Spunti febbraio 2004 – Pag 8-14

Il calvario dei cristiani

 

“Proprio come sta scritto: per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come peccore da macello” (Rm 8, 36)

 

Spunti ritiene necessario tornare a parlare di situazioni generalmente dimenticate dai grandi mass media, che riguardano il calvario dei cristiani in diverse parti del mondo. Si tratta così di  aiutare a mantenere risvegliata la solidarietà morale dei lettori per i molti fratelli nella fede che patiscono una dura realtà, lontani mille miglia dal comfort con la quale noi possiamo praticarla in Italia.

Nella giungla delle mille informazioni frammentarie che oggi riceviamo, molte volte atte solo a distrarci dai punti nodali, il presente articolo vuole almeno offrire un quadro d’insieme, che certo non esaurisce quest’ampia realtà. Sarebbe infatti impossibile elencare tutti questi tragici accadimenti.

 

Scompare la croce in terre dell’Islam, a volte affogata nel sangue

In un documentato studio pubblicato sull’autorevole rivista La Civiltà Cattolica, Padre Giuseppe de Rosa S.I. traccia un quadro della sorte capitata alle comunità cristiane in quei paesi dove, nel corso dei secoli, ha prevalso l’Islam.  Parlando non tanto della violenza fisica esercitata contro queste popolazioni, ma soprattutto del regime di graduale soffocamento civile al quale venivano sottoposte anche quando tollerate, il noto gesuita afferma: “La condizione di inferiorità civile, che impediva ai cristiani di accedere alle cariche pubbliche, e la condizione di inferiorità religiosa, che li chiudeva in una vita e una  pratica religiosa asfittica e senza nessuna possibilità di sviluppo, poneva i cristiani nella necessità o di emigrare o, più frequentemente, di passare all’islam”. (1)

Così, secondo l’autore,  “fiorenti comunità cristiane”, ricche di santi, compresi Padri e Dottori della Chiesa, esistenti nel Nord Africa e nel Medio Oriente, sono andate inesorabilmente cancellate dalla mappa, o si sono ridotte “a piccole isole in uno sterminato mare islamico”. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un processo concluso da secoli, del quale non bisogna interessarsi più di tanto, perché irreversibilmente compiuto. Padre de Rosa  invece ci parla non solo della storia, ma anche dell’attualità: “L’islamismo radicale, il quale propone che in ogni Stato islamico sia instaurata la sharia (NdR: ossia, la legislazione coranica), sta prendendo piede in molti paesi islamici in cui sono presenti gruppi di cristiani. E’ evidente che l’instaurazione della sharia renderebbe assai difficile la vita dei cristiani e la loro stessa esistenza sarebbe in continuo pericolo. Di qui l’emigrazione massiccia dei cristiani dai Paesi islamici verso i Paesi occidentali…”.

L’articolista avverte di non sottovalutare tuttavia, accanto al quadro di soffocamento civile delle cristianità arabe e africane che ha caratterizzato invariabilmente la penetrazione dell’islam,  gli episodi di sangue contro cristiani avvenuti in Algeria, Pakistan, Nigeria, in più isole dell’arcipelago indonesiano, ma soprattutto nel Sudan: “La situazione più tragica – e purtroppo dimenticata dal mondo occidentale – è quella del Sudan, dove il Nord è arabo e musulmano e il Sud è nero e cristiano e, in parte, animista. (...) Il Nord si serve di tutta la sua potenza militare – finanziata dalle esportazioni di petrolio in Occidente – per distruggere i villaggi cristiani”, uccidendo e incendiando, razziando anche le ragazze per violentarle ed in seguito venderle come concubine ad arabi anziani. Così,  trascrivendo testualmente il Rapporto annuale di Amnesty International,  il noto gesuita ci fa sapere che “alla fine del 2000, la guerra civile era costata la vita a quasi due milioni di persone ed era stata la causa di sfollamento forzato di altri 4.500.000.” (2) Ora si parla anche di penetrazione massiccia dell’estremismo islamista sulla scia dei disordini che hanno sconvolto per un lungo periodo la Liberia. (3)

 

Due modalità strategiche, un solo obiettivo

A complemento dell’importante articolo di Padre de Rosa,  va sottolineato che nella strategia dell’Islam radicale la differenza fra islamizzazione violenta e rapida e islamizzazione graduale ma inesorabile,  risiede di sicuro nei metodi ma non nel risultato finale. Per quest’ultimo modus facendi optano, per esempio, quasi tutte le associazioni islamiche legate al potentissimo movimento dei Fratelli Musulmani, cioè, per intenderci, quelle che controllano la maggioranza delle moschee in Italia.

