Spunti – agosto 2003 / pag. 2-4
Un
Messaggio muto, ma quanto eloquente!
50 anni
fa la lacrimazione di Maria a Siracusa
Due giovani sposi, Angelo Iannuso e
Antonina Giusto, si sono appena stabiliti in via degli Orti, in un quartiere
"rosso" di Siracusa, l'antichissima città nel sud della Sicilia. È il
23 marzo 1953 e all'inizio sembra andare tutto bene. Ma la luna di miele vola
veloce e avviene qualcosa di molto grave.
Antonina comincia a manifestare certi disturbi neurologici, che
potrebbero complicare la sua gravidanza al sesto mese, minacciando il
nascituro.
I
sintomi sono crisi convulsive e perdita della parola, della vista ed anche
della coscienza. Un quadro patologico complesso che renderà ancor più
sorprendente e meraviglioso quanto avvenne il 29 agosto 1953. Difatti quel
giorno, dopo che il marito era uscito per andare a lavorare, la moglie si mise
a letto in seguito a una crisi. Erano le otto e mezza del mattino.
All’improvviso fu abbagliata da una luce sfolgorante e volgendo lo sguardo
verso un quadro in gesso del Cuore Immacolato di Maria, un dono di nozze appeso
al capezzale del letto, vide sgorgare dagli occhi della Madonna due grosse
lacrime; ne seguirono ancora due e poi tante altre.
All’inizio credette ad
un’allucinazione, provocata dalla malattia. Tuttavia, vedendo che le lacrime
scorrevano con frequenza sempre maggiore e sentendo di non avere forza per
alzarsi, si mise a urlare ai suoi familiari: “Venite…Venite a vedere il quadro
della Madonna che piange!”.
I parenti accorsero e dopo essersi resi conto
del prodigio, si misero a piangere.
Come un lampo, la notizia si sparse per via degli Orti e per tutto il
quartiere “sinistrorso”, facendo affluire una folla di fedeli e di curiosi che
si accalcava per verificare l’accadimento. Ma non era tutto: dato che il
fenomeno perdurava, poterono bagnare i loro fazzoletti e batuffoli, ricavando
le prime reliquie.
Davanti all’enorme concorso di popolo, il quadro è messo su un davanzale
che dà sulla strada. Mentre le lacrime continuano a bagnare le gote
dell’effigie, si respira un’aria serena e filiale: nessuno grida istericamente
al miracolo, non si scatena nessuna tempesta emotiva. Analizzando questo
comportamento equilibrato, il Prof. Giuseppe Marino, neuro-psichiatra di fama
internazionale in patologie nervose e specializzato in quelle riguardanti il
campo mistico-religioso, ebbe a
dichiarare: “Le presunte ‘allucinazioni’ erano viste concretizzarsi in una
realtà palpabile, rappresentata dalla fluente cascata di perle che, come è
stato dimostrato poi nei diversi laboratori di analisi cliniche, erano lacrime,
nelle quali si notò la presenza di acqua distillata, clorato di sodio e
particole infinitesimali di sostanza proteica.” Cioè, lacrime umane.
Ripercussione mondiale
Il pianto si protrasse a
intervalli per ben quattro giorni. Così poté essere constatato da migliaia di
testimoni italiani e stranieri, anche perché la stampa locale subito ne parlò
con dovizia di particolari, e la notizia rimbalzò dappertutto e rapidamente, ma
specialmente sui grandi giornali. Nel frattempo si fecero degli impressionanti
filmati della lacrimazione, che furono poi raccolti da Padre Sbriglio del PIME
con l’assistenza tecnica della Sony.
L’arcivescovo, Mons. Ettore Baranzini, giudicò prudente vietare
momentaneamente ai suoi sacerdoti e religiosi di avvicinarsi al luogo del
prodigio. Ma chiese il parere di due periti in materia, il Cardinale Schuster e
Padre Gemelli, e incaricò persone di sua piena fiducia di raccogliere tutti gli
elementi necessari (comprese alcune testimonianze giurate) per un rapporto da
inviare al Tribunale Ecclesiastico. Faceva parte del dossier anche il parere di
una commissione di 14 medici, compreso il Dott. Michele Cassola, noto per il
suo agnosticismo religioso. Il loro verdetto unanime fu: “lacrime umane”.
