Luci sull'Est informa

21/05/2015

ASIA/YEMEN – Colpita dai bombardamenti sauditi una delle tre chiese cattoliche in territorio yemenita!

Aden (Agenzia Fides) – La chiesa dell’Immacolata Concezione di Aden, nello Yemen, colpita l’11 maggio da un bombardamento compiuto dalle forze aeree dell’Arabia Saudita contro le postazioni dei ribelli Houthi, ha subito danni gravi ma non è stata completamente distrutta. Lo riferiscono fonti locali contattate dall’Agenzia Fides. La chiesa era stata occupata dai ribelli Houti agli inizi di maggio. L’interno della chiesa risulta vandalizzato e i bombardamenti sauditi dell’11 maggio hanno danneggiato gravemente il tetto e le strutture murarie.

 

Costruita nel 1960, la chiesa dell’Immacolata Concezione rappresenta uno dei tre edifici di culto a disposizione dei cattolici che vivono in Yemen, in gran parte lavoratori immigrati provenienti dall’India. Tutte e tre le chiese sono dislocate in diversi quartieri di Aden. La chiesa dell’Immacolata era stata utilizzata dal 1973 al 2011 come sede degli uffici del ministero della cultura, per poi venire restaurata e recuperata come luogo di culto.

 

Nel Paese della penisola arabica sconvolto dalla guerra – apprende Fides – rimane attualmente solo uno dei quattro sacerdoti cattolici indiani incaricati del servizio pastorale della comunità cattolica locale. Due di loro hanno dovuto lasciare lo Yemen anche su indicazione dell’ambasciata indiana. Il quarto, che era fuori dal Paese al momento dell’esplosione del conflitto, si trova a Gibuti in attesa di poter rientrare. Sono invece tutte rimaste le circa venti Suore di Madre Teresa, che divise in quattro comunità accudiscono gruppi di anziani, disabili e malati.

 

(Agenzia Fides, 20/5/2015)
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20/05/2015

Ma quanto fastidio dà il Crocifisso

«Purtroppo siamo abituati a una lettura immediatamente ideologica e travisata, pregiudiziale per motivi ora politici ora culturali, di alcuni fatti, come quello capitato al ragazzino di Terni. Dietro un litigio tra ragazzi si legge subito una guerra religiosa». Questa l’affermazione di don Gian Carlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes della Cei, in un’intervista a Vatican Insider, dove si dà per scontata la smentita della storia della 12enne colpita da un compagno di classe senegalese che voleva strapparle il crocifisso dal collo. In effetti il padre del bambino e la preside della scuola hanno smentito qualsiasi motivazione religiosa, ma le cose sono un po’ più complesse. Il caso non nasce da una lettura magari data da alcuni giornali che subito immaginano una guerra religiosa dietro un litigio tra ragazzi. Nasce invece da una denuncia presentata dalla madre della ragazzina, che sulla circostanza del crocifisso cita anche alcuni testimoni, e tuttora sul fatto ci sono due versioni.

 

Quella della famiglia della ragazzina e quella della scuola (nonché del padre del ragazzino), che ufficialmente smentisce qualsiasi motivo religioso e parla di semplice lite tra ragazzi. Seppure non lo si voglia dire ufficialmente tra una parte degli insegnanti c’è una sorta di fastidio per la famiglia della ragazza colpita, accusata di avere esagerato le conseguenze dell’incidente e ritenuta notoriamente piantagrane, così come la ragazzina è accusata di avere un comportamento troppo conflittuale con i compagni di classe. Insomma, il ragazzino senegalese è oggettivamente difficile (la mattina dell’incidente la preside aveva chiamato il padre perché non si riusciva a calmarlo), ma se la situazione è precipitata sarebbe colpa della ragazzina. Ovviamente opposta l’altra versione, sostenuta anche da qualche insegnante, che stigmatizza invece il tentativo di mettere tutto a tacere per il buon nome della scuola, che vivrebbe anche condizioni assurde a causa di una percentuale molto alta di immigrati che si aggiungono a ragazzi italiani con forti disagi.

 

Che il problema fosse il crocifisso o meno, don Perego forse dovrebbe ragionare su questo genere di situazioni che in Italia diventano sempre più comuni: classi e scuole dove gli studenti italiani – e soprattutto del posto – diventano minoranza, in nessun modo aiutano l’integrazione, anzi sono una bomba a orologeria. Catapultare il 27 aprile un ragazzino dal cuore dell’Africa in una classe scolastica senza neanche che parli italiano, e aspettarsi che non ci siano gravi problemi non è certo un segno di saggezza. E non tenere conto del contesto culturale e religioso da cui questi ragazzi provengono e che, ad esempio, potrebbe spingere un ragazzo musulmano a reagire violentemente se venisse trattato alla pari da una ragazza, è altrettanto poco saggio (per usare un eufemismo). Sarebbe anche interessante vedere come si comporterebbero i tanti bacchettatori moralisti sempre pronti a dare lezioni di accoglienza se vedessero i loro figli crescere in contesti scolastici del genere invece che in scuole “scelte”.