In un interessantissimo servizio sul Corriere della Sera, ecco quanto scrive Guido Olimpo: “Una mappa del mondo a colori stampata in Pakistan. (…) In basso un riquadro intitolato «dopo cento anni», e sotto il planisfero completamente verde per significare la conquista del mondo. (…) Un disegno elaborato dal movimento dei Fratelli Musulmani. (…) Che ora vuole darsi una immagine la meno oltranzista possibile adattando il suo profilo al clima sociale europeo. (…) E’ stato quindi elaborato un progetto, «Il programma dottrinale». Secondo il progetto le comunità musulmane devono integrarsi politicamente, socialmente ed economicamente in quelle europee, conservando però la loro identità islamica e gli strumenti per svilupparla. (…) I musulmani in Europa devono insistere sul reclutamento. (…) La fratellanza (…) vuole creare uno «Stato dentro lo Stato», con moschee, predicatori e scuole. L’islamizzazione della società deve precedere quella dello Stato.” (4)

Talvolta per ignoranza, altre volte per uno smisurato desiderio di quieto vivere, gli esponenti dei  gruppi organizzati sotto l’ombrello dei “fratelli” vengono sbrigativamente spacciati da importanti  personalità occidentali  come moderati, perché opportunamente condannano attentati come quello dell’11 settembre o episodi controproducenti per la causa, come quello del crocifisso di Ofena. Ma ciò non comporta minimamente una rinuncia alla radicale pretesa islamista, cioè all’estensione prima o poi dell’ islamica “area verde” a tutta la Terra. (5)

 

Pakistan: “L’Occidente si gira dall’altra parte”

L’inviato del Corriere della Sera, Goffredo Buccini, scrive: “Infermiere, preti, assistenti sociali, donne, bambini, più di sessanta sono caduti sotto il fuoco e le bombe degli estremisti islamici da due anni a oggi. (…) L’ultimo sacerdote ucciso, il 4 luglio di quest’anno, si chiamava George Ibrahim e insegnava alla scuola cattolica di Renala Kot. (…) A Lahore, nel periodo più caldo degli assalti, la polizia ha consigliato il parroco di armare i fedeli durante la Messa. «Ma nessuno di noi accetterebbe una cosa simile», ha risposto per tutti John Rooney, uno dei preti di Nostra Signora di Fatima. (…) Tuttavia andare a Messa la domenica (…) è un po’ come entrare in un aeroporto dopo l’11 settembre”. Il parroco della stessa Chiesa, John Nevin, spiega : “Il problema è la legge sulla blasfemia, introdotta negli anni ottanta (…). Basta lasciare cadere a terra, per caso, per sbaglio, un Corano ed essere accusati da almeno due musulmani osservanti, per rischiare – in teoria – fino alla pena di morte”. E l’inviato aggiunge: “Ma l’Occidente si gira dall’altra parte. E la legge sulla blasfemia continua a essere usata, in via ordinaria, per spogliare i cristiani dei loro scarsi averi.” (6)

Su Corrispondenza Romana, che riprende un lancio dell’agenzia vaticana Fides, leggiamo che gli attacchi di “provocatori islamici” ai danni dei cristiani di Kasur, nella diocesi di Lahore, hanno come scopo, confessato pubblicamente dal leader radicale Ahmed Ali Tolu, di “emarginare i cristiani, rifiutando loro il lavoro nelle campagne, e negandogli persino la vendita di derrate alimentari e di prima necessità”. (7)

 

Medio Oriente: i cattolici nell’altalena

Se è vero che persino nell’occidentalizzato Egitto aumentano a macchia d’olio gli arresti con tanto di torture e violenze sessuali ai danni di musulmani “apostati”, cioè passati al cristianesimo (8), e nella filo-occidentale Arabia Saudita non si può girare neppure con una crocina sotto la camicia, in altri posti, sicuramente più piccoli e meno decisivi nel vasto panorama islamico, come il Bahrein e il Kuwait, si aprono spiragli di libertà.