Lacrime che operano meraviglie
Don Giuseppe Tomaselli,
salesiano di Catania, diede all’inizio poca importanza al fatto pubblicato sui
giornali, ma poi cambiò idea e decise di recarsi personalmente sul posto. Nel
contempo l’immagine era già stata collocata nella piazza adiacente a via degli
Orti, al fine di contenere la folla che chiedeva la cura dell’anima e del
corpo. Il sacerdote accompagnò e vide
tali e tante grazie, che scrisse un libro ricco di dettagli intitolato Storia della Madonna delle Lacrime, tuttora una delle migliori opere sul
prodigio. Ecco qualche riga:
“Da diciotto mesi, il sig. Vincenzo Aricò aveva perduto la vista e
intravedeva appena qualche ombra. Di solito rimaneva seduto presso la soglia
della porta e per ritornare all’interno della casa lo faceva a tastoni,
appoggiandosi alle pareti. Per spostarsi da una parte all’altra della sua
stanza aveva bisogno dell’aiuto di sua moglie. Arrivando a Siracusa, per
scendere dalla macchina dovette essere sostenuto. Pregò a via degli Orti e
immediatamente rimase curato dalla vista. Io volli interrogarlo: ‘Come ha
ricuperato la vista?’ – All’improvviso! Ma avevo pregato e stamattina, prima di venire qui, ricevetti
la Comunione insieme a mia moglie’.
“Di sera, egli venne a passeggiare con me e, vedendolo camminare con
quella serenità, pensavo: chi mai potrebbe riconoscere in quest’uomo il cieco
di stamattina?…
“Andai a visitare il sig. Caruso Giuseppe, domiciliato in via Zia Lisa
236. Dalle sue proprie labbra ebbi conoscenza di ciò che segue: ‘Quindici anni
fa, mi vidi obbligato a usare il bastone per potere camminare. Cinque anni
dopo, dovetti usarne due. Avendo sentito parlare delle guarigioni fatte dalla
Madonna, mi recai in macchina a Siracusa. Lì assistetti alla cura di un cieco;
la mia ora non era ancora giunta. Di sera ritornai a Catania. Mentre riposavo,
sentii come un colpo di pungolo al torace; dopo un attimo, ne sentii un altro
ancora. Pensai con me stesso; ‘Chissà se la Madonna sta volendo farmi la
grazia? Magari…’ E non ci feci più caso.
“Il giorno dopo, verso le undici del mattino, mentre ero seduto in
camera, dinanzi a una copia dell’immagine della Madonna delle Lacrime, notando
che la miccia della candela faceva una fiamma molto tenue, pensai di accendere
un lumino a olio. Senza riflettere sulla mia incapacità di locomozione, andai
all’altra camera, presi la bottiglia dell’olio, accesi il lume e rimisi la bottiglia
al suo posto. Per fare tutto questo non avevo usato i bastoni. Caddi in me
stesso e pensai: ‘Sarò forse guarito?’ Cominciai a passeggiare senza alcun
appoggio e diedi grida di allegria. A casa mia fu un giorno di
pellegrinaggio…tutti coloro che arrivavano volevano vedermi camminare e quando
venne la sera ormai ero molto stanco. Mi ero recato a Siracusa in un sabato, e
in quello seguente ci ritornai per portare i miei bastoni alla Madonna”.
Miracolo riconosciuto dalla Chiesa
Nel suo documentato
racconto, Don Tomaselli così continua: “Nel mese di ottobre occorsero
guarigioni ancor più portentose”. Nel mese di dicembre, l’Arcivescovo presentò
la documentazione alla Conferenza Episcopale sicula riunita a Bagheria, che
emise il giudizio seguente: “I Vescovi della Sicilia…., dopo aver ascoltato
l’ampio rapporto dell’Ecc.mo Mons. Ettore Baranzini, Arcivescovo di Siracusa,
rispetto alla lacrimazione dell’Immagine del Cuore Immacolato di Maria….,
valutate attentamente le testimonianze citate nei documenti originali,
conclusero unanimemente con il giudizio che non si può mettere in dubbio la
realtà della lacrimazione. Desiderano che tale manifestazione ecciti tutti a
una salutare penitenza e a una più viva devozione al Cuore Immacolato di Maria,
esprimendo gli auspici relativi alla costruzione diligente di un Santuario che
perpetui la memoria del prodigio”.
L’Arcivescovo si recò in seguito a via degli Orti, rese omaggio al
quadro miracoloso e constatò personalmente l’enorme bene che la Madonna stava
operando mediante l’invocazione del suo Immacolato Cuore. Prendendo il quadro
nelle mani, lo guardò a lungo e rivolse
un’ardente preghiera dinanzi alla folla inginocchiata, manifestando così il suo
sostegno a questa nuova devozione.