La devozione al Sacro Cuore di Gesù è
più attuale che mai per ottenere finalmente quanto chiediamo da duemila anni:
"Venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà come in Cielo così in
Terra". Una nuova iniziativa di Luci sull’Est.
Fermati,
il Cuore di Gesù è con me!
Laddove è
abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia (Rom 5,20)
La devozione
al Sacro Cuore di Gesù è contenuta essenzialmente nella Divina Rivelazione. I
Padri della Chiesa esortarono continuamente i fedeli a corrispondere all'amore
del Salvatore immolatosi per gli uomini, facendo non di rado meditazioni sul
costato trafitto di Cristo. Attraverso il costato squarciato si arriva al Cuore
e comincia a stabilirsi un accostamento tra il Cuore e l'Amore di Gesù Cristo
per il genere umano.
Ma è sotto
l'influsso dello Spirito Santo che a partire dall’XI secolo nella Chiesa
Cattolica si sviluppa una elaborazione teologica sul culto del Cuore di Gesù,
stimolata dai fenomeni mistici di anime elette come santa Matilde e Santa
Geltrude. Un grande devoto, San Francesco di Sales, trasmise la sua pietà al Sacro Cuore alle Monache Visitandine.
San Giovanni Eudes, definito nel breve di beatificazione "padre, dottore e
apostolo di questa devozione", ne inizia il culto pubblico e ufficiale,
approvato prima in molte diocesi francesi e poi da vari papi. Al culto del
Cuore di Gesù, S. Giovanni Eudes affianca quello del Cuore di Maria.
In questo
contesto storico, una monaca visitandina del monastero di Paray-le-Monial, S.
Margherita Maria Alacoque, nella prima grande apparizione del 27 dicembre 1673
viene istruita da N. S. Gesù Cristo sull'amore che esso nutre per l'umanità e
sul desiderio divino di salvare tutti mediante il Suo Cuore. Ella vede il Cuore
circondato da una corona di spine e sormontato dalla croce, quale simbolo
dell'Amore di Gesù. Un amore disprezzato che cerca amore e riparazione.
Il culto al
Sacro Cuore conosce una rapida diffusione, ma sorgono anche forti avversari,
specialmente i giansenisti, che gridano alla idolatria perché si adora un cuore
di carne. La Chiesa definisce invece che la natura umana di Cristo è degna di
adorazione, perché costituisce un tutt’uno con la natura divina nella Persona
del Verbo. Pio VI insegna che si adora
il Cuore perché “inseparabilmente unito con la Persona del Verbo” .
Il Cuore è il
simbolo dell’Amore del Redentore, perché lì si ripercuotono l’amore e gli altri
affetti, come tristezze, gioie, sacrifici, sofferenze, ecc. Ma il cuore fisico
e l’amore simboleggiato non devono considerarsi distinti e separati: sono un
unico e adeguato oggetto di culto. Perciò quando si parla di Cuore di Cristo,
si parla di tutta la persona di Cristo, considerata nella vita intima,
affettiva e morale. Essa è la devozione preminente, perché sintetizza tutta la
vita del Signore nell’amore, che è la causa della Redenzione. Così essa
facilita all’uomo la conoscenza e l’amore al suo Redentore. Il suo fondamento
dottrinale è solidissimo. La devozione al Sacro Cuore ha segnato il risveglio
della fede dopo gli attacchi del giansenismo e del razionalismo, stimolando nei
fedeli il senso di corrispondenza all’amore di Gesù Cristo. Un amore che ci
chiede non solo di consacrarci, ma anche di riparare, perché è evidente a tutti
che l’amore di Gesù è un amore disprezzato e trascurato. (1)
Il 16 giugno
1675 una figlia spirituale di S. Francesco di Sales, Margherita Maria Alacoque, si trova in preghiera davanti al
Santissimo, quando le appare Nostro Signore che indica il proprio Cuore: “Ecco
quel Cuore che tanto ha amato gli uomini e che nulla ha risparmiato fino ad
esaurirsi ed a consumarsi per testimoniare loro il suo Amore. In segno di
riconoscenza, però, non riceve dalla maggior parte di essi che ingratitudini…”
(2)
Dopo aver
chiesto una festa dedicata al suo Cuore, il Signore aggiunse: “Io ti prometto
che il mio Cuore si dilaterà per effondere con abbondanza le ricchezze del suo
divino amore su coloro che gli renderanno questo onore e procureranno che gli
sia reso da altri”. (3)
E’ difficile spiegare come un così grande
tesoro messo alla nostra portata sia stato tanto dimenticato, aggiungendosi
questo nostro oblio odierno alle ingratitudini che già Gesù denunciava a
