Spunti – agosto 2003 / Pag. 5-9

 

La devozione al Sacro Cuore di Gesù è più attuale che mai per ottenere finalmente quanto chiediamo da duemila anni: "Venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà come in Cielo così in Terra".  Una nuova iniziativa di Luci sull’Est.

 

Fermati, il Cuore di Gesù è con me!

 

Sacro Cuore di Gesù: cenno storico e dottrinale

 

Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia (Rom 5,20) 

 

La devozione al Sacro Cuore di Gesù è contenuta essenzialmente nella Divina Rivelazione. I Padri della Chiesa esortarono continuamente i fedeli a corrispondere all'amore del Salvatore immolatosi per gli uomini, facendo non di rado meditazioni sul costato trafitto di Cristo. Attraverso il costato squarciato si arriva al Cuore e comincia a stabilirsi un accostamento tra il Cuore e l'Amore di Gesù Cristo per il genere umano.

Ma è sotto l'influsso dello Spirito Santo che a partire dall’XI secolo nella Chiesa Cattolica si sviluppa una elaborazione teologica sul culto del Cuore di Gesù, stimolata dai fenomeni mistici di anime elette come santa Matilde e Santa Geltrude. Un grande devoto, San Francesco di Sales,  trasmise la sua pietà al Sacro Cuore alle Monache Visitandine. San Giovanni Eudes, definito nel breve di beatificazione "padre, dottore e apostolo di questa devozione", ne inizia il culto pubblico e ufficiale, approvato prima in molte diocesi francesi e poi da vari papi. Al culto del Cuore di Gesù, S. Giovanni Eudes affianca quello del Cuore di Maria.

In questo contesto storico, una monaca visitandina del monastero di Paray-le-Monial, S. Margherita Maria Alacoque, nella prima grande apparizione del 27 dicembre 1673 viene istruita da N. S. Gesù Cristo sull'amore che esso nutre per l'umanità e sul desiderio divino di salvare tutti mediante il Suo Cuore. Ella vede il Cuore circondato da una corona di spine e sormontato dalla croce, quale simbolo dell'Amore di Gesù. Un amore disprezzato che cerca amore e riparazione.

Il culto al Sacro Cuore conosce una rapida diffusione, ma sorgono anche forti avversari, specialmente i giansenisti, che gridano alla idolatria perché si adora un cuore di carne. La Chiesa definisce invece che la natura umana di Cristo è degna di adorazione, perché costituisce un tutt’uno con la natura divina nella Persona del Verbo.  Pio VI insegna che si adora il Cuore perché “inseparabilmente unito con la Persona del Verbo” .

Il Cuore è il simbolo dell’Amore del Redentore, perché lì si ripercuotono l’amore e gli altri affetti, come tristezze, gioie, sacrifici, sofferenze, ecc. Ma il cuore fisico e l’amore simboleggiato non devono considerarsi distinti e separati: sono un unico e adeguato oggetto di culto. Perciò quando si parla di Cuore di Cristo, si parla di tutta la persona di Cristo, considerata nella vita intima, affettiva e morale. Essa è la devozione preminente, perché sintetizza tutta la vita del Signore nell’amore, che è la causa della Redenzione. Così essa facilita all’uomo la conoscenza e l’amore al suo Redentore. Il suo fondamento dottrinale è solidissimo. La devozione al Sacro Cuore ha segnato il risveglio della fede dopo gli attacchi del giansenismo e del razionalismo, stimolando nei fedeli il senso di corrispondenza all’amore di Gesù Cristo. Un amore che ci chiede non solo di consacrarci, ma anche di riparare, perché è evidente a tutti che l’amore di Gesù è un amore disprezzato e trascurato. (1) 

 

 

Paray-le-Monial

 

Il 16 giugno 1675 una figlia spirituale di S. Francesco di Sales,  Margherita Maria Alacoque, si trova in preghiera davanti al Santissimo, quando le appare Nostro Signore che indica il proprio Cuore: “Ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini e che nulla ha risparmiato fino ad esaurirsi ed a consumarsi per testimoniare loro il suo Amore. In segno di riconoscenza, però, non riceve dalla maggior parte di essi che ingratitudini…” (2)

Dopo aver chiesto una festa dedicata al suo Cuore, il Signore aggiunse: “Io ti prometto che il mio Cuore si dilaterà per effondere con abbondanza le ricchezze del suo divino amore su coloro che gli renderanno questo onore e procureranno che gli sia reso da altri”. (3)

