Coggi O.P. – è lo stupore, l'atteggiamento dei
bambini che 'si incantano' ad osservare anche i
dettagli più insignificanti di ciò che li circonda. E come possiamo contemplare
se ci siamo lasciati contagiare dal virus 'anticontemplativo',
o meglio, 'antimetafisico', con la tracotanza di coloro che credono di sapere
già tutto, paralizzati dalla superbia della mente e dalla durezza del cuore?
“Come ritrovare quella capacità di
stupirci e quella purezza interiore perse a causa del peccato originale, dei
nostri peccati e di tale 'contagio'?” (Rivista Rosarium, 1/2003)
Nonostante lo spessore della fede che
ci mostra la vera devozione del Rosario, non ci deve poi meravigliare quanto
aggiunge Don Charamsa: "Il Rosario si inserisce
in quelle pratiche che aiutano a conservare nella vita di fede la freschezza
della fiducia e della semplicità dei bimbi che sono le disposizioni per l'accoglienza
del Regno di Dio. Non è casuale il fatto che i primi e semplici destinatari
delle apparizioni nelle quali la Madonna raccomandava
la preghiera del Rosario fossero i bambini: Bernardette Soubirous (1844-1879) a
Lourdes e i piccoli Giacinta (1910-1920) e Francesco Marto (1908-1919) con
Lucia de Jesus (1907) a Fatima." (Il
Rosario, Cristoforo Charamsa, Libreria Editrice Vaticana, 2003)
Chiedere il ripristino della nostra
capacità di stupirci davanti al vero, al buono ed al bello, un atteggiamento il
più fedele possibile all'innocenza battesimale,
non è infantilismo o ingenuità, ma la matura consapevolezza di chi sa
fare tesoro dei vantaggi di ogni età. Questa
disposizione d'animo ci darà la pace interiore che è il presupposto necessario
di quella esteriore, oggi tanto invocata. Ed il Rosario è uno strumento provvidenziale per ottenerla.