Dopo la
pubblicazione di una intervista con l’ambasciatore cubano presso la Santa Sede,
la rivista 30Giorni ha ricevuto una
lettera dal Comitato Permanente dei Vescovi di Cuba, che intendeva precisare le
affermazioni del diplomatico. I presuli
puntualizzano senza giri di parole che “l’Ufficio per gli Affari Religiosi del
Comitato centrale del Partito Comunista di Cuba, controlla la vita e l’azione
della Chiesa”. Ne danno un esempio stupefacente: “La nostra Conferenza
episcopale detiene l’eccezionale condizione di essere l’unica nel Continente, e
forse nel mondo, che non ha accesso ad Internet e questa è una delle frequenti limitazioni
che ci trasmette l’Ufficio per gli Affari Religiosi”. Aggiungono inoltre cifre
impressionanti sullo sradicamento sistematico della Chiesa durante il periodo
comunista: oggi, con una popolazione pressoché raddoppiata, vi sono meno della metà dei sacerdoti
presenti all’epoca antecedente a Castro. Essi denunciano inoltre il tentativo
ufficiale di presentare come “religione di Cuba” un miscuglio sincretista di
culti afro-cubani, in modo da negare importanza alla religione cattolica romana
professata ancora dalla maggioranza,
nonostante lo sforzo di ateizzazione imposto negli ultimi quattro
decenni. (1)
Questa
precisazione dei vescovi avveniva quasi in concomitanza con l’onesto
riconoscimento del giornalista Luca de Mata, direttore dell’agenzia vaticana
Fides, di avere “sperato e sbagliato” nei riguardi di Castro, dopo che il
dittatore caraibico aveva fatto fucilare tre poveracci che cercavano di
scappare dal suo “paradiso”: “Il pugno chiuso di Fidel, pieno delle mosche del
populismo retorico il cui ronzio ha riempito i gulag di cadaveri, continua ad
abbattersi contro gente inerme (…) forse abbiamo dato al regime la sensazione
che il suo leader era coperto dal nostro silenzio. Ma non era copertura, era
solo carità, era solo dare la possibilità di iniziare anche un cammino verso il
recupero della sua dignità”. Tutto questo faceva seguito ad un altro comunicato
dei vescovi cubani dove si parlava di “eccesso di parole e di gesti”,
“un’esagerata affidabilità” da parte di “alcune personalità della Chiesa”. (2) Evidentemente si faceva
riferimento ad ecclesiastici non cubani.
Eppure, durante la visita all’Avana il vescovo ausiliare di Praga si è
lamentato del poco appoggio dato ai dissidenti dalle autorità ecclesiastiche
locali. (3)
La situazione
nella “terra madre” cinese fa prevedere una nuova ondata di persecuzioni,
questa volta ai danni di “cattolici patriottici” non abbastanza docili al
governo. Esiste lì una Chiesa cattolica clandestina, da sempre unita al Papa e
dissidente dall’autorità comunista. Ed esiste parallelamente una chiesa
cattolica “ufficiale”, controllata dal governo comunista attraverso una
“associazione patriottica”. Solo che ultimamente non pochi dei vescovi di
questa struttura ecclesiastica, formalmente scismatica rispetto a Roma, avevano
espresso “personalmente la loro volontà di vivere ed operare in comunione con
il Papa e la Chiesa universale”. (7)
Come sappiamo ormai per esperienza, i comunisti possono magari aprirsi
al mondo degli affari capitalisti, ma difficilmente abbandonano certi risvolti
della loro mentalità totalitaria. Così, ci racconta sulle pagine di Avvenire
Padre B. Cervellera, noto sinologo ed ex-direttore dell’agenzia Fides, il governo ha provveduto a varare tre
documenti che “formalizzano uno strettissimo controllo della Chiesa cattolica
in Cina”. Naturalmente si riferisce alla Chiesa “patriottica”. Tramite questi
strumenti, il governo passa a regolare
più decisamente la vita, anche in termini teologici, sacramentali e liturgici, di questi fedeli. Ad esempio, i vescovi
vengono assistiti da laici all’uopo designati; anche le finanze vengono gestite
da un comitato; si deve garantire la fedeltà alla leadership del Partito
comunista al di sopra dell’amore alla Chiesa; si deve controllare
l’indottrinamento di “sacerdoti e cattolici, seminari e conventi”; si devono controllare i mezzi di
comunicazione e i viaggi all’estero,
nonché i rapporti con stranieri. (8)
Tutto questo
avviene in Russia in un contesto non molto rassicurante. Secondo Avvenire, “il presidente Vladimir Putin,
memore del suo passato come agente del KGB, ha riorganizzato con un decreto i
servizi di sicurezza (FSB) in modo tale che essi riacquistano buona parte del
potere che avevano, appunto, con il vecchio KGB. Ciò è particolarmente
preoccupante per quanto riguarda l’informazione”.(13)
Contemporaneamente,
la Commissione per la Libertà Religiosa, organismo federale americano indipendente,
denuncia violazioni in paesi come Russia, Laos, Vietnam, Arabia Saudita,
Bielorussia e Afghanistan. (14) Saranno da inquadrare in tale contesto le
notizie sulla serie di intese che la Chiesa ortodossa avrebbe firmato con
organismi federali e locali russi che hanno molto rafforzato il suo
potere, dandole accesso a istituzioni
come “le prigioni, la polizia, l’FSB, l’esercito, le scuole e gli ospedali,
enfatizzando il ruolo dell’ortodossia come la legittima ideologia della
tradizione statale russa”? (15) Tutto ciò avrà, forse, anche qualcosa a che
fare con il documento “stilato sotto la guida di Vladimir Zonin, ministro delle
nazionalità”, che ritiene “la Chiesa cattolica potenzialmente più pericolosa
dell’estremismo islamico ai fini della sicurezza nazionale della Russia?” (16)
Chi vivrà, vedrà.