E’  difficile spiegare come un così grande tesoro messo alla nostra portata sia stato tanto dimenticato, aggiungendosi questo nostro oblio odierno alle ingratitudini che già Gesù denunciava a Margherita Maria Alacoque. Eppure il Beato Pio IX dichiarava: “La società e la Chiesa non hanno altra speranza che nel Sacratissimo Cuore di Cristo. Predicate dovunque questa devozione per la salvezza del mondo”, secondo quanto affermava il P. Jules Chevalier, beatificato di recente. (4)

 

 

La grande promessa

 

Fra tutte le promesse fatte a S. Margherita Maria dal Sacro Cuore, la più celebre è senz’altro quella dei primi nove venerdì del mese. Luci sull’Est ha già parlato di questa straordinaria pratica devozionale, ricordando quanto detto dal Direttorio su Pietà Popolare e Liturgia della Congregazione per il Culto Divino del 2002 e cioè che essa non sopprime l’esigenza, in ordine alla salvezza, “della fede operante e dell’impegno di condurre una vita conforme al Vangelo” (n.171). Ma sicuramente, questa pratica rafforza immensamente le disposizioni sia alla fede operante che a condurre una vita conforme al Vangelo, in modo da meritare effettivamente quanto promesso. Tra le diverse considerazioni sulla promessa, scrive il gesuita P. Bettani, “chi per nove mesi consecutivi ha fatto un serio tentativo di vivere in grazia di Dio (…) ha deposto nel suo animo i germi di una vita nuova, ha messo le condizioni per una rinascita cristiana”. (5) Ed è in questo senso che si devono interpretare le parole del Signore, riportate da Margherita Maria nella lettera 86:

“Un venerdì, durante la santa comunione, Egli, se non mi sbaglio, mi rivolse queste parole: Nell’eccessiva misericordia del mio Cuore, ti prometto che il suo onnipotente amore accorderà la grazia della penitenza finale a tutti coloro che faranno la comunione per nove primi venerdì del mese consecutivi. Non morranno perciò in mia disgrazia, né senza ricevere i loro sacramenti. Il mio Cuore si renderà per loro asilo sicuro in quel supremo momento.” (6)  Sull’autenticità di questa promessa non ci sono dubbi, tanto che Benedetto XV, fatto più unico che raro, la volle inserire nella bolla di canonizzazione della santa. Secondo gli esaminatori teologici, la frase “se non mi sbaglio” non indica un dubbio, ma un atto di umiltà davanti al soprannaturale.

Il P. L. Filosomi S.I. dice che “Margherita, quasi preoccupata  di essere fraintesa, a ogni promessa non fa che ripetere che Gesù sarà fedele alle sue promesse a patto che lo ‘conosciamo, amiamo, onoriamo’, (…) e che per ottenere una serena e santa morte, ‘bisogna vivere conformi alle sue sante leggi’”. (7) Aggiunge inoltre che l’essenziale della promessa è che riceveremo la grazia della penitenza finale. In cosa consiste?  Nel “provare dispiacere di aver maltrattato una persona, o meglio, di aver offeso Dio con il peccato”. Questo dolore è “praticamente un atto di amore per il Signore (e) se arriva ad essere perfetto, ci toglie perfino il peccato mortale. (…) Se lo riusciamo a emettere in punto di morte, si chiama penitenza finale.” (8) Ecco quanto promesso con la pratica dei nove primi venerdì.

E’ ancora attuale questa devozione? Premesso che la Chiesa non obbliga a dar fede alle rivelazioni particolari, se crediamo in quelle di Paray-le-Monial, ma neghiamo la loro attualità, forse è perché non crediamo più che le parole di Cristo non passeranno davanti a nessuna circostanza contingente? Oppure che l’uomo non ha più bisogno della misericordia divina per salvarsi, o addirittura che non esiste vita dopo la vita terrena? Ora basti ricordare che almeno tre volte nel suo pontificato Giovanni Paolo II ha riproposto come attuale questa pratica di devozione. (9)

 

 

Fermati: il Cuore di Gesù è con me!