Margherita Maria Alacoque. Eppure il Beato Pio IX dichiarava: “La società e la
Chiesa non hanno altra speranza che nel Sacratissimo Cuore di Cristo. Predicate
dovunque questa devozione per la salvezza del mondo”, secondo quanto affermava
il P. Jules Chevalier, beatificato di recente. (4)
Fra tutte le
promesse fatte a S. Margherita Maria dal Sacro Cuore, la più celebre è
senz’altro quella dei primi nove venerdì del mese. Luci sull’Est ha già parlato
di questa straordinaria pratica devozionale, ricordando quanto detto dal
Direttorio su Pietà Popolare e Liturgia della Congregazione per il Culto Divino
del 2002 e cioè che essa non sopprime l’esigenza, in ordine alla salvezza,
“della fede operante e dell’impegno di condurre una vita conforme al Vangelo”
(n.171). Ma sicuramente, questa pratica rafforza immensamente le disposizioni
sia alla fede operante che a condurre una vita conforme al Vangelo, in modo da
meritare effettivamente quanto promesso. Tra le diverse considerazioni sulla
promessa, scrive il gesuita P. Bettani, “chi per nove mesi consecutivi ha fatto
un serio tentativo di vivere in grazia di Dio (…) ha deposto nel suo animo i
germi di una vita nuova, ha messo le condizioni per una rinascita cristiana”.
(5) Ed è in questo senso che si devono interpretare le parole del Signore,
riportate da Margherita Maria nella lettera 86:
“Un venerdì,
durante la santa comunione, Egli, se non mi sbaglio, mi rivolse queste parole:
Nell’eccessiva misericordia del mio Cuore, ti prometto che il suo onnipotente
amore accorderà la grazia della penitenza finale a tutti coloro che faranno la
comunione per nove primi venerdì del mese consecutivi. Non morranno perciò in
mia disgrazia, né senza ricevere i loro sacramenti. Il mio Cuore si renderà per
loro asilo sicuro in quel supremo momento.” (6) Sull’autenticità di questa promessa non ci sono dubbi, tanto che
Benedetto XV, fatto più unico che raro, la volle inserire nella bolla di
canonizzazione della santa. Secondo gli esaminatori teologici, la frase “se non
mi sbaglio” non indica un dubbio, ma un atto di umiltà davanti al
soprannaturale.
Il P. L.
Filosomi S.I. dice che “Margherita, quasi preoccupata di essere fraintesa, a ogni promessa non fa che ripetere che Gesù
sarà fedele alle sue promesse a patto che lo ‘conosciamo, amiamo, onoriamo’,
(…) e che per ottenere una serena e santa morte, ‘bisogna vivere conformi alle
sue sante leggi’”. (7) Aggiunge inoltre che l’essenziale della promessa è che
riceveremo la grazia della penitenza
finale. In cosa consiste? Nel
“provare dispiacere di aver maltrattato una persona, o meglio, di aver offeso
Dio con il peccato”. Questo dolore è “praticamente un atto di amore per il
Signore (e) se arriva ad essere perfetto, ci toglie perfino il peccato mortale.
(…) Se lo riusciamo a emettere in punto di morte, si chiama penitenza finale.” (8) Ecco quanto
promesso con la pratica dei nove primi venerdì.
E’ ancora
attuale questa devozione? Premesso che la Chiesa non obbliga a dar fede alle
rivelazioni particolari, se crediamo in quelle di Paray-le-Monial, ma neghiamo
la loro attualità, forse è perché non crediamo più che le parole di Cristo non
passeranno davanti a nessuna circostanza contingente? Oppure che l’uomo non ha
più bisogno della misericordia divina per salvarsi, o addirittura che non
esiste vita dopo la vita terrena? Ora basti ricordare che almeno tre volte nel
suo pontificato Giovanni Paolo II ha riproposto come attuale questa pratica di
devozione. (9)
Gli studiosi della mistica di Paray-le-Monial dicono
che nei suoi scritti risultano più di 80 promesse fatte dal Sacro Cuore. E’ più
o meno universalmente diffuso un elenco di 12 promesse, fra le quali la nona,
che recita: “benedirò tutti i luoghi dove l’immagine del Sacro Cuore verrà
esposta”. Questa promessa è alla base
di un’altra campagna di LSE per riproporre l’intronizzazione del Sacro Cuore
nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro. Questa volta ci vogliamo soffermare su
una nuova iniziativa che cerca di meritare per tutti gli aderenti ai progetti
di Luci sull’Est quell’effusione di grazie promesse da Gesù Cristo per coloro
che diffonderanno il culto al Sacro Cuore (apparizione del 16.6.1675).
