Luci sull'Est informa

23/10/2014

SIRIA: a Knayeh revocate le restrizioni alla libertà di fra Hanna Jallouf

di Carlo Giorgi – 21 ottobre 2014

È ora finalmente libero, fra Hanna Jallouf, parroco del villaggio siriano di Knayeh prelevato dal convento di San Giuseppe nella notte tra il 5 e il 6 ottobre e successivamente posto agli arresti domiciliari dalle autorità islamiste della valle dell’Oronte.

Lo ha confermato monsignor Giuseppe Nazzaro, vicario apostolico emerito di Aleppo, che abbiamo raggiunto telefonicamente: «Ho parlato con monsignor Abu Khazen, l’attuale vicario apostolico di Aleppo – racconta monsignor Nazzaro – il quale mi ha confermato che fra Hanna non è più agli arresti nel suo convento; i miliziani che lo avevano arrestato, gli hanno assicurato che ora può decidere liberamente se partire o rimanere nel villaggio e come muoversi».

Secondo la spiegazione fornita dai miliziani a fra Hanna, il suo arresto sarebbe avvenuto di seguito a una denuncia che lo accusava di nascondere delle armi in convento. Per questo, alcuni uomini armati dopo aver perquisito senza risultato il convento, lo avrebbero preso e portato al tribunale islamico del vicino paese di Darkush. Fra Hanna era stato portato via con venti giovani cristiani della parrocchia, ragazzi e ragazze: il motivo di questo sequestro «di gruppo» appare finalmente chiaro dalla spiegazione di monsignor Nazzaro: «Quando sono arrivati al convento i miliziani, accusando fra Hanna di nascondere delle armi, il parroco ha preteso che la perquisizione avvenisse di fronte a dei testimoni – ha spiegato Nazzaro –. Per questo il parroco ha chiesto ai venti ragazzi di rimanere. Alla fine della perquisizione, quando comunque i miliziani islamici avevano messo a soqquadro la parrocchia, pur non trovando nulla, li hanno arrestati tutti…». Gli ultimi cinque membri del gruppo fermato insieme al frate sono stati rilasciati il 12 ottobre.

L’idea di arrestarli sarebbe stata però non della massima autorità della locale milizia islamica, ma di un luogotenente, successivamente ripreso e allontanato proprio per questo fatto. «Una volta libero fra Hanna ha riunito tutti i cristiani per parlare loro – ha continuato mons. Nazzaro -; gli ha detto: potete restare o andare, io rimarrò fino a quando anche uno solo di voi vorrà rimanere. E i cristiani, protestando, gli hanno detto che nessuno di loro se ne sarebbe andato!»

Sono ancora a Knayeh anche le due suore francescane del Cuore immacolato di Maria che svolgono il loro servizio nella parrocchia, nonostante per loro la possibilità di un rientro in Italia diventi giorno dopo giorno sempre più concreta. Sono infatti entrambe ultraottantenni e nelle ultime settimane, a causa del rapimento di fra Hanna, hanno subito un affaticamento che le ha molto provate.

Fonte: Terrasanta.net

leggi tutto
23/10/2014

INDIA: Karnataka: un po’ di verità sulle violenze indù contro i cristiani

SIR 23-10-2014.- Il governo ha respinto una relazione negazionista. Tutto ebbe inizio con l’uccisione, in Orissa, di un leader radicale indù ad opera di guerriglieri maoisti. Il Bajrang Dal (l’ala giovanile dei radicali indù) accusò invece i cristiani e si pose l’obiettivo di cacciarli dall’India. Da qui le persecuzioni, anche giudiziarie, nei confronti di oltre 200 giovani cristiani

Umberto Sirio

Il governo indiano del Karnataka ha rigettato la relazione del giudice BK Somasekhar, sugli attacchi a chiese e luoghi di culto cristiani avvenuti nel 2008 in varie zone dello Stato – Mangalore, Dakshina Kannada, Udupi e in altri distretti, fra cui Bangalore e Kolar – pubblicata il 28 gennaio 2011. Nel rapporto - divulgato quando lo Stato indiano era guidato dal Bharatiya Janata Party (Bjp), partito nazionalista indù sostenuto dai gruppi e dalle organizzazioni radicali indù che fanno parte dell’ombrello del Sangh Parivar, mentre oggi è guidato dal Congress, partito laico e socialista – si stabiliva che il Bajrang Dal (ala giovanile del Sangh Parivar) e il suo coordinatore, Mahendra Kumar, non avevano alcuna responsabilità.