 

Gli studiosi della mistica di Paray-le-Monial dicono che nei suoi scritti risultano più di 80 promesse fatte dal Sacro Cuore. E’ più o meno universalmente diffuso un elenco di 12 promesse, fra le quali la nona, che recita: “benedirò tutti i luoghi dove l’immagine del Sacro Cuore verrà esposta”. Questa promessa  è alla base di un’altra campagna di LSE per riproporre l’intronizzazione del Sacro Cuore nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro. Questa volta ci vogliamo soffermare su una nuova iniziativa che cerca di meritare per tutti gli aderenti ai progetti di Luci sull’Est quell’effusione di grazie promesse da Gesù Cristo per coloro che diffonderanno il culto al Sacro Cuore (apparizione del 16.6.1675).

Si tratta della pratica di portare lo scudo del Sacro Cuore (chiamato anche “Fermati!”). Un tempo essa era diffusa fra i cattolici ed esprimeva la nostra gratitudine per l’amore che Gesù Cristo ci manifesta, il desiderio di ripagarlo col nostro amore e di essere accolti sotto la sua protezione. Sì, perché lo scudo del Sacro Cuore è una potente protezione messaci a disposizione contro i rischi che corriamo ogni giorno. Basta portarlo con sé. Non c’è bisogno di farlo benedire, perché Pio IX estese la sua benedizione a tutti gli “scudi”.  Esso è un emblema con l’immagine del Sacro Cuore e il motto: Fermati, il Cuore di Gesù è con me! Venga a noi il tuo Regno!  Lo possiamo portare ovunque e dovunque: in tasca, nella borsa, nel portafoglio assieme alle foto dei nostri cari. Così diciamo al maligno: Alt! Si fermi ogni iniquità, ogni passione disordinata, ogni pericolo che ci minaccia dall’esterno o dall’interno, perché il Cuore di Cristo ci protegge. Ma diciamo anche al Signore: ti amo, in te confido, fai il mio cuore simile al Tuo!

 

 

Origine dello scudo del Sacro Cuore

 

S. Margherita Maria scrive nella sua lettera del 2 marzo 1686 alla superiora, Madre Saumaise: “Egli desidera che lei faccia fare degli scudi con l’immagine del Sacro Cuore affinché tutti coloro che vogliono rendergli onore lo mettano nelle loro case, e ordini altri più piccoli da portare addosso”. (10) Così nasceva la devozione dello scudo del Sacro Cuore. La santa lo fabbricava con le sue mani e lo portava sempre con sé, invitando le novizie a fare altrettanto. All’inizio la pratica fu autorizzata nei monasteri della Visitazione. Più tardi venne diffusa largamente dalla venerabile A-M Rémuzat (1696-1730), visitazionista, alla quale Nostro Signore fece sapere in anticipo i danni che avrebbe causato la peste a Marsiglia. Con l’aiuto delle sue consorelle, la religiosa diffuse migliaia di scudi nella città colpita. La storia racconta che poco dopo la peste cessò come per miracolo e le persone malate ebbero grazie straordinarie. Dopodiché la pratica si estese ad altre città e nazioni. (11)

 

 

Bandiera nella lotta contro la Rivoluzione secolarizzante

 

Nel 1789 esplose in Francia una peste ben più pericolosa per la fede cattolica: la Rivoluzione francese. Coloro che le resistettero, sacerdoti, popolani, nobili, portarono lo scudo cucito o ricamato sui loro vestiti, diventando così simbolo dell’opposizione alla Rivoluzione. I “chouans”, che lottavano per liberare la Chiesa e la Francia dall’empietà, lo cucivano su bandiere e divise. Maria Antonietta ne portava uno con la scritta: Sacro Cuore di Gesù, prega per me! Anche la precedente regina, la devota Maria Leszczynska, ricevette da Benedetto XIV diversi scudi del Sacro Cuore in occasione del suo matrimonio con Luigi XV, “in seta rossa e ricamati in oro”. (12)

Sempre come “armatura spirituale” fu indossato da altri combattenti cattolici, come i contadini guidati da Andreas Hofer contro Napoleone nel Tirolo e i “cristeros” del Messico, che si opponevano alle leggi anticattoliche, affrontando il plotone di esecuzione col Sacro Cuore sul petto e al grido di “Viva Cristo Rey”! Un analogo comportamento è stato tenuto dai poveretti cubani messi contro il “paredón” (= grande muro) da Fidel Castro.