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riquadro *******************
Rapporto 2003 ‘Aiuto alla Chiesa
che soffre’: “libertà di religione nel mondo sempre più in pericolo”
Il 2002 è
stato un anno tragico per la libertà religiosa nel mondo: solo per la religione
cristiana ci sono stati 938 morti, 629 feriti e 100.345 arresti. Queste alcune
delle conclusioni contenute nel ‘Rapporto 2003 sulla libertà religiosa nel
Mondo’ presentato questa mattina (26/6/03, ndr) a Roma, presso la Sede della
stampa estera, dalla sezione italiana di ‘Aiuto alla Chiesa che soffre’
(Acs). (…)
Il rapporto è
il risultato di un lunga indagine condotta su 190 nazioni che ha raccolto,
Paese per Paese, tutte le violazioni al diritto fondamentale di libertà religiosa
e di coscienza, indipendentemente dalla confessione, segnalando tutte le
restrizioni o le limitazioni legali che impediscono la pratica e la diffusione
di una fede religiosa. Andrea Morigi e Marco Invernizzi, i due curatori del
rapporto, spiegano che: “Gravi limitazioni, violazioni e discriminazioni sono
state riscontrate in tutti i 190 Paesi. Le
situazione più preoccupanti sono state registrate a Cuba, in Colombia e in Venezuela, per quanto riguarda
l’America latina; nei Paesi africani di Sudan
e Nigeria; e, nel continente
asiatico, in Cina, Indonesia, India,
Myanmar, Vietnam, Laos e Corea del
Nord”.
Morigi si è
soffermato in particolare sulla situazione dei Paesi africani, dove
“l’introduzione della sharia (legge
islamica) non è certamente un elemento che favorisce un clima di pace” come il
caso della Nigeria. In alcuni contesti - e precisamente a Timor Est, Giordania,
Qatar e Barhein - si sono osservati miglioramenti per il rispetto della libertà
religiosa e dell’esercizio della propria fede, situazioni che permettono di
guardare al futuro con un certo ottimismo.
Padre Bernardo
Cervellera, missionario del Pontifico istituto missioni estere (Pime), ha
ampiamente illustrato la situazione nella Repubblica popolare cinese che è
motivo di grande preoccupazione nella “famiglia” cattolica. Nella sua analisi,
padre Cervellera ha spiegato i provvedimenti in atto in Cina che minacciano il
futuro della Chiesa: “Le nuove regole per le comunità religiose, approvate
dall’Ufficio per gli affari religiosi, sottomettono la vita e il cuore stesso
della Chiesa alle decisioni politiche (del partito comunista), rischiando di
impoverire la dimensione apostolica e sacra della fede cattolica”. Con
l’introduzione di queste nuove norme da parte delle autorità cinesi, padre Cervellera
teme che la persecuzione di preti e fedeli non potrà che aumentare poiché il
regime comunista li considera “asociali e sovversivi” se non accettano di
entrare nell’Associazione patriottica cristiana controllata dallo Stato (Misna, 26/6/03 – Il grassetto è della redazione di Spunti).
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Note:
1) 30 DIAS, n.5, 2003
2) Adista, n.35, 10.5.2003
3) Adista, n.47, 21.6.03
4) International Herald Tribune, Beijing
aims to kill free speech in Hong Kong, 4.6.03
5) Misna, Hong Kong 9/5/03
6) Id.
7) Avvenire 28/5/03, P. Bernardo
Cervellera, “Come ti normalizzo la Cina”
8) Id.
9) Présent, Vladimir Boukovsky et Elena Bonner écrivent à George Bush,
14.3.03
10) Sandro Magister, L’Espresso, www.chiesa.espressonline.it,
Contro il papa a Mosca nuovo veto di Alessio II, 24.3.03
11) www.religion.info, 28.5.2003
12) www.vaticanradio.org, Rádio Vaticano,
9/6/03
13) Avvenire, 12.03.03, Giovanni
Bensi, Putin dà maggiori poteri ai servizi
14) www.religion.info , 20/5/03
15) Forum18/CWNews.com, 27/5/03 in www.religion.info, 27/5/03;
16) Il Secolo XIXweb, 10-12-2002,
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