Luci sull'Est informa

12/09/2014

12 settembre Festa del Santissimo Nome di Maria

Nell’estate del 1683 un’urlo di terrore percorre l’Europa: “i Turchi sono alle porte di Vienna!”.Dopo 62 giorni di assedio la città era allo stremo: i genieri turchi avevano aperto una breccia nel bastione Lobel. La caduta di Vienna avrebbe spianato la via alla conquista ottomana dell’Occidente cristiano.In questa fedele ricostruzione storica viene vissuta ora per ora la tragedia, l’eroica resistenza della città, gli errori strategici di Kara Mustafa e il decisivo intervento dei polacchi inviati dal re Jan Sobieski. La battaglia di Vienna decise così l’intero corso della storia d’Europa, politico, culturale e religioso.

In ringraziamento, il Beato Papa Innocenzio XI ha stabilito il 12 settembre festa del Santissimo Nome di Maria. Di seguito, un link ad un video interessante, malgrado non tutte le affermazioni fatte siano condivisibile:

leggi tutto
27/08/2014

SANTI: Sant’Agostino: regole pratiche di carità in caso di persecuzione, in una catechesi di Benedetto XVI

“Il cristiano non deve abbattersi, ma adoperarsi per aiutare chi è nel bisogno”.

Lo ha detto il Papa, che nella catechesi di oggi –ancora dedicata alla figura di S. Agostino – è sembrato con queste parole riferirsi indirettamente alle vicende di queste giorni, che hanno provocato il forzato annullamento della sua prevista visita all’Università “La Sapienza” di Roma. “Se il mondo invecchia, Cristo è perpetuamente giovane”, ha detto il Santo Padre ripercorrendo gli ultimi anni della vita di S. Agostino.

Quando, sotto l’incalzare delle invasioni barbariche, il vescovo di Tiade, Onorato, chiese al vescovo d’Ippona “se un vescovo o un prete o qualsiasi uomo di Chiesa potesse fuggire per salvare la vita”, Agostino rispose: “Quando il pericolo è comune per tutti, cioè per vescovi, chierici e laici, quelli che hanno bisogno degli altri non siano abbandonati da quelli di cui hanno bisogno”.

In questo caso, il suggerimento di Agostino, “si trasferiscano pure tutti in luoghi sicuri;ma se alcuni hanno bisogno di rimanere, non siano abbandonati da quelli che hanno il dovere di assisterli col sacro ministero, di modo che o si salvino insieme o sopportino le calamità che il Padre di famiglia vuole che soffrano”. “Questa è la prova suprema della carità”, ha commentato il Papa, che vede in queste parole “l’eroico messaggio che tanti sacerdoti, nel corso dei secoli, hanno accolto e fatto proprio”.

Fonte: SIR 16-01-2008

leggi tutto
27/08/2014

SANTA MONICA: visse per Agostino

Non è facile esagerare l’importanza che il rapporto con sua madre Monica ha avuto nel percorso esistenziale di Agostino. Senza la sua costanza, le sue lacrime, le sue preghiere, la sua passione per il figlio, la Chiesa e l’umanità oggi non avrebbero quel genio e quel santo che è il figlio.

Monica era una donna semplice, ma dotata di una grande fede e di un carattere estremamente volitivo e tenace. Nata nel 331 in una famiglia profondamente cattolica e andata sposa a Patrizio, che era pagano, si trovò a vivere i problemi e le gioie quotidiane, i momenti più esaltanti e quelli più angoscianti di una donna: l’amore e la maternità (ebbe due figli e una figlia); le ansie connesse al sublime e difficile della loro educazione; le infedeltà coniugali del marito, uomo tenero e sensibile, ma volubile e facile all’ira; la fierezza e la preoccupazione per la “carriera” del figlio Agostino; la morte del marito (Patrizio muore nel 371, un anno dopo essersi convertito al cristianesimo); il dovere di sostenere con il suo lavoro la famiglia; gli interrogativi della fede personale e della fede da trasmettere ai propri figli; la constatazione amara del proprio fallimento di mamma cristiana, quando si vede ritornare a casa il figlio Agostino, professore sì, ma che ha rinunciato alla fede cristiana… Agostino traccia un ritratto della vita vedovile di Monica: un’esistenza sobria e austera, caratterizzata da un’intensa preghiera e da attività caritative.

Alle preghiere e alle lacrime, Monica aggiunse l’impegno costante di restare vicino al figlio. In un primo momento, in verità, il suo atteggiamento fu diverso.