 

 

Tutti gli scudi sono già benedetti

 

Nel 1870 Pio IX approvò definitivamente lo “scudo del Sacro Cuore”, dicendo che era “ispirato dal Cielo” e aggiungendo: “Benedico questo Cuore e voglio che tutti quelli che siano fatti d’accordo a questo modello ricevano la stessa benedizione, senza bisogno che un sacerdote la rinnovi”. (13)

Oggi, la vita di tutti è piena di insidie e pericoli. Perché allora non ricorrere con fede allo scudo del Sacro Cuore? Lo possiamo portare addosso, metterlo a casa o nel materiale scolastico dei bambini, nei luoghi di lavoro e di riposo. Così terremo fede al noto detto di S. Paolo: “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?” (Rom 8,31). Di sicuro non esiste pericolo dal quale Egli non ci possa salvare. E se poi ci arrivano le difficoltà per suo divino volere, questo scudo rappresenterà ugualmente la nostra fedeltà ai disegni della Provvidenza, nella certezza che non saremo mai abbandonati. 

 

 

“Il” Sacro Cuore di Gesù e di Maria

 

Così, al singolare, San Giovanni Eudes si riferiva a entrambi i cuori, come se fossero un tutt’uno, a causa della loro vicendevole identificazione. Sul verso della Medaglia Miracolosa rivelata a S. Caterina Labouré si vedono l’uno accanto all’altro, quello di Gesù circondato da spine, quello di Maria trafitto da una spada. In occasione del centenario della Consacrazione del mondo al Sacro Cuore, Giovanni Paolo II ha detto: “Dopo San Giovanni Eudes, che ci ha insegnato a contemplare Gesù, il cuore dei cuori, nel cuore di Maria e a farli amare entrambi, il culto al Sacro Cuore si è diffuso (…)”.(14)

Scriveva Plinio Corrêa de Oliveira. “Col Cuore di Maria ogni terrore si dissipa, ogni incertezza si chiarisce. Il Cuore di Maria è la Porta del Cielo, spalancata agli uomini del nostro tempo (…) Nel giorno in cui avremo legioni di persone veramente devote al Cuore Immacolato di Maria, il Cuore di Gesù regnerà in tutto il mondo.” (15)

Le affinità tra Paray-le-Monial e Fatima non si contano. In entrambi si promette la vittoria finale, chiedendo la consacrazione e la riparazione degli uomini per corrispondere all’amore offeso di Dio. Il trionfo del  Cuore Immacolato preannunciato alla Cova da Iria non è altro che il trionfo di Cristo per Maria.

 

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Date importanti

 

1765: Decreto della Congregazione dei Riti approvato da Clemente XII per concedere ai vescovi polacchi, all’arciconfraternita romana del Sacro Cuore e alle visitandine di celebrare la festa liturgica del Sacro Cuore.

 

1856: Pio IX, con decreto della Congregazione dei Riti, “in risposta alle suppliche dei vescovi francesi e di quasi tutto il mondo cattolico, estende a tutta la Chiesa la festa del Sacro Cuore”.

 

1899: Leone XIII promulga l’enciclica Annum Sacrum sulla consacrazione del mondo al Sacro Cuore e la compie personalmente, tanto da ritenerla l’atto più importante del suo lungo pontificato.

 

1925: Pio XI istituisce la festa di Cristo Re con l’Enciclica Quas Primas.

 

1928: Pio XI pubblica l’enciclica Miserentissimus Redemptor, sul dovere che abbiamo di riparazione verso il Sacro Cuore.

 

1956: Pio XII pubblica l’enciclica Haurietis Aquas sul culto al Sacro Cuore, commemorandone l’estensione a tutta la Chiesa della festa liturgica. In essa sviluppa compiutamente gli argomenti teologici sulla devozione e confuta le obiezioni contrarie.

 

2002: Giovanni Paolo II approva e fa pubblicare il documento della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, dove tra l’altro si afferma:

 “Non vi è dubbio infatti che la devozione al Cuore del Salvatore è stata ed è tuttora una delle espressioni più diffuse e più amate della pietà ecclesiale (166). Come hanno spesso ricordato i Romani Pontefici, la devozione al Cuore di Cristo ha un solido fondamento nella Scrittura (167). La devozione al Sacro Cuore costituisce una grande espressione storica della pietà della Chiesa per Gesù Cristo, suo Sposo e Signore; essa richiede un atteggiamento di fondo fatto di conversione e riparazione, di amore e gratitudine, di impegno apostolico e di consacrazione nei confronti di Cristo e della sua opera salvifica. Perciò la Sede Apostolica e i Vescovi la raccomandano, ne promuovono il rinnovamento (172).”  Direttorio su Pietà Popolare e Liturgia- Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti- Libreria Editrice Vaticana 2002”.

