Spunti – agosto 2003 / Pag. 10-13

 

 

La Chiesa minacciata

 

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio…

 

 

CUBA

“Abbiamo sperato e sbagliato”

 

Dopo la pubblicazione di una intervista con l’ambasciatore cubano presso la Santa Sede, la rivista 30Giorni ha ricevuto una lettera dal Comitato Permanente dei Vescovi di Cuba, che intendeva precisare le affermazioni del diplomatico.  I presuli puntualizzano senza giri di parole che “l’Ufficio per gli Affari Religiosi del Comitato centrale del Partito Comunista di Cuba, controlla la vita e l’azione della Chiesa”. Ne danno un esempio stupefacente: “La nostra Conferenza episcopale detiene l’eccezionale condizione di essere l’unica nel Continente, e forse nel mondo, che non ha accesso ad Internet e questa è una delle frequenti limitazioni che ci trasmette l’Ufficio per gli Affari Religiosi”. Aggiungono inoltre cifre impressionanti sullo sradicamento sistematico della Chiesa durante il periodo comunista: oggi, con una popolazione pressoché raddoppiata,  vi sono meno della metà dei sacerdoti presenti all’epoca antecedente a Castro. Essi denunciano inoltre il tentativo ufficiale di presentare come “religione di Cuba” un miscuglio sincretista di culti afro-cubani, in modo da negare importanza alla religione cattolica romana professata ancora dalla maggioranza,  nonostante lo sforzo di ateizzazione imposto negli ultimi quattro decenni. (1)

Questa precisazione dei vescovi avveniva quasi in concomitanza con l’onesto riconoscimento del giornalista Luca de Mata, direttore dell’agenzia vaticana Fides, di avere “sperato e sbagliato” nei riguardi di Castro, dopo che il dittatore caraibico aveva fatto fucilare tre poveracci che cercavano di scappare dal suo “paradiso”: “Il pugno chiuso di Fidel, pieno delle mosche del populismo retorico il cui ronzio ha riempito i gulag di cadaveri, continua ad abbattersi contro gente inerme (…) forse abbiamo dato al regime la sensazione che il suo leader era coperto dal nostro silenzio. Ma non era copertura, era solo carità, era solo dare la possibilità di iniziare anche un cammino verso il recupero della sua dignità”. Tutto questo faceva seguito ad un altro comunicato dei vescovi cubani dove si parlava di “eccesso di parole e di gesti”, “un’esagerata affidabilità” da parte di “alcune  personalità della Chiesa”. (2) Evidentemente si faceva riferimento ad ecclesiastici non cubani.  Eppure, durante la visita all’Avana il vescovo ausiliare di Praga si è lamentato del poco appoggio dato ai dissidenti dalle autorità ecclesiastiche locali. (3)

 

 

HONG KONG

 

“Bollati come nemici”

 

Si allontana sempre di più la speranza a Hong Kong che il governo mantenga la solenne promessa che aveva suggellato il passaggio sotto Pechino della ex-colonia britannica: una nazione, due sistemi. In realtà, gli spiriti più vigilanti già l’avevano previsto ma, come al solito, erano stati bollati come profeti di sventura. La rinnovata apprensione prende le mosse dalla legge che il governo intenderebbe promulgare per perseguire “tradimento, sedizione, sovversione e furto di segreti statali” come reati penali. Gli osservatori dicono che in Cina queste leggi servono per reprimere il dissenso. Chi, per esempio, critica il governo su Internet è un “sovversivo” che rischia sette anni di galera. “La legge introdurrà dalla porta di servizio una nuova giurisprudenza che renderà possibile al governo di chiudere effettivamente gruppi legati a organizzazioni sospette nel resto di China, come il Falun Gong e la Chiesa Cattolica Romana (…). Con questa legge Hong Kong somiglierà molto di più al resto della Cina”. (4)

Ancora una volta come in passato, il vescovo di Hong Kong, Mons. Joseph Zen, si sta dimostrando un pastore lungimirante e coraggioso.  “Facendosi portavoce dell’insoddisfazione della società civile, il presule ha inviato il 3 maggio scorso alla Commissione del Consiglio legislativo un documento dai toni particolarmente duri, in cui afferma di provare ‘frustrazione e indignazione’ per il modo in cui sta procedendo l’iter della proposta di legge anti-sovversione”. (5)  Dopo essersi lamentato che le 60.000 mila persone scese per strada cinque mesi fa per protestare contro questa legge sono state ignorate, Mons. Zen denuncia: “Noi siamo stati bollati come nemici”. “I colpevoli d’incitamento alla violenza o di disturbo dell’ordine pubblico potrebbero invece scontare fino a 7 anni di prigione. Sette anni di carcere ed una multa di 64mila dollari sono previsti anche per chi pubblica materiale ritenuto sedizioso”. (6) Un'analoga protesta si alza dall’Associazione dei Giornalisti di Hong Kong. E, in Occidente, nessuno trova questo motivo sufficiente non già per scendere in piazza, ma neanche per parlarne?

