Spunti
febbraio 2004 – Pag 8-14
Il calvario dei cristiani
“Proprio come sta scritto: per causa tua siamo messi
a morte tutto il giorno, siamo trattati come peccore da macello” (Rm 8, 36)
Spunti ritiene necessario tornare a parlare di situazioni
generalmente dimenticate dai grandi mass media, che riguardano il calvario dei
cristiani in diverse parti del mondo. Si tratta così di aiutare
a mantenere risvegliata la solidarietà morale dei lettori per i molti fratelli nella
fede che patiscono una dura realtà, lontani mille miglia dal comfort con la quale noi possiamo
praticarla in Italia.
Nella
giungla delle mille informazioni frammentarie che oggi riceviamo, molte volte
atte solo a distrarci dai punti nodali, il presente articolo vuole almeno
offrire un quadro d’insieme, che certo non esaurisce quest’ampia realtà.
Sarebbe infatti impossibile elencare tutti questi tragici accadimenti.
In un
documentato studio pubblicato sull’autorevole rivista La Civiltà Cattolica, Padre Giuseppe de Rosa S.I. traccia un quadro
della sorte capitata alle comunità cristiane in quei paesi dove, nel corso dei
secoli, ha prevalso l’Islam. Parlando
non tanto della violenza fisica esercitata contro queste popolazioni, ma
soprattutto del regime di graduale soffocamento civile al quale venivano
sottoposte anche quando tollerate, il noto gesuita afferma: “La condizione di
inferiorità civile, che impediva ai cristiani di accedere alle cariche
pubbliche, e la condizione di inferiorità religiosa, che li chiudeva in una
vita e una pratica religiosa asfittica
e senza nessuna possibilità di sviluppo, poneva i cristiani nella necessità o
di emigrare o, più frequentemente, di passare all’islam”. (1)
Così, secondo
l’autore, “fiorenti comunità
cristiane”, ricche di santi, compresi Padri e Dottori della Chiesa, esistenti
nel Nord Africa e nel Medio Oriente, sono andate inesorabilmente cancellate
dalla mappa, o si sono ridotte “a piccole isole in uno sterminato mare
islamico”. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un processo concluso da
secoli, del quale non bisogna interessarsi più di tanto, perché
irreversibilmente compiuto. Padre de Rosa
invece ci parla non solo della storia, ma anche dell’attualità:
“L’islamismo radicale, il quale propone che in ogni Stato islamico sia
instaurata la sharia (NdR: ossia, la
legislazione coranica), sta prendendo piede in molti paesi islamici in cui sono
presenti gruppi di cristiani. E’ evidente che l’instaurazione della sharia renderebbe assai difficile la
vita dei cristiani e la loro stessa esistenza sarebbe in continuo pericolo. Di
qui l’emigrazione massiccia dei cristiani dai Paesi islamici verso i Paesi
occidentali…”.
L’articolista
avverte di non sottovalutare tuttavia, accanto al quadro di soffocamento civile
delle cristianità arabe e africane che ha caratterizzato invariabilmente la
penetrazione dell’islam, gli episodi di
sangue contro cristiani avvenuti in Algeria, Pakistan, Nigeria, in più isole dell’arcipelago
indonesiano, ma soprattutto nel Sudan: “La situazione più tragica – e purtroppo
dimenticata dal mondo occidentale – è quella del Sudan, dove il Nord è arabo e
musulmano e il Sud è nero e cristiano e, in parte, animista. (...) Il Nord si
serve di tutta la sua potenza militare – finanziata dalle esportazioni di
petrolio in Occidente – per distruggere i villaggi cristiani”, uccidendo e
incendiando, razziando anche le ragazze per violentarle ed in seguito venderle
come concubine ad arabi anziani. Così,
trascrivendo testualmente il Rapporto annuale di Amnesty International, il
noto gesuita ci fa sapere che “alla fine del 2000, la guerra civile era costata
la vita a quasi due milioni di persone ed era stata la causa di sfollamento
forzato di altri 4.500.000.” (2) Ora si parla anche di penetrazione massiccia
dell’estremismo islamista sulla scia dei disordini che hanno sconvolto per un
lungo periodo la Liberia. (3)
Su
Corrispondenza Romana, che riprende
un lancio dell’agenzia vaticana Fides,
leggiamo che gli attacchi di “provocatori islamici” ai danni dei cristiani di
Kasur, nella diocesi di Lahore, hanno come scopo, confessato pubblicamente dal
leader radicale Ahmed Ali Tolu, di “emarginare i cristiani, rifiutando loro il
lavoro nelle campagne, e negandogli persino la vendita di derrate alimentari e
di prima necessità”. (7)
Medio
Oriente:
i cattolici nell’altalena
Se
è vero che persino nell’occidentalizzato Egitto aumentano a macchia d’olio gli
arresti con tanto di torture e violenze sessuali ai danni di musulmani
“apostati”, cioè passati al cristianesimo (8), e nella filo-occidentale Arabia
Saudita non si può girare neppure con una crocina sotto la camicia, in altri
posti, sicuramente più piccoli e meno decisivi nel vasto panorama islamico,
come il Bahrein e il Kuwait, si aprono spiragli di libertà.
Lo
stesso sembra succedere in Irak. Anche i cattolici caldei risentono della
instabilità generale, ma si notano sviluppi che inducono a sperare in una
maggiore libertà. Da un lato ecco la
denuncia di Padre Nizar Seeman, che dichiara alla Fides: “Noi cristiani siamo preoccupati per la crescita del
fondamentalismo islamico, specialmente nella zona di Mosul. E’ un fenomeno
presente fra i musulmani sciiti ma anche fra i sunniti, dove si fa strada la
corrente wahabita finanziata dall’Arabia Saudita”. (9) Ma d’altro canto ecco
quanto dichiara il vescovo cattolico di rito caldeo di Kirkuk, Mons. Louis Sako, alla rivista Mondo e Missione: “(L’Irak) è una nazione che sta emergendo dopo 35
anni di dittatura, in cui la gente è stata privata di tutto, persino dell’aria
da respirare (…) In pochi mesi si sono formati 80 nuovi partiti politici, fra
cui 5 cristiani. (…) Persino alcune delle stazioni TV arrivate alla zona di
Mosul sono cristiane”. (10)
Invece
dall’Indonesia veniamo a sapere che “l’uccisione di 12 cristiani, avvenuta
alcune settimana fa, è da attribuire al gruppo della Jemah Islamiah (JI),
legato ad Al Qaeda. Lo ha affermato in una conferenza stampa il capo della
polizia indonesiana, gen. Da’i Bachtiar, lo scorso 1 novembre, definendo il
gruppo terroristico «molto armato e ben organizzato»”. (11)
CINA: Il doppio gioco
La
Cina diventa sempre più “superstar” fra politici e imprenditori dell’Occidente
per la sua capacità di imporsi come la “fabbrica del mondo”, ove produrre beni
di consumo a basso costo. Tralasciando qui le ripercussioni negative sul piano
economico, di cui ormai soffrono le conseguenza paesi che giustamente non
possono né vogliono sottopagare gli operai,
guardiamo invece al paradosso della situazione. Nessuno mette nel minimo
dubbio che il Partito Comunista controlli con mano di ferro questo strano
processo di “socialismo capitalista”.
“La Cina è in preda a grandi cambiamenti e modernizzazioni che lasciano
indenne il potere del Partito Comunista”, ha detto su Avvenire del 29 ottobre scorso padre Bernardo Cervellera, sacerdote del Pime, forse il più importante studioso italiano di quel paese.
Le
autorità sembrano dire ai cinesi : “Puoi arricchirti, se ce la farai a restare
a galla nel mare tempestoso di quest’economia moderna in salsa comunista. Ma al
minimo sgarro, dovrai affrontare il plotone di esecuzione”. Così la gente pare
inebriata da un misto di euforia e terrore, abilmente dosato dal Partito. Ma il
mare è talmente mosso che questo sistema ha prodotto in poco tempo 170 milioni
di disoccupati, privi di “sussidi, di sanità, di scuole e di case”. (12) E in
questa Cina che si esegue l’80 per cento delle pene capitali del pianeta: per
l’esattezza nel solo 2002 niente meno che 3.138! Quasi sempre per supposti
delitti economici. I contadini, i meno favoriti dal “new deal”, possono avere
l’usufrutto della terra, ma assolutamente non il titolo di proprietà in questo
singolare comuno-capitalismo. Tutto insomma, dalla vita al pane quotidiano,
arriva per gentile concessione governativa e, naturalmente, tutto si può
perdere in un batter d’occhio.
Ma
come al solito, specialmente a livello delle autorità politiche e dei grossi
imprenditori, in Occidente si pratica ancora una volta la politica dello
struzzo, ci si gira dall’altra parte per non dover vedere quanto di anomalo
avviene in Cina.
Il vescovo emerito di Macao, Mons. Rodrigues da
Costa, ad un convegno a Fatima organizzato alla fine di novembre dai Missionari
del Verbo Divino e dall’Aiuto alla Chiesa
che soffre, afferma: “Finché rimane quel regime (comunista), non credo che
la Chiesa cattolica avrà altro futuro in Cina che la persecuzione. La Cina
vuole controllare tutto. Anche le religioni. Le notizie lo confermano”. (13)
In
questo contesto di arbitrio, non possono sorprendere le continue difficoltà dei
cattolici fedeli a Roma, visti dalle autorità comuniste come fumo negli occhi:
“La polizia di Hebei sta passando a rastrello le case di sacerdoti e
seminaristi sotterranei (NdR: cioè, in comunione col Papa) per costringerli ad
aderire all’Associazione Patriottica (NdR:
controllata dal partito). Se non lo fanno, vengono picchiati, vanno in
prigione, sono confinati nel lager o in lontani isolamenti. Solo una settimana
fa dodici tra preti e seminaristi sono stati arrestati per aver svolto esercizi
spirituali in un luogo non controllato dal governo”. (14)
A
settembre era finito in galera Padre Chi Huitan, della diocesi di Baoding, per
aver dato lezioni di catechismo “turbando l’ordine pubblico”. Impressionante
l’apparato poliziesco al momento dell’arresto: 35 macchine con oltre 100
guardie della pubblica sicurezza. (15) Il 21 giugno invece era stata data alle
fiamme una chiesa di Hebei, soltanto due settimane dopo che era stata
completata. Il crimine imputato: accogliere 150 fedeli, la maggior parte dei
quali neo convertiti al cattolicesimo. (16)
Una
relativa buona notizia è stata a metà novembre il ritrovamento in ospedale del
vescovo Giacomo Su Zhimin, perché è “un miracolo che sia vivo”. Sequestrato
nel ‘97 dalla polizia per essersi sempre rifiutato di aderire all’Associazione
Patriottica, al momento della sua apparizione “era circondato da almeno 20
poliziotti”. Già nel passato Mons. Su fu sequestrato e torturato. “Attualmente,
secondo stime di AsiaNews, vi sono
almeno 50 vescovi e preti in arresto o impediti nel lavoro pastorale”. (17)
Intanto il governo ha emanato nuove disposizioni, ordinando ai media
radiotelevisivi la promozione dell’ateismo, con l’obbligo di denunciare le
“credenze devianti”. Così, secondo Suor Beatrice Leung Kit-fun, professoressa di
sociologia a Hong Kong, il governo cerca di correre ai ripari, non
rassegnandosi alla realtà per cui “il
comunismo in Cina è in bancarotta e il popolo cinese non ha una ideologia alla
quale aderire”. (18)
Intanto,
l’agenzia delle Missioni Straniere di Parigi (16/11/03) informa che una
cristiana di 33 anni della Provincia di Shandong è stata picchiata a morte
dalla polizia, dopo che la sua famiglia si era rifiutata di pagare i 3000 yuan
(330 euro) della condizionale, in seguito al suo arresto per partecipazione ad
“attività religiose illegali”. Grave anche la situazione nella provincia di
Zhejiang, dove 392 fra chiese cristiane e templi buddisti sono stati chiusi
dalle autorità, in alcuni casi confiscati e in altri completamente distrutti,
secondo il Centro per i diritti umani e
la democrazia di Hong Kong. L’accusa: non essere un culto riconosciuto
dalla legge. Nel caso dei cattolici, non appartenere all’Associazione patriottica, ma conservare la comunione col Papa. (19)
Serve
una notizia per un esame di coscienza da parte di imprenditori occidentali a
caccia di produzioni a basso costo? Eccone una che fa riflettere, anche perché
non è la prima del genere. Secondo lo stesso istituto di Hong Kong, tre persone
sono state prelevate dalle loro case nello scorso aprile nella Contea di Xilin,
provincia di Guangxi, per aver svolto “attività religiose illegali” e
condannate a 18 mesi in un campo di lavoro gestito da una azienda. Di
imprenditori occidentali? La notizia non lo dice. Ma non dobbiamo meravigliarci
molto se poi vediamo manufatti cinesi così competitivi. (20)
Vietnam: ancora ci si gira dall’altra
parte
Anche
il Vietnam strizza l’occhio agli investitori occidentali, ma il popolo continua
ad essere gestito con pugno ferreo dal PC. E la situazione per i credenti è
pessima. Il parlamento europeo ha votato a metà novembre una risoluzione in cui
dice che la libertà di culto è “estremamente preoccupante”. Paolo Mieli ha
scritto sul Corriere della Sera: “Ai
miei occhi c’è in quel paese una seconda tragedia peggiore della prima”,
perché, secondo lui, “il Vietnam fu unificato con la violenza e sottoposto ad
un regime dittatoriale che fece scorrere sangue in proporzioni non minori a
quelle del precedente conflitto”, ma soprattutto perché “tutti coloro che
avevano versato lacrime in grande quantità per le vittime innocenti prodotte
dalla guerra del Vietnam, d’incanto hanno smesso di piangere e hanno voltato la
testa da un’altra parte, come se a morire non fossero gli stessi identici
esseri umani di prima. Magie dei sistemi comunisti.”
Questo
ce lo dice Mieli per riferirci una notizia atroce: Kok Ksor, leader in esilio dei montagnard, cioè cristiani dell’altopiano centrale, in un recente
viaggio a Roma ha esibito prove “che le più recenti uccisioni di vietnamiti
cristiani sono state ottenute «con un’iniezione letale di una sostanza
sconosciuta che porta alla morte attraverso convulsioni»”. (21)
AMERICA LATINA: pesanti ombre nel
continente cattolico
“Giù
il Papa, su il Che. Accade in Venezuela dove il primo luglio sono scomparsi un
busto di Giovanni Paolo II e la targa commemorativa della sua seconda visita
nel paese nel 1996. Presto a sostituirli (…) dovrebbe sorgere una statua di
Ernesto Che Guevara.” (22) Come stupirsi se il presidente Chávez già ha
pubblicamente detto di ritenere la Chiesa “un cancro per la società”? E se
dalle parole si passa ai fatti? El
Universal, il più grande giornale del Venezuela, ci riferisce: “«Chi va
contro Dio e i santi, non ha né anima né cuore», ha affermato una signora (…)
vedendo il risultato degli atti vandalici perpetrati dai dimostranti (pro Chavez) mentre sfilavano lungo
l’avenida Bolivar. I danni più grossi sono stati inflitti alle immagini della
Vergine. Quella più grande è stata verniciata con uno spray rosso, vi hanno
simulato atti osceni e l’hanno persino cosparsa con i loro bisogni. La Rosa
Mistica è stata decapitata. Hanno portato via una Madonna di Coromoto e una
Madonna della Carità del Cobre, patrona di Cuba, un Bambino Gesù e un’altra
replica su tela della Rosa Mistica”. (23)
Dove
la guerriglia guevarista ha fatto un vera strage di cattolici passata in genere
sotto silenzio è la Colombia: “Tra il 1984 e il 2002 sono stati uccisi più di
50 uomini di Chiesa, tra vescovi, sacerdoti, missionari e seminaristi. Ci sono
stati 17 sequestri e 38 ecclesiastici sono stati minacciati di morte o di
rapimento. Tra le vittime si contano il vescovo di Arauca nel 1989 e
l’arcivescovo di Cali nel 2002. Negli ultimi otto anni sono stati assassinati
48 sacerdoti, tre religiosi, due missionari e un seminarista; 13 sacerdoti e un
missionario sono stati rapiti e 7 feriti.” (24) L’ultimo della tragica lista
sembra essere Padre José Rubin Rodríguez, parroco di La Salina, ritrovato morto il 21 novembre dopo che
era stato sequestrato da guerriglieri delle FARC (Forze armate
rivoluzionarie della Colombia - guevaristi). (25) Nei riguardi dell’assassinato
arcivescovo di Cali, Mons. Isaías Duarte, sembra che finalmente si stia per
fare giustizia, giacché il pubblico ministero ha accusato ufficialmente Pablo Catumbo,
capo del fronte occidentale delle FARC, di essere l’autore dell’assassinio del
coraggioso presule colombiano.
India – l’arcivescovo di Delhi:
“Abbiamo avuto martiri”
In
India un sacerdote cattolico è stato brutalmente assassinato il 7 ottobre scorso
da fondamentalisti indù, che lo avevano ripetutamente minacciato. Non a caso,
recentemente l’arcivescovo di Delhi, Vincent M. Concessao, si è rivolto a
Giovanni Paolo II con le seguenti parole di denuncia sulla difficile situazione
dei cattolici in India:
“Abbiamo
avuto martiri che hanno perso le loro vite e altri che sono stati brutalmente
percossi, imprigionati e costretti a vivere sotto costante minaccia e nel
pericolo di essere aggrediti, specie nelle zone rurali isolate delle nostre
diocesi dove i cattolici sono poverissimi e pochi di numero. (…) Contro la
Chiesa si scagliano false accuse di conversioni forzate e la campagna d’odio
arriva fin nelle zone sperdute delle nostre diocesi”. (26)
Dopo
questa denuncia, l’estremismo induista sembra aver accentuato la sua ferocia
contro i cattolici e i cristiani in genere. Nello stato dell’Orissa, i
fondamentalisti “hanno seminato violenza e distruzione, attaccando chiese,
terrorizzando i fedeli”, ci racconta la Fides, aggiungendo che il 21 novembre
“hanno devastato e bruciato una chiesa cattolica a Deogahr”. Precedentemente,
nel villaggio di Rajamunda “hanno fatto irruzione in una chiesa e hanno
violentato una suora in servizio presso la parrocchia”. (27)
Mons.
Dominic Jala, arcivescovo di Shillong, ha detto alla Fides che nella sua
regione la violenza ha colpito alcuni studenti cattolici, come Eldrin Tasso,
studente di teologia, che ha subito percosse e bruciature, ed altri sono stati
costretti a fuggire dalla zona. (28)
Ecco,
questi perseguitati sono i più poveri fra i poveri. Quando da noi si parla di
solidarietà con i poveri, ci si dovrebbero ricordare in primis di loro, anche
perché è la loro sofferenza che ci ottiene ogni giorno grazie per la nostra
perseveranza. E’ un dogma, quello della Comunione dei santi.
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riquadro =============
Un altro Cardinale martire
denuncia le complicità dell'Occidente
Il
cardinale Kazimierz Swiatek, arcivescovo di Minsk in Bielorussia, 89 anni, ha
raccontato la sua vita davanti a una platea commossa di laici dell'ex Unione
sovietica riunitasi a Kiev. Questa autentica "quercia dello spirito"
ha resistito alle persecuzioni comuniste. Arrestato una prima volta nel 1941 a
motivo del suo lavoro pastorale, nel 1944 fu condannato a 10 anni di lavori forzati,
due passati nel gulag di Marinsk, sette nelle miniere di Vorkuta, sul circolo
polare artico, quindi nella taiga siberiana. Liberato nel 1954 divenne parroco
di Pinsk. Nel 1991, Giovanni Paolo II lo ha nominato arcivescovo di Minsk e nel
1994 gli impose il berretto cardinalizio. Riportiamo di seguito alcune frasi
del suo intervento.
"Ai
tempi di Stalin tutto il territorio dell'Unione Sovietica non era altro se non
un enorme gulag (...) dove migliaia di reclusi nei vari singoli lager morivano
a causa delle disumane condizioni d'esistenza e di lavoro. (...) Dopo essere
stato incarcerato per due volte nelle prigioni sovietiche (...) venni mandato
al lager dei lavori forzati a regime speciale. Sono stato recluso in un estremo
isolamento e ciò non mi ha permesso né d'incontrare alcun sacerdote cattolico
né d'amministrare il sacramento della confessione. Soltanto negli ultimi anni
di lager sono riuscito ad avere l'ostia e il passito per celebrare di nascosto
(...).
“Per
dieci anni sono rimasto completamente isolato dalla realtà del mondo (...). Con
un accanimento davvero satanico venivano perseguitati tutti quelli che
credevano in Dio (...). E chi (...) perseverava nella fede si sentiva
abbandonato e indifeso. L'Occidente, pur
conoscendo la situazione della Chiesa nell'Unione Sovietica, spinto da certe
ragioni, forse anche politiche, non è intervenuto in difesa dei credenti,
oppressi e perseguitati dal regime. Eppure la Chiesa in Bielorussia, pur
senza le sue strutture ecclesiastiche, sofferente, talvolta anche sanguinante,
rimaneva viva ed attiva. (...)
“La
parrocchia (di Pinsk) veniva visitata da fedeli residenti a migliaia di
chilometri. Nelle campagne e nei villaggi i fedeli si radunavano nelle case,
con le persiane chiuse, per celebrare insieme la Messa. Sempre di sera si
radunavano al cimitero per cantare i canti religiosi, ma senza alzare troppo la
voce. (...) Il più delle volte recitavano il rosario coi grani fatti di pane.
(…)
“È
a loro che dobbiamo essere grati per la fede che non è scomparsa per sempre da
queste terre così pesantemente oppresse. (...) Dopo il 1991, con l'incarico di
Arcivescovo, mi sono messo a percorrere lo sterminato territorio della
Bielorussia. (...) In una parrocchia mi venne incontro un giovane sacerdote.
(...) La chiesa era un edificio semidistrutto, senza tetto né porte. Davanti
alla parete frontale c'era un gruppo di circa 20 donne (che) si buttarono per
terra ai miei piedi. Io ne ero sconvolto: per la prima volta nella loro vita
incontravano un vescovo cattolico proprio davanti alla loro chiesa distrutta
(...) hanno intonato un canto mariano. Potevo io vescovo trattenere le lacrime
vedendo questa testimonianza di fedeltà verso Dio e verso la Chiesa? (...)
“Era
l’ultimo giorno della mia permanenza nel lager. Sono stato condotto sotto scorta
nell’ufficio del KGB. (...) L’ufficiale esaminava con attenzione un
incartamento voluminoso. (...) Giunto all’ultima pagina mi chiese: “come hai
fatto a sopportare tutto ciò e a rimanere in vita?”. Lui non riusciva a
comprenderlo, le regole del KGB erano semplici: per uno come me non andava
sprecata la pallottola che serviva al fronte, erano sufficienti una fatica
sovrumana e le condizioni del lager per eliminarmi. Da qui il suo immenso
stupore. La mia risposta fu chiara e ferma: “capitano maggiore, la vita io la
devo alla mia incrollabile fede in Dio. È stato Lui a salvarmela”. (...) Rimase
per lungo tempo a riflettere. Era da quest’uomo che dipendeva la decisione
della mia sorte. Io, fermo al muro, pregavo Dio di aiutarmi (...). Dopo una
lunga riflessione il maggiore mi guardò con aria di benevolenza (era la prima
volta che uno del KGB manifestava un tale atteggiamento nei miei confronti),
prese la penna e con gesto largo appose la sua firma. Poi, con fare gentile,
disse semplicemente: “siete libero”. (Cfr. Luigi Geninnazi, Avvenire, 11-11-03, neretti redazionali)
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fine del riquadro ==============
Note:
(1) Giuseppe de Rosa S.I., I Cristiani nei Paesi Islamici, La Civiltà Cattolica, n° 3684, 18-10-03.
(2) Id.
(3) Agenzia Fides, 25-11-03
(4) Guido Olimpo, I Fratelli musulmani alla riconquista dell’Europa, Corriere della Sera,
23-10-03
(5) Angelo Panebianco, La Scuola laica e il Corano, Corriere della
Sera, 3-11-2003
(6) Goffredo Buccini, Noi, i cristiani del Pakistan col metal
detector in Chiesa”, Corriere della Sera, 14-10-2003
(7) Corrispondenza
Romana, 10-9-03
(8) Camille Eid, Manette in Egitto per 22 convertiti, Avvenire 23-11-03
(9 Fides, 9-10-03
(10) Agencia Catolica de Informacion-ACI, 2-11-03
(11) Agenzia Asia News, 3-11-03
(12) P. Bernardo Cervellera, Avvenire, 18-10-03
(13) Radio Vaticano,
28-11-03
(14) P. Bernardo Cervellera, Vuoi un mercato meno ingessato? Apri alla
libertà religiosa, Avvenire, 31-10-03
(15) B. Cervellera, Arrestate quel prete colpevole di
catechismo, Avvenire, 7-9-03
(16) Misna, 28-10-03
(17) B. Cervellera, “Vescovo arrestato
ricompare 6 anni dopo”, Avvenire
21-11-03 e Radio Vaticana, Intervista a Padre Cervellera, 20-11-03
(18) Zenit, 14-11-03
(19) Misna, 11-11-03
(20) Misna, 25-11-03
(21) Corriere della Sera, 24-11-03
(22) Andrea Morigi, L’amico di Fidel apre la caccia ai vescovi,
Libero Quotidiano, 4-7-2003
(23)
El Universal, Caracas, 8-12-03
(24) Il Regno, 6/2003
(25) Fides, 22-11-2003
(26) Osservatore
Romano,
7-9-03
(27) Fides, 25-11-03
(28) Fides, 24-11-03