Quando lo vide tornare da Cartagine laureato – il sogno lungamente vagheggiato da Monica e dal defunto Patrizio – la sua gioia fu distrutta dal saperlo lontano dalla Chiesa cattolica e manicheo. In più aveva con sé una donna che non era la sua legittima moglie. Monica ebbe uno scatto di fierezza e lo cacciò di casa. Il giovane professore dovette rifugiarsi presso l’amico e mecenate Romaniano. Non si pensi che il gesto fosse dettato dalla presenza della donna: la società di allora non era così puritana, e del resto, una volta che Agostino avesse ricevuto il Battesimo, la situazione poteva essere sanata. Il vero motivo era l’eresia.

Ora che in casa tutti erano cattolici, il figlio maggiore, su cui riponeva tante speranze, la deludeva così profondamente. Ma un sogno contribuì a farle cambiar decisione. Un giovane sorridente le si avvicina chiedendole il motivo della mestizia e delle sue lacrime. Alla spiegazione del suo pianto per la perdizione del figlio, il giovane le dice: “Perché piangi? Non vedi che dove sei tu, là c’è anche lui?” e così scorge il figlio vicino a lei.

Di fatto decise di riprenderlo in casa e di dividere con lui la sua mensa. Si era convinta, in altre parole, che il metodo della contrapposizione aperta non serviva. Con quel figlio – ma forse vale per tutti i figli – l’amore sarebbe stato più efficace della fierezza, al metodo della severità era preferibile quello della dolcezza, della persuasione, della pazienza. E da quel momento non si separò più da lui. Lo seguì a Cartagine e poi ovunque, appena poté, senza temere, lei umile donna, i pericoli del mare, le fatiche e i disagi di lunghi viaggi, le incognite di terre e persone straniere.

Il momento più doloroso per Monica fu quando Agostino, con l’inganno, non le permise di seguirlo alla sua partenza per Roma. Tuttavia lo raggiunse a Milano nel 385, fece parte del gruppo che con il figlio si ritirò in una villa in Brianza, in una località chiamata Cassiciacum, per riflettere e meditare. In questo luogo Agostino scrisse le sue prime opere: i dialoghi. Monica assistette pure al battesimo del figlio e con lui si diresse poi verso Roma per tornare in Africa.

L’estasi di Ostia Tiberina

In attesa dell’imbarco si fermarono ad Ostia. Di questo soggiorno Agostino racconta nelle Confessioni l’episodio noto come estasi di Ostia.