 

 

CINA

Adesso tocca ai “patriottici” indocili

 

La situazione nella “terra madre” cinese fa prevedere una nuova ondata di persecuzioni, questa volta ai danni di “cattolici patriottici” non abbastanza docili al governo. Esiste lì una Chiesa cattolica clandestina, da sempre unita al Papa e dissidente dall’autorità comunista. Ed esiste parallelamente una chiesa cattolica “ufficiale”, controllata dal governo comunista attraverso una “associazione patriottica”. Solo che ultimamente non pochi dei vescovi di questa struttura ecclesiastica, formalmente scismatica rispetto a Roma, avevano espresso “personalmente la loro volontà di vivere ed operare in comunione con il Papa e la Chiesa universale”. (7)  Come sappiamo ormai per esperienza, i comunisti possono magari aprirsi al mondo degli affari capitalisti, ma difficilmente abbandonano certi risvolti della loro mentalità totalitaria. Così, ci racconta sulle pagine di Avvenire Padre B. Cervellera, noto sinologo ed ex-direttore dell’agenzia Fides,  il governo ha provveduto a varare tre documenti che “formalizzano uno strettissimo controllo della Chiesa cattolica in Cina”. Naturalmente si riferisce alla Chiesa “patriottica”. Tramite questi strumenti,  il governo passa a regolare più decisamente la vita, anche in termini teologici,  sacramentali e liturgici, di questi fedeli. Ad esempio, i vescovi vengono assistiti da laici all’uopo designati; anche le finanze vengono gestite da un comitato; si deve garantire la fedeltà alla leadership del Partito comunista al di sopra dell’amore alla Chiesa; si deve controllare l’indottrinamento di “sacerdoti e cattolici, seminari e conventi”;  si devono controllare i mezzi di comunicazione e i viaggi all’estero,  nonché i rapporti con stranieri. (8)

 

 

RUSSIA

I frutti del comunismo

 

Due noti dissidenti  dell’epoca sovietica, Vladimir Bukovski ed Elena Bonner, vedova del Nobel Andrej Sakarov, hanno scritto una lettera al presidente Bush per dirgli che in Russia non esiste affatto la democrazia intesa come in Occidente e che oggi il grande padrone della vita russa è l’ex-KGB, ribattezzato FSB, dalle cui file proviene il presidente Putin. Secondo le due autorevoli personalità è all’ex-KGB che fanno capo il crimine organizzato, i racket della droga e delle vendite di armamenti nonché gli omicidi mirati e, peggio di tutti, il “genocidio” in Cecenia.  Entrambi criticano l’ingenuità del presidente americano e del primo ministro inglese nel non adottare per la Russia lo stesso criterio di giudizio applicato all’Irak .(9) Quale che sia la realtà, a nessuno sfugge l’anomalia della situazione russa post-sovietica. Ed è in questo quadro sui generis che va vista la problematica religiosa.

Dopo il ‘91 ci fu un primo, promettente momento per la ripresa della religione in Russia, ma poi gradatamente alla repressione comunista si sono venuti sostituendo i miraggi della ricchezza del mondo libero e allora la frequenza alle chiese è tornata ad essere molto minoritaria fra la popolazione. Si direbbe che oggi la secolarizzazione raccolga i frutti nel terreno seminato dal comunismo. Ciò si nota sia nella Chiesa ortodossa, quella della stragrande maggioranza dei cristiani, che nelle altre confessioni. Ma sembrerebbe che le autorità ortodosse si trovino meno preparate alla sfida. In esse, infatti, prevale un modo di reagire improntato ad un ricorrente nervosismo, soprattutto davanti ai cattolici visti come concorrenti sleali. Ne abbiamo parlato precedentemente su Spunti.