Si tratta
della pratica di portare lo scudo del
Sacro Cuore (chiamato anche “Fermati!”). Un tempo essa era diffusa fra i cattolici
ed esprimeva la nostra gratitudine per l’amore che Gesù Cristo ci manifesta, il
desiderio di ripagarlo col nostro amore e di essere accolti sotto la sua
protezione. Sì, perché lo scudo del Sacro Cuore è una potente protezione
messaci a disposizione contro i rischi che corriamo ogni giorno. Basta portarlo
con sé. Non c’è bisogno di farlo benedire, perché Pio IX estese la sua
benedizione a tutti gli “scudi”. Esso è
un emblema con l’immagine del Sacro Cuore e il motto: Fermati, il Cuore di Gesù è con me! Venga a noi il tuo Regno! Lo possiamo portare ovunque e dovunque: in
tasca, nella borsa, nel portafoglio assieme alle foto dei nostri cari. Così
diciamo al maligno: Alt! Si fermi ogni iniquità, ogni passione disordinata,
ogni pericolo che ci minaccia dall’esterno o dall’interno, perché il Cuore di
Cristo ci protegge. Ma diciamo anche al Signore: ti amo, in te confido, fai il
mio cuore simile al Tuo!
S. Margherita
Maria scrive nella sua lettera del 2 marzo 1686 alla superiora, Madre Saumaise:
“Egli desidera che lei faccia fare degli scudi con l’immagine del Sacro Cuore
affinché tutti coloro che vogliono rendergli onore lo mettano nelle loro case,
e ordini altri più piccoli da portare addosso”. (10) Così nasceva la devozione
dello scudo del Sacro Cuore. La santa lo fabbricava con le sue mani e lo
portava sempre con sé, invitando le novizie a fare altrettanto. All’inizio la
pratica fu autorizzata nei monasteri della Visitazione. Più tardi venne diffusa
largamente dalla venerabile A-M Rémuzat (1696-1730), visitazionista, alla quale
Nostro Signore fece sapere in anticipo i danni che avrebbe causato la peste a
Marsiglia. Con l’aiuto delle sue consorelle, la religiosa diffuse migliaia di
scudi nella città colpita. La storia racconta che poco dopo la peste cessò come
per miracolo e le persone malate ebbero grazie straordinarie. Dopodiché la
pratica si estese ad altre città e nazioni. (11)
Nel 1789
esplose in Francia una peste ben più pericolosa per la fede cattolica: la
Rivoluzione francese. Coloro che le resistettero, sacerdoti, popolani, nobili,
portarono lo scudo cucito o ricamato sui loro vestiti, diventando così simbolo
dell’opposizione alla Rivoluzione. I “chouans”, che lottavano per liberare la
Chiesa e la Francia dall’empietà, lo cucivano su bandiere e divise. Maria
Antonietta ne portava uno con la scritta: Sacro Cuore di Gesù, prega per me!
Anche la precedente regina, la devota Maria Leszczynska, ricevette da Benedetto
XIV diversi scudi del Sacro Cuore in occasione del suo matrimonio con Luigi XV,
“in seta rossa e ricamati in oro”. (12)
Sempre come
“armatura spirituale” fu indossato da altri combattenti cattolici, come i
contadini guidati da Andreas Hofer contro Napoleone nel Tirolo e i “cristeros”
del Messico, che si opponevano alle leggi anticattoliche, affrontando il
plotone di esecuzione col Sacro Cuore sul petto e al grido di “Viva Cristo
Rey”! Un analogo comportamento è stato tenuto dai poveretti cubani messi contro
il “paredón” (= grande muro) da Fidel
Castro.