“… Accadde, per opera tua, io credo, secondo i tuoi misteriosi ordinamenti, che ci trovassimo lei ed io soli, appoggiati a una finestra prospiciente il giardino della casa che ci ospitava, là, presso Ostia Tiberina, lontani dai rumori della folla, intenti a ristorarci dalla fatica di un lungo viaggio in vista della traversata del mare. Conversavamo, dunque, soli con grande dolcezza. Dimentichi delle cose passate e protesi verso quelle che stanno innanzi, cercavamo fra noi alla presenza della verità, che sei tu, quale sarebbe stata la vita eterna dei santi, che occhio non vide, orecchio non udì, né sorse in cuore d’uomo. Aprivamo avidamente la bocca del cuore al getto superno della tua fonte, la fonte della vita, che è presso di te, per esserne irrorati secondo il nostro potere e quindi concepire in qualche modo una realtà così alta. Condotto il discorso a questa conclusione: che di fronte alla giocondità di quella vita il piacere dei sensi fisici, per quanto grande e nella più grande luce corporea, non ne sostiene il paragone, anzi neppure la menzione; elevandoci con più ardente impeto d’amore verso l’Essere stesso, percorremmo su su tutte le cose corporee e il cielo medesimo, onde il sole e la luna e le stelle brillano sulla terra. E ancora ascendendo in noi stessi con la considerazione, l’esaltazione, l’ammirazione delle tue opere, giungemmo alle nostre anime e anch’esse superammo per attingere la plaga dell’abbondanza inesauribile, ove pasci Israele in eterno col pascolo della verità, ove la vita è la Sapienza, per cui si fanno tutte le cose presenti e che furono e che saranno, mentre essa non si fa, ma tale è oggi quale fu e quale sempre sarà; o meglio, l’essere passato e l’essere futuro non sono in lei, ma solo l’essere, in quanto eterna, poiché l’essere passato e l’essere futuro non è l’eterno. E mentre ne parlavamo e anelavamo verso di lei, la cogliemmo un poco con lo slancio totale della mente, e sospirando vi lasciammo avvinte le primizie dello spirito, per ridiscendere al suono vuoto delle nostre bocche, ove la parola ha principio e fine. E cos’è simile alla tua Parola, il nostro Signore, stabile in se stesso senza vecchiaia e rinnovatore di ogni cosa? Si diceva dunque: “Se per un uomo tacesse il tumulto della carne, tacessero le immagini della terra, dell’acqua e dell’aria, tacessero i cieli, e l’anima stessa si tacesse e superasse non pensandosi, e tacessero i sogni e le rivelazioni della fantasia, ogni lingua e ogni segno e tutto ciò che nasce per sparire se per un uomo tacesse completamente, sì, perché, chi le ascolta, tutte le cose dicono: “Non ci siamo fatte da noi, ma ci fece Chi permane eternamente”; se, ciò detto, ormai ammutolissero, per aver levato l’orecchio verso il loro Creatore, e solo questi parlasse, non più con la bocca delle cose, ma con la sua bocca, e noi non udissimo più la sua parola attraverso lingua di carne o voce d’angelo o fragore di nube o enigma di parabola, ma lui direttamente, da noi amato in queste cose, lui direttamente udissimo senza queste cose, come or ora protesi con un pensiero fulmineo cogliemmo l’eterna Sapienza stabile sopra ogni cosa, e tale condizione si prolungasse, e le altre visioni, di qualità grandemente inferiore, scomparissero, e quest’unica nel contemplarla ci rapisse e assorbisse e immergesse in gioie interiori, e dunque la vita eterna somigliasse a quel momento d’intuizione che ci fece sospirare: non sarebbe questo l’”entra nel gaudio del tuo Signore”? E quando si realizzerà? Non forse il giorno in cui tutti risorgiamo, ma non tutti saremo mutati?”. Così dicevo, sebbene in modo e parole diverse. Fu comunque, Signore, tu sai, il giorno in cui avvenne questa conversazione, e questo mondo con tutte le sue attrattive si svilì ai nostri occhi nel parlare, che mia madre disse: “Figlio mio, per quanto mi riguarda, questa vita ormai non ha più nessuna attrattiva per me. Cosa faccio ancora qui e perché sono qui, lo ignoro. Le mie speranze sulla terra sono ormai esaurite. Una sola cosa c’era, che mi faceva desiderare di rimanere quaggiù ancora per un poco: il vederti cristiano cattolico prima di morire. Il mio Dio mi ha soddisfatta ampiamente, poiché ti vedo addirittura disprezzare la felicità terrena per servire lui. Cosa faccio qui?”, (Conf IX, 10.23-26).

La morte di Monica

Monica morì pochi giorni dopo questo colloqui con il figlio, che così ci racconta gli ultimi istanti della vita della madre. Era l’autunno del 387: “… Entro cinque giorni o non molto più, si mise a letto febbricitante e nel corso della malattia un giorno cadde in deliquio e perdette la conoscenza per qualche tempo. Noi accorremmo, ma in breve riprese i sensi, ci guardò, mio fratello e me, che le stavamo accanto in piedi, e ci domandò, quasi cercando qualcosa: “Dov’ero?”; poi, vedendo il nostro afflitto stupore: “Seppellirete qui, soggiunse, vostra madre”. Io rimasi muto, frenando le lacrime; mio fratello invece pronunziò qualche parola, esprimendo l’augurio che la morte non la cogliesse in terra straniera, ma in patria, che sarebbe stata migliore fortuna. All’udirlo, col volto divenuto ansioso gli lanciò un’occhiata severa per quei suoi pensieri, poi, fissando lo sguardo su di me, esclamò: “Vedi cosa dice”, e subito dopo, rivolgendosi a entrambi: “Seppellite questo corpo dove che sia, senza darvene pena. Di una sola cosa vi prego: ricordatevi di me, dovunque siate, innanzi all’altare del Signore” (Conf. IX, 11.27).

Fonte: SantAgostinoPavia

leggi tutto
27/08/2014

CINA-HONG KONG: Pechino si prepara a reprimere il movimento democratico di Hong Kong

di Wang Zhicheng
I rappresentanti del territorio all’Assemblea nazionale del popolo difendono a spada tratta la posizione della Cina. Il capo dell’esecutivo minaccia di togliere il voto agli stranieri residenti e giura che Pechino non deve seguire “norme internazionali” per la democrazia.