La lotta dei cristiani per la verità. Sia la società civile sia la Chiesa indiana protestarono vivamente in relazione a quel testo, stilato da una sola persona, che non tenne conto delle prove e delle testimonianze raccolte dopo i fatti, che confluirono in un contro-rapporto che dimostrava il legame tra le organizzazioni fondamentaliste indù e gli attacchi, intitolato “1000 giorni di governo, 236 attacchi e 1000 persone traumatizzate”. Venne anche organizzato un digiuno silenzioso presso il campus dell’università di St Mark, a Bangalore, al quale parteciparono, oltre a migliaia di cristiani, 18 vescovi, fra cui l’arcivescovo di Bangalore, Bernard Moras. “La commissione Somasekhar - ha dichiarato ad AsiaNews, Sajan George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic) – ha tradito il suo mandato. Il giudice ha presentato questo rapporto dopo aver speso 28 mesi e 30 milioni di rupie (381mila euro), tenuto 300 udienze ed esaminato 800 prove. Una grande frode si è consumata in modo sistematico sulle spalle di cristiani innocenti. Speriamo arrivino presto giustizia e risarcimenti per le vittime di quelle persecuzioni”.

L’origine delle persecuzioni. Le violenze contro i cristiani presero spunto dall’uccisione in Orissa di un leader radicale indù ad opera di guerriglieri maoisti. La Sangh Parivar accusò invece i cristiani dell’uccisione e si pose l’obiettivo di cacciare i cristiani dall’India, fermando quelle che loro chiamavano “le conversioni forzate di indù al cristianesimo”. Nei due anni successivi, solo per quanto riguarda lo Stato del Karnataka - le violenze si estesero anche in altri Stati della federazione – il Gcic registrò circa 133 attacchi contro i cristiani. Almeno 200 giovani cristiani, dovettero rispondere di false accuse per i disordini, mentre gli estremisti indù continuarono a restare impuniti o a essere scagionati senza reali motivazioni. Le associazioni paramilitari indù attaccarono anche chiese protestanti, sale del regno dei Testimoni di Geova e sedi di alcune organizzazioni evangeliche. All’epoca dei fatti, la polizia ammise che sapeva di possibili attacchi e sono in molti a ritenere che il rapporto, ora dichiarato menzognero, che fu diffuso su quegli eventi, avesse la finalità di coprire le responsabilità delle autorità amministrative ed anche del Governo

leggi tutto
23/10/2014

EGITTO: Portavoce Chiesa cattolica: Vicina una legge per la libera costruzione delle chiese

di Giulia Mazza inviato
P. Rafic Greiche parla ad AsiaNews della bozza di un decreto che elimina le restrizioni per l’edificazione di luoghi di culto cristiani. Tra gennaio e febbraio il Parlamento dovrebbe passare il provvedimento. Con il governo al-Sisi migliora la sicurezza per i cristiani e la convivenza con i musulmani. “L’Egitto ha trovato se stesso”.

Il Cairo (AsiaNews 22-10-2014) – I cristiani d’Egitto potrebbero presto costruire le proprie chiese in modo libero. Lo rivela ad AsiaNews p. Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica, che si dice “fiducioso” sul passaggio in Parlamento (nei prossimi mesi) di una nuova legge, che elimina le restrizioni in vigore per l’edificazione di luoghi di culto cristiani. “Su richiesta del governo – spiega il sacerdote – i leader delle varie denominazioni cristiane hanno steso la bozza per questi provvedimenti, che da tanto tempo chiedevamo di attuare. La Camera si riunirà tra gennaio e febbraio del 2015 e confidiamo nell’approvazione dei provvedimenti”.

In vigore dal 1934, l’attuale legge vieta – tra l’altro – di costruire chiese vicino a scuole, canali dei villaggi, ferrovie, uffici governativi e in aree residenziali. Questo ha fatto sì che, nell’Alto Egitto e nelle zone più rurali, intere città o paesini non abbiano neanche una chiesa.