Nel 1870 Pio
IX approvò definitivamente lo “scudo del Sacro Cuore”, dicendo che era
“ispirato dal Cielo” e aggiungendo: “Benedico questo Cuore e voglio che tutti
quelli che siano fatti d’accordo a questo modello ricevano la stessa
benedizione, senza bisogno che un sacerdote la rinnovi”. (13)
Oggi, la vita
di tutti è piena di insidie e pericoli. Perché allora non ricorrere con fede
allo scudo del Sacro Cuore? Lo possiamo portare addosso, metterlo a casa o nel
materiale scolastico dei bambini, nei luoghi di lavoro e di riposo. Così
terremo fede al noto detto di S. Paolo: “Se Dio è per noi, chi sarà contro di
noi?” (Rom 8,31). Di sicuro non esiste pericolo dal quale Egli non ci possa
salvare. E se poi ci arrivano le difficoltà per suo divino volere, questo scudo
rappresenterà ugualmente la nostra fedeltà ai disegni della Provvidenza, nella
certezza che non saremo mai abbandonati.
Così, al
singolare, San Giovanni Eudes si riferiva a entrambi i cuori, come se fossero
un tutt’uno, a causa della loro vicendevole identificazione. Sul verso della
Medaglia Miracolosa rivelata a S. Caterina Labouré si vedono l’uno accanto
all’altro, quello di Gesù circondato da spine, quello di Maria trafitto da una
spada. In occasione del centenario della Consacrazione del mondo al Sacro
Cuore, Giovanni Paolo II ha detto: “Dopo San Giovanni Eudes, che ci ha
insegnato a contemplare Gesù, il cuore dei cuori, nel cuore di Maria e a farli
amare entrambi, il culto al Sacro Cuore si è diffuso (…)”.(14)
Scriveva
Plinio Corrêa de Oliveira. “Col Cuore di Maria ogni terrore si dissipa, ogni
incertezza si chiarisce. Il Cuore di Maria è la Porta del Cielo, spalancata
agli uomini del nostro tempo (…) Nel giorno in cui avremo legioni di persone
veramente devote al Cuore Immacolato di Maria, il Cuore di Gesù regnerà in
tutto il mondo.” (15)
Le affinità
tra Paray-le-Monial e Fatima non si contano. In entrambi si promette la
vittoria finale, chiedendo la consacrazione e la riparazione degli uomini per
corrispondere all’amore offeso di Dio. Il trionfo del Cuore Immacolato preannunciato alla Cova da Iria non è altro che
il trionfo di Cristo per Maria.
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** riquadro ********************
1765: Decreto
della Congregazione dei Riti approvato da Clemente XII per concedere ai vescovi
polacchi, all’arciconfraternita romana del Sacro Cuore e alle visitandine di
celebrare la festa liturgica del Sacro Cuore.
1856: Pio IX, con
decreto della Congregazione dei Riti, “in risposta alle suppliche dei vescovi
francesi e di quasi tutto il mondo cattolico, estende a tutta la Chiesa la
festa del Sacro Cuore”.
1899: Leone XIII
promulga l’enciclica Annum Sacrum sulla consacrazione del mondo al Sacro Cuore
e la compie personalmente, tanto da ritenerla l’atto più importante del suo
lungo pontificato.
1925: Pio XI
istituisce la festa di Cristo Re con l’Enciclica Quas Primas.
1928: Pio XI pubblica l’enciclica Miserentissimus Redemptor, sul dovere che
abbiamo di riparazione verso il Sacro Cuore.
1956: Pio XII
pubblica l’enciclica Haurietis Aquas sul culto al Sacro Cuore, commemorandone
l’estensione a tutta la Chiesa della festa liturgica. In essa sviluppa compiutamente
gli argomenti teologici sulla devozione e confuta le obiezioni contrarie.
2002: Giovanni
Paolo II approva e fa pubblicare il documento della Congregazione per il Culto
Divino e la Disciplina dei Sacramenti, dove tra l’altro si afferma:
“Non vi è dubbio infatti che la devozione al Cuore del Salvatore è
stata ed è tuttora una delle espressioni più diffuse e più amate della pietà
ecclesiale (166). Come hanno spesso ricordato i Romani Pontefici, la devozione
al Cuore di Cristo ha un solido fondamento nella Scrittura (167). La devozione
al Sacro Cuore costituisce una grande espressione storica della pietà della
Chiesa per Gesù Cristo, suo Sposo e Signore; essa richiede un atteggiamento di
fondo fatto di conversione e riparazione, di amore e gratitudine, di impegno
apostolico e di consacrazione nei confronti di Cristo e della sua opera
salvifica. Perciò la Sede Apostolica e i Vescovi la raccomandano, ne promuovono
il rinnovamento (172).” Direttorio su
Pietà Popolare e Liturgia- Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina
dei Sacramenti- Libreria Editrice Vaticana 2002”.