Così si spiega l’accusa al Vaticano di fare “proselitismo” in Russia e di sostenere l’azione pastorale, secondo loro aggressiva, dei greco-cattolici in Ucraina. Ad entrambe le accuse sono state date risposte puntuali, ma il Patriarcato di Mosca non se n’è dato per inteso. In questo senso va letto il libro a mo’ di intervista biografica al Patriarca Alessio II, “Il partito polacco che comanda a Roma”,  scritto da Angelica Carpifave, neodirettore dell’Istituto italiano di cultura a Mosca. Il patriarca sostiene ancora l’illegittimità della “offensiva missionaria” scatenata dalla Chiesa. Questa viene ritenuta, secondo l’interpretazione del giornalista Sandro Magister,  “anche un po’ vile, per ricuperare in Oriente i fedeli perduti in Occidente”. (10) A parte il fatto che la Chiesa cattolica ha dimostrato ampiamente la sua presenza storica nella Russia pre-rivoluzionaria, c’è un altro fatto non meno eloquente: i fedeli russi non li recupera neanche la Chiesa ortodossa. Nella grande festa della Pasqua scorsa, la presenza nelle chiese si è rivelata sorprendentemente bassa. E qui ci vorrebbe, da parte del Patriarcato, un’analisi serena di cosa ha significato il comunismo per la popolazione russa, con la doverosa aggiunta, diciamolo francamente, di un mea culpa.

 

 

KAZAKHSTAN

L’accusa:  “perfidia e bugia”

 

L’ultimo motivo di scontro è stata l’erezione da parte della Santa Sede di due sedi vescovili, Astana ed Almaty,  in Kazakhstan, paese anch’esso classificato dal patriarcato come suo “territorio canonico”. Pure qui, come nel caso dell’Ucraina,  non si vede una grande coerenza. Nel mondo ortodosso è sempre prevalso il principio dell’autocefalia. Cioè, le chiese tendono a costituirsi autonome ed indipendenti, ovvero con una testa propria, laddove c’è  una realtà politica e nazionale autonoma.  E queste due nazioni si sono rese indipendenti dall'Unione Sovietica da oltre un decennio. Un'altra dimostrazione di scarsa coerenza l'ha data il Patriarcato con la decisione di organizzare in una “metropoli autonoma” la diaspora russa nell'Europa Occidentale, separatasi proprio da quando il Patriarcato aderì alle autorità sovietiche. Comunque, si tratta di qualcosa che, per un verso, è  analogo a quanto la Santa Sede ha fatto erigendo le diocesi cattoliche in Russia e in Kazakhstan per organizzare i cattolici ivi residenti. Solo che in questo caso il gesto è stato ritenuto dall’autorità religiosa di Mosca un grave affronto nei suoi confronti. Bisogna aggiungere che un gruppo di preti e fedeli ortodossi residenti in Francia si sono detti contrari  al progetto moscovita, dichiarando che il Patriarcato “non si è sbarazzato dei suoi trascorsi politici e autoritari”. (11)

Un ulteriore motivo di frizione è la possibile visita del Papa in Russia, dove egli avrebbe colto l’occasione per consegnare ai russi un icona della Madonna di Kazan, trafugata all’epoca di Stalin, comprata da cattolici americani in un antiquariato di Londra e successivamente fatta pervenire al Papa. Il Patriarcato si ha detto “sorpreso” dal progetto, ingiungendo alla Santa Sede l'immediata restituzione dell’icona, peraltro valutata una semplice copia,  senza che vi sia alcun legame fra questo atto,  di “pertinenza della polizia doganale”, ed una visita del romano pontefice. Come riportato dalla Radio Vaticana, Alessio II ha dichiarato al giornale Isveztia (9/6/03) di ritenere “che i rapporti fra le due chiese non debbano seguire il peggiore modello della diplomazia esistente, che ammette sia la perfidia che la bugia; che tende una mano in segno di amicizia mentre prepara un colpo con l’altra”. (12)

Tutto questo avviene in Russia in un contesto non molto rassicurante. Secondo Avvenire, “il presidente Vladimir Putin, memore del suo passato come agente del KGB, ha riorganizzato con un decreto i servizi di sicurezza (FSB) in modo tale che essi riacquistano buona parte del potere che avevano, appunto, con il vecchio KGB. Ciò è particolarmente preoccupante per quanto riguarda l’informazione”.(13)

Contemporaneamente, la Commissione per la Libertà Religiosa, organismo federale americano indipendente, denuncia violazioni in paesi come Russia, Laos, Vietnam, Arabia Saudita, Bielorussia e Afghanistan. (14) Saranno da inquadrare in tale contesto le notizie sulla serie di intese che la Chiesa ortodossa avrebbe firmato con organismi federali e locali russi che hanno molto rafforzato il suo potere,  dandole accesso a istituzioni come “le prigioni, la polizia, l’FSB, l’esercito, le scuole e gli ospedali, enfatizzando il ruolo dell’ortodossia come la legittima ideologia della tradizione statale russa”? (15) Tutto ciò avrà, forse, anche qualcosa a che fare con il documento “stilato sotto la guida di Vladimir Zonin, ministro delle nazionalità”, che ritiene “la Chiesa cattolica potenzialmente più pericolosa dell’estremismo islamico ai fini della sicurezza nazionale della Russia?” (16) Chi vivrà, vedrà.