“Quando il presidente al-Sisi – racconta ad AsiaNews p. Greiche – ha incontrato i vescovi delle varie denominazioni e papa Tawadros II, egli stesso ha introdotto l’argomento, dicendo che ogni egiziano ha il diritto di pregare nel proprio luogo di culto”.

L’ex generale al-Sisi – “autore” della destituzione del presidente Mohamed Morsi e della fine del dominio dei Fratelli musulmani (giugno 2013) – è di fede islamica, ma sin dall’inizio del suo mandato ha dato un’impostazione pluralistica al nuovo governo. Ciò si è riflettuto nella formazione dell’esecutivo, che conta tre ministri cristiani e quattro ministri donne, ma anche nel clima generale che si respira nel Paese.

“In termini di sicurezza – sottolinea il portavoce della Chiesa cattolica – la vita va molto meglio rispetto all’anno in cui sono stati al potere i Fratelli musulmani. Il Paese sta diventando più sicuro e, in un certo senso, si può dire che l’Egitto ‘ha trovato se stesso’. Questo perché il progetto degli islamisti non era per l’Egitto, ma per il Califfato islamico, di cui oggi abbiamo un assaggio in Siria e in Iraq con le azioni dell’Isis”. Episodi di violenza “si verificano ancora, ma la vita continua”.

In tal senso, lo Stato islamico “non rappresenta una minaccia di per sé. La sua ideologia è la stessa dei Fratelli musulmani, ma a preoccuparci ora sono soprattutto i movimenti jihadisti che operano nel Sinai e in Libia. Queste sono realtà molto più vicine a noi, che possono causare tensioni”.

L’“effetto al-Sisi” sta avendo delle ripercussioni positive anche sulla convivenza pacifica tra musulmani e cristiani, che secondo p. Greiche “è tornata quasi alla normalità”. “Bisogna distinguere – specifica il sacerdote ad AsiaNews – tra problemi di singoli e politica di Stato. Ancora oggi è facile che si verifichino problemi settari, soprattutto nei villaggi e nelle zone più povere. Accade, per esempio, quando due ragazzi di fede diversa si innamorano”. “Conflitti simili – sottolinea – sono sempre accaduti: ma durante il dominio dei Fratelli musulmani erano frequenti perché il governo stesso gettava benzina sul fuoco. Ora invece è ‘solo’ un problema settario, a cui bisogna trovare una soluzione volta per volta, ma non una questione di politica di Stato”.

leggi tutto
23/10/2014

RICORRENZE: “Sia avanzando che retrocedendo invocate il Nome di Gesù!” – San Giovanni da Capestrano

Dalla data tradizionale del 28 marzo, il nuovo Calendario della Chiesa ha riportato al 23 ottobre, data effettiva della sua morte, la memoria facoltativa di San Giovanni da Capestrano, uno dei due Santi che, nelle opere d’arte del ’400, vengono rappresentati con lo stemma di Cristo Re.

Il primo è San Bernardino da Siena, che mostra lo stemma raggiante sulla tipica tavoletta di legno, da lui alzata su tutte le piazze come simbolo di libertà e pegno di pace. Il secondo è San Giovanni da Capestrano, che sventola invece quel luminoso stemma sopra una bandiera spiegata, garrente nell’aria di una ideale battaglia.

Era nato a Capestrano, vicino all’Aquila, nel 1386, da un barone tedesco, ma da madre abruzzese, e il biondo incrocio tra il cavaliere tedesco e la fanciulla abruzzese veniva chiamato “ Giantudesco”.  I miei capelli, i quali sembravano fili d’oro – ricorderà da vecchio -io li portavo lunghi, secondo la moda dei mio paese, sicché mi facevano una bella danza “. Studente a Perugia, si laureò e divenne ottimo giurista, tanto che Ladislao di Durazzo lo fece governatore di quella città. Ma da Perugia si vedeva, sul fianco del Subasio, la rosea nuvola di Assisi, e Giantudesco, caduto prigioniero dei Malaspina, meditò in carcere sulla vanità del mondo, come aveva già fatto il giovane San Francesco.

Non volle perciò tornare alla vita mondana e uscito di carcere si fece legare dalla corda francescana, entrando nell’Ordine, dove San Bernardino propugnava, nel nome di Gesù, la riforma della cosiddetta “ osservanza”.