Pechino (AsiaNews 27-08-2014) – Pechino è “ben preparato” ad affrontare emergenze in Hong Kong, una volta che avrà espresso – a fine settimana – il suo parere sulle modalità e sul livello di democrazia da permettere ad Hong Kong.  Nel territorio il movimento Occupy Central ha promesso di bloccare il quartiere di Central con un grande sit-in se la proposta cinese non soddisfa i canoni democratici. Ma il capo dell’esecutivo di Hong Kong afferma che Pechino non ha bisogno di seguire le “norme internazionali” sulla democrazia.

Da alcuni giorni nella capitale cinese il Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo (Anp) è al lavoro insieme a rappresentanti governativi di Hong Kong per dare indicazioni su come avverranno le elezioni del capo dell’esecutivo del territorio nel 2017.

Da anni i partiti democratici di Hong Kong esigono che l’elezione avvenga a suffragio universale. Per spingere Pechino a tale decisione, da circa un anno il movimento Occupy Central ha posto un sit-in permanente vicino alla sede del parlamento di Hong Kong e minaccia un sit-in di dimensioni tali da bloccare tutta l’attività del quartiere del business.

Nelle scorse settimane, attraverso sui rappresentanti, la Cina ha suggerito che vi sia un suffragio universale, ma che i candidati siano scelti da un comitato speciale (su cui essa ha il controllo). Poi ha fatto emergere i “necessari” requisiti dei candidati: essere “patriottici” (“amare la nazione”, prima di tutto) e non mostrare opposizione al governo centrale di Pechino. Vi sono state personalità che hanno perfino invocato l’invasione dell’esercito cinese nel territorio per sbarazzarsi dei sit-in.

All’incontro di Pechino vi sono anche alcune personalità di Hong Kong come rappresentanti del territorio all’Anp. Uno di loro, Stanley Ng Chau-pei ha assicurato che “il governo centrale è molto ben preparato” al sorgere “di alcuni incidenti” che possono succedere.

L’attuale governatore di Hong Kong, C.Y. Leung, ha difeso la Cina dicendo che Pechino ha le mani libere e che “non ha bisogno di seguire norme internazionali nel mettere in atto il sistema elettorale” e potrebbe togliere agli stranieri il diritto di voto. Al presente, stranieri residenti in modo permanente nel territorio hanno possibilità di votare. Tale clausola era stata introdotta dalla Gran Bretagna prima del passaggio di Hong Kong alla Cina ed è senz’altro un modo con cui il territorio difende la sua specifica internazionalità e libertà.

Secondo alcuni esperti di diritto, le parole di Leung sono un apripista per la Cina di sopprimere il movimento democratico. Il capo dell’esecutivo è stato molto criticato perché non è stato capace di presentare alla Cina tutte le preoccupazioni della popolazione di Hong Kong. In un resoconto sull’opinione che la gente del territorio ha sulle riforme democratiche egli non ha citato né il referendum sulla democrazia, che ha raccolto 800mila votanti, né le manifestazioni pro-democrazia che hanno radunato centinaia di migliaia di persone.

leggi tutto
Vai all'archivio delle notizie

Focus on...

“Noi non possiamo tacere”: adesione di Luci sull’Est

A Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Angelo Bagnasco
Presidente della Conferenza Episcopale Italiana

Signor Cardinale,
I soci, i membri e i collaboratori dell’Associazione Luci sull’Est manifestano la loro totale, doverosa e ardente adesione al Vostro opportuno e accurato appello all’Europa, “distratta ed indifferente, cieca e muta davanti alle persecuzioni di cui oggi sono vittime centinaia di migliaia di cristiani”, soprattutto in difesa dei cristiani iracheni,  scacciati in questi ultimi giorni dalle loro città; persecuzione che, secondo il Cardinale Angelo Scola, é ancor “più feroce di quella subita dai cristiani nell’epoca apostolica”.

Ci uniamo altresì al pressante appello che Papa Francesco ha rivolto ieri alla comunità internazionale, affinché “si attivi per porre fine al dramma umanitario in atto in Iraq, dove particolarmente colpite sono le comunità cristiane”.
Questa nostra adesione si tradurrà alla partecipazione alla Giornata di Preghiera per i cristiani perseguitati, il prossimo 15 agosto.

Con questi intenti, Signor Cardinale, sollecito rispettosamente su noi tutti la Vostra paterna benedizione, confermandomi dell’Eminenza Vostra Reverendissima
devotissimo in Gesù e Maria,
Nelson Fragelli, Presidente

leggi tutto

Spunti luglio 2014

Mentre in occidente noi cerchiamo il benessere e la tranquillità ad ogni costo, in altre parti del mondo dei fratelli molto più coerenti confessano Nostro Signore fino a versare il sangue…

leggi tutto

I nostri video

Guarda altri video