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Fine riquadro ****************************
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riquadro ****************************
Perché riparazione ?
Sia
a Paray-le-Monial che a Fatima si parla del bisogno di riparare alle offese
ricevute dai cuori di Gesù e di Maria. Cosa vuol dire? Ce ne parla il Cardinale
Jorge Medina Estévez, fino a poco tempo fa prefetto della Congregazione per il
Culto Divino, ricordandoci che per capire
la riparazione è necessario prima
capire il peccato.
E sul peccato, Sacra Scrittura alla
mano, ci dimostra come esso sia un cedimento alla tentazione di Satana che ci
porta a disubbidire alla volontà di Dio.
Col peccato cerchiamo di renderci autonomi dal nostro Creatore invece di
rendergli l’adorazione dovutagli. Non solo non lo adoriamo, ma scegliamo degli
idoli al suo posto: “Gli idoli odierni
sono il denaro, il sesso e il potere”.
Col peccato manifestiamo infedeltà e ingratitudine: “Un incredibile oblio di tanti doni
gratuitamente concessi dal Signore”. “Il peccato è dunque un tragico errore,
un’offuscazione della verità, una sovversione della realtà” a cui siamo
indotti dal “padre della menzogna”.
Dai milioni di aborti procurati al prevalere di una “cultura della bugia che fa sparire naturalmente la fiducia fra gli
uomini”, il porporato asserisce che la situazione odierna ricorda la frase
di S. Giovanni “il mondo giace sotto il
potere del Maligno” (Gv 5,19)
Cosa è la riparazione del peccato, dunque?
E “innanzitutto una sforzo apostolico di
evangelizzazione, cioè di illuminazione delle tenebre che oscurano le coscienze
degli uomini” che, permettendoci di
vedere con chiarezza la realtà profonda delle cose, ci apre alla conversione,
ad adeguare la vita alla verità. La riparazione ha come compito correggere
le conseguenze del peccato, in
particolare il cattivo esempio.
Diversamente dalle idolatrie, essa ha “come radice un senso acuto di adorazione”, potendo rivestire “la forma di preghiera assidua e fervida per
la conversione dei peccatori”, ed esprimendosi anche “nell’esercizio di opere penitenziali, nell’accettazione delle
sofferenze che fanno parte della nostra vita terrena e particolarmente nella
pratica di privazioni e mortificazioni volontarie”, sempre più necessarie
in “una società di consumo e di
abbondanza nella quale l’ascesi non sembra avere più alcun senso”. Nessuno,
conclude il Card. Medina, ha avuto uno spirito di riparazione come la
Vergine Addolorata ai piedi della Croce
(Cfr. Card. Jorge Medina Estévez, Omelia della Messa per il primo centenario
della Congregazione “Familia de Corde Jesu”, 19 gennaio 2003)
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fine riquadro *************************
Note:
1. Riassunto storico-teologico
basato sulla voce Cuore di Gesù, in Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Città del
Vaticano 1950.
2. S. Margherita Maria Alacoque, Autobiografia, Edizioni ADP Roma
1994, p.180-181
3. Idem, p.181
4. Jules Chevalier, Le Sacre-Coeur
de Jésus, Retaux-Bray, Paris 1886, p. 382
5. G. Bettani S.I., Io ti prometto,
Ed. ADP, Roma, 1982, p.14
6. P. Luigi Filosomi, I primi venerdì del mese, Ed. ADP, Roma, 2001, p.29
7. Idem, p. 19
8. Idem, pp.30-31. Non dispensa
certo dal proposito di confessarsi sacramentalmente alla prima opportunità.
9. Idem, p.53
10. http://www.corazones.org/ (Vida y Obras, vol.II, p.306)
11. P.Auguste Hamon S.I., Histoire
de la Dévotion au Sacré-Coeur de Jésus, vol.III, pp. 425-431
12. P. de Franciosi S.I., La
dévotion au Sacré-Coeur de Jésus, pp. 289-290
13. Preces et pia opera, n.219, http://www.corazones.org/diccionario/detente.htm
e http://www.devocoes.hpg.ig.com.br/coracaodejesus
14. Giovanni Paolo II, Dal Cuore di Gesù traboccante di amore,
L’Osservatore Romano 12.6.1999
15.
Plinio Corrêa de Oliveira, Legionário, 30/7/1944