Lo stesso sembra succedere in Irak. Anche i cattolici caldei risentono della instabilità generale, ma si notano sviluppi che inducono a sperare in una maggiore libertà.  Da un lato ecco la denuncia di Padre Nizar Seeman, che dichiara alla Fides: “Noi cristiani siamo preoccupati per la crescita del fondamentalismo islamico, specialmente nella zona di Mosul. E’ un fenomeno presente fra i musulmani sciiti ma anche fra i sunniti, dove si fa strada la corrente wahabita finanziata dall’Arabia Saudita”. (9) Ma d’altro canto ecco quanto dichiara il vescovo cattolico di rito caldeo  di Kirkuk, Mons. Louis Sako, alla rivista Mondo e Missione: “(L’Irak) è una nazione che sta emergendo dopo 35 anni di dittatura, in cui la gente è stata privata di tutto, persino dell’aria da respirare (…) In pochi mesi si sono formati 80 nuovi partiti politici, fra cui 5 cristiani. (…) Persino alcune delle stazioni TV arrivate alla zona di Mosul sono cristiane”. (10)

Invece dall’Indonesia veniamo a sapere che “l’uccisione di 12 cristiani, avvenuta alcune settimana fa, è da attribuire al gruppo della Jemah Islamiah (JI), legato ad Al Qaeda. Lo ha affermato in una conferenza stampa il capo della polizia indonesiana, gen. Da’i Bachtiar, lo scorso 1 novembre, definendo il gruppo terroristico «molto armato e ben organizzato»”. (11)

 

CINA: Il doppio gioco  

La Cina diventa sempre più “superstar” fra politici e imprenditori dell’Occidente per la sua capacità di imporsi come la “fabbrica del mondo”, ove produrre beni di consumo a basso costo. Tralasciando qui le ripercussioni negative sul piano economico, di cui ormai soffrono le conseguenza paesi che giustamente non possono né vogliono sottopagare gli operai,  guardiamo invece al paradosso della situazione. Nessuno mette nel minimo dubbio che il Partito Comunista controlli con mano di ferro questo strano processo di “socialismo capitalista”.  “La Cina è in preda a grandi cambiamenti e modernizzazioni che lasciano indenne il potere del Partito Comunista”, ha detto su Avvenire del 29 ottobre scorso padre Bernardo Cervellera,  sacerdote del Pime, forse il più importante studioso italiano di quel paese.

Le autorità sembrano dire ai cinesi : “Puoi arricchirti, se ce la farai a restare a galla nel mare tempestoso di quest’economia moderna in salsa comunista. Ma al minimo sgarro, dovrai affrontare il plotone di esecuzione”. Così la gente pare inebriata da un misto di euforia e terrore, abilmente dosato dal Partito. Ma il mare è talmente mosso che questo sistema ha prodotto in poco tempo 170 milioni di disoccupati, privi di “sussidi, di sanità, di scuole e di case”. (12) E in questa Cina che si esegue l’80 per cento delle pene capitali del pianeta: per l’esattezza nel solo 2002 niente meno che 3.138! Quasi sempre per supposti delitti economici. I contadini, i meno favoriti dal “new deal”, possono avere l’usufrutto della terra, ma assolutamente non il titolo di proprietà in questo singolare comuno-capitalismo. Tutto insomma, dalla vita al pane quotidiano, arriva per gentile concessione governativa e, naturalmente, tutto si può perdere in un batter d’occhio.

Ma come al solito, specialmente a livello delle autorità politiche e dei grossi imprenditori, in Occidente si pratica ancora una volta la politica dello struzzo, ci si gira dall’altra parte per non dover vedere quanto di anomalo avviene in Cina.