 

 

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Rapporto 2003 ‘Aiuto alla Chiesa che soffre’: “libertà di religione nel mondo sempre più in pericolo”

 

Il 2002 è stato un anno tragico per la libertà religiosa nel mondo: solo per la religione cristiana ci sono stati 938 morti, 629 feriti e 100.345 arresti. Queste alcune delle conclusioni contenute nel ‘Rapporto 2003 sulla libertà religiosa nel Mondo’ presentato questa mattina (26/6/03, ndr) a Roma, presso la Sede della stampa estera, dalla sezione italiana di ‘Aiuto alla Chiesa che soffre’ (Acs).  (…)

Il rapporto è il risultato di un lunga indagine condotta su 190 nazioni che ha raccolto, Paese per Paese, tutte le violazioni al diritto fondamentale di libertà religiosa e di coscienza, indipendentemente dalla confessione, segnalando tutte le restrizioni o le limitazioni legali che impediscono la pratica e la diffusione di una fede religiosa. Andrea Morigi e Marco Invernizzi, i due curatori del rapporto, spiegano che: “Gravi limitazioni, violazioni e discriminazioni sono state riscontrate in tutti i 190 Paesi. Le situazione più preoccupanti sono state registrate a Cuba, in Colombia e in Venezuela, per quanto riguarda l’America latina; nei Paesi africani di Sudan e Nigeria; e, nel continente asiatico, in Cina, Indonesia, India, Myanmar, Vietnam, Laos e Corea del Nord”.

Morigi si è soffermato in particolare sulla situazione dei Paesi africani, dove “l’introduzione della sharia (legge islamica) non è certamente un elemento che favorisce un clima di pace” come il caso della Nigeria. In alcuni contesti - e precisamente a Timor Est, Giordania, Qatar e Barhein - si sono osservati miglioramenti per il rispetto della libertà religiosa e dell’esercizio della propria fede, situazioni che permettono di guardare al futuro con un certo ottimismo.

Padre Bernardo Cervellera, missionario del Pontifico istituto missioni estere (Pime), ha ampiamente illustrato la situazione nella Repubblica popolare cinese che è motivo di grande preoccupazione nella “famiglia” cattolica. Nella sua analisi, padre Cervellera ha spiegato i provvedimenti in atto in Cina che minacciano il futuro della Chiesa: “Le nuove regole per le comunità religiose, approvate dall’Ufficio per gli affari religiosi, sottomettono la vita e il cuore stesso della Chiesa alle decisioni politiche (del partito comunista), rischiando di impoverire la dimensione apostolica e sacra della fede cattolica”. Con l’introduzione di queste nuove norme da parte delle autorità cinesi, padre Cervellera teme che la persecuzione di preti e fedeli non potrà che aumentare poiché il regime comunista li considera “asociali e sovversivi” se non accettano di entrare nell’Associazione patriottica cristiana controllata dallo Stato (Misna, 26/6/03 – Il grassetto è della redazione di Spunti).

 

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Note:

1) 30 DIAS, n.5, 2003

2) Adista, n.35, 10.5.2003

3) Adista, n.47, 21.6.03

4) International Herald Tribune, Beijing aims to kill free speech in Hong Kong, 4.6.03

5) Misna, Hong Kong 9/5/03

6) Id.

7) Avvenire 28/5/03, P. Bernardo Cervellera, “Come ti normalizzo la Cina”

8) Id.

9) Présent, Vladimir Boukovsky et Elena Bonner écrivent à George Bush, 14.3.03

10) Sandro Magister,  L’Espresso, www.chiesa.espressonline.it, Contro il papa a Mosca nuovo veto di Alessio II, 24.3.03

11) www.religion.info, 28.5.2003

12) www.vaticanradio.org, Rádio Vaticano, 9/6/03

13) Avvenire, 12.03.03, Giovanni Bensi, Putin dà maggiori poteri ai servizi

14) www.religion.info , 20/5/03

15) Forum18/CWNews.com, 27/5/03 in www.religion.info,  27/5/03;

16) Il Secolo XIXweb, 10-12-2002, Studio degli esperti russi