 

Quanto poi al crocifisso, un qualche problema a Terni sembra esserci, e non soltanto per gli immigrati, se domenica scorsa è addirittura stato fatto togliere dalla polizia in una piazza cittadina per “non disturbare” il corteo gay nella giornata contro l’omofobia. Le cose sono andate così: nella centrale Piazza della Repubblica già da mesi era previsto un gesto pubblico del movimento dei Neocatecumenali, nel quadro della manifestazione delle cento piazze che si svolge in tutto il mondo: preghiera, canti, danze e un momento di catechesi in piazza è quanto prevede il gesto. Per cui come solito era stata issata la classica croce astile e i volontari stavano iniziando a montare le varie strutture quando è arrivata la polizia: il Comune aveva creato un pasticcio autorizzando solo pochi giorni prima il passaggio del corteo gay nella stessa piazza. Ecco dunque la soluzione: la polizia ha “gentilmente” invitato i Neocatecumenali a togliere la croce, che poteva dar fastidio, e spostarsi da quella piazza. Cosa che è stata fatta, e così i Neocatecumenali si sono recati a celebrare i vespri in una chiesa vicina.

 

Si tratta di un fatto gravissimo: il crocifisso addirittura considerato fonte di disturbo per i gay, un segno di omofobia. E normale diventa chiederne la rimozione negando la visibilità pubblica ai cristiani, che pure avevano tutte le autorizzazioni, spingendoli a rinchiudersi in chiesa. Ovviamente per il presidente della Repubblica Mattarella – vedi messaggio per la giornata contro l’omofobia – la vera emergenza educativa riguarda l’accoglienza delle persone omosessuali, cosa che evidentemente giustifica anche questi soprusi ai danni dei cristiani.

 

In Italia si è presa davvero una china pericolosa, e ciò non può non essere fonte di una certa preoccupazione in vista di sabato 23 maggio, quando in tantissime città italiane si svolgerà la manifestazione delle Sentinelle in Piedi. Vogliamo sperare che il ministro dell’Interno prevenga prevaricazioni di ogni genere e garantisca il diritto di tutti i cittadini a manifestare il proprio pensiero pubblicamente, e senza essere fatti oggetto di insulti e violenze.

 

(Riccardo Cascioli, LaNuovabq, 20/05/2015)
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19/05/2015

Viaggio negli orrori dell’Albania comunista: “fecero sul mio corpo tutte le possibili torture. Mi misero in un sacco, nuda, insieme ad una gatta”

Una settimana tra Scutari e Valona. Senza sosta. A caccia di notizie e bellezze. Sempre pronto a trovare qualche indizio in più per spiegarmi come è stato possibile che un nobile paese come l’Albania per 40 anni sia stato umiliato e distrutto dalla dittatura comunista.

Sabato 23 maggio alle 22,40 in onda su tv2000 le immagini esclusive e i documenti filmati di nascosto di cosa è stato il terribile regime di Enver Halil Hoxha,sanguinario dittatore che ha massacrato preti, suore, religiosi e laici in nome dell’ “ateismo di stato”.

Non mi vergogno a dire che mi sono commosso insieme al vescovo che ci accompagnava in questo tour di questa piccola Auschwitz, nel cuore dell’Albania. (nella foto Maria Tuci, voleva diventare suora. Per questo è stata messa in un sacco nuda, insieme a una gatta feroce)

Di seguito il racconto “bestiale” e commovente di chi ha vissuto questa tragedia. E’ stato scritto da un gesuita nel 1993.

Dio in Albania non era affatto morto. E oggi è più vivo che mai.

 