Giantudesco entrò in intimità col Santo riformatore. Lo difese apertamente e valorosamente quando, a causa della devozione del Nome di Gesù, il Santo senese venne accusato d’eresia. Anch’egli così prese come emblema il monogramma bernardiniano di Cristo Re e lo portò nelle sue dure battaglie contro gli eretici e contro gl’infedeli. Il Papa lo nominò Inquisitore dei Fraticelli; lo inviò suo legato in Austria, in Baviera, in Polonia, dove si allargava sempre di più la piaga degli Ussiti. In Terra Santa promosse l’unione degli Armeni con Roma.

Ovunque c’era da incitare, da guidare e da combattere, Giantudesco alzava la sua bandiera fregiata dal raggiante stemma di Gesù o addirittura una pesante croce di legno, che ancora si conserva all’Aquila, e si gettava nella mischia, con teutonica fermezza e con italico ardore.
Aveva settant’anni, nel 1456, quando si trovò alla battaglia di Belgrado investita dai Turchi. Entrò nelle schiere dei combattenti, dove era più incerta la sorte delle armi, incitando i cristiani ad avere fede nel nome di Gesù. “Sia avanzando che retrocedendo – gridava, ~ sia colpendo che colpiti, invocate il Nome di Gesù. In Lui solo è salute!”.

Per undici giorni e undici notti non abbandonò mai il campo. Ma questa doveva essere la sua ultima fatica di combattente. Tre mesi dopo, il 23 ottobre, Giantudesco moriva a Villaco, nella Schiavonia, consegnando ai suoi fedeli la Croce, emblema di Cristo Re, che egli aveva servito, fino allo stremo delle sue forze.

Fonte

leggi tutto
Vai all'archivio delle notizie

Focus on...

Le promesse della Madonna del Rosario

Le promesse della Madonna del Rosario al Beato Alano della Rupe
(Beatus Alanus de Rupe, B. Alain de la Roche)

Le 15 Promesse della Madonna:

1) A tutti quelli che reciteranno devotamente il mio Rosario, io prometto la mia protezione speciale
e grandissime grazie.

2) Colui che persevererà nella recitazione del mio Rosario riceverà qualche grazia insigne.

3) Il Rosario sarà una difesa potentissima contro l’inferno; distruggerà i vizi, libererà dal peccato,
dissiperà le eresie.

4) Il Rosario farà fiorire le virtù e le buone opere e otterrà alle anime le più abbondanti misericordie
divine; sostituirà nei cuori l’amore di Dio all’amore del mondo, elevandoli al desiderio dei beni
celesti ed eterni. Quante anime si santificheranno con questo mezzo!

5) Colui che si affida a me con il Rosario, non perirà.

6) Colui che reciterà devotamente il mio Rosario, meditando i suoi misteri, non sarà oppresso dalla
disgrazia. Peccatore, si convertirà; giusto, crescerà in grazia e diverrà degno della vita eterna.

7) I veri devoti del mio Rosario non moriranno senza i Sacramenti della Chiesa.

8) Coloro che recitano il mio Rosario troveranno durante la loro vita e alla loro morte la luce di Dio,
la pienezza delle sue grazie e parteciperanno dei meriti dei beati.

9) Libererò molto prontamente dal purgatorio le anime devote del mio Rosario.

10) I veri figli del mio Rosario godranno di una grande gloria in cielo.

11) Quello che chiederete con il mio Rosario, lo otterrete.

12) Coloro che diffonderanno il mio Rosario saranno soccorsi da me in tutte le loro necessità.

13) Io ho ottenuto da mio Figlio che tutti i membri della Confraternita del Rosario abbiano per
fratelli durante la vita e nell’ora della morte i santi del cielo.

14) Coloro che recitano fedelmente il mio Rosario sono tutti miei figli amatissimi, fratelli e sorelle
di Gesù Cristo.

15) La devozione al mio Rosario è un grande segno di predestinazione.
(La Madonna a San Domenico e al Beato Alano)

leggi tutto

Spunti luglio 2014

Mentre in occidente noi cerchiamo il benessere e la tranquillità ad ogni costo, in altre parti del mondo dei fratelli molto più coerenti confessano Nostro Signore fino a versare il sangue…

leggi tutto

I nostri video

Guarda altri video