Il vescovo emerito di Macao, Mons. Rodrigues da Costa, ad un convegno a Fatima organizzato alla fine di novembre dai Missionari del Verbo Divino e dall’Aiuto alla Chiesa che soffre, afferma: “Finché rimane quel regime (comunista), non credo che la Chiesa cattolica avrà altro futuro in Cina che la persecuzione. La Cina vuole controllare tutto. Anche le religioni. Le notizie lo confermano”. (13)

In questo contesto di arbitrio, non possono sorprendere le continue difficoltà dei cattolici fedeli a Roma, visti dalle autorità comuniste come fumo negli occhi: “La polizia di Hebei sta passando a rastrello le case di sacerdoti e seminaristi sotterranei (NdR: cioè, in comunione col Papa) per costringerli ad aderire all’Associazione Patriottica (NdR: controllata dal partito). Se non lo fanno, vengono picchiati, vanno in prigione, sono confinati nel lager o in lontani isolamenti. Solo una settimana fa dodici tra preti e seminaristi sono stati arrestati per aver svolto esercizi spirituali in un luogo non controllato dal governo”. (14)

A settembre era finito in galera Padre Chi Huitan, della diocesi di Baoding, per aver dato lezioni di catechismo “turbando l’ordine pubblico”. Impressionante l’apparato poliziesco al momento dell’arresto: 35 macchine con oltre 100 guardie della pubblica sicurezza. (15) Il 21 giugno invece era stata data alle fiamme una chiesa di Hebei, soltanto due settimane dopo che era stata completata. Il crimine imputato: accogliere 150 fedeli, la maggior parte dei quali neo convertiti al cattolicesimo. (16)

Una relativa buona notizia è stata a metà novembre il ritrovamento in ospedale del vescovo Giacomo Su Zhimin,  perché è “un miracolo che sia vivo”. Sequestrato nel ‘97 dalla polizia per essersi sempre rifiutato di aderire all’Associazione Patriottica, al momento della sua apparizione “era circondato da almeno 20 poliziotti”. Già nel passato Mons. Su fu sequestrato e torturato. “Attualmente, secondo stime di AsiaNews, vi sono almeno 50 vescovi e preti in arresto o impediti nel lavoro pastorale”. (17) Intanto il governo ha emanato nuove disposizioni, ordinando ai media radiotelevisivi la promozione dell’ateismo, con l’obbligo di denunciare le “credenze devianti”. Così, secondo Suor Beatrice Leung Kit-fun, professoressa di sociologia a Hong Kong, il governo cerca di correre ai ripari, non rassegnandosi alla realtà per cui  “il comunismo in Cina è in bancarotta e il popolo cinese non ha una ideologia alla quale aderire”. (18)

Intanto, l’agenzia delle Missioni Straniere di Parigi (16/11/03) informa che una cristiana di 33 anni della Provincia di Shandong è stata picchiata a morte dalla polizia, dopo che la sua famiglia si era rifiutata di pagare i 3000 yuan (330 euro) della condizionale, in seguito al suo arresto per partecipazione ad “attività religiose illegali”. Grave anche la situazione nella provincia di Zhejiang, dove 392 fra chiese cristiane e templi buddisti sono stati chiusi dalle autorità, in alcuni casi confiscati e in altri completamente distrutti, secondo il Centro per i diritti umani e la democrazia di Hong Kong. L’accusa: non essere un culto riconosciuto dalla legge. Nel caso dei cattolici, non appartenere all’Associazione patriottica, ma conservare la comunione col Papa. (19)

Serve una notizia per un esame di coscienza da parte di imprenditori occidentali a caccia di produzioni a basso costo? Eccone una che fa riflettere, anche perché non è la prima del genere. Secondo lo stesso istituto di Hong Kong, tre persone sono state prelevate dalle loro case nello scorso aprile nella Contea di Xilin, provincia di Guangxi, per aver svolto “attività religiose illegali” e condannate a 18 mesi in un campo di lavoro gestito da una azienda. Di imprenditori occidentali? La notizia non lo dice. Ma non dobbiamo meravigliarci molto se poi vediamo manufatti cinesi così competitivi. (20)

 

Vietnam: ancora ci si gira dall’altra parte

Anche il Vietnam strizza l’occhio agli investitori occidentali, ma il popolo continua ad essere gestito con pugno ferreo dal PC. E la situazione per i credenti è pessima. Il parlamento europeo ha votato a metà novembre una risoluzione in cui dice che la libertà di culto è “estremamente preoccupante”. Paolo Mieli ha scritto sul Corriere della Sera: “Ai miei occhi c’è in quel paese una seconda tragedia peggiore della prima”, perché, secondo lui, “il Vietnam fu unificato con la violenza e sottoposto ad un regime dittatoriale che fece scorrere sangue in proporzioni non minori a quelle del precedente conflitto”, ma soprattutto perché “tutti coloro che avevano versato lacrime in grande quantità per le vittime innocenti prodotte dalla guerra del Vietnam, d’incanto hanno smesso di piangere e hanno voltato la testa da un’altra parte, come se a morire non fossero gli stessi identici esseri umani di prima. Magie dei sistemi comunisti.”