SANGUE A SCUTARI

Veramente, Signore, sei stato qui, con noi, e ci hai chiesto di assumere nella nostra carne il peccato dei fratelli. Siamo stati battuti, ci hanno messo le uova bollenti sotto le ascelle e così ci hanno legato fino alla scottatura delle ossa; ci hanno lasciati nudi per mesi; e nudi, legati agli alberi del giardino del convento, nel nostro gelido inverno. Per giorni e giorni hanno tenuto immobili le nostre figlie legate alle ringhiere, e la notte le hanno tenute impiccate per i polsi. Hanno scaricato tanti e tanti volts (energia elettrica) tra le nostre orecchie e tanti di noi siamo morti così. Hanno piantato nei nostri inguini le punte arroventate dei fucili; hanno denudato in pubblico i nostri sacerdoti; hanno chiuso in un sacco una nostra figlia nuda, assieme ad un gatto inferocito, e poi hanno picchiato e picchiato, finché tutto è diventato un unico grumo di sangue. Ci hanno tenuti per giorni e giorni rannicchiati nel gabinetto puzzolente del sottoscala, nel tormento fisico e nell’imbarazzo morale. Per dormire ci hanno accatastato in una striscia di cemento di soli trentanove centimetri; hanno bagnato continuamente le nostre topaie d’isolamento, perché non potessimo distenderci; hanno tagliuzzato la carne delle nostre cosce e hanno riempito le ferite di sale; hanno messo le nostre figlie nella stessa cella di maschi, e una ragazza nella stessa cella di un frate. Hanno distrutto Maria, lasciandola imputridire digiuna tra cenci sempre appositamente inzuppati: un amore di ragazza, a ventisei anni! Hanno frantumato i nostri denti a calci e pugni; hanno pestato le nostre dita finché le nostre unghia annerite cadessero nel dolore. Hanno fatto brulicare i parassiti nella nostra carne: pulci, cimici e pidocchi: quanti! Poi ci hanno disinfestato gli ambienti coprendoci d’insetticidi per tre giorni… Ci hanno appeso per i piedi come animali macellati. Albania insanguinata! Abbiamo marcito nei canali che abbiamo costruito da forzati,  e tanti e tanti di noi siamo morti nel fango. Hanno scavato i nostri volti e i nostri corpi: non c’è più bellezza né vigore in noi. Come vermi, e non uomini, abbiamo brulicato tra i minerali, sotto terra… Ci hanno costretto ad essere fedifraghi; ci hanno costretto a fare la spia ai fratelli; hanno carpito ai nostri bambini un qualunque segno di Fede per poterci imprigionare; sotto tortura ci hanno ingiunto di affermare il falso e di tradire i fratelli… Ci hanno tolto pure le lacrime per i nostri fratelli che hanno assassinato, pena la prigione. Ci hanno rubato la creatività, l’iniziativa, la cultura; gli stessi nostri preti sono rimasti vuoti, stranamente poveri… I fortunati di noi hanno potuto gridare “Viva Cristo Re!” davanti al plotone d’esecuzione dietro il muro del cimitero cattolico, e ora là c’è il platano che testimonia, perché le nostre fosse non le hanno fatto profonde: i cani sono venuti a grattare sulle nostre salme, e quindici anni dopo, la calce viva ha bruciato, ha bruciato… Albania insanguinata…! La nostra Fede, però, no, non l’hanno potuto toccare! Ed è rimasta come fiaccola nell’eclisse della ragione, dell’umanesimo, dei valori, dove tutto il resto è andato distrutto. Se avessero potuto, avrebbero sradicato anche le nostre anime! Ma questo, no, non l’hanno potuto fare. Noi abbiamo affidato a te, Signore, cos’è avanzato delle nostre anime, a Te abbiamo affidato cos’è avanzato dei nostri corpi; e ognuno di noi ora aspetta da Te di rifiorire di carne gloriosa. Signore, che non sia l’odio adesso a vanificare la nostra Fede! Non permettere che ora siano le nostre anime a morire… Veramente, Signore, sei stato qui, con noi, e ci hai chiesto di assumere nella nostra carne il peccato dei fratelli.

Scutari, 6 luglio 1993

Padre Giuseppe Patti S.I.

 

(David Murgia, IlSegnodiGiona)

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19/05/2015

Suora di Aleppo: «Siamo pronti al peggio»

“Non avevamo mai avuto tanta paura e ormai siamo pronti al peggio. Pregate per noi”. È la drammatica testimonianza di Suor Annie Demerjaan giunta da Aleppo ad Aiuto alla Chiesa che Soffre.

 

La religiosa armeno-cattolica racconta la tragica situazione nella città siriana che “in migliaia hanno già abbandonato per paura delle violenze”. A partire sono anche moltissimi cristiani. “Molti dei nostri quartieri sono completamente deserti”.

 

Nelle ultime settimane la condizione della comunità cristiana di Aleppo, che prima del 2011 contava circa 150mila fedeli, è rapidamente peggiorata. Un mese fa il quartiere a maggioranza cristiana di Suleymaniye è stato bombardato dai ribelli.

 

“Da allora i fedeli sono ancora sotto shock – riferisce suor Annie -. Ancora oggi continuiamo a trovare parti di corpi sotto le macerie”. La religiosa descrive scene atroci di vittime dilaniate dalle esplosioni.

 

Dall’inizio della crisi siriana nel 2011, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha donato oltre 12milioni di euro per i cristiani di Siria e Iraq. Recentemente l’organizzazione ha stanziato un contributo di oltre 2 milioni di euro in progetti di assistenza umanitaria, anche a beneficio della popolazione di Aleppo.

 

(Avvenire, 18/05/2015)
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Calendario 2015

Anche quest’anno l’Associazione Luci sull’Est vi propone un bellissimo calendario interamente dedicato a Nostra Signora di Fatima per restare 365 giorni sotto lo sguardo di Maria, la Regina delle Misericordie.

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Spunti Febbraio 2015

Alle crocifissioni e decapitazioni dell’ISIS in Siria e Iraq, al rapimento e alla riduzione in schiavitù sessuale di giovani ragazze e all’uccisione dei maschi di ogni età in Nigeria, seguono ora le crudeltà perpetrate da Al Shabaab, gruppo affiliato ad Al Qaeda in Kenya

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