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Perché riparazione ?

 

Sia a Paray-le-Monial che a Fatima si parla del bisogno di riparare alle offese ricevute dai cuori di Gesù e di Maria. Cosa vuol dire? Ce ne parla il Cardinale Jorge Medina Estévez, fino a poco tempo fa prefetto della Congregazione per il Culto Divino,  ricordandoci che per capire la riparazione è necessario prima capire il peccato.

 

E sul peccato, Sacra Scrittura alla mano, ci dimostra come esso sia  un  cedimento alla tentazione di Satana che ci porta a disubbidire alla volontà di Dio.  Col peccato cerchiamo di renderci autonomi dal nostro Creatore invece di rendergli l’adorazione dovutagli. Non solo non lo adoriamo, ma scegliamo degli idoli al suo posto: “Gli idoli odierni sono il denaro, il sesso e il potere”.  Col peccato manifestiamo infedeltà e ingratitudine: “Un incredibile oblio di tanti doni gratuitamente concessi dal Signore”. “Il peccato è dunque un tragico errore, un’offuscazione della verità, una sovversione della realtà” a cui siamo indotti dal “padre della menzogna”. Dai milioni di aborti procurati al prevalere di una “cultura della bugia che fa sparire naturalmente la fiducia fra gli uomini”, il porporato asserisce che la situazione odierna ricorda la frase di S. Giovanni “il mondo giace sotto il potere del Maligno” (Gv 5,19)

 

Cosa è la riparazione del peccato, dunque? E “innanzitutto una sforzo apostolico di evangelizzazione, cioè di illuminazione delle tenebre che oscurano le coscienze degli uomini”  che, permettendoci di vedere con chiarezza la realtà profonda delle cose, ci apre alla conversione, ad adeguare la vita alla verità. La riparazione ha come compito correggere le  conseguenze del peccato, in particolare il cattivo esempio.  Diversamente dalle idolatrie, essa ha “come radice un senso acuto di adorazione”, potendo rivestire “la forma di preghiera assidua e fervida per la conversione dei peccatori”, ed esprimendosi anche “nell’esercizio di opere penitenziali, nell’accettazione delle sofferenze che fanno parte della nostra vita terrena e particolarmente nella pratica di privazioni e mortificazioni volontarie”, sempre più necessarie in “una società di consumo e di abbondanza nella quale l’ascesi non sembra avere più alcun senso”. Nessuno, conclude il Card. Medina, ha avuto uno spirito di riparazione come la Vergine  Addolorata ai piedi della Croce (Cfr. Card. Jorge Medina Estévez, Omelia della Messa per il primo centenario della Congregazione “Familia de Corde Jesu”, 19 gennaio 2003)

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Note:

1. Riassunto storico-teologico basato sulla voce Cuore di Gesù, in Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Città del Vaticano 1950.

2.  S. Margherita Maria Alacoque, Autobiografia, Edizioni ADP Roma 1994, p.180-181

3.  Idem, p.181

4.  Jules Chevalier, Le Sacre-Coeur de Jésus, Retaux-Bray, Paris 1886, p. 382

5.  G. Bettani S.I., Io ti prometto,  Ed. ADP, Roma, 1982, p.14

6.  P. Luigi Filosomi, I primi venerdì del mese, Ed. ADP, Roma, 2001, p.29

7.  Idem, p. 19

8.  Idem, pp.30-31. Non dispensa certo dal proposito di confessarsi sacramentalmente alla prima opportunità.

9.  Idem, p.53

10.  http://www.corazones.org/ (Vida y Obras, vol.II, p.306)

11.  P.Auguste Hamon S.I., Histoire de la Dévotion au Sacré-Coeur de Jésus, vol.III, pp. 425-431

12.  P. de Franciosi S.I., La dévotion au Sacré-Coeur de Jésus, pp. 289-290

13.  Preces et pia opera, n.219, http://www.corazones.org/diccionario/detente.htm e http://www.devocoes.hpg.ig.com.br/coracaodejesus

14.  Giovanni Paolo II, Dal Cuore di Gesù traboccante di amore, L’Osservatore Romano 12.6.1999

15.        Plinio Corrêa de Oliveira, Legionário, 30/7/1944