Questo ce lo dice Mieli per riferirci una notizia atroce: Kok Ksor,  leader in esilio dei montagnard, cioè cristiani dell’altopiano centrale, in un recente viaggio a Roma ha esibito prove “che le più recenti uccisioni di vietnamiti cristiani sono state ottenute «con un’iniezione letale di una sostanza sconosciuta che porta alla morte attraverso convulsioni»”. (21)

 

AMERICA LATINA: pesanti ombre nel continente cattolico

“Giù il Papa, su il Che. Accade in Venezuela dove il primo luglio sono scomparsi un busto di Giovanni Paolo II e la targa commemorativa della sua seconda visita nel paese nel 1996. Presto a sostituirli (…) dovrebbe sorgere una statua di Ernesto Che Guevara.” (22) Come stupirsi se il presidente Chávez già ha pubblicamente detto di ritenere la Chiesa “un cancro per la società”? E se dalle parole si passa ai fatti? El Universal, il più grande giornale del Venezuela, ci riferisce: “«Chi va contro Dio e i santi, non ha né anima né cuore», ha affermato una signora (…) vedendo il risultato degli atti vandalici perpetrati dai dimostranti  (pro Chavez) mentre sfilavano lungo l’avenida Bolivar. I danni più grossi sono stati inflitti alle immagini della Vergine. Quella più grande è stata verniciata con uno spray rosso, vi hanno simulato atti osceni e l’hanno persino cosparsa con i loro bisogni. La Rosa Mistica è stata decapitata. Hanno portato via una Madonna di Coromoto e una Madonna della Carità del Cobre, patrona di Cuba, un Bambino Gesù e un’altra replica su tela della Rosa Mistica”. (23)

Dove la guerriglia guevarista ha fatto un vera strage di cattolici passata in genere sotto silenzio è la Colombia: “Tra il 1984 e il 2002 sono stati uccisi più di 50 uomini di Chiesa, tra vescovi, sacerdoti, missionari e seminaristi. Ci sono stati 17 sequestri e 38 ecclesiastici sono stati minacciati di morte o di rapimento. Tra le vittime si contano il vescovo di Arauca nel 1989 e l’arcivescovo di Cali nel 2002. Negli ultimi otto anni sono stati assassinati 48 sacerdoti, tre religiosi, due missionari e un seminarista; 13 sacerdoti e un missionario sono stati rapiti e 7 feriti.” (24) L’ultimo della tragica lista sembra essere Padre José Rubin Rodríguez, parroco di La Salina, ritrovato morto il 21 novembre dopo che era stato sequestrato da guerriglieri delle FARC (Forze armate rivoluzionarie della Colombia - guevaristi). (25) Nei riguardi dell’assassinato arcivescovo di Cali, Mons. Isaías Duarte, sembra che finalmente si stia per fare giustizia, giacché il pubblico ministero ha accusato ufficialmente Pablo Catumbo, capo del fronte occidentale delle FARC, di essere l’autore dell’assassinio del coraggioso presule colombiano.

 

India – l’arcivescovo di Delhi: “Abbiamo avuto martiri”

In India un sacerdote cattolico è stato brutalmente assassinato il 7 ottobre scorso da fondamentalisti indù, che lo avevano ripetutamente minacciato. Non a caso, recentemente l’arcivescovo di Delhi, Vincent M. Concessao, si è rivolto a Giovanni Paolo II con le seguenti parole di denuncia sulla difficile situazione dei cattolici in India:

“Abbiamo avuto martiri che hanno perso le loro vite e altri che sono stati brutalmente percossi, imprigionati e costretti a vivere sotto costante minaccia e nel pericolo di essere aggrediti, specie nelle zone rurali isolate delle nostre diocesi dove i cattolici sono poverissimi e pochi di numero. (…) Contro la Chiesa si scagliano false accuse di conversioni forzate e la campagna d’odio arriva fin nelle zone sperdute delle nostre diocesi”. (26)

Dopo questa denuncia, l’estremismo induista sembra aver accentuato la sua ferocia contro i cattolici e i cristiani in genere. Nello stato dell’Orissa, i fondamentalisti “hanno seminato violenza e distruzione, attaccando chiese, terrorizzando i fedeli”, ci racconta la Fides, aggiungendo che il 21 novembre “hanno devastato e bruciato una chiesa cattolica a Deogahr”. Precedentemente, nel villaggio di Rajamunda “hanno fatto irruzione in una chiesa e hanno violentato una suora in servizio presso la parrocchia”. (27)

Mons. Dominic Jala, arcivescovo di Shillong, ha detto alla Fides che nella sua regione la violenza ha colpito alcuni studenti cattolici, come Eldrin Tasso, studente di teologia, che ha subito percosse e bruciature, ed altri sono stati costretti a fuggire dalla zona. (28)

Ecco, questi perseguitati sono i più poveri fra i poveri. Quando da noi si parla di solidarietà con i poveri, ci si dovrebbero ricordare in primis di loro, anche perché è la loro sofferenza che ci ottiene ogni giorno grazie per la nostra perseveranza. E’ un dogma, quello della Comunione dei santi.

 

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Un altro Cardinale martire denuncia le complicità dell'Occidente

 

Il cardinale Kazimierz Swiatek, arcivescovo di Minsk in Bielorussia, 89 anni, ha raccontato la sua vita davanti a una platea commossa di laici dell'ex Unione sovietica riunitasi a Kiev. Questa autentica "quercia dello spirito" ha resistito alle persecuzioni comuniste. Arrestato una prima volta nel 1941 a motivo del suo lavoro pastorale, nel 1944 fu condannato a 10 anni di lavori forzati, due passati nel gulag di Marinsk, sette nelle miniere di Vorkuta, sul circolo polare artico, quindi nella taiga siberiana. Liberato nel 1954 divenne parroco di Pinsk. Nel 1991, Giovanni Paolo II lo ha nominato arcivescovo di Minsk e nel 1994 gli impose il berretto cardinalizio. Riportiamo di seguito alcune frasi del suo intervento.

"Ai tempi di Stalin tutto il territorio dell'Unione Sovietica non era altro se non un enorme gulag (...) dove migliaia di reclusi nei vari singoli lager morivano a causa delle disumane condizioni d'esistenza e di lavoro. (...) Dopo essere stato incarcerato per due volte nelle prigioni sovietiche (...) venni mandato al lager dei lavori forzati a regime speciale. Sono stato recluso in un estremo isolamento e ciò non mi ha permesso né d'incontrare alcun sacerdote cattolico né d'amministrare il sacramento della confessione. Soltanto negli ultimi anni di lager sono riuscito ad avere l'ostia e il passito per celebrare di nascosto (...).

“Per dieci anni sono rimasto completamente isolato dalla realtà del mondo (...). Con un accanimento davvero satanico venivano perseguitati tutti quelli che credevano in Dio (...). E chi (...) perseverava nella fede si sentiva abbandonato e indifeso. L'Occidente, pur conoscendo la situazione della Chiesa nell'Unione Sovietica, spinto da certe ragioni, forse anche politiche, non è intervenuto in difesa dei credenti, oppressi e perseguitati dal regime. Eppure la Chiesa in Bielorussia, pur senza le sue strutture ecclesiastiche, sofferente, talvolta anche sanguinante, rimaneva viva ed attiva. (...)

“La parrocchia (di Pinsk) veniva visitata da fedeli residenti a migliaia di chilometri. Nelle campagne e nei villaggi i fedeli si radunavano nelle case, con le persiane chiuse, per celebrare insieme la Messa. Sempre di sera si radunavano al cimitero per cantare i canti religiosi, ma senza alzare troppo la voce. (...) Il più delle volte recitavano il rosario coi grani fatti di pane. (…)

“È a loro che dobbiamo essere grati per la fede che non è scomparsa per sempre da queste terre così pesantemente oppresse. (...) Dopo il 1991, con l'incarico di Arcivescovo, mi sono messo a percorrere lo sterminato territorio della Bielorussia. (...) In una parrocchia mi venne incontro un giovane sacerdote. (...) La chiesa era un edificio semidistrutto, senza tetto né porte. Davanti alla parete frontale c'era un gruppo di circa 20 donne (che) si buttarono per terra ai miei piedi. Io ne ero sconvolto: per la prima volta nella loro vita incontravano un vescovo cattolico proprio davanti alla loro chiesa distrutta (...) hanno intonato un canto mariano. Potevo io vescovo trattenere le lacrime vedendo questa testimonianza di fedeltà verso Dio e verso la Chiesa? (...)

“Era l’ultimo giorno della mia permanenza nel lager. Sono stato condotto sotto scorta nell’ufficio del KGB. (...) L’ufficiale esaminava con attenzione un incartamento voluminoso. (...) Giunto all’ultima pagina mi chiese: “come hai fatto a sopportare tutto ciò e a rimanere in vita?”. Lui non riusciva a comprenderlo, le regole del KGB erano semplici: per uno come me non andava sprecata la pallottola che serviva al fronte, erano sufficienti una fatica sovrumana e le condizioni del lager per eliminarmi. Da qui il suo immenso stupore. La mia risposta fu chiara e ferma: “capitano maggiore, la vita io la devo alla mia incrollabile fede in Dio. È stato Lui a salvarmela”. (...) Rimase per lungo tempo a riflettere. Era da quest’uomo che dipendeva la decisione della mia sorte. Io, fermo al muro, pregavo Dio di aiutarmi (...). Dopo una lunga riflessione il maggiore mi guardò con aria di benevolenza (era la prima volta che uno del KGB manifestava un tale atteggiamento nei miei confronti), prese la penna e con gesto largo appose la sua firma. Poi, con fare gentile, disse semplicemente: “siete libero”. (Cfr. Luigi Geninnazi, Avvenire, 11-11-03, neretti redazionali)

 

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Note:

 

(1) Giuseppe de Rosa S.I., I Cristiani nei Paesi Islamici, La Civiltà Cattolica,  n° 3684, 18-10-03.

(2) Id.

(3) Agenzia Fides, 25-11-03

(4) Guido Olimpo, I Fratelli musulmani alla riconquista dell’Europa, Corriere della Sera, 23-10-03

(5) Angelo Panebianco, La Scuola laica e il Corano, Corriere della Sera, 3-11-2003

(6) Goffredo Buccini, Noi, i cristiani del Pakistan col metal detector in Chiesa”, Corriere della Sera, 14-10-2003

(7) Corrispondenza Romana, 10-9-03

(8) Camille Eid, Manette in Egitto per 22 convertiti, Avvenire 23-11-03

(9 Fides, 9-10-03

(10) Agencia Catolica de Informacion-ACI, 2-11-03

(11) Agenzia Asia News, 3-11-03

(12) P. Bernardo Cervellera, Avvenire, 18-10-03

(13) Radio Vaticano, 28-11-03

(14) P. Bernardo Cervellera, Vuoi un mercato meno ingessato? Apri alla libertà religiosa, Avvenire, 31-10-03

(15) B. Cervellera, Arrestate quel prete colpevole di catechismo, Avvenire, 7-9-03

(16) Misna, 28-10-03

(17) B. Cervellera, “Vescovo arrestato ricompare 6 anni dopo”, Avvenire 21-11-03 e Radio Vaticana, Intervista a Padre Cervellera, 20-11-03

(18) Zenit, 14-11-03

(19) Misna, 11-11-03

(20) Misna, 25-11-03

(21) Corriere della Sera, 24-11-03

(22) Andrea Morigi, L’amico di Fidel apre la caccia ai vescovi, Libero Quotidiano, 4-7-2003

(23) El Universal, Caracas, 8-12-03

(24) Il Regno, 6/2003

(25) Fides, 22-11-2003

(26) Osservatore Romano, 7-9-03

(27) Fides, 25-11-03

(28) Fides